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Adottare un malamute adulto: cosa aspettarsi?

Redwolf, alaskan malamute maschio di 5 anni circa. 35 Kg. Convive con maschi e femmine. Ha la leishmaniosi ed è sotto cura. Per info Giulia 3275556630

Cosa vuol dire adottare un alaskan malamute adulto? Quanto è difficile, come fare, cosa aspettarsi dall’esperienza, quali problemi affrontare. Per ora ( e solo per ora!) non posso adottare un alaskan malamute adulto da rescue o canile. Ho conosciuto diversi cani adulti provenienti dal sud Italia oppure dal recupero dei galgos e, nel centro cinofilo nel quale ho seguito una parte del percorso per diventare educatrice cinofila, ho ascoltato molte storie e “casi”. I cani in questione, però, non erano malamute.

Una mia conoscente accolse in casa una malamute di sette mesi con considerevoli “snodi” legati alle paure di qualsiasi cosa, alla fiducia, alla socializzazione. Mi è stato riferito che i malamute in canile più facili “da smaltire” sono i cuccioloni: la pelosona di cui vi parlerò era ancora nella fase pre adolescenza.

Penso non esista periodo più difficile da vivere che quello pre adolescenza e adolescenza per un malamute: dai cinque mesi ai tre anni, per quel che ho potuto vedere con Mercurio, prende il via il periodo di fuoco incrociato. Ormoni, gerarchia, sfide costanti ed energia a non finire per giochi, fitness e richieste di tutti i tipi. L’alza bandiera, per molti malamute di questa età, è alle 05:30 e fino alle 21:00 almeno le loro pile sono cariche a pallettoni, 7 giorni su 7.

La vita di questa malamute cucciola di cui vi parlavo poc’anzi era stata misera dal mio punto di vista personale: box ed expo e nulla più. Ciò fece di lei una patatona molto impegnativa da gestire. Non conosceva niente del mondo oltre il suo perimetro. Bastava una saracinesca alzarsi per mandarla nel panico più totale. Una volta portò quasi via un tavolo di legno esterno di un bar, a cui era legata, perché passò una macchina all’improvviso e lei ebbe l’istinto immediato di fuggire portandosi dietro il tavolo.

La donna che si fece carico di lei sta ancora dedicando la sua esistenza all’equilibrio di questo cane; per fortuna, ha accanto persone calme e competenti, che l’hanno aiutata tanto nel periodo iniziale. Mi raccontava, ormai un anno fa, tutte le difficoltà dell’uscire, entrare in un bar, fare un giro in un centro commerciale, salutare qualcuno con un altro cane femmina, liberarla in passeggiata, gestirla in auto e via dicendo.

Lei, la proprietaria, nel periodo iniziale della loro convivenza, ha abdicato a molte sue libertà pur di dare il tempo alla sua malamute di ambientarsi, calmarsi, fidarsi, trovare risorse interne per affrontare il mondo.

Quanti pianti si è fatta questa ragazza e quanto ha imprecato, quante volte si è sentita incapace, sul punto di mollare, inadatta, non amata, rifiutata dal cane a cui stava dedicando tempo e anima. Non ha mollato e non mollerà mai: ora sono un tutt’uno così forte e solido, che non esiste l’una senza l’altra. 

Se ora scegliessi di adottare un malamute da canile, cercherei di conoscere la sua storia e di capire non tanto i motivi dell’abbandono quanto le sue ferite interne, le sue sfiducie e paure, le solitudini eventuali che ha dovuto colmare con ritrosia o aggressività, alternando, magari, allegria a titubanza.

Chiederei un incontro preventivo fra il mio malamute e il futuro nuovo componente del branco e, se mi venisse negato, mi chiederei perché e che senso avrebbe. Se il cane non andasse d’accordo con Mercurio, cercherei di capire se c’è spiraglio di opportunità.

Se il mio cuore venisse legato a stretto giro con gli occhi di un malamute in conflitto con Merry e sentissi, dentro all’istinto, che lei o lui sarebbe la strada giusta per noi, lo prenderei e farei tutto il necessario per crescere come branco insieme. Semplicemente perché i problemi malamute non mi spaventano e tutto si può risolvere con la calma, il tempo, la gentilezza, la pazienza, la tenacia.

Se fossi interessata a una femmina per la quale il canile dice che non può essere adottata da persone con altri cani, cercherei di parlare con il canile e capire perché; se le distanze non fossero troppe, spingerei per conoscere il cane in autonomia e per farli incontrare.

A volte, i criteri di selezione per i futuri adottanti sono estremamente restrittivi e questo è giusto perché i cani soffrono e hanno diritto al rispetto e all’amore di persone “per sempre”, non persone “proviamo”. I cani “da canile” sono cani abusati. Un malamute senza branco, rifiutato dal branco, abbandonato dal suo branco è un malamute ferito nell’animale, nel luogo più importante, profondo, autentico, che esista in lui. Per un malamute, il branco è l’aria.

Ricordatevelo, prima di adottare un malamute, che sia un cucciolo o un adulto. ricordatevi che avete fra le mani un’anima, che non ha motivi validi per fidarsi subito di voi e che, forse, riuscirete a vedere il legame nei suoi occhi fra molti mesi, anni… forse. Ricordatevi che lo dovrete amare anche quando vi darà indifferenza e vi guarderà chiedendovi: “Tu chi sei per darmi un ordine? Che diritto hai di pretendere qualcosa da me?“. Ricordatevelo quando tirerà al guinzaglio e vorrà scegliere la strada incurante di voi, quando vi sfiderà apertamente e quando, libero, deciderà di farvi penare molto prima di tornare da voi con aria baldanzosa.

Io, per come sono fatta, se scegliessi di adottare un malamute, sarebbe per la vita, costi quel che costi, difficoltà o non difficoltà. Anche per voi dovrebbe essere così. In alternativa, se non siete disposti a questo, semplicemente non illudete una creatura di poter avere una famiglia, una casa. E’ una violenza troppo enorme: perché imporla? Questi animali non vi chiedono nulla.

Se scegliessi la strada dell’adozione di un adulto in rescue, metterei in conto i problemi di salute e di socializzazione, metterei in conto l’investimento di qualche anno per la costruzione di una nuova serenità ed equilibrio.

Saprei che i miei sforzi sarebbero sicuramente ricambiati da un amore incondizionato e totale dell’animale. Saprei, soprattutto, che la mia vita sarebbe arricchita, non penalizzata.

I cani tutti, i malamute in questo caso, sono valori aggiunti nelle nostre esistenze e ci ricordano, tutti i giorni, l’esistenza della vita, dei cicli, dei ruoli, dei tempi, degli spazi, del calore, del gesto gentile senza secondo fine, la cura dei bisogni primari, la cura della propria anima e dei diritti fondamentali della persona: dormire, mangiare, amare, giocare, rilassarsi, stare in compagnia, accoccolarsi con il branco, dire addio piangendo e ricordando, avere in serbo il loro amore per sempre.

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Innamorarsi del Padule di Fucecchio

padule fucecchio

Il Padule di Fucecchio è la più estesa palude interna italiana. 2.000 ettari sul confine tra Pistoia e Firenze. Nel cuore della Valdinievole, a sud dell’Appennino Pistoiese, solcato dall’unico canale di nome Usciana, il Padule di Fucecchio è la nostra nuova scoperta. Mercurio ha ricevuto questo regalo: ore di corse libero, cercando nutrie, cinghiali, aironi e topini di tutti i generi.

Penso di non aver provato mai tanta gratitudine nell’accettare un invito come in questo caso: in Toscana da qualche giorno, Mercurio mi è andato in depressione causa nostalgia di casa. Mi seguirebbe fino in capo al mondo ma…. la sua tana è la sua tana. Un giro in Padule lo ha immediatamente ritemprato, galvanizzandolo con la gioia tipica del mio malamute quando fiuta selvatico e segue la voglia di correre a perdifiato.

mappa fucecchio
http://www.zoneumidetoscane.it/

L’area è totalmente inclusa nella Rete Natura 2000, ovvero l’insieme dei territori protetti, che si dividono in Zone Speciali di Conservazione (ZSC), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), garantendo la tutela di habitat, flora e fauna minacciati o in pericolo di estinzione. In questo caso, i problemi del Padule sono due: le nutrie e i gamberi killer. Circa 230 ettari del Padule sono protetti da Riserve Naturali; vi sono aree di caccia.

Molti sono i sentieri costeggianti i canali e gli acquitrini. Si possono incontrare cavalli, ciclisti, runner e, ovviamente, trekker, canari e famiglie. I cani hanno ampio spazio per correre anche se, in alcune zone, bisogna prestare attenzione alle auto. L’acqua del canale è ristagnante e sarei veramente curiosa di sapere quali parassiti intestinali vi alloggiano: Merry – ovviamente – si è “fatto gli stivali” nella melma e – poteva forse esimersi dal farlo? – ha bevuto in alcune pozze. Le sue emissioni d’aria mi hanno confermato la presenza di microorganismi negativi per l’intestino però, fortunatamente, non ha avuto episodi di dissenteria e tutto lascia intendere non abbia ripreso la Giardia.

Mi è stato riferito della presenza di bisce d’acqua, vipere e serpentelli affini e mi è stato consigliato l’utilizzo, in futuro, degli scarponi da trekking alti sulla caviglia. Non ne ho visti ma, considerato l’ambiente, è plausibile pensare siano presenti questi rettili oltre a tutta una serie di altri insetti. Ci sonopini quindi deduco esistano le processionarie nel periodo primaverile: non ho letto alcuna informativa sull’utilizzo di insetticidi specifici quindi posso solo consigliare prudenza in tutti i sensi.

Noi siamo entrati seguendo la strada che porta a Monsummano Terme e abbiamo esplorato alcuni sentieri fino alla Riserva Naturale Monaca – Righetti.

Un ambiente davvero emozionante, sembrava di essere in alcune ambientazioni di Bianca e Bernie: canneti, prati, cespugli, arbusti, sterrato profondamente segnato dalle ruote dei fuoristrada, impronte di zoccoli di cavallo, ungulati, escrementi di carnivoro di piccole dimensioni diverso dal cane [volpe?], terra segnata dal passaggio turbolento dei cinghiali. A differenza del padule di Bientina, il Padule di Fucecchio non è infestato dalle prostitute e dai loro avventori.

padule

Il Padule è importante non solo dal punto di vista naturalistico: è stato teatro di un avvenimento storico, che quasi nessun libro di storia scolastica cita.

Il 23 agosto 1944 nel Padule di Fucecchio, i nazisti nel territorio italiano misero in atto un eccidio efferato nel quale rimasero uccise 174 persone, rastrellate nei vari paesi della zona. Il ricordo è ancora vivo nella popolazione: la Toscana è terra di partigiani e le storie legate alla Seconda Guerra Mondiale sono a disposizione di chiunque abbia voglia di prestare l’orecchio.

RETTIFICA: Una mia conoscente mi segnala che in Padule non si possono lasciare liberi i cani perché zona di caccia e di ripopolamento della fauna. Nella mia personale esperienza, non ho mai visto un cane al guinzaglio in Padule. Abbiamo incontrato anche branchi composti da cani sciolti, cavallerizzi e cavalli al seguito. Non ci sono segnaletiche specifiche relative i cani al guinzaglio in Padule e l’area è talmente ampia che mi chiedo come sia possibile controllare tutti i  cani che vi hanno accesso.

Se avete notizie più precise, segnalatemele nei commenti e le pubblicherò con piacere.

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Far incontrare due maschi malamute [quasi]adulti

malamuteadulto
Mercurio

Mercurio ha compiuto 3 anni ieri e, per il suo compleanno, come ormai è usanza, ho organizzato, insieme a un gruppo di amici, un week-end malamute. L’anno scorso è venuta a trovarci Adry, una malamute portentosa. Questa volta, l’invasione malamute si è composta solo da un esemplare più piccolo d’età del mio di pochi mesi, maschio e intero cioè non castrato.

Di norma, nessuno si sognerebbe mai di far incontrare due maschi malamute e di farli stare insieme due giorni, anche liberi, per fargli fare “amicizia” e socializzarli l’uno all’altro. Anzi, pensiero comune è:”Ma questa moda assurda di voler far andare d’accordo due maschi!“. Ebbene, ormai avete capito che le “sfide estreme” (ironico) mi piacciono e, non solo l’ho fatto ma, l’esperimento è anche riuscito alla grande. Non ho foto perché ero troppo impegnata nella gestione dei momenti per riuscire a far foto del primo incontro liberi [e dei successivi]. Incontro senza museruola per entrambi.

Oggi vi racconto questa sfida, vinta per entrambi i malamute perché cresciuti equilibrati, socializzati, ben stimolati a livello fisico e fortemente legati al proprietario con riconoscimento della leadership e ubbidienza malamute relativa [gli altri cani ubbidiscono in modo diverso… sono cani. I malamute hanno una loro ubbidienza autonoma].

Thor
Thor

Mercurio e Thor si erano già conosciuti al raduno invernale organizzato a Giumello e al raduno di Pesaro. A posteriori, vi posso dire che l’incontro mi ha generato ansia da almeno una settimana prima. Non ho mai avuto occasione, prima d’ora, di avvicinare Thor senza Merry: ai raduni, infatti, avendo sempre i cani imbragati… è veramente molto difficile interagire con altri cani dello stesso sesso del tuo… soprattutto se consideriamo il contesto del raduno e le complicazioni di gestione canoniche.

Thor è un canone dolcissimo, legato al suo proprietario, ubbidiente, capace di stare in ambienti chiusi, affollati, con altri cani e non dare problema alcuno a nessuno; è un malamute tendenzialmente evitante ma, che si può facilmente “intercettare” avendo cibo a disposizione. Ho conosciuto malamute stimolati dal gioco e dalla caccia più che dal cibo… Thor e Merry, invece, hanno in comune la gola cosmica.

I miei amici sono arrivati molto tardi e per questo ho preferito rimandare l’incontro fra i due bisonti alla luce del sole: Mercurio, essendo extra in simbiosi con me, sente tutto ciò che mi passa per la testa e sono sicura che, se avessi acconsentito all’incontro di venerdì, sarebbe stato un disastro vista la mia condizione emotiva di forte stress per motivi personali.

Abbiamo scelto un campo sportivo recintato e, prima dell’arrivo di Thor, ho fatto correre Merry stimolandolo con giochi di ricerca e attivazione mentale insieme al nostro “compagno umano” che, dopo le vicissitudini dei mesi passati, abbiamo riaccolto nel nostro branco riscrivendo da zero le nostre orme insieme.

Quando Thor è arrivato, ho messo Merry in kennel, in auto e abbiamo dato tempo e modo a Thor di prendere confidenza con gli spazi. Allontanatosi, ho ripreso Merry e i due si sono studiati da lontano, agli antipodi. Il proprietario di Thor, avendo il controllo su di lui, ha saputo ben gestire la sua iniziale corsa valchiria verso Merry. Quando l’istinto ci ha detto che il momento era arrivato, abbiamo introdotto nuovamente Merry nel campo sportivo, inizialmente al guinzaglio. Poi, l’isinto ci ha detto quando sganciare il moschettone e procedere con molta calma verso i nostri amici.

Quando si sono visti, mi sono fermata e il respiro si è bloccato. Sapevo che poteva iniziare una rissa di lì a poco ma, una voce inspiegabile mi diceva che dovevo fidarmi di Merry e che avevo fatto un buon lavoro con lui negli anni passati con le più di 100 ore di educazione fra Roma e Udine.

Thor, prima in piedi, ha deciso di sedersi. Merry, avvicinandosi con il pelo alzato, ha optato per un passo lento, felpato, in semi cerchio, non frontale. Nessuno dei due ha emesso segni “calmanti” ma, nessuno dei due ha prodotto ringhi o mostrato i denti. Si sono guardati sempre negli occhi. Vicini, Merry ha distolto lo sguardo e Thor è rimasto immobile lasciandosi annusare.

Ero a distanza e non ho capito chi dei due ha iniziato ad emettere ringhi per primo. Gli altri si sono iniziati a muovere, io mi sono spostata all’indietro, verso la porta d’ingresso del campo e Merry mi ha visto, ha mantenuto il contatto visivo anche con me e ha capito che gli stavo dicendo di venir via. Mi sono inginocchiata e gli ho lanciato il fischio lungo, che uso quando siamo nei campi e non lo vedo, per dirgli di tornare da me.

Lui si è mosso per venire da me e Thor ha pensato bene di volermi raggiungere andando avanti a Merry. Gli è bastata una zampa davanti per spingere Merry a mettersi fra me e Thor e a ringhiargli nuovamente. L’altro proprietario, muovendosi all’opposto rispetto a dove stavo io, ha preso l’attenzione del suo e lo ha portato agli antipodi. Merry, rispondendo al mio fischio, è galoppato da me.

Ho quasi pianto e, dalla tensione, mi sono tagliata un labbro con i denti. Ma Merry è venuto da me e, a parte una “normale” comunicazione malamute, non è successo nulla. Non si sono mostrati i denti, si sono semplicemente “parlati”. Chi non conosce il linguaggio malamute potrà facilmente fraintendere il loro vocalizzo. L’uso del segnale vocale è lo step successivo al pelo alzato. E’ un segnale d’avvertimento e di dialogo allo stesso tempo.

Con i miei amici scellerati abbiamo un sogno – forse totalmente irrealizzabile – e condividiamo tutti una qual certa vena “selvatica” e una fiducia nei nostri cani, che cresciamo secondo una sorta di “rotta naturalistica”, che si discosta da tutto ciò che chiunque, gentilista o meno, vi dirà sulla gestione di un malamute [se maschio, poi, non ne parliamo]. Noi speriamo di creare il nostro branco di 4 malamute e stiamo procedendo per gradi. Vi ricordate che qualche tempo fa abbiamo fatto branco con tre malamute? Ebbene, quello era la prima parte del branco. La seconda parte è costituita da Merry e Thor. Ora la leadership che si è andata configurando è quella che immaginavo: Merry è più forte, caratterialmente, dell’altro malamute ma, Thor non ha ancora abdicato del tutto perché ha fiducia in sé stesso seppure con parti di insicurezza.

Perché dico questo? Perché in dog trekking Merry, negli incontri seguenti, ha preteso di stare davanti e Thor, tutto sommato, non ha opposto grande resistenza alla cosa. Tirava, trainava ma, dall’esterno, mi è parsa competizione “sportiva” non gerarchica. Infine, molto probabilmente Thor verrà castrato fra non molto e, quindi, la questione sarà “risolta” anche così.

Con Merry e Thor siamo andati in Val Venzonassa e li abbiamo fatti lavorare con l’imbrago per un bel tratto. Oggi, invece, complice una bella giornata di sole e un’ora propizia anti cacciatori, li abbiamo lasciati liberi di incontrarsi ancora in un ambiente senza recinzioni.

Nei campi si sono annusati ancora e, come nella volta precedente, chi ha preso l’iniziativa di andare verso l’altro è stato Merry; hanno ancora comunicato con qualche ringhio però, tutto sommato, non ho sentito astio fra loro quanto curiosità, virilità a momenti e una sorta di “sintonia”: entrambi i cani hanno capito da noi umani che stavamo facendo branco e che era richiesta loro collaborazione. Entrambi hanno obbedito quando li abbiamo chiamati agli antipodi, con richiamo simultaneo per entrambi ed è stato grandiosamente bello vedere che ambo i malamute mollavano la “competizione” per venire da noi.

Non dimenticherò mai l’emozione vissuta in questi giorni: ho avuto “il polso” del lavoro fatto con Mercurio e quanto lui abbia sì, un carattere di base buono ma, il mio impegno è stato realmente recepito da lui e insieme stiamo costruendo esperienze di valore per entrambi.

Sapete, a volte ho la sensazione che lui si “agiti” tanto quando il tempo per il nostro rapporto si assottiglia. Basta passare una giornata in compagnia, a fare cose divertenti, che si tranquillizza subito. E’ un malamute di relazione, capace di dare spazio ma, in grado di chiederne quando si sente trascurato a livello affettivo: sono stati giorni di grande lavoro e lui ne ha “risentito”. Questo week end full immersion natura-malamute-umani ci ha rigenerati.

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Dimagrire (quasi) 18 kg con il mio malamute

alaskan malamute roma

Dopo avervi fatto ridere con le mie considerazioni semi serie sull’azzardata ipotesi di iniziare il torneo per la conquista del mio cuore, vi racconto una cosa più concreta e succosa. Cioè, come sono riuscita a dimagrire, perdendo i miei primi 18 kg con l’aiuto prezioso del mio alaskan malamute. A dire il vero, la cosa è piuttosto banale e semplice. Basta dire la parola “malamute” per configurare una vasta gamma di attività sportive all’aria aperta, tutte fortemente stimolanti, eccitanti, divertenti e dimagranti.

Corsa, bici, trekking, sleddog, nuoto, trail, nordic walking, ski joring.

Ora: ho paura dell’acqua e non ho ancora trovato il coraggio per (ri)fare un corso serio di “galleggiamento” però mi sono ripromessa di superare anche questo mio limite.

Sapete perché? Perché vorrei fare kayak con Merry: lui adora nuotare e, se per caso mi dovessi ribaltare in un fiume/torrente/lago, vorrei essere tendenzialmente in grado di riemergere senza lasciarci le penne (eccessivamente).

Mi piace tantissimo l’idea di nuotare con Merry: sarebbe una cosa in grado di unirci ancora di più ed è per questo che – ne sono certa – presto o tardi farò anche un corso di nuoto (mal che vada, mi terrò salvagente, pinne e galleggianti 😛 ). [Qui si aprirebbe di nuovo una parentesi sull’ipotetico nuovo papà per Merry ma, solo perché è Pasqua, lasciamo cadere il discorso 😛 ]

Comunque, insomma, da poco più di due mesi ho iniziato una dieta di stampo proteico a cui ho abbinato il malamute come attività fisica. Al dietologo ho parlato chiaro: non mi dica di rinchiudermi in palestra perché non ci vado, mollo nel giro di una settimana. Devo stare libera, sporcarmi di terra e fango, avere le gote rosse per l’aria fresca e il movimento intenso.

Non mi dica di fare corsi a nastro, nemmeno corsi di ballo perché non voglio avere a che fare con marpioni e non ho alcuna intenzione di mettermi davanti a uno specchio, sentendomi indicibilmente male vedendo le altre donne magre fare faville. Mi lasci stare da sola con il mio cane e tutto andrà bene. Costruiamo qualcosa che sia sostenibile per la mia vita da single, lavoratrice autonoma e mamma di mally. Quindi: eliminato tutti i carboidrati, gli zuccheri, i legumi, la frutta e alcune verdure, ho continuato la mia quotidianità con le camminate con Merry a passo svelto. 5-10 km ogni giorno, anche con il piede fasciato, gonfio, anche con le scarpe non adatte (ne consumo una media di due paia ogni due mesi). Dal camminare, stiamo passando al correre e dal correre al trottare a passo malamute.

Immaginate: siete su uno sterrato costeggiato da campi. All’improvviso, sbuca una lepre e voi date il permesso al vostro cane di partire all’inseguimento della cara bestiola. Il vostro malamute è imbragato a voi e, vedendo la preda correre davanti a lui, parte a passo di carica iniziando a tirare seriamente, con falcate ampie e veloci, sempre più veloci. Voi, dietro, morite per mancanza di ossigeno, ma vi divertite e continuate a dirgli: “Go, go!” e quando l’esserino decide (finalmente!!!) di buttarsi in un rovo e sparire dai maroni, voi avete bruciato diverse calorie facendo felice il vostro cane e realizzando qualcosa per il vostro allenamento in velocità. Vi siete divertiti, tra l’altro: quando il malamute parte in traino serio e corre: beh, ragazzi miei! Questa sì che è vita! E’ una goduria!

Fate lo stesso sul tapis roulant e, se avete un’animo simile al mio, avete già mollato dopo i primi 10 secondi. Non ho niente contro le palestre, sia chiaro. Ho speso svariate mila euro nella mia vita in corsi, abbonamenti, pacchetti, lezioni singole, istruttori personali e quant’altro e la mia tenacia al riguardo è durata .. dalle due settimane a due mesi…. nonostante il conto salato pagato, la sauna inclusa, l’idromassaggio e tutte le cose stupende dei centri benessere con centri sportivi inclusi.

Ho provato tutto: dall’aerobica all’hydro bike, dallo spinning al gag, pilates, sala macchine e anche una lezione di kick boxing ho sperimentato in gioventù. Mi manca solo l’hip pop e la zumba. Ho seguito corsi di salsa, bachata, tango argentino, danza del ventre, balli classici. E non sono mai riuscita a fidelizzarmi con nessuna di queste attività. Men che meno a dimagrire: all’uscita, ero talmente frustrata che il Mc Donald’s mi accoglieva a braccia aperte. Questione di carattere, non di luogo. Delle palestre detestavo anche l’intimità forzata con sconosciuti. Infatti, andavo sempre quando sapevo di trovare pochissima gente e quella che c’era mi stava comunque sulle scatole…. perché rompeva la mia “bolla di privacy”.

Che poi…. volete mettere farvi 8 km di tornanti in montagna a piedi, nella foresta di Pramosio, tagliare la strada arrampicandomi sui pendii imprecando in Friulano Style tutte le coniugazioni di Dio perché “l’è dura la salita” e sbucare in prati con mucche e capre, mangiarvi una sana ricotta affumicata in malga per poi proseguire fino al lago, proseguire ancora e raggiungere il Timau, magari dormendo una notte fuori con i cani al seguito? Volete mettere???? Certo, non lo si può fare ogni giorno. Ma è sufficiente avere voglia di dare libertà alle gambe per divertirsi con un malamute.

Così sto per tagliare il traguardo dei -18 kg in poco più di due mesi e sono a metà percorso. Forse quasi a due terzi.

Il mio obiettivo? Raggiungere quella conformazione fisica che mi fa sentire a mio agio, bella, femminile e libera. Non ho in mente un peso, un traguardo da segnare. Ho in mente come voglio essere e fino a quando non lo avrò raggiunto continuerò a seguire questo percorso. Lasciando zuccheri e carboidrati, ho trovato tanta energia in più: a volte vorrei una bella carbonara, i dolci mi tentano, il pane di fa venire l’acquolina in bocca, ma il mio stomaco si chiude all’idea di perdere tutto solo per una gola momentanea. Verrà il tempo in cui integrerò di nuovo tutto e capirò come mangiare senza ributtare su i kg persi. Per ora, però, mi godo l’equilibrio che ho trovato, i pantaloni che cadono, le camicette che rientrano, gli stivali che si chiudono di nuovo, un senso di me più sereno, forte e felice.

In generale, della mia dieta, delle mie rinunce, di ciò che faccio per far quadrare i conti, non parlo con nessuno e non voglio che nessuno metta bocca in “questa cosa”. Non chiedo nemmeno pareri al riguardo, mi faccio bastare ciò che io ritengo giusto per me perché mi sento bene. Questo è un esercizio duro però mi serve per focalizzarmi e avere fiducia nella mia opinione senza dipendere dall’approvazione altrui, di cui voglio fare a meno da qui all’eternità.

Non è questione di egoismo o narcisismo: non posso più dipendere da un’opinione soggettiva di una persona qualsiasi su me stessa. L’ho fatto per troppo tempo ed è stato ridurre al macero la mia anima. Non a caso, il costo del mio addio si è configurato in oltre 30 kg presi in un anno. Sono cose che non dovranno mai più accadere e mi impegnerò a vita affinché io non consegni di nuovo la mia anima “chiavi in mano” al primo impianto di macerazione a disposizione.

La mia anima e il mio corpo.

Per me dimagrire vuol dire riprendere in mano le redini della mia testa, forza, corpo e vita.

Per questo è una cosa importante, che custodisco gelosamente e per la quale sono in grado di tirare fuori le sciabole bilama per difendere i miei confini, se necessario… o anche a sproposito. E’ un passaggio necessario. Merry, in questo, è mio alleato totale. Mi aiuta a superare i miei limiti e mi segue sempre nell’esercizio fisico senza mai crearmi problemi. Per forza… è un malamute. Uscire, camminare, macinare km a piedi è la sua vita. E lo è anche per me.

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Il nostro primo Malamute Day all’Alpe Giumello

Alaskan Malamute al Malamute Day all'Alpe Giumello, Casargo

Il nostro primo Malamute Day all’Alpe Giumello si è rivelato un’esperienza formativa importante. Ma prima di arrivarci, abbiamo incontrato il Pastore del Caucaso.

Ho deciso di partire lo stesso. Anche se Merry non stava bene. Questo perché ho imparato che la malattia non deve limitare la vita e perché volevo fargli vivere il Malamute Day (dando per scontato che avrei modulato impegni e durata degli sforzi sulla base delle esigenze fisiche e relazionali di Mercurio).

Messe in borsa le medicine, preparati gli zaini (il mio e il suo), ci siamo imbarcati per Bologna affrontando un doppio viaggio in treno (regionale Trenitalia + Italo). Giusto il tempo di un saluto al volo con la nostra amica, che la prima esperienza “forte” si è palesata dietro a un cancello. Mercurio ha incontrato due maschi adulti sciolti (lui era al guinzaglio), di cui uno Pastore del Caucaso. Si sono conosciuti da vicino e non c’è stato alcun problema di aggressività.

Il proprietario dei cani (tre in tutto) ha seguito molteplici ore di educazione e obbedienza e i suoi amici a quattro zampe sono completamente sotto il suo controllo. Conoscono persino il comando “Spazio” ovvero lasciare il giusto spazio al cane che si incontra senza “opprimerlo” con la propria presenza e senza bloccargli vie di fuga. Sono rimasta molto colpita dalla gestione di questo ragazzo e trovo straordinario il suo lavoro con dei cani da guardia e da difesa così importanti come quelli che teneva al guinzaglio con la più assoluta e pacata sicurezza calma.

Merry ha avuto il permesso di farsi una corsa libero insieme a loro e l’occasione di camminare al guinzaglio a fianco del Caucaso, sia tenuto da me, sia tenuto dal proprietario dei cani e non ci sono stati problemi di alcun genere. Questa esperienza mi ha toccato molto perché ci tengo tanto all’incontro con elementi equilibrati, in grado di insegnare a Mercurio come stare al mondo e come relazionarsi agli altri. Ho sempre ritenuto di fondamentale importanza il confronto con i cani adulti perché sono in grado di informare, trasmettere e modificare comportamenti con un dispendio energetico e tempistico molto limitato, ottenendo risultati apprezzabili e duraturi nel tempo.

Il viaggio verso il Malamute Day era appena all’inizio quando Merry si è di nuovo sentito male e abbiamo dovuto fermarci in una clinica veterinaria di zona, suggerita dagli organizzatori del S.E.R.A.M., che ci hanno aiutato, seguito, sostenuto, coccolato in ogni modo, per farci stare bene entrambi. Ci sono stati momenti in cui, pensando a tante cose legate alla salute di Merry, mi saliva “il magone”, ma ricacciavo le lacrime e cercavo di non chiudermi troppo in me stessa, godendomi il divertimento a mia disposizione. Ringrazio tutte le persone, dal primo all’ultimo e ringrazio il veterinario, per il supporto morale (e non solo) che ci ha regalato.

Merry si è ripreso nel giro di 24 ore e la neve, il grandissimo branco di malamute ha fatto il resto.

alaskanmalamute_neve

L’Aple Giumello è un luogo incantato, magico, mozzafiato, strepitoso: in provincia di Lecco, si raggiunge seguendo le indicazioni da Como per Lecco, Valsassina (uscita Manzoni) e Casargo. Dalle pendici più alte si può ammirare il lago di Como e il lago di Lecco congiungersi in un sinuoso specchio d’acqua, che affianca la vallata e le sue abitazioni da presepe.

La neve, che si era fatta attendere fino all’ultimo, è arrivata copiosa, coprendo la foresta di faggi con 30-50 cm di coltre bianca, fresca. Il ghiaccio si è palesato, ma va detto che il Comune di Casargo ha reso agevoli le strade, sia di paese, sia i tornanti, pulendo e manutenendo ogni giorno i percorsi di interesse dei turisti. Anche l’organizzazione S.E.R.A.M. ha fatto il suo cercando di contrastare la formazione del ghiaccio con i sacchi di sale, gettati con regolarità anche se senza risultato apprezzabile, visto il vento e le temperature davvero proibitive.

E così, eccoci qui, al nostro primo Malamute Day all’Alpe Giumello. A posteriori vi posso dire che è stata un’esperienza più rilassante, per quanto riguarda la gestione del mio malamute insieme agli altri, rispetto a quanto vissuto a Pesaro, a settembre. Sarà che Mercurio è maturato, sarà che sono diventata (forse) più capace, sarà che avevo con me premietti e giochini, sarà quel che sarà, però i passaggi tra tanti cani, a destra, a sinistra, nel mezzo, sono stati meno stressanti e addirittura semplici in tantissimi casi (non tutti, ovvio. Ma molti sì).

A volte mi sono irritata, ma non con i cani, con alcuni proprietari perché penso che, in certe situazioni di grande affollamento, sia necessario collaborare per la buona riuscita di iniziative comuni. Non mi sono dilungata in discussioni, ma qualche mio “sbotto” si è sentito (sia verso Merry, sia verso qualche partecipante), soprattutto durante il dog trekking sul costone innevato della montagna, con panoramica a lato.

Il percorso mozzafiato mi ha richiesto, a volte, una buona dose di coraggio: per tutti gli altri era semplicissimo. Io avevo molta paura di cadere a lato, rotolando sul fianco della montagna fino a chissà dove. Mi chiedevo cosa avrei fatto se fosse successo, pensavo al mio lavoro da free-lance e come avrei potuto continuare a lavorare se mi fossi fatta male. Pensavo a come riportare a casa Mercurio, non avendo l’auto a disposizione, se fossi caduta e mi fossi rotta una gamba o un braccio… tanta ansia, tanta, tanta ansia.

Questo genere di esperienze mi aiutano a gestire il timore del vuoto, le vertigini e superare i miei limiti… anche se, all’inizio, vivo con panico e l’assoluta certezza di non farcela certi passaggi… Poi riesco a salire, ad arrampicarmi, Merry mi ha aiutato sia moderando il passo, sia issandomi quando non ce la facevo da sola. Ormai ha capito di avere una umana piattola dall’altro lato del guinzaglio e mi viene incontro. Credo lo faccia solo perché mi vuole bene perché, se fosse per lui, ciò che io considero difficile lui lo definisce divertente, da prendere di petto in modalità 4×4. Quanto lo invidio!

Merry ha fatto amicizia con il suo amico Instagram Menny (@fedeandmenny) e, sebbene non li abbiamo mai fatti avvicinare più di tanto, sono stati in grado di camminare a fianco e in dog trekking uno dietro all’altro senza ringhiarsi e senza cercare di mordersi, moderando persino le marcature. Con la mia nuova amica siamo riusciti persino a fare una fotografia con i due maschi seduti al nostro fianco (Menny, lei, Merry, io) oppure agli antipodi (Merry, io, lei, Menny) e, anche in questo caso, a parte qualche brontolio, non è successo nulla di grave. Di notte, hanno dormito nelle terrazze attigue del bed and breakfast, insieme a tutti gli altri cagnoloni arrivati per il Malamute Day.

I due maschi hanno capito che ci lega un affetto comune e che vogliamo fare branco e, a un certo punto, hanno iniziato a spalleggiarsi e a difendersi se, per esempio, passando fra altri cani un maschio si lanciava contro uno dei due, l’altro interveniva ringhiando in difesa del compare avanti. Penso che sarebbe utile rivederci piuttosto presto e continuare a farli camminare insieme, a fare cose insieme, a fare esercizi di ubbidienza insieme prima di lasciarli sciolti a conoscersi da vicino e penso che sono in grado di diventare amici “per il pelo”. Hanno caratteri simili, energie simili. E sanno che le loro umane si vogliono bene e si vogliono “amalgamare” in un branco.

Abbiamo conosciuto di persona tante amicizie su Facebook e, se non con tutti, Merry ha potuto giocare dimostrando la sua grande pazienza con i cuccioli e cioccoloti. Ha conosciuto anche un Malamute di 7 mesi, maschio, da vicino e non ci sono stati problemi di aggressività o ringhi di alcun genere. Ma a parte incontrare amici nuovi, partecipare ai dog trekking e mangiare di tutto e di più, che altro abbiamo fatto?

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Abbiamo provato ad andare in slitta! Lo ammetto: sono una patata totale e totalmente incapace, al momento. Cado ogni due per tre e ho problemi di equilibrio, ma più che altro ho paura perché non conosco il mezzo e non ho familiarità con lo strumento. Avrei bisogno di pratica in un contesto privato dove anche se cado e faccio figuracce…. non mi vede nessuno 😀

Merry ha tirato con due femmine e penso sia stata una bella esperienza… soprattutto quando a guidare la slitta sono stati musher veri e non alle prime armi. Avevo troppa paura per godermi l’esperienza. Paura di sbagliare, di fargli male, di essere troppo pesante, di ammazzare qualcuno perdendo la slitta dopo essere rotolata nella neve e via dicendo…. 😀 Non l’ho sforzato tanto, comunque. Vista la sua salute e visto il problema con il cibo (la sua amica malamute gli ha mangiato mezza razione di crocchette, dopo averla rubata dal mio zaino 😀 …. Merry mi è rimasto con il cibo razionato al massimo), non ho voluto sottoporlo a sforzi troppo pesanti per lui.

Di tanto in tanto, abbiamo esplorato la zona anche da soli, allontanandoci dal caos di cani, persone e troup televisive per respirare un momento e riprendere la calma. A volte, ho avuto bisogno di stare da sola con lui e di godermelo camminando nei tornanti senza dovermi preoccupare troppo degli incontri frontali con altri cani. Durante l’aperitivo antecedente la cena social è stato proiettato un video molto emozionate, con la colonna sonora de Il Trono di Spade suonata con gli archi. E’ stato un momento molto emotivo per me e avrei voluto tornare nel BB per stare con Merry. A volte mi prendono pensieri cupi legati alle preoccupazioni per la sua salute: mi chiedo quanto vivrà e mi chiedo come farò senza di lui. Poi mi scuoto, mi dico di smetterla e di godere il momento, la compagnia, la vicinanza di persone amiche, i sorrisi, le battute, gli inviti, la comitiva.

Vedendo quel video, vedendo i Leonberger, vedendo il San Bernardo e il Bernese dal vivo, ho capito che desidero solo Malamute nella mia vita. Loro sono un richiamo di libertà. Sono il vento che sibila nelle foreste, la neve che scende, la strada che scorre, il ruggito di vita, il “Tiger, Tiger, burning bright in the middle of the night“. Sono emblematici, autentici e necessari. Ho iniziato a impostare la mia vita affinché sia il più possibile a prova di malamute. Anzi, sia Malamute. Solo chi entra nella bufera di neve con loro può capire nel profondo queste mie parole sconclusionate.

Il Malamute Day all’Alpe Giumello ci ha dato la certezza di essere davvero un branco, io e lui e di avere tanti amici, tanti componenti nel nostro branco, anche se a distanza. Siamo in un grande branco. Se uno di noi ulula, qualcuno accorre. Se uno di noi si struscia nel terreno per lasciare il suo odore, qualcun altro annuserà e si ricorderà. Se uno di noi è ferito, arriva una leccata curativa. Se uno sbaglia, arriva il ringhio. Se uno sfida, arriva il ringhio. Ma si coopera, tutti insieme. E si corre, falcata dopo falcata, nella neve, seguendo l’istinto, lanciati a mille dentro il vortice della vita. Perché siamo Malamute nell’anima.

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