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Casera Pramosio e Lago Avostanis con i cani

Lago di Avostanis. Loc. Pramosio

La conca del lago di Avostanis, nascosta dal Monte di Croce Carnico e dal monte Timau, si raggiunge da Casera Pramosio.

 Partendo da Cleulis, subito dopo Paluzza, si può salire (sia in auto, sia a piedi) lungo la foresta di Pramosio (7,5 km di tornanti e sentieri). Raggiunta la malga, il percorso sale alla sua destra ed è riconoscibile dalla segnaletica stradale dipinta a lettere cubitali con un “Cani al guinzaglio” 🙂 A metà strada fra Palgrande di sotto (Monte Croce Carnico, sentiero C.A.I. 402) e Palgrande di sopra (Monte Timau, sentiero C.A.I. 402), il lago di Avostanis rispende nel suo colore blu acceso. Ora, questo riflesso di cielo si specchia sulla neve fresca, scesa da poco (novembre 2014).

No, non siamo spariti! Eravamo qui! In Casera Pramosio e Lago di Avostanis con i cani! Merry, dopo aver fatto lo slalom fra i calori di quasi tutte le sue amiche, ha accettato l’invito delle uniche due ancora non toccate dal ciclo: Kyby e Maya, le due misto labrador sue coetanee. Serve che ve lo dica? 🙂 Abbiamo accettato all’istante.

Raggiunta la foresta di Pramosio senza l’autostrada, ci siamo date l’obiettivo di far divertire i nostri cani, sentire il silenzio, allentare la tensione della settimana e goderci la montagna. Siamo state fortunate: piccola nevicata qualche giorno addietro, pochissime persone al nostro arrivo e, cosa ancora più interessante, le mucche chiuse nella loro stalla. Le condizioni ideali per sganciare i moschettoni e lasciare correre liberi i nostri tre teppisti mammoni.

cani malga pramosio
Piccolo branco di cani a Malga Pramosio

Il sentiero C.A.I. 402 è semplice da seguire: se escludiamo il dislivello in salita (se non ricordo male 600 mtr.), non vi sono problemi di percorrenza. Sentiero largo, panoramico, a tratti asfaltato, a tratti ghiaioso, con piccoli rigagnoli frequenti per far abbeverare i cani. Mi sono innamorata di questo percorso: straordinario nel panorama, facile da percorrere anche per persone anziane (ma abituate alla montagna). I nostri cani hanno scorrazzato liberi per molto tempo, rimanendo sempre “a portata di mano”, senza mai dar fastidio a chicchessia, rapidi nel richiamo e ubbidienti nella vicinanza.

Maya, la piccola meticcia uscita dal canile da un paio di mesi, ha incontrato la neve per la prima volta. Merry, come sempre, è impazzito non appena ne ha percepito l’odore, provando il più genuino e gioioso desiderio di tuffarcisi all’interno e prenderne possesso con la sua mastodontica mole malamute. Kyby, invece, era impaziente di giocare, correre, rincorrere e ruzzolarsi insieme agli altri facendo a gara nella coltre bianca.

Mercurio nella prima neve di novembre 2014 a Malga Pramosio
Mercurio nella prima neve di novembre 2014 a Malga Pramosio

Il lago di Avostanis, uno specchio d’acqua zeffiro incastonato tra i pascoli montani, si lasciava ammirare, fotografare e percorrere. Costeggiando l’argine destro e superata la parete per le arrampicate, abbiamo lasciato giocare i cani, sedendoci ad ammirare il paesaggio. Tutti gli escursionisti si sono fermati ad ammirare quei tre scalmanati pieni di gioia, amici e legati da sincero affetto l’un con gli altri. Tutti mi hanno detto: “Non vale!!! Lui ti traina in salita!!” ;-P ecco un beneficio dell’avere un malamute imbragato in montagna 😀 <3

Camminando piano e prendendoci il tempo per guardare i nostri cuccioli giocare, abbiamo impiegato due ore da malga Pramosio al lago. Non sono tanti km, ci si può impiegare molto meno tempo mantenendo un passo più svelto anche in salita. Il lago si trova a 1936 metri mentre la malga, se non ricordo male, dovrebbe essere intono ai 1400.

Tornando sui nostri passi, mosse da un languorino inverecondo di ricotta affumicata, polenta, funghi e profumo di caminetto, abbiamo incontrato diversi altri cani sciolti e al guinzaglio e, mano a mano che la casera si avvicinava, il numero di visitatori e quadrupedi cresceva considerevolmente. A pranzo ci saranno state cinquanta, sessanta persone e almeno dieci cani più i due liberi della malga. Merry è migliorato molto nell’incontro a distanza con gli altri cani maschi e ora siamo di nuovo in grado di incrociarci nella stessa strada senza alcun genere di problema, ringhio o scatto verso l’altro. C’è stato un periodo “ormonale” in cui aveva preso questi atteggiamenti di conflitto e contrasto e ora, invece, “siamo tornati nei ranghi”. E mi fa piacere vedere come sta maturando e crescendo bene.

Ripercorrendo il sentiero a ritroso, Merry, Kyby e Maya hanno alternato passaggi al guinzaglio e ultime corse in libertà rispondendo e relazionandosi con il massimo rispetto con i bambini e i ciclisti incontrati lungo il sentiero. Tanta gente, davvero tanta! Ma la cosa più spettacolare è stato vedere i tre birbanti all’uscita delle mucche dalla loro stalla.

Merry si è annodato il bavaglino da solo, sbavando come fosse un molosso di taglia gigante 😀

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Mercurio, Alaskan Malamute, guarda le mucche al pascolo

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“Mare e Monti”: Malamute Day a Pesaro

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La radio passa Geronimo, Boom Clap e Un giorno di sole; la mia piccola Getz mangia i km a velocità improbabili. Corriamo verso la terza tappa dei Working Days di Pesaro, evento organizzato dal S.E.R.A.M., Club della razza Alaskan Malamute. Siamo emozionati.

Il 13 e 14 settembre, Pesaro si è popolata di Alaskan Malamute di tutte le età, linee di sangue, colori del mantello e lunghezza del pelo. Insieme ad Aika e ai suoi umani, abbiamo raggiunto Baia Flaminia, salendo poi verso il Monte San Bartolo, per iniziare il dog trekking: ho contato più di venti malamute e un numero imprecisato di proprietari (bambini, ragazzini, giovani, adulti, anziani). E’ stato particolare conoscere persone con cui ho parlato, di tanto in tanto, solo via Facebook. Guardarli negli occhi, sorriderci, superare l’imbarazzo, fare branco piano piano. Temevo il giudizio di queste persone e temevo di non essere in grado di gestire Merry con così tanti cani adulti e maschi intorno.

Ho conosciuto persone mitologiche, come l’allevatore più importante di Alaskan Malamute in Italia, che mi ha stretto la mano, mi ha sorriso ed è stato come se mi avesse detto: “Non ti preoccupare, sei dei nostri, divertiti, fai foto e ricordati di taggarci 🙂“; sono rimasta colpita dal suo buon umore, energia, gioia, vigoroso entusiasmo e capacità di far muovere un centinaio di persone mantenendo sempre un clima sereno per tutti i suoi ospiti, collaboratori e cani.

Ho deciso di partecipare a questo evento per due motivi: garantire a Merry l’opportunità di passare del tempo con i suoi simili, a fare “cose da malamute” e a parlare la lingua malamute. Secondariamente, desideravo iniziare un nuovo capitolo legato al mondo dei cani nordici. Per me era importante chiudere alcune spiacevoli incomprensioni legate all’anno passato, affrontando direttamente eventuali persone correlate  a quel periodo (se si fossero presentate) e, se fosse stato necessario e importante, prendere del tempo per appianare diverbi e costruire relazioni migliori, se le condizioni lo avessero permesso. Comunque, nessuna delle ansie che mi appesantivano si  è realizzata nel concreto e, quando ho capito di essere benvenuta come tutti gli altri, mi sono rilassata e mi sono goduta le giornate.

Ho sempre sentito parlare dei raduni malamute come di qualcosa di molto impegnativo e stressante e, sotto certi aspetti, questo è vero. Un raduno è un evento a cui partecipano tantissimi Alaskan, che non si conoscono e che possono entrare in competizione per territorio, gerarchia, possesso di femmine. A Pesaro, per esempio, c’era anche una cucciolona nel pieno del suo primo calore e questo, forse, ha influito in certe liti fra i cani.

Si sono sentiti molti ringhi e più di una volta i proprietari hanno dovuto intervenire “con la forza” per evitare zuffe. Quando dico “con la forza” intendo proprio dire che i cani sono stati tenuti tramite l’imbrago, il guinzaglio e la linea onde evitare si tuffassero sul collo dell’avversario. Ho visto per la prima volta un malamute sfoderare zanne e gengive contro Merry e ho visto Merry ringhiare a destra e a manca quando qualche maschio si avvicinava alla “sua” Aika [Lui non è possessivo con tutte le femmine. Solo con quelle che ritiene “sue”: Stella (l’akita inu) e Aika (la malamute)].

Il primo giorno è stato un proliferar di sfide continue fra i maschi e di alcune intolleranze fra femmine. Ma chi ha un malamute queste cose le sa, le mette in preventivo e non si scompone più di tanto perché sa che sono fatti così questi cani (Cit.: “I malamute sono rospi, lo sappiamo“). E’ impossibile farli andare d’accordo? No. Infatti, il grande branco, dopo due giorni insieme, aveva iniziato ad amalgamarsi: le discordie e dispute sono diminuite. Sono convinta che, se fossimo rimasti una settimana insieme, a fare cose “da malamute” da mattina e sera (compreso qualche momento di libertà mediata, guidata e riflettuta sul tipo di soggetti da sciogliere insieme senza guinzaglio in luoghi con grandi spianate verdi, dove correre e cacciare senza preoccuparsi troppo), allo scoccare del settimo giorno si sarebbero contate ben più di qualche nuova amicizia. Questi sono cani da branco, sanno stabilire le gerarchie in maniera molto dura ma, sanno anche fare i compagnoni e divertirsi insieme. Credo che sull’armonia diffusa influisca il tempo passato insieme, il fare cose in comune, l’addormentarsi insieme, il mangiare insieme, il riconoscere gli odori gli uni degli altri e lo stabilire distanze e vicinanze, gerarchie, limiti e confini sia fra i bipedi, sia fra i meta lupi. [Detto ciò: non avete idea di quanto mi piacerebbe fare uno stage all’interno di un allevamento serio di malamute, per imparare tutto ciò che c’è da sapere sulle loro regole di comunicazione, struttura, pacificazione e azione.]

Il trekking è stato spaziale, avventuroso, mozzafiato, bellissimo: non vi so dire quale sentiero C.A.I. abbiamo seguito. Perdonatemi l’assenza di foto: ero impegnata nel gestire Merry, nell’evitare che mi facesse ruzzolare lungo discese ripide e scivolose. Lui, entusiasta della passeggiata di branco, tirava forte per andare avanti all’infinito. Nemmeno le cannonate lo avrebbero fermato. Neppure la stanchezza gli moderava il passo. Era esaltato, agitato dall’emozione ma felice di essere insieme ai suoi compagni malamute.

Annusava, giocava, tirava, ringhiava ai pretendenti di Aika e a chiunque giocasse troppo pesante con lei o le mancasse di rispetto in qualche modo, mi guardava, mi ascoltava, mi ubbidiva, a volte faceva l’adolescente bullo altre il cucciolo tenerone. Alla fine, abbiamo trovato un accordo e lui ha pazientemente sopportato la sua umana in preda alla paura di cadere, percorrendo discese tendenti al verticale su terreno complicato.relax-malamute_day_pesaro

Dalle discese alle salite con la fune, il passo  è stato breve. Guardando a posteriori, vi dico che mi sono divertita un mondo e lo rifarei anche ora. Chi ha ideato questi passaggi è stato geniale perché ha permesso ai cani di divertirsi sul serio e di trainare in salita sentendosi appagati ed esaltati da questo lavoro. Sul momento, comunque, la mia parte paurosa ha detto: “Neanche morta salire con la fune”. E invece poi l’ho fatto perché volevo divertirmi con Merry.

Lungo il percorso, gli organizzatori hanno attrezzato un’area ristoro per malamute e umani, vicino a un branco di cavalli. Sono rimasta stupita della quantità di acqua e vivande presenti per dissetare cani e proprietari, facendoli sentire benvenuti, accolti, ospiti stra graditi nella “casa” naturale del Club. Ho apprezzato tutto, in particolare gli ettolitri di acqua, che hanno dissetato più e più volte tutti gli animali. Questo genere di accortezze sono importanti e, allo stesso tempo, abbastanza rare da trovare. La grigliata è stata un’idea perfetta per contribuire all’atmosfera conviviale, serena e divertente, che si era creata insieme ai cani.

Il secondo giorno, invece, il triathlon l’ha fatta da padrone. Noi non abbiamo partecipato: la tensione del giorno precedente mi ha lasciata sotto sopra. Dopo un Oki e qualche ora di “basso profilo” sono tornata “a posto”. Merry ha corso trainando il monopattino fuori gara e ci siamo divertiti “alla buona”.

Aspettavo con curiosità la lezione sull’educazione ma, invece, si è trattato di una piccola gara di obbedienza base (seduto, terra e percorso minuscolo). Speravo di fare una lezione vera e propria di obbedienza e indifferenza insieme a tutti gli altri malamute in campo. Sarebbe un’aggiunta interessante al programma di ambo le giornate, per migliorare il clima fra i cani, portandoli a un maggiore rispetto gli uni degli altri. Questa, però, è solo una considerazione personale, soggettiva e opinabile, ovviamente.

Le premiazioni dei vincitori delle tre gare (corsa, traino, educazioni) hanno avuto luogo a poca distanza dal mare: tutti i partecipanti hanno avuto una qualche forma di riconoscimento o premio per l’impegno. Mi è piaciuto questo modo di trattare ospiti e clienti.

Infine, non ho resistito: sono andata alla ricerca della maglietta “Non sono un husky. Sono un Malamute” …… e sono tornata a casa con un super felpone decorato con il faccione malamute e lo stemma del club.

Abbiamo superato una prova importante, tornando a casa con più fiducia in noi.

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Storia di un amore grande

amore

E’ una sensazione che mi sembra innata come se con me fossi sempre stata
Come se ti avessi sempre conosciuta
Ma la meraviglia è che ti ho incontrata

Giochi di sguardi, morsi invitanti, assalti, agguati; un cercarsi, seguirsi, sentirsi. Addormentarsi nell’odore dell’altra. Voltarsi, cercando il suo sguardo. Procedere, solo con lo stesso passo. Aprire gli occhi nello stesso attimo, anche se separati da una stanza. Aiutarsi a calmarsi, spalleggiarsi. Grugnire, uggiolare, sospirare, leccare, sbavare, giocare. No, non sto parlando di un amore umano. Sto parlando di Merry e Aika, due malamute e una buca nel terreno.

La scorsa settimana siamo partiti alla volta della Repubblica di San Marino con missione Malamute Day a Pesaro. Ci aspettavano due amici e la loro splendida cagnolona. Loro, i due pelosi, si sarebbero incontrati per la prima volta con la prospettiva di passare tre giorni insieme, dall’alba a….. l’alba. Dopo sei ore di autostrada, svariati cantieri lungo la A4 e A13, un accesso negato ai cani all’autogrill Ristop e tanta pioggia, siamo approdati nella Serenissima con la gioia e l’impazienza a mille. Tempo un quarto d’ora ed eccoli, da lontano, scrutarsi divisi solo dalla rete dell’area cani deserta. Cauti, si sono avvicinati, annusati, comunicando fitto con gli occhi, gli odori, la postura, i piccoli vocalizzi. Merry, inebetito dal farmaco anti mal d’auto, prendeva possesso del nuovo territorio con certosina attenzione per ogni filo d’erba. Aika, attiva ma rispettosa, gli trotterellava nei pressi lasciandogli tempo e spazio per riprendersi, ambientarsi, marcare, liberarsi e, infine, correre con lei. Piccola passeggiata e poi dritti a casa.

Nel tempo di qualche curva e salita ripida, di un parcheggio e di uno scarica bagagli, Merry si è svegliato, ritrovando la sua proverbiale capacità di gioco. Solo che questa volta aveva davanti una malamute coetanea, impaziente di giocare Greezly con lui.

Ora….. Descrivere il gioco di due malamute, che si piacciono, è impresa ardua: immaginate due titani pelosi a forma di mezzo orso e mezzo lupo, che si prendono a zampate in piedi sui posteriori, mordicchiandosi e scontrandosi con i toraci per poi buttarsi a terra, ruzzolare, mugulare, spalancare le fauci e fare a braccio di ferro con le zanne per poi iniziare a correre in cerchio, l’uno inseguendo l’altro fino al prossimo atterraggio con tonfo sonoro per terra ricominciando all’infinito, per ore, ore, ore, ore e ancora ora questo rituale.giochimalamute

Stanchi, spalmati sull’erba e vicini, continuano il gioco con le fauci spalancate, dente contro dente, mordicchiandosi i garretti per stuzzicarsi e invitare ancora e ancora e ancora. Dopo cinque ore di questo “gioco pesante”, fisico, tipo Wrestling senza alcun genere di ferite, dove rimani a bocca aperta per le sgommate, gli scivoloni, gli “inciampi” e le capovolte, sei portato a pensare che siano stremati. Li vedi sdraiarsi per trenta secondi e ti convinci siano pronti per dormire tre ore di fila. Invece no.

Uno sguardo, un pelo rizzato e giù di nuovo a giocare e giocare e giocare e giocare. Correre, scaraventarsi a terra, spalmarsi nel fango, prendendosi per la collottola, buttare giù “l’avversario” senza cerimonie, continuare a mangiucchiarsi e invitarsi senza fine, senza pace, senza pensieri e con una grande, grandissima gioia contagiosa e scodinzolante. Gli Alaskan Malamute sono molto fisici, hanno un bisogno poderoso di contatto corporeo irruento, “godereccio”, vivace e trotterellante. Tu, nel mentre, chiami il pronto soccorso per attacchi cardiaci a raffica pensando si siano maciullati il collo. 🙂 Quando riescono a realizzare che li stai chiamando (con la vana speranza di moderare i loro impeti passionali), si girano, ti guardano con quegli occhi da orsettoni, lingua penzoloni e sulla loro testa compare il fumetto: “Di preciso, che cosa vuoi? Ci lasci giocare in pace? Stiamo bene!“.

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Ecco: Merry e Aika hanno passato tutte le loro abbondanti 72 ore insieme a fare questo. Quasi senza tregua. E si sono legati dentro, subito. In maniera forte: impressionante da vedere. Non andavano semplicemente d’accordo. Non c’era solo feeling di gioco e di razza. C’era qualcosa di diverso, speciale, di più. Hanno creato come una sorta di aurea magica, che ci ha contagiati tutti e, nel giro di qualche ora, eravamo un branco, sentendoci come fratelli.

La magia del tè e del feeling immediato ha lavato via ogni stanchezza di guida e sono stata ben felice di fare un giro serale a San Marino, nella fortezza, lungo il passaggio delle streghe, tra i negozi mozzafiato. La nebbia avvolgeva i bastioni e le nubi appannavano il panorama. Ridendo e sorpassando alcuni cagnolini, abbiamo gironzolato in serenità. I due cuccioloni si sono aiutati e spalleggiati affrontando piccoli momenti di stress a vicenda: il mio si agita nell’incontro frontale con maschi adulti, la piccola ha paura di alcuni rumori forti e improvvisi tipici della città. Insieme hanno superato questi momenti come fossero due cani tutor, che stabilizzavano e placavano l’ansia l’uno dell’altra. Tornati a casa, il rituale del gioco è ripreso fino all’ora di cena e, durante tutti i pasti successivi, Aika ha aiutato Merry a mangiare con più rapidità, terminando quasi senza lasciare nulla, le crocchette della sua ciotola. Merry ha fatto conoscere ad Aika l’esistenza di un modo di mangiare più pacato, senza “ingolfarsi”.

I miei due nuovi amici sono stati straordinari sempre con lui e con me e mi hanno fatto un regalo gigante: mi hanno permesso di dormire con il mio cane la notte. L’ultima, forse sentendo l’avvicinarsi della partenza, anche la cucciola è rimasta da me ed è stata un’esperienza indimenticabile addormentarmi circondata dai malamute. Insieme, vicini, non hanno avuto nemmeno paura dei fuochi d’artificio, non si sono scomposti, non hanno mai pianto. Sono stati tranquilli, dentro casa, mentre postavo su Instagram le nostre ultime foto insieme.

Del Malamute Day ve ne parlerò in un altro post perché merita uno spazio importante. Buona serata a tutti! 🙂

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Foto di proprietà di Davide Loi
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Siamo adatti per un Alaskan Malamute?

Siamo adatti per un Alaskan Malamute? Questa è  la domanda che tutti, prima o poi, si pongono. Prima, dopo e durante aver deciso di spartire la propria vita con questo animale stupendo. Te lo chiedi perché capisci subito: lui/lei è un qualcuno di superiore. Viene da un altro pianeta. Non c’è paragone.

Dopo aver conosciuto i proprietari di Alaskan Malamute, che hanno deciso di rispondere : “Si!” alla sfida, sono giunta a una conclusione personale. Perché questa domanda me la sono posta anche io e mi sono chiesta mille volte

Se avete superato la prova del fuoco del “tenerlo vs. lasciarlo” accettando di vivere una vita diversa con lui, allora siete adatti. Chi non è adatto a un malamute, non regge e lascia prima.

Lo vende su internet, lo abbandona da qualche parte. Si inventa la scusa dei bambini in casa, del troppo pelo e lo porta al canile municipale o in rescue. Oppure si giustifica dicendo di cercare un bravo musher “Perché attaccato a una slitta, con uno che lo sa gestire, starà meglio” (Sì, ho sentito anche questo).

Alaskan Malamute: istruzioni basiche

Se non lo avete fatto – abbandonarlo, intendo –  non lo state facendo e non avete in programma di farlo, allora siete adatti a lui. Fatto salvo l’implicito dell’assumersi totale e completa responsabilità di questa scelta per i futuri 12 anni. Se amate il vostro cane, se siete felici della vita con lui, se lui è felice e appagato nella vita che sperimenta con voi, se i vostri bisogni veleggiano sulle acque del rispetto reciproco, allora sì, lui è adatto a voi, voi siete adatti a lui. Difficoltà o non difficoltà di qualsiasi genere.

Quasi tutti gli allevatori di malamute, che ho sentito parlare hanno pronunciato la fatidica frase: “Questo cane non è per tutti. I miei non li do a chiunque. Devono essere adatti.”. Che cosa vuol dire? Ora… Non sono nella mente di un allevatore ma, a grandi linee, credo intendano la volontà di imboccare la strada dell’adozione con la dovuta cautela, pazienza e umiltà.

Nella scala neotenica, lui è molto, molto vicino al lupo. Come pattern comportamentale tipico (l’insieme dei comportamenti caratteristici e istintivi del cane) ha non solo la ricerca olfattiva, l’inseguimento, il blocco della preda ma anche lo scuotimento fino alla morte della stessa. Poi, se la mangia. Ricordatevelo quando, in passeggiata, lo lascerete libero.

Domande da un milione di dollari

  • Sono disposto a cambiare stile di vita?
  • Gli posso garantire almeno due uscite al giorno di almeno un’ora al giorno facendogli fare attività fisica stimolante?
  • Metto in conto che potrei aver bisogno di chiedere aiuto?
  • Conosco il valore dell’assertività e della calma interiore?
  • Quanto sono in grado di gestire le emozioni forti come la rabbia?
  • Se mi arrabbio prendo e spacco tutto, reagisco punendo in maniera indiretta, so essere calmo ma duro?
  • Sto cercando un cane che soddisfi il mio ego?
  • Riesco a premiare?
  • So prendermi cura dei miei bisogni affettivi?

Se vi sembrano domande senza senso… no, non lo sono.

Carattere e mentalità di un alaskan malamute

Un Alaskan Malamute è un animale molto sensibile, ricettivo, astuto, fine, intelligente. E’ capace di collegare più connessioni logiche raccolte da indagini visive no stop. Queste scansioni della realtà avvengono a 360° su di voi e sul mondo intorno.

Loro capiscono tutto. Anche quello che state ancora cercando di pensare. Loro sanno tutto e arrivano prima di voi. Sono metodici e assegnano ad ognuno un posto gerarchico, dei compiti. Hanno aspettative e routine.

Se pensate di fregarli in qualche modo, avete sbagliato. I Malamute sono cani chiacchieroni, che amano dire la loro opinione. In genere su tutto: dalle questioni rilevanti e alle futili. Questo accade mediante vocalizzi di tutti i tipi, ululati, abbai e, talvolta, ringhi (leggeri, medi, poderosi) in conversazione diretta con il proprietario. Per il resto, sono cani silenziosi, non abbaioni in giardino.

Calma coerente, energico amore

La gestione delle vostre emozioni personali è più importante della gestione delle uscite. Il vostro cane sarà lo specchio della vostra anima. Ricordatevelo: è sensibile, si offende e non dimentica nulla. E’ in grado di farvi sentire in colpa. Cercherà di manipolarvi e di manipolare la situazione in suo favore anche se voi siete davanti agli altri e state cercando di “preservare il vostro buon nome”. Vi sfiderà in continuazione: lo fanno fra di loro di continuo, per gioco e per gerarchia.

Se gli permetterete di fare tutto, scegliere tutto, stabilire orari, tempi, vostri limiti e confini, lui saprà gestire al meglio la vostra vita. Potrebbe arrivare anche a mordervi seriamente nel momento in cui vorrete (perché, prima o poi, vorrete) ristabilire l’ordine in casa vostra. Quindi siate leader prima per non dover essere duri dopo. Questo succede con tutti i cani, ovviamente. Un Alaskan Malamute ha la piena e totale consapevolezza di ogni suo minimo gesto. E volontà.

Inclusa la forza del morso, che sa calibrare a seconda dello scopo e di chi si trova davanti.

Morde o non morde?

Un Alaskan Malamute può mordere per tanti motivi. Se vi considera prede, per esempio. Nel caso in cui la sfida sia troppo elevata e voi non siate consapevoli del limite. Qualora non vi rispetti o non vi consideri leader. In caso di paura o difesa. Se non gli avete insegnato che l’uomo non si morde. Persino per errore durante un gioco, può succedere.

Sta a voi farvi rispettare e prevenire, in tutti i modi sani e leciti, questo. Senza dimenticare mai, che avete fra le mani un pezzo di natura selvaggia e che lo potrete prevedere fino a un certo punto. Ricordatevi che un cane (un qualsiasi cane) che decide di mordere il suo umano, non ha rispetto per lui, non lo ritiene Alpha ed è arrivato a una situazione limite. Il cucciolo può mordere per tanti motivi, mi è stato spiegato da un esperto cinofilo ed esperto di Alaskan Malamute: ricerca di attenzione, gioco, carenza di una brava madre alle spalle.

Fate in modo di non arrivare a questo limite. Mai.

Guardate negli occhi il vostro cane. Smettete di ragionare, ascoltate quello che lui vi vuole comunicare. Chiedetevi se c’è qualcosa di ciò che vi sta dicendo che potete accogliere per migliorare il vostro rapporto con lui. Fate in modo di essere un punto di riferimento stabile, onesto, puro, affidabile, capace di premiare quando è giusto e di redarguire quando è necessario.

La coerenza e il dialogo diretto

Siate d’esempio, limitate le contraddizioni, scegliete una strada che porti equilibrio e serenità. Fate in modo che il vostro cane si fidi di voi e sia in grado di seguirvi ovunque con la cieca e totale consapevolezza di poter contare su di voi sempre.

Questa fiducia è la migliore prevenzione, secondo me, di ogni spiacevole sensazione. Trattate bene il vostro cane, lui vi seguirà fino alla morte e darà la sua vita per voi.

Non è un cane passivo: questo intendo dirvi. E non regala la leadership per il semplice fatto che siete Homo Sapiens Sapiens. Il suo rispetto ve lo guadagnate sul campo. Il suo amore non arriverà gratis. Con lui, la sottomissione imposta non funziona. Funziona il linguaggio lupino, che dovrete imparare a conoscere. Non lo potete dominare.

Lui è un Alaskan Malamute: senza di voi, se la caverebbe benissimo uguale perché sa cacciare, sa aspettare, sa valutare, conosce il territorio e ha un gps nell’istinto, che fa invidia alla NASA.

Attraversare le fasi della vita malamute

Crescere un alaskan malamute vuol dire sapere, sin da subito, che lui vi soppeserà. Non appena entrerete nel suo raggio d’azione a due mesi e mezzo, in base alla vostra energia, saprà tutto di voi. Cosa pensate, cosa volete, quanto siete aggressivi e costa state cercando da lui.

Merry ha capito subito che ero debole e ne ha approfittato sin dalla prima notte in casa e ha continuato a farlo fino a quando gliel’ho permesso.

Questo cane ha bisogno di regole e socializzazione per tutta la vita: relegato in un box, in un giardino, alla catena o dimenticato in qualche sgabuzzino, soffre. E’ un cane da branco e da esplorazioni di branco.

Deve conoscere il mondo e sentirsi sicuro, fiducioso in se stesso. E’ importante venga essere messo davanti a sfide. Aiutato superarle e sentire la sua autostima crescere.

Prendere un alaskan malamute da neofiti

Ho sentito molti dire: “Se non hai mai avuto cani, non prendere un malamute. Non fa per te”. La mia opinione, al riguardo, per quel che vale, è che questo assioma è falso.

In giro, ci sono tanti “esperti cinofili”, che “amano i loro cani” e li “gestiscono bene” tenendoli chiusi nei box H24, senza farli mai uscire, socializzare, stare in famiglia, farsi una corsa.

Sarà difficile ma, imparerete, grazie al vostro malamute, tutto ciò che c’è da sapere sui cani attraverso l’incontro profondo con il vostro. Sappiatelo: lui pretende l’incontro vero e profondo con voi. Un’anima donata a metà non gli interessa. Dovrete mettere in conto, che vi servirà aiuto, sia a livello veterinario (la stragrande maggioranza delle persone con cui ho parlato hanno avuto cani con problemi di giardia o coccidi di base.

Mettete in conto il rischio displasia, le allergie e intolleranze alimentari, i problemi a occhi e reni e tutte le più classiche magagne che possono avere tutti i cani del mondo: otiti, raffreddori, febbre, diarrea, vomito e via discorrendo), sia a livello educativo (i maschi non amano i maschi, le femmine non amano le femmine; i maschi iniziano a mettere il carattere dopo l’anno e le femmine si manifestano dopo il secondo calore.

Il cucciolotto disponibile e sottomesso potrebbe non essere lo stesso che vi ritroverete tre anni dopo al guinzaglio).

Se, dopo tutto questo, non siete scappati a gambe levate e continuerete a desiderare questo animale, allora non posso che essere felice per voi e augurarvi il meglio da questa magica esperienza.

Superate queste barriere, si entra in un mondo popolato solo da Totoro. Ed  per questo che, chi ci entra veramente poi… non ne esce più per tutta la sua vita.

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Le ali della libertà

alaskan_malamute_udineE poi accadde che, fermandomi a guardarlo negli occhi, mi accorsi che era ora di cambiare ancora. Come quando vai in terapia per anni e poi, quasi per caso, ti fermi e ti chiedi se saresti in grado di farcela da solo, così si palesò il pensiero di smettere i cicli di obbedienza. 

Tra le regole, che mi vennero segnalate per riportare in equilibrio la psiche di Merry, ve ne erano alcune molto dure per lui. La prima era l’isolamento: i nostri percorsi dovevano limitarsi a giri in campagna, in solitaria, sempre e solo al guinzaglio, fino a quando lui non sarebbe stato giudicato idoneo per il contatto “civile”. Niente città, quindi. Niente amici. Niente giochi con nessun tipo di cane. Niente coccole. Niente di niente. Solo contatto di un’ora alla settimana per l’obbedienza e l’indifferenza in campo con gli altri cani. Non poteva giocare con nessuno di loro, al termine della lezione. Doveva stare a distanza di sicurezza, sempre. Lo scopo era togliergli dalla testa di essere il più importante al mondo, abituarlo a stare vicino, lavorare sul richiamo, gestire i picchi ormonali, stemperare gli atteggiamenti dominanti.

Per un cucciolone cresciuto nelle aree cani di Roma, abituato a giocare con cani di tutte le razze e taglie sin dai due mesi di vita, per ore e ore, mattina, pomeriggio e sera, ogni giorno, con il sole e con la pioggia (soprattutto con la pioggia), questa richiesta è stata difficile; per un cane come Merry, che aveva vissuto con una sua compagnia canina persa da poco, che era cresciuto sotto l’ala paterna di un lupo cecoslovacco, che aspettava con ansia l’appuntamento con i suoi amici Golden, che accettava di sottomettersi con i Pastori Tedeschi e i Maremmani, che ha fatto innamorare due Pitbull femmine e una Dobermann, che ha giocato per ore con Jack Russell e bassottine, Chiuhahua e meticcetti di taglia minuscola, è stato molto duro. Penso incomprensibile, dal suo punto di vista. Dal punto di vista dell’educazione, questo doveva servire a tutelare tutti da lui.

Un giorno decisi che volevo indietro il mio cane. Non per ribellione, non scontentezza o sfiducia; si trattò di nostalgia acuta e profonda. Avevo un tarlo nella testa, che continuava a “macinare”: “Possibile che possiamo stare in equilibrio solo se ci appoggiamo a qualcuno che ci dia i comandi su come vivere?“. Mi domandavo anche: “Sono davvero così incompetente e incapace?” e pensavo, mi domandavo, se fosse plausibile pensare a una sorta di dipendenza da campo di educazione. Come fosse qualcosa di simile ad un offuscamento. Merry era solo quello che mi si diceva fosse? Era il drago dipinto di rosso, che aveva ancora bisogno di tanta, tanta, tanta strada educativa prima di poter essere considerato “normale”? Era davvero “anormale”, in un certo senso? Era davvero così “sbagliato”? Più lo guardavo, più mi sentivo male.

Mi mancava il mio Merry. Mi mancava coccolarlo. Possibile che un momento d’affetto lo avrebbe tramutato in un maniaco delle scalate gerarchiche, desideroso solo di sedersi sul trono sopra la mia testa? Questo è un cane? Mancavano anche a lui le coccole e giocare insieme per un tempo maggiore di un tiro di pallina da tennis e riporto, sempre in contesto di lavoro. Mancava il tempo del relax. Non poteva essere che ogni nostro momento insieme fosse solo e soltanto lavoro.

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Vedevo i progressi, ne ero felice, vedevo che mi rispettava di più, che mi ascoltava di più. Eppure c’era qualcosa che creava una sorta di vuoto. Avevo bisogno del mio Merry. Quello che era in grado di stare in mezzo alla gente senza dare alcun problema. Quello che era cresciuto tra le strade affollate di Roma ed era stato in metropolitana con me senza dare nessun problema ai passeggeri, senza sporcare, senza abbaiare e senza mordere nessuno. Volevo indietro quella sensazione, dentro di me, di saper gestire il mio cane anche in contesto affollato. Volevo incontrare persone. Mi mancavano tantissimo le passeggiate di branco con altri proprietari di cani e cani liberi ma ubbidienti, in armonia fra loro, che a Roma vivevamo quasi ogni giorno, pur con tutte le difficoltà del caso.

Dopo tanti mesi di solitudine, presi l’auto e lo portai a Udine, di domenica, durante una piccola fiera cittadina, nel bel mezzo del passaggio della banda, dei giocolieri e di tutta la gente ciarlante. Lui mi dimostrò di essere il cane che è: tranquillo, ubbidiente, non rissoso con i cani che abbiamo incrociato. Le cose prendevano tutt’altra piega, quando si trattava di incontri di socializzazione a distanza programmata. Era nervoso, teso, aveva un fumetto enorme sulla testa, che diceva: “Voglio andare via“. E un giorno decisi che lo avrei ascoltato: andammo via.

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La sua gioia non ebbe eguali. Sganciato il moschettone nel letto del Tagliamento, si fece una corsa lunghissima costeggiando l’acqua, come per scaricare tutta la tensione accumulata. Poi tornò da me, ricominciò a correre e saltare nell’acqua, a giocare e a tornare da me con quella sua espressione felice e la lingua penzoloni. Non era una sua vittoria, l’avermi portato a boicottare un appuntamento (che stressava entrambi) in favore della libertà. Era una nostra vittoria perché ci eravamo capiti e io avevo lasciato il dovere per il piacere: entrambi desideravamo la stessa, identica cosa. Stare in un luogo di pace. Ora lo stavamo facendo.

Guardandolo, mentre camminavamo con fatica nella cittadina coperta di pietre, prima di andare via, mi sono chiesta più e più volte che cosa sarebbe stato giusto fare. Mi chiesi perché, se esisteva un motivo valido e serio per negargli ciò che lui chiedeva: andare via. Mi chiesi se fosse stato giusto colpevolizzarlo e demonizzarlo perché la sua natura lo portava a preferire tutt’altro genere di esperienze, più dinamiche, più avventurose, più da branco vero. E non fui in grado di trovare risposte serie visto che capivo perfettamente il suo punto di vista e non potevo esimermi dal dargli ragione in toto. Non potevo nemmeno lamentarmi sapendo del suo sovrumano desiderio di essere lasciato libero di correre nel fiume, avendo lui molto caldo e molta sete e una grande energia accumulata al guinzaglio. Lo guardavo e pensavo: lui non è un Barboncino, non è uno York Shire, non è un Pincher. Lui è un Alaskan Malamute. Non puoi chiedergli di essere ciò che non è e non puoi dire che ciò che è sia sbagliato come non puoi negare le sue emozioni e la sua insofferenza nello stare in un contesto che tu per prima vivi con molta tensione, da cui vorresti andare via in favore del bosco.merry_covoni_fieno

Lui non è un cane che si accontenta di una micro camminata in una zona assolata a luglio. Non si accontenta nemmeno della lunghina di 6, 10 o 20 metri ogni volta che usciamo nei campi perché il suo istinto lupino gli dice che deve esplorare e la corda lunga lo intralcia, lo annoia e non gli permette di godersi il suo spazio, la sua passeggiata.  Non è quel tipo di cane che si sente appagato nell’aspettare e nel vivere tempi lunghi di movimento. Lui è un cane d’azione, d’andare, camminare, esplorare, fare, nuotare, scoprire e… io sono come lui. Fin nel midollo.

Per questo mi è fin troppo facile dire di sì al richiamo della foresta: perché è ciò che desidero anche io, sopra ogni cosa.arzino_valle

Ed è per questo che lui è il cane perfetto per me e il migliore in assoluto che potessi mai trovare scandagliando tutti i cani del mondo: perché siamo sulla stessa lunghezza d’onda, delle “teste calde” se volete. Lo siamo entrambi. Siamo spiriti liberi, che riconosciamo le gerarchie per rispetto e non per dovere. Siamo capaci di andare via, cercare nuove strade, varcare nuovi confini per pura curiosità, per sfida, per avventura. Proviamo rabbia e, se è il caso, digrigniamo i denti per difendere solo ciò che è giusto difendere. Lui, ciò che rappresenta, è un richiamo potente, viscerale, che ti strappa dal quotidiano e ti porta ad ululare sulla vetta di una montagna che mai e poi mai avresti immaginato di riuscire a scalare.

Quel giorno, quando lasciammo la cittadina per il fiume, passammo tre ore nell’acqua e poi ci addormentammo in una pineta abbandonata. Nel dormiveglia, sdraiata in auto, decisi che ce l’avremmo fatta insieme e che avrei trovato il modo di gestire il mio cane in sicurezza, senza perdere i risultati raggiunti ma, dando più spazio a ciò che lui voleva per stare bene: la natura e la compagnia. Meno di un’ora dopo, eravamo sul sentiero delle cascate, ad arrampicarci insieme ad altre persone e cani, trovando una gioia immensa nel guardare i nostri cuccioli scorrazzare nell’acqua, felici.

Quando dico, con certezza granitica, che il Malamute (e i cani in generale) sa perdonare è perché l’ho sperimentato sulla mia pelle. Merry mi ha perdonato e mi ha dato il suo amore.