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Passeggiata sul Monte Zermula

La domenica, ormai, è la giornata deputata alle escursioni in montagna. Qualche settimana fa, complice una (rara) bella giornata e la voglia di far socializzare Merry con altri cani, ho accettato un invito per una passeggiata sul Monte Zermula. Per chi non lo sapesse, questo monte si trova in provincia di Udine, fa parte delle Alpi e ha un’altitudine di 2.143 metri. Localizzata vicino all’Austria, fu interessato da percorsi militari nella Prima Guerra Mondiale, rimaneggiati e restaurati nella Seconda e… ben poco utilizzati in entrambe. Le trincee, le mulattiere e le gallerie sono ancora visibili e visitabili a partire da diversi percorsi aventi come base la malga omonima.

Per le donne desiderose di sperimentare il brivido della guida in montagna, accenno al percorso “poco agevole”, che si deve intraprendere lasciata Paularo alle spalle: la strada, che sale sul monte, è a una carreggiata in salita con doppio senso di marcia, lievi tornanti, guardrail non sempre presente e … per coloro i quali fossero in grado di gustarselo, credo ci sia anche un bellissimo panorama sulla sinistra (salendo) e sulla destra (scendendo).

La strada sale fino a circa 1400-1500 metri, costeggiando roccia e boschi. Si possono incontrare delle piccole (o grandi) cadute di massi e non tutto il costone della montagna è protetto da reti. Questa è la difficoltà nel salire sul monte Zermula. Io, che non sono pratica di montagna, ho cercato di “farmi coraggio” mossa solo dal desiderio di portare Merry in un posto incantevole. Queste sono le mie prime volte nella guida in quota e, ad essere onesti, ho ancora molta ansia e paura. Temo mi si spenga l’auto in salita ma, di più, ho paura della discesa, delle curve e della velocità che, a volte, l’auto prende. Devo fare pratica.

mappa_monte_zermulaChe consigli posso dare alle donne desiderose di sperimentarsi sul Monte Zermula? Di portarsi il cd preferito e di cantare, di andare piano, di suonare il clacson ad ogni curva perché, se dall’altro senso di marcia arriva un’auto e non vi palesate a vicenda rischiate:

1) di fare un incidente,

2) di finire nello strapiombo,

3) di rigarvi l’auto con la pietra,

4) di bloccare la carreggiata.

Se dall’altro lato arriva qualcuno, spero per voi vi troviate in una parte agevole della strada, dove vi sarà semplice tenervi sulla destra (salendo) per lasciar passare l’auto. In alternativa, dovrete fare retro… in discesa… in curva. Ma io, quando sono salita, ho sempre confidato nel buon cuore dei più che probabili uomini alla guida: ho fatto bene. Mi hanno lasciato passare, agevolandomi. Sia il mio conduttore, nell’auto che seguivo, sia tutti gli altri incontrati (speravo pochi…e invece!). Queste differenze di “genere” le faccio perché, di norma, chi guida in montagna è, spesso, l’uomo. Ma non voglio fare generalizzazioni.

Comunque, in modo o nell’altro, sono riuscita a salire e, mollata l’auto a 3/4 del percorso, caricato Merry nell’altra auto, abbiamo fatto l’ultimo tratto di… no, non chiamiamola strada! E’ una cosa veramente per avventurieri esperti: asfaltata, eh? Ma…. dritta in salita, senza protezioni, larga meno di una carreggiata, con curve a U per salire e arrampicarsi sul proseguo ancora più ripido! No, da sola, con la mia auto imprestata, non ce l’avrei fatta! Fortuna che ero accompagnata da una coppia speciale di brave persone empatiche, umane e… di grande cuore! Quest’avventura solo per arrivare alla malga, parcheggiare, respirare e partire a piedi!

mucche_monte_zermulaMerry, dicevamo, non era solo: con lui, il rarissimo cane nordico Fresyia Baltica e Penny, australiana D.O.C.. Tutt’intorno a noi, mucche, capre, pecore, galline e animali selvatici [Nella foto potete ammirare Merry e le sue idee strategiche. Stava facendo il triage: mucche-pecore-galline o galline-pecore-mucche? ;-P ]. Lasciati i pascoli alle spalle, saliti fino alla strada, che porta al rifugio incustodito diversi km più in alto, abbiamo deciso che… era ora di scioglierli.

Tre cani primitivi in un bosco sono una cosa straordinariamente bellissima da vedere: tutti e tre perfettamente sotto il nostro controllo. Richiamo buono e, a volte, ottimo, anche in presenza di stimoli e odori selvatici di tutti i tipi. Non si sono mai allontanati da noi, sono sempre rimasti nei paraggi pur correndo su e giù lungo il sentiero, alla ricerca della fanghiglia più fangosa per rotolarcisi dentro. Le gerarchie le hanno stabilite nei primi 5 secondi liberi: Fresyia Baltica era l’Alfa, Penny e Merry i Beta. Merry non ha aperto bocca al riguardo: lui, di base, è uno che non ha bisogno dello scettro a tutti i costi. Se deve, come con Stella, è leader senza problemi (ma lei è cucciola e il ruolo di capo gli spetta di diritto). In tutti gli altri casi (con cani adulti), lui è gregario senza colpo ferire.

Continuando a camminare, abbiamo trovato la cosa più spettacolare del mondo: neve a luglio! Ma non la classica, bianca, sciabile neve! Un cumulo grande come una piccola valanga (ma che non era valanga!), in lento scioglimento, che era diventata una grotta di neve con diversi accessi interni: i nostri cani ci si sono fiondati come matti. Dentro, fuori, sopra, sotto, ancora dentro nel fiume d’acqua creato dalla neve sciolta. Corse e cerchi di gioia. Splendidi. Arrivati al rifugio, ci siamo divertiti a prenderli in giro giocando con l’eco: tutti e tre annusavano l’aria, orecchie dritte, cercando di capire da dove provenisse quella voce strana.

Per pranzo siamo scesi in malga e lì c’è stata una grande prova per Merry: di base lui non riesce a stare legato a un albero, palo, staccionata nella natura mentre io, per un qualsiasi motivo, mi allontano un attimo. Va subito in stress. Su questo aspetto, ci sto lavorando, quasi ogni giorno, abituandolo a stare da solo. E’ un lavoro che va avanti da molti mesi. Ebbene, quella domenica, grazie anche alla presenza delle due primitive, è riuscito a stare tranquillo, a non essere insistente, a non abbaiare, a mettersi a terra e…… suonino le campane: a fare un pisolino di una manciata di minuti! Cosa cosmiche, ragazzi! Cose cosmiche! Se paragonate alla partenza, questo è un SUPER risultato (su cui c’è ancora tantissimo da lavorare, per carità). Mentre noi pranzavamo, inoltre, i due Bernesi della malga si sono avvicinati (anche il maschio di 5 anni) e con Merry non ci sono stati problemi. Si sono annusati tutti a vicenda, a distanza, con rispetto e, tempo poco, i bovari sono tornati al loro lavoro con le mucche: facevano, praticamente, i pizzardoni a protezione degli animali e dei luoghi adibiti ai turisti, prevenendo invasioni di campo a tutto muuuuu. Vedere questi cani lavorare nel richiamare e radunare le varie tipologie di ruminanti è stato bellissimo! merry

Dopo pranzo, l’ultima passeggiata fino alle trincee, scendendo al di là della staccionata a cui avevamo legato i cani per mangiare. Il sentiero, in discesa, era coperto di fogliame non ancora seccato a causa del tempo ballerino di quest’anno. Tutt’intorno, quella pianta simile, per odore, all’aglio, di cui non ricordo il nome. I passamano in legno sono quasi tutti marci e cadenti, purtroppo quindi, benché il sentiero non sia complicato, bisogna comunque prestare attenzione. Di tanto in tanto, si possono incontrare dei tronchi crollati perché malati o abbattuti da qualche fulmine.

Trovate le entrate nella trincea, ci siamo avventurati al loro interno. Buio pesto. Per fortuna che le nostre guide, mio collega al centro cinofilo e sua moglie, si erano ricordati delle torce! Merry, dopo un attimo di “timore del buio”, si è lanciato nell’esperienza, pur stando sempre vicino , rispondendo al richiamo senza controbattere o disobbedire.

E questa, infine, è l’ultima immagine di una giornata memorabile, per la quale, sia io che Merry, ringraziamo ancora.

alaskan_malamute_laika_australian

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Venzone: L’ecoturismo nelle vallate dell’orso

ecoturismo_orso_venzone_lifeIeri sera, ho lasciato il mio lupo a casa e sono andata a Venzone, alla conferenza “L’ecoturismo nelle vallate dell’orso“, ultimo evento di un progetto europeo per informare e sensibilizzare le popolazioni dell’arco alpino sull’esistenza e coabitazione con questo carnivoro.

Nei miei sogni, tra le tante fantasie, c’è anche la speranza, un giorno, di poter acquistare del terreno e una qualche forma abitativa in luoghi molto naturali: non so nulla, però, di montagna e questo genere di conferenze mi interessano moltissimo. Avrei dovuto andare anche a un trekking esplorativo a tema frutti di bosco però, come sempre, il lavoro social viene prima degli hobby.

Quindi, l’orso. Che cosa sapete di lui? Ne avete mai avvisato (o incontrato da vicino) uno? Ne avete paura oppure siete favorevoli alla sua gestione responsabile anche in funzione di flussi turistici mirati? Andando di frequente in montagna, mi sono spesso posta il problema della gestione di un eventuale incontro ravvicinato con questo carnivoro… soprattutto in presenza del mio lupo. Una sola volta, ho incontrato le sue orme: ero in Abruzzo, a Pescasseroli. E Merry non c’era. In quell’occasione, incontrai anche le tracce del passaggio di un paio di lupi. All’epoca, non sapevo nulla sulle tracce lasciate dagli animali selvatici. Non ho avuto una particolare paura, solo la sensazione (pur senza vedere, intorno a me, alcun carnivoro) di essere tenuta d’occhio.

L’orso è un plantigrado, vale a dire che la sua locomozione si articola appoggiando tutta la pianta del piede (simile all’umano) sul terreno. Un maschio adulto può arrivare a pesare fino a 300 kg, una femmina la metà, circa. Sono animali capaci di scatti di corsa che arrivano ai 45km/h (il mio lupo arriva fino ai 40 km/h….. io se arrivo a 3 km/h è buono il pane). Gli orsi delle nostre zone, in generale, hanno imparato, dopo decenni di persecuzione, a tenersi lontani dagli uomini; alcuni, tuttavia, sono più confidenti o temerari e si avvicinano molto alle abitazioni umane. In Friuli, di recente è stato catturato un orso dall’Università di Udine e, sulle nostre montagne, circolano diversi esemplari insieme ai lupi, alle linci, agli sciacalli e alla lontra.

Le Alpi e Prealpi sono attraversate da orsi viaggiatori, che seguono percorsi vari, dal Trentino Alto Adige alla Slovenia, passando per il Veneto, il Friuli e l’Austria. Il loro passaggio può essere individuato da tracce calde (passaggio recente) o fredde (passaggio non recente). Le orme sono, di base, la cosa più semplice da decifrare. Guardando bene la natura circostante, si possono scorgere segnali del suo transito: fecipietre divelte, tronchi rigati o smembrati alla ricerca di insetti. Le rigature del tronco sono diverse da quelle lasciate dagli ungulati perché sono realizzate con gli artigli e non con le corna. Se siamo fortunati, possiamo trovare il pelo  fulvo arricciato (che è diverso dal longilineo del cavallo). I più fortunati, hanno incontrato in Carnia anche le tane degli orsi oppure i formicai con un bel bucone in centro, chiaro segnale del passaggio del plantigrado.

I ricercatori stanno monitorando la comunità degli orsi in Friuli, Trentino, Veneto, Austria e Slovenia risalendo al patrimonio genetico dell’animale, per esempio, dai bulbi piliferi riusciti a raccogliere mediante le trappole “incaglia pelo” (filo spinato legato a una 50ina di cm dal terreno, se non ricordo male, sotto al quale l’animale passa e, passandoci, qualche ciuffo di criniera rimane incagliato nel filo, che verrà poi raccolto ed esaminato). In Friuli, il monitoraggio dell’orso è stato reso possibile anche grazie all’impiego dei cani nordici Laika, intrepidi e temerari nell’avvisare i conduttori e nel sostenere le attività di ricerca con la loro capacità deterrente e di segnalazione.

Le comunità montane si accorgono del passaggio dell’orso perché, spesso e volentieri, fanno la conta dei danni, qualora non dotate di nessun sistema di protezione/allarme/disincentivazione dell’animale nel proseguire la sua battuta di caccia (sia essa per il miele, la frutta o le pecore). L’Unione Europea ha stanziato fondi per munire gli agricoltori, allevatori e pastori alpini di sistemi elettrici di protezione: i risultati, tuttavia, sono per metà positivi (nessun danno se la rete di protezione viene manutenuta e la batteria alimentata da corrente o energia solare) e per metà negativi (tanti danni se non c’è manutenzione, se la rete di protezione è stata posata male, se non viene caricata la batteria, se si lascia crescere l’erba intorno ai picchetti). Al momento, purtroppo, i fondi sono terminati e non è possibile, fino a nuovo ordine, dotare i richiedenti di questi sistemi di protezione.

In Abruzzo, a differenza del Friuli, i pascoli sono monitorati da squadre di cani pastori Abruzzesi, spesso chiamati Maremmani, dotati di collare anti lupo e orecchie tagliate (non sempre, non tutti lo fanno). Qui, invece, ci sono ancora animali lasciati liberi di pascolare senza guida umana e senza cani da guardia: lasciati allo stato brado, sono facilissime prede per chiunque decida di farsi “uno spuntino al sapor di ovino”.

La domanda dell’incontro era molto semplice e complessa allo stesso tempo: è possibile far coesistere sistemi di ecoturismo sostenibile nel rispetto dell’ambiente e delle biodiversità con la presenza di questo (e degli altri) carnivoro (i)? Le altre regioni e gli altri stati lo fanno. Le comunità guadagnano dalla presenza dell’orso attraverso l’attivazione di tour, la costruzione di casette speciali per il bear watching (soprattutto dove la comunità dei plantigradi è più elevata e, quindi, gli avvistamenti sono più facili e numerosi).

In Friuli Venezia Giulia, tutto ciò è ancora da valutare, soppesare, programmare e realizzare. Qualcosa si sta muovendo ma, siamo ben lontani dai risultati del Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise. Ciò che è positivo è che, ad ascoltare la conferenza “L’ecoturismo nelle vallate dell’orso“, la sala consigliare di Venzone era piena di gente. C’è interesse da parte della comunità, c’è la voglia di ascoltare, di capire e di valutare.

Questo è già un buon punto di partenza per il futuro.

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Da Artegna a Montenars: il sentiero delle cascate con i cani

Salve, gente! Eccoci tornati dopo una lunga assenza: la mia belva pelosa si è fatta un lunghissimo periodo dal veterinario: abbiamo dato un nome a tutte le paturnie genetiche, che gli limitano la vita, di tanto in tanto. Mi sono dovuta mettere il cuore in pace: il mio orsettone non potrà mai diventare papà. Pazienza: lui è unico. Per festeggiare, ci siamo dati alla pazza gioia con escursioni in montagna, complice una temperatura splendida, la riacquistata forma fisica di Merry e gli incontri divertenti con altri cucciolotti.

La prima gita fuori porta è stata da Artegna a Montenars seguendo il sentiero delle cascate con la piccola Akita, l’innamorata del mio lupo (ricambiata con trasporto). Noi abbiamo imboccato l’entrata dal Monte Faeit, arrampicandoci nelle tortuose strade di Artegna, parcheggiando al limitare del bosco e salendo, seguendo la strada asfaltata, che conduce al confine con Montenars, segnato da un pietrone antico. Eravamo accompagnati dall’umano di Stella (traduzione italiana dell’omonimo giapponese).  Abbiamo imboccato il primo sentiero sulla sinistra, lasciando l’asfalto per lo sterrato, scendendo fino all’imboccatura di una nuova strada di Artegna; siamo risaliti lungo il monte, entrando subito nel sentiero che, allungandosi alla nostra destra, scendeva verso le prime cascate. torrente_orvenco_sentiero_delle_cascate

Queste pozze sono meravigliose e vengono formate dal torrente Orvenco. Abbiamo risalito il corso del fiume, seguendo a tratti il sentiero didattico e a tratti l’esperienza della nostra guida, che ci ha raccontato tantissimi aneddoti della sua vita da ragazzo in questi boschi, come la maturità preparata facendo il bagno nelle vasche naturali, cristalline e gelide del torrente. Superati i primi metri, nei quali era ancora possibile(e auspicabile) tenere i cani al guinzaglio, dovendo adattarci a delle scalate in stile Indiana Jones, abbiamo sciolto entrambi i nostri cani, che sono rimasti vicini e pronti ad aiutarci individuando i passaggi migliori, l’orientamento e la vicinanza all’acqua.

sentiero_cascate_artegna_montenars0Il sentiero delle cascate, chiamato anche Troi de Cascades, è un anello, che si percorre sul monte Faeit.L’escursione non è semplice perché, anche seguendo le indicazioni C.A.I. del percorso, senza discostarsi di una virgola dalle informazioni presenti sugli alberi, ciò che ci si ritrova a percorrere è un terreno spesso roccioso, sul quale arrampicarsi o comunque da percorrere con estrema attenzione in alcuni suoi punti perché senza passamano. Le vostre spalle, in alcuni tratti, danno su alcuni strapiombi e, se non badate bene a dove mettete i piedi, il rischio di cadute si fa ancora più elevato. Non è un percorso impossibile: non sono una escursionista esperta. Ho iniziato da poco ad avventurarmi in montagna con il mio Alaskan Malamute e ho la capacità di arrampicata (sarebbe meglio dire di “issata”) pari a quella di un elefante. I pischelli di Artegna e Montenars vengono a fare il bagno d’estate e salgono in ciabatte oppure scalzi, scalando le cascate a nuoto e a piedi. La parte più agevole si incontra nella zona alta del torrente: il percorso didattico è realizzato su sentieri accessibili anche ai bambini, con staccionate di legno, zone di riposo, pannelli informativi sulle specie animali e vegetali, immagini e spiegazioni del percorso. In zona ci sono molte escursioni, che si possono seguire in semplicità e che sono descritte nella guida “I sentieri del bosco” di Ivo Pecile, edito da Sentieri Natura.

sentiero_cascate_artegna_montenars

I nostri cuccioli si sono stra divertiti: hanno annusato di tutto e di più, corso, scalato. Merry ha fatto il Land Rover con la coda e la piccola Stella ha imparato a superare, grazie all’esempio del mio cane, un ponte con il “pavimento” a griglia di ferro. Merry potrebbe essere un ottimo cane tutor per i cuccioli, in futuro. Lui ha le qualità spiccate del cane equilibrato che, con il dovuto percorso, potrebbe dare grandi soddisfazioni nell’aiuto dei suoi simili.

Magari più avanti vi racconto le nostre avventure con l’educazione cinofila e i nostri percorsi di addestramento, obbedienza e lavoro 😉 Ricordatemelo, se me ne scordo: potrebbe essere interessante da far conoscere, infondo. L’Alaskan Malamute è visto spesso come cane non addestrabile, “buono solo” per il traino su distanze limitate. Tutto sommato, c’è molto di più in questo animale superbo.

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Dog trekking: da Sella Nevea al Montasio

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Vivere un’esperienza di dog trekking con il mio Alaskan Malamue, Merry, partendo da Artegna, raggiungendo in auto Sella Nevea per poi trottare sul Montasio fino al Lago di Cave, non era nei miei piani.

Fino a poche settimane fa non pensavo nemmeno sarei stata in grado di scalare tornati di montagna da sola, in auto. E invece.  Invece nella mia vita è entrato – da un pochino, ok – il più bell’alaskan malamute sulla faccia della terra (cuore di mamma, perdonate!) e quindi: via! Basta paure! Si parte.

Dovete sapere che vivere con un alaskan malamute vuol dire cambiare stile di vita di brutto: camminate, dog trekking, corse a piedi, in bici, in auto, in slitta, marce ed esplorazioni del selvatico, ricerche olfattive tra i rovi insomma tutto ciò che un cane cacciatore potenziato da un dna amante del lavoro pesante e dello sforzo fisico amplificato da quella profonda vena lupina vuole vivere!  [Non sindachiamo sul mio peso: il mio malamute è un goloso e, per addestrarlo, servono rinforzi positivi. La divisione di un cornetto, per esempio, è un rinforzo molto positivo ;-). Poi, capite, lui è bravo, quindi va festeggiato: ogni tanto, qualche pit stop nei luoghi strategici va fatto! Sennò poi mi va in crisi d’amore 😉 ]

Insomma: era una bella giornata. Bellissima. Di quelle con il sole in fronte, rare auto sulla tangenziale, la grazia dei semafori verdi uno dietro l’altro e il parcheggio da “Ti piace vincere facile?“. Ecco, il nostro dog trekking alla volta di Sella Nevea, Montasio e Lago di Cave è iniziato così, con una grandiosa botta di c***… ops! Fortuna! 😉 e una scena da Romeo e Giulietta da filmare [se solo avessi avuto la capacità di attivare il telefono invece di ridere!].

Ebbene, il mio galante Peloso Gigante è innamorato perso della stupenda Akita Inu, Stella, nostra compagna di trek. Sceso dall’auto, lei è balzata sul davanzale della finestra al secondo piano e ha cominciato a guaire: “Amore mio, salvami! Portami nel bosco, andiamo a giocare nei torrenti! Muoviti! Raggiungimi!” e lui, da sotto: ” Arrivo, arrivo! Mi libero dell’umana e, mio Amore Via Latteo, ti porto sul cucuzzolo della montagna a cacciare stambecchi per te”. Un proliferar di cuori che non vi dico: neanche a San Valentino! Riusciti a caricare le belve nella stessa auto, abbiamo lasciato Artegna in una nuvola rosa [No! Non hanno fatto le puzzette! Erano solo i loro effluvi d’amore!].

sella nevea montagne

Non sono mai salita a Sella Nevea: un paesaggio mozzafiato, da cartolina! Le montagne si accentuavano lungo il percorso, il fiume Fella si snodava seguendo la ciclabile ricavata (e a tratti abbandonata) dalla vecchia linea ferroviaria: il verde acceso dei boschi e prati scintillava, gorgheggiava, attraversato da brevi cascate e rigagnoli, laghetti improvvisati e sentieri C.A.I. in ogni dove.

Pochi km prima di arrivare a Sella Nevea, siamo scesi vicino a una grandissima cascata con lago e abbiamo risalito un sentiero breve e ghiaioso, con lieve pendenza. All’apice, siamo giunti alle spalle della cascata, facendoci il bagno con gli spruzzi dell’acqua gelida. I nostri cani erano stra eccitati dai mille odori e rumori: se li avessimo sciolti, sarebbero partiti per esplorazione chissà quanto lunghe! A Sella Nevea abbiamo incontrato la neve: le piste da sci chiuse erano la nostra meta!Dog trekking Sella Nevea

I cani e la neve sono uno spettacolo assoluto: c’è qualcosa, dentro la neve, che li riempie di vita e di voglia di giocare, saltare, rincorrersi, annusare, scavare, e fare cerchi concentrici come la danza della gioia dei lupi selvatici, ampi e perfetti, continui nel tracciato. Amo vedere Merry e Stella giocare: lei ha meno di 5 mesi e il mio, invece, ha quasi 1 anno e mezzo.

Sono due forze della natura: vivaci, dispettosi, energetici, instancabili. Gli basta 5 minuti in “Terra” per riprendersi e ricominciare a farsi gli agguati. Merry è anche il “maestro” di Stella perché la aiuta ad esplorare i luoghi nuovi, le mostra come intrufolarsi fra i rovi, come riconoscere i sentieri per tornare a noi, dove NON andare perché è pericoloso oppure come spingersi oltre i propri limiti per scoprire qualche centimetro in più di erbe aromatiche. Lei, di contro, trasmette la serenità nell’approccio del gioco tranquillo anche se gioioso. Hanno stabilito le gerarchie senza scontri, lui è delicato con lei e anche paziente quando mostra il suo lato più cucciolo e rompi scatole. Merry si fa scalare e capottare senza problemi anche se, quando ce n’è bisogno, la rimette a posto – anche duramente, ma senza farle male – in special modo per quanto riguarda l’uso della bocca e il rispetto degli spazi.

Lasciata Sella Nevea ci siamo spostati verso il Montasio, con l’incognita del sentiero aperto alle auto. Fortuna: aperto! Parcheggio rapido, bisacce con il cibo caricate su Mercurio, cintura allacciata ed eccoci su una strada ricoperta di neve, con gli scarponi che affondavano per intero mentre a lato, gli accumuli erano alti anche più di 60 cm, in alcuni tratti più ombreggiati.

Intorno a noi, il bosco nel pieno del mutamento: fiori di montagna, crocus e piante a me sconosciute raccontavano l’arrivo della primavera. Spiazzi innevati e tracce di ungolati parlavano ancora di inverno. Guardate! Una volpe ci è appena passata davanti al naso! E laggiù! Laggiù: aguzzate l’occhio! Le vedete? Sono tante! Marmotte! E piccoli marmottini!

Ai piedi del Montasio, una fittissima rete di cunicoli e tane scavate come nemmeno nella prima Guerra Mondiale si faceva. Altro che trincee! La valle è la metropoli delle marmotte, la New York delle marmotte! Scommetto che passa pure la metro!

Non vi dico Merry! Strafatto di odori, con tante tane da esplorare quante non ne ha mai nemmeno pensate, con animali selvatici di tutti i tipi nascosti e presenti: era l’apoteosi del traino in corsa. Era troppo bello vederlo felice! C’erano milioni di stimoli olfattivi, un’esperienza enorme per lui, abituato alla passeggiata nei campi e agli esercizi al centro cinofilo!

Non era più un Alaskan Malamute: era entrato nella versione “lupo”. Il Malamute ha due versioni: quella cane e quella lupo. In quel momento lui era solo lupo. Non era ancora nella “versione caccia” perché era troppo preso dall’accumulare informazioni sul territorio però sono certa che, se avessi allentato il guinzaglio e avessi avuto la malaugurata idea di cliccare il moschettone e scioglierlo… l’avrei perso. Avrei dovuto piantare la tenda, prendere un rosario in mano e aspettare tutto il suo tempo, sperando che l’immersione nel mondo Wild non diventasse così preponderante come lo fu per Buck ne “Il richiamo della foresta“. Non l’ho sciolto: voglio Merry con me… per sempre [no, non ditemi che un giorno morirà: lui non lo farà. Lui non è uno di quei cani che muore. Lui è Merry. Ha troppo da vivere per limitarsi a 10-13 anni di esperienze! Non credete?]

alaskan malamute

Questa è stata la mia prima volta sul Montasio: come si può descrivere questo monte? Lo chiamano, da queste parti, Sua Maestà. Non è come l’altrettanto mitologico Kaiser: è qualcosa di imponente, che ti si para davanti e non ti lascia respirare. Uniforme anche se segmentato nelle vette, è massiccio e portentoso. Dalla valle partono sentieri C.A.I. in grado anche di raggiungere quote significative e rifugi o bivacchi che, a sentire gli appassionati, sono entrati nel mito del luogo. Qualcosa di straordinario.

Montasio_dog_trekking

 Pic nic sotto gli abeti, in una landa punteggiata da crocus: che cosa si può volere di più dalla vita? Nulla, davvero. Il nostro dog trekking è continuato ancora, nel pomeriggio ma…. credo di avervi sufficientemente rintronato con le chiacchiere. Alla prossima!