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La parola dell’anno (per un triennio, forse): maternità

maternità

Io non desidero figli e non ho l’istinto materno. Però non ho nemmeno la condizione economica e professionale per poter scegliere (senza rimpianti) di escludere o includere questa esperienza nella mia vita.

Mi chiedo, infatti, se la mia posizione di rifiuto categorico sia condizionata, oltre che da questioni personali, anche dal mio lavoro.

Se io avessi un reddito garantito anche senza la mia presenza fissa o se avessi una rendita su cui poter contare in caso di impossibilità a muovermi, la penserei diversamente rispetto alla maternità?

Per ora il mio lavoro si basa su un’altissima mobilità, sulla mia presenza fisica e sulla reperibilità. Se non eseguo un dato monte ore, se non mi presento in aula, se non garantisco una presenza, non guadagno. Tutta la mia vita professionale ruota intorno al mio esserci, che è direttamente proporzionale ad una tariffa oraria.

Se un giorno rimanessi incinta e fosse una gravidanza difficile, non potendo muovermi, non potendo essere fisicamente nei luoghi che mi producono reddito, non avrei un reddito. E questo sarebbe un enorme problema nonostante la presenza maschile al mio fianco.

Se fosse una gravidanza serena, potrei comunque fare più di 500 km alla settimana in auto o treno? Fino a quando sarei in grado di mantenere questo ritmo per avere delle entrate?

Un bambino costa molto ancora prima di nascere. Da quando nasce a quando muori, un figlio è una spesa continua. Meraviglioso l’aspetto romantico della maternità ma le esigenze concrete di mantenimento sono, purtroppo, qualcosa che non si può nascondere sotto al cuscino o sotterrare con la cenere del caminetto nel giardino. Esistono e vanno considerate… o, almeno, io le considero primarie…prima ancora del resto emotivo.

Non posso nemmeno dare per scontata la presenza di un uomo perché le variabili sono tali e tante che è impossibile addormentarsi nel “per sempre e non pensiamoci più“.

Da questa consapevolezza nasce la mia parola dell’anno, che sgorga da una domanda semplice:

se la mia situazione professionale e reddituale fosse diversa, rivaluterei l’opzione maternità?

A priori non lo so però non posso vivere con il dubbio di escludere qualcosa dalla mia vita solo perché non mi sono impegnata nel creare le circostanze per vivere serenamente l’esperienza.

Il mio obiettivo, quindi, è creare queste condizioni favorevoli professionali, capire cosa mi produce più soddisfazione e sostegno, dopodiché stare a vedere cosa succede in me come donna. Aggiungo anche il ridurre la pressione sociale sull’argomento che, purtroppo, è molto forte a causa dell’imminente mio matrimonio.

Quest’ anno, infatti, avrò un marito ma l’indipendenza economica per me viene prima di qualsiasi amore spassionato, matrimonio, relazione o maternità. Questo perché so quanti drammi e danni nascono dalla dipendenza economica e dagli annessi e connessi.

Se, con le condizioni favorevoli, dovessi continuare a sentire che non sono portata per essere mamma e che non desidero figli, almeno potrò dire di aver scelto nella più vera libertà, nel rispetto di me stessa e del mio corpo e nell’onestà cruda verso una scelta che condiziona la vita, in un modo o nell’altro.

La maternità è una scelta che riguarda solo ed esclusivamente me visto che modifica drammaticamente il mio corpo, la routine e le priorità essenziali attuali e future. Per senso di estrema responsabilità verso una creatura che non chiede di nascere ma subisce la mia volontà, voglio almeno essere certa di poter offrire un buon futuro e, cosa più fondamentale di tutte, la mia presenza finché sarà fondamentale. Un bambino è un impegno profondo ed è per questo che, al momento, non sono ancora propensa ad assumermelo.

La parola dell’anno: cosa farò e cosa mi aspetto

La parola del 2019 è “maternità”. Devo dire che mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno: mai e poi mai l’avrei scelta razionalmente. Invece è nata dall’istinto e dal sentimento. Ero propensa a scegliere “formazione” oppure “fatturato” però non le “sentivo” pregne di fuoco propulsore.

Camminando nei campi con il mio Mercurio, invece, la domanda di cui sopra si è palesata con tutta la sua disarmante forza motrice. Nel concreto, quindi, cosa muove la parola “maternità”? Innanzi tutto la ricerca di un modello di business che mantenga quanto fatto fino ad ora integrando alcuni elementi di reddito indipendente dalla mia presenza fisica.

Sto valutando, per esempio, la scrittura di un libro e l’utilizzo di piattaforma di e-learning per vendere le docenze pre registrate. Queste due ipotesi potrebbero portarmi nel tempo un’entrata svincolandomi dall’essere lì, presente, di fronte alle persone nel qui e ora. La rendita, invece, è un qualcosa di più difficile da costruire: ho percorso, per un periodo, la strada del network marketing ma mi sono accorta che non è la strada adatta. Diventare una proprietaria terriera potrebbe anche essere fattibile ma fra molti anni (e molto fatturato in più in banca).

Ora come ora non ho risposte. Solo la voglia di esplorare un “E se fosse….?”. So che il 2019 è il primo dei tre anni che mi metto a disposizione per migliorare la mia vita professionale guidata dalla parola dell’anno “maternità”.

Poi, se un giorno diventerò mamma, sarà perché lo decido consapevole di poter essere, esserci e dare e questo credo sarà un grande beneficio per la creatura.

Se non lo diventerò, so che sarò una persona migliore perché ho avuto il coraggio di mettermi in gioco e di scegliere amando, pur senza dare alla luce qualcuno.

In tutto questo, quindi, mi prendo cura di me.

E ora gambe in spalla, che l’anno è iniziato!

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Piano di comunicazione 2019

Il mio piano di comunicazione per il 2019 prevede una semplificazione massima delle attività di promozione. Realizzate, tuttavia, con un occhio focalizzato alla conversione. Meno dispersione, più concretezza.

Se il 2018 è stato l’anno della revisione delle condizioni contrattuali ed operative in favore di una migliore fatturazione, il 2019 sarà l’anno del consolidamento di quanto “seminato” nei dodici mesi passati. Non ho ancora valutato il passaggio al regime forfettario rispetto all’ordinario ma nel 2020 dovrò operare questa scelta. Il 2019 metterà comunque le basi per l’ulteriore cambiamento professionale della mia partita IVA.

I risultati della comunicazione commerciale 2018

Il 2018 ha prodotto effettivamente i risultati sperati da questi cambiamenti (condizioni contrattuali di tutela per il cliente ma anche in mio favore, riduzione eventi gratuiti e sconti regalati, riduzione consulenze individuali, inserimento dello storytelling nella pagina Facebook, predisposizione piccoli funnel di conversione, invio settimanale di curriculum):

  • 2 incarichi a medio – lungo termine di gestione
  • 1 di questi con un “maxi” importo annuo (maxi rispetto a tutto ciò che ho sempre sperimentato fino ad ora)
  • 1 incarico a breve termine di gestione
  • 2 incarichi di formazione con monte ore importante (oltre 100 ore di docenza in un anno)
  • 3 entità seguite con formazione in house per dipendenti
  • 2 consulenze individuali
  • 6 clienti profit
  • 4 clienti non profit
  • obiettivo economico 1 raggiunto: fatturati quasi 30.000€ entro il 30 novembre 2018
  • obiettivo economico 2 raggiunto: fatture di gennaio emesse grazie al lavoro invernale 2018
  • difficoltà costante nel ricevere i pagamenti ridotta a 2 unità
  • crescita professionale maggiore incentrata nella gestione delle situazioni e relazioni spinose

Obiettivi 2019

Il piano di comunicazione esiste dal momento in esiste un obiettivo concreto operativo. Un obiettivo è misurabile, con una data di scadenza precisa. Il mio, per il 2019, è una grande sfida mentale prima ancora che professionale: raggiungere nuovamente quota 30.000€ entro il 30 novembre 2019 con incasso di tutte le fatture entro il 30 novembre 2019.

A differenza degli altri anni, ho stanziato un piccolo budget per la mia promozione online mediante Facebook ma il focus verterà sui contenuti di tipo testo e video.

Agenda Messaggero Veneto 2018

A dicembre ho chiuso l’anno con la mia prima promozione cartacea: ho acquistato una pagina nella nuova Agenda Messaggero Veneto 2018 e ho scelto gennaio 2019 come posizione al suo interno. Questa scelta mi ha portato nelle case di circa 40.000 friulani: per dodici mesi accompagnerò le loro vite con la mia presenza silenziosa ma ben riconoscibile.

L’agenda è uno strumento utile, che rimane nel cassetto, utilizzata o dormiente, per molto tempo, talvolta anche oltre i 12 mesi. Questa decisione nasce come azione di visibilità da cui mi aspetto un ritorno lento dell’investimento.

OBIETTIVO: visibilità

Content Marketing

Le sezioni del blog saranno revisionate in tendem con un progetto letterario che sto valutando.

I contenuti di tipo testo avranno un ampio spazio nel 2019 ma cercherò, tempo permettendo, di sperimentarmi in nuovi strumenti da abbinare agli articoli del blog come i video animati o, eventualmente, i podcast. Tutto ciò, purtroppo, andrà di pari passo con i carichi di lavoro esterni da gestire.

OBIETTIVO: posizionamento SEO

E-mail marketing

La relazione uno ad uno è fondamentale per me. Riprendo le attività di comunicazione via newsletter inviando, una tantum, delle e-mail riassuntive attività ed opportunità.

La newsletter è uno spazio intimo e commerciale, che mi piace personalizzare di trimestre in trimestre, lasciando spazio all’evolversi delle situazioni. Le mie e-mail mixano la condivisione di esperienze personali come partita IVA ad inviti diretti o scontistica speciale. La cosa che mi piace di più è leggere le risposte oppure incontrarvi di persona.

Quest’anno incrementerò il filone tematico della vita da partita IVA con news dal mondo digital e consigli pratici. Se vuoi iscriverti, puoi farlo da qui.

OBIETTIVO: relazione

Facebook Marketing

La modalità comunicativa che adotterò quest’anno è lo storytelling. Sia nella pagina ufficiale sia nel profilo personale e su Instagram, i contenuti a disposizione riguarderanno principalmente la mia persona come professionista (pagina), donna (profilo) e mamma malamute (Instagram). 

Sto valutando l’utilizzo dei mini video per la divulgazione di contenuti tecnici: questa è una scelta ancora work in progress nei dettagli.

OBIETTIVO: conversione

Attività commerciale, relazioni pubbliche

Questa è senza dubbio l’attività più importante da sviluppare per consolidare e sviluppare fatturato nel 2019. Il come è l’elemento essenziale e, ovviamente, per segreto professionale, al momento non posso condividere le intenzioni.

OBIETTIVO: firma dell’accordo

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Il mio 2018: lezioni di vita imparate lavorando

Il 2018 è stato un anno professionale di svolta. Dal punto di vista economico, certo. Dal punto di vista mentale, soprattutto. Perché è iniziato con dei propositi strepitosi, che si sono dissolti nel giro di un paio di settimane e, nel limbo del “troviamo una soluzione subito“, ho cambiato mentalità.

In un certo senso, non mi sono più fatta attraversare dalle difficoltà. Ho tenuto il timone dell’onda anomala e ho virato, non senza incontrare scogli e mulinelli, verso un approccio oserei dire…. instancabile. Posso dire che questo 2018 ha completato il percorso iniziato nel 2016: ora non mi adagio sui risultati e sui clienti, non do per scontato i contratti e, soprattutto, non smetto di costruire lavoro nemmeno quando sono stra piena di cose da fare e di persone da accontentare. I clienti di quest’anno mi hanno insegnato molto e li ringrazio tutti per la generosità e schiettezza con cui mi hanno aiutato a crescere. Ecco, quindi, il riassunto delle lezioni di vita del 2018.

Se è la tua strada, lo sarà a prescindere da ogni difficoltà

Per me è molto importante essere scelta. Ho imparato che, a volte, diventare la scelta di qualcuno significa accettare i tempi e le esperienze altrui prima di arrivare da te. Come in amore, se qualcosa è destinato a te, arriverà, prima o poi. Questo insegnamento si è palesato dopo un paio di mesi di curriculum inviati e colloqui. Fino alla chiamata inaspettata, che ha completamente modificato (e migliorato) le prospettive di reddito 2018.

Se una strada non è la tua strada, non lo sarà nemmeno se la prendi ad accettate

Contemporaneamente, mi sono incaponita rispetto ad un’azienda molto importante qui in Friuli. Ho inviato il mio curriculum per mesi e mesi, per ogni posizione aperta. Non ho mai fatto nemmeno un colloquio nonostante sulla carta avessi tutti i requisiti per molte opportunità professionali nell’ambito digital. Ho capito, poi, che il personale assunto era scelto sempre neolaureato. Io, con la mia partita IVA da 6 anni e la mia laurea da altrettanti, non posso proprio spacciarmi per neolaureata 🙂 Quindi, le energie investite lì ora le investirò nella mia formazione up level.

Consapevolezza dei touch point con me

Chiudendo momentaneamente la pagina Facebook, mi sono domandata come costruire lavoro senza questo social. Lavorando anche come social media manager, restare senza Facebook è stata una sfida. Mi ha costretto a riflettere e a guardarmi con occhio critico.

Ho capito, così, che ciò che mi porta più lavoro in assoluto sono i corsi di formazione e la soddisfazione dei miei studenti. Il rapporto con le scuole è uno dei contatti da privilegiare per le conseguenze positive che genera. Mi sono resa conto di perdere diverse opportunità nell’incontro diretto con le persone perché fatico molto ad essere una brava commerciale di me stessa “dal vivo“.

Cambiare fotografie al sito ed inserire l’e-commerce è stato cambiare me

Le immagini sono un veicolo importante di comunicazione. Adoravo le foto precedenti però, a livello professionale, sentivo non mi rappresentavano più al 100%. Appartenevano ad un momento storico della mia persona ormai sorpassato e che volevo terminare di sorpassare. L’inserimento dello shop in questo sito mi sta aiutando a propormi e a fissare i prezzi. Tradotto significa che avere un set di prodotti ben codificati e con una tariffa diventa un valido aiuto in fase di trattativa o di presentazione. Cambiare fa paura ma, a volte, è veramente l’unica alternativa per crescere e per progredire nel proprio progetto di vita. Rinunciare alla mia immagine di prima è stato un processo, che ho ultimato quando mi sono sentita pronta per essere altro. Senza rinnegare: integrando e sviluppando.

Diventare cliente … e non solo consulente

Le novità importanti della mia vita mi hanno portato a diventare cliente. Ho chiesto preventivi, ho incontrato professionisti, ho scelto e ho trovato il piano B. Questo mi ha portato a vedere con gli occhi di chi si deve affidare ad uno sconosciuto per la realizzazione di un progetto a cui tiene. Mettermi nei panni di chi sceglie mi sta aiutando ad essere più attenta con i miei clienti quando il fornitore sono io.

Sono in grado di gestire delle persone

Come anticipato nell’ultima newsletter, quest’anno ho accolto presso il mio studio due stagisti. Avevo bisogno di aiuto e, al tempo stesso, sono stata di aiuto. Quest’esperienza mi ha messo paura, all’inizio: non avevo mai gestito due persone da sola prima. Il lavoro da svolgere era tanto: urgenze, delicatezze, più regioni italiane, molti contenuti da validare e approvare. Ho saggiato con mano cosa significa essere leader ed essere capo e ho cercato di dare l’esempio. Credo di essere riuscita a trasmettere gli aspetti salienti del lavoro come partita IVA e, soprattutto, delle responsabilità connesse ad ogni singolo cliente. I ragazzi mi hanno regalato una ventata di leggerezza e gli sono grata per questo.

Incarichi più stabili = maggiore soddisfazione

Aver cambiato modello di business (da + consulenze – gestione a +gestione – consulenze) ha migliorato notevolmente la mia serenità come persona. Non dovendo dibattermi continuamente per avere un reddito minimo mese dopo mese, restando nel limbo dell’incertezza sul domani, mi sono potuta dedicare di più alla crescita dei progetti dei clienti importanti. Sento la nostalgia delle consulenze con le partite IVA e mi sto riproponendo anche in tal senso però l’equilibrio è cambiato e questo è un valore aggiunto per la professionista che mi sceglie: su di lei ( o su di lui) non grava più l’aspettativa della mia sopravvivenza economica.

L’efficacia del mio studio di comunicazione

Avere uno studio, un luogo dove poter ricevere clienti o potenziali clienti è stato fondamentale. Non mi sono ancora sistemata al 100% perché devo terminare di arredare le stanze al meglio però poter invitare qualcuno nel mio luogo ufficiale ha avuto un effetto benefico su di me e sulle relazioni con gli altri.

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Consigli per sviluppare un reddito da 30.000€ con partita IVA

Sviluppare un reddito da 30.000€ con partita IVA e regime di minimi è un obiettivo che mi sono data quest’anno. Ho cercato spesso informazioni in merito, soprattutto per come armonizzare le diverse esigenze, contenendo i rischi e le ansie. Ogni collega che si occupa di comunicazione ha i suoi segreti e le sue tecniche. In questo anno particolare, a tratti difficile, a momenti esaltante, ho cercato una risposta soddisfacente al quesito.

Sto arrivando alla conclusione che ho fatto bene a modificare il mio modello di business invertendo le proporzioni: 90% gestione della comunicazione, 10% consulenze. A livello di entrate, la differenza si è sentita in maniera molto forte. Impostando una vita solo sulle consulenze, l’obbligo tassativo è l’avere un flusso di clienti costante in grado di garantire ogni settimana, ogni mese, un reddito tale da poter vivere degnamente. Perché il “giochino” funzioni, ci vogliono anni.

E’ un impegno energeticamente importante quando non hai una rete consolidata di invianti stabili e il passaparola è tutto da sviluppare.  Mi sto muovendo verso questo nuovo reddito, che ho scelto di raggiungere perché, dopo 5 anni con la partita I.V.A., ho sentito l’esigenza di sfondare il mio muro interno andando verso una vita potenzialmente diversa. Navigo a vista sempre con l’ansia a fianco ma sento di essere sulla buona strada.

Più entrate stabili importanti, più entrate variabili

Non ho la bacchetta magica e con la matematica non ci sono mai “andata a nozze”. Ma se c’è una cosa che ho capito è che per vivere una vita sufficientemente dignitosa come partita I.V.A. c’è necessità di avere una base stabile a cui aggiungere “l’in più”, che sta sempre bene. Per base stabile non intendo un solo cliente ma almeno tre in grado di garantire una fatturazione interessante, su cui poggiare i perni della tua vita privata, professionale e promozionale. Perché dico 3? Per una questione di “materasso”. Se, per qualsiasi motivo, salta un contratto, la tua vita non salta. Continui a fatturare, in qualche modo riesci a superare la fase di passaggio fra la perdita e la nuova entrata. L’unica accortezza da tenere a mente è che le ore, in questo mondo, restano solo 24 e quelle operative una decina circa ogni giorno. Sovraccaricarti troppo pensando solo alle fatture rischia di danneggiarti se non puoi garantire qualità a tutti i tuoi clienti.

Cura le relazioni con chiunque

Chiunque può consigliare il tuo nome, ricordarsi di te, nominarti oppure consegnare il tuo biglietto da visita al contatto giusto nel momento giusto. Ci sono relazioni difficili da coltivare perché richiedono un mettersi in gioco, un superare limiti. Prendi tutto come una palestra per crescere, non demoralizzarti, cerca di riuscire a “stare” nella difficoltà respirando e dando valore a come verrai cambiata dall’esperienza. Tutto ti insegnerà qualcosa in più, che potrai utilizzare, in futuro, al meglio. O anche subito.

Dare sempre il massimo e migliorare questo “massimo” ogni giorno

Ho sempre sentito dire che non bisogna mai prendersi troppo a cuore i clienti… perché è solo lavoro. Il problema è che questo “solo lavoro” diventa la quotidianità, la routine e anche il tuo sostentamento. Io mi prendo a cuore ogni cliente con cui lavoro, da quello che incontro per la prima volta e per un periodo brevissimo a quello che seguo da anni. Il cuore e, soprattutto, il senso di responsabilità nei suoi confronti, mi spingono ogni giorno a domandarmi: “Ho fatto tutto quello che dovevo, potevo fare per lui/lei?“, “Cosa posso fare di più/meglio?“.

Il reddito è importante ma non è tutto

Ricordati di vivere, di gioire, di non privarti di ogni cosa perché ci sono gli F24 pesanti (sempre) da pagare.

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Cambiare

E’ un periodo strano. Uno di quelli che ti arano e ti preparano per un nuovo capitolo che, al pari del precedente, ti destrutturerà e ti porterà ancora avanti professionalmente. Non con la gioia illusoria del fanciullo che crede d’aver trovato il paradiso lavorativo, dove tutti gli/le vorranno bene e non ci saranno problemi. Molto probabilmente sarà l’ennesimo “bagno di sangue” professionale, in cui l’autostima sarà messa ancora a dura prova ma ogni prova servirà a rivivere eventuali inciampi passati con l’obiettivo di produrre soluzioni migliori, mature e superanti il blocco. Mi sento impaziente, a volte felice a volte soddisfatta. Spesso in attesa di risposte, conferme e, allo stesso tempo, desiderosa di immobilità ancora per qualche tempo, il giusto per capire con lungimiranza.

Non so se puoi capirmi in questo pout purrì di sensazioni, istinti, desideri ardenti, aspettative e necessità di cautela. Sto cercando, sto chiamando con l’anima in vocazione un’esperienza profonda di crescita professionale di valore. Perché sono ambiziosa e, allo stesso tempo, seria e consapevole: voglio ricoprire ruoli manageriali ma non sono ancora sufficientemente matura, competente e trasformata per ottenere quegli incarichi a cui miro, in quegli ambiti che mi ispirano.

Sono ferma e sono in movimento. Dentro. Da fuori non lo vedi a meno ché tu non abbia l’occhio abituato alle mie chiusure e ai loro significati. Sono stanca di come vanno le cose, soprattutto di alcune. Non tutte, ovvio. Ma alcune sì: non le trovo sostenibili e non so ancora se abbracciarle fino in fondo pur reputandole importanti. Mi chiedo cosa non sto imparando, se è l’atteggiamento errato, se dovrei avere più coraggio, se lascio varchi liberi, se è la mia faccia che permette la libertà di giocare con la mia sopravvivenza. Non lo so. Forse è semplicemente così, in alcuni ambiti è così.

Questa stanchezza, questa rabbia mi addenta la voglia di lavorare bene e mi demotiva. Mi annienta la creatività e mi fa pensare. Ma questi sono i momenti neri. Poi ci sono i momenti di respiro dove mi ricordo l’importanza del senso di responsabilità e allora porto avanti quel che devo portare avanti e cerco di non mancare, di essere attenta, scrupolosa, di ragionare bene, di non dimenticare, di vedere e di fare prima che mi venga detto di fare.

Negli ultimi due mesi ho sperimentato diverse amarezze, che mi hanno portato a farmi tante domande. Dopo un esaurimento nervoso, una forte colite e dei momenti di tristezza, mi sono messa in discussione. Voglio davvero la partita IVA? Cosa potrei fare se decidessi di chiuderla? Sono disposta a perdere la libertà completa che mi garantisce l’essere libera professionista a fronte di una garanzia di stipendio in un ufficio? Cos’è più importante: la libertà o il 10 del mese? Certo, è un controsenso proprio ora che ho aperto lo studio però, ripeto, è un periodo strano. Niente è scontato, niente è per sempre e niente è una risposta. Prendo in considerazione tutto. Per non avere rimpianti o rimorsi in seguito. Per non vivere con il dubbio di non aver tentato tutto per riuscire nella mia professione e per realizzarmi come professionista.

Guardo al presente con l’ansia di chi non ha certezze e, allo stesso tempo, la gioia nata dal comprendere che ho fatto dei passi avanti importanti. Non mi sono abbattuta oltre il comprensibile. Ho anche stampato i curriculum. Li ho inviati via mail, li ho portati di persona. Ho valutato proposte, scritto preventivi previo poi chiedermi se davvero avrei voluto abbracciare quel progetto o spendermi per quel cliente. Mi sono chiesta cosa volevo davvero e la risposta sta arrivando, permettendomi di guardare oltre il mio confine. Poi mi sono chiesta se stavo scegliendo una strada perché la mia famiglia l’aveva già abbracciata e mi sono chiesta se questa propensione era figlia di un annullamento prossimo futuro. Cosa voglio per davvero?

Questo confine è fatto dalla vita da partita IVA. Ovvero dal macinare settori su settori, clienti su clienti per avere un reddito mensile che niente e nessuno può garantirti con certezza. Fra i tanti settori a cui mi sono avvicinata, quale sento più vicino? Quale fa più per me? Mi piacerebbe specializzarmi in uno in particolare? E se sì, quale, perché? Mi sono trovata con un grande vuoto nella mente. Un vuoto senza appigli. Certo, alcuni mi interessano più di altri però, stante che per entrare a lavorare in un parco naturale devo aspettare i concorsi pubblici, stante che i progetti LIFE hanno già i loro referenti di comunicazione, cosa veramente mi appassiona?

Ho guardato davvero a fondo, dentro di me? Mi sono davvero ascoltata e sperimentata?

Ho scoperto che mi piacerebbe diventare una professionista ancora più competente e capace nel lavorare per obiettivi e nel produrre risultati numerici strettamente connessi con il R.O.I.. Mi son riconosciuta che lo sto già facendo e che sto già lavorando con le statistiche in testa e i dati di vendita accanto. Ma vorrei di più. Più competenze, più responsabilità. Più ruoli importanti.

C’è di più: vorrei entrare nel tritacarne di un brand molto strutturato ed organizzato, con attività di comunicazione e marketing avviate con creatività, budget e tanta tecnica. Dico “tritacarne” perché sarebbe un’esperienza destrutturante e formativa al massimo. Dovrei disimparare i ritmi da partita IVA e le frequenze da libera professionista imparando una routine e un agire per micro e macro progetti, con gli stress annessi e connessi. Perché mi piacerebbe? Mi piacerebbe per davvero? Sarei all’altezza oppure risulterei incapace (ma sorretta dall’erronea convinzione di saper fare)? Non ci ho mai pensato fino ad ora perché non mi sono mai sentita all’altezza e di meritare di essere presa in considerazione dai Top. MA sarà vero?

La verità è che sto ragionando su come svicolarmi da quelle situazioni che mi abbruttiscono, demineralizzano e demoralizzano. Situazioni scelte per necessità o per convinzione oppure capitate e che, però, non rendono la mia vita degna di essere vissuta… come la vorrei io. Sono stanca del negativo e limitante, vorrei andare avanti, oltre, una nuova fase, qualcosa di migliore. Sono stanca, soprattutto, di veder dipendere la mia felicità dal bonifico che arriva (o che non arriva). Dentro la mia testa c’è una penna rossa che tira giornalmente linee nette e grosse, sottolineate più volte, sui nomi delle situazioni che la mia pancia non vuole più.

Non è arroganza. E’ diritto alla vita. Se fossi psicologa mi chiederei: Che cosa significa per te non essere riconosciuta nel tuo valore? Cosa accadrebbe se ti rifiutassi di stare in certe situazioni? Sarebbe così intollerabile il panico del vuoto?

Non ho risposte certe. Ho solo la voglia dannata di appagamento professionale sotto tutti i punti di vista.

E di non sentirmi più povera. Pur lavorando.

Ho un’unica certezza: non mollo.