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Il mio 2018: lezioni di vita imparate lavorando

Il 2018 è stato un anno professionale di svolta. Dal punto di vista economico, certo. Dal punto di vista mentale, soprattutto. Perché è iniziato con dei propositi strepitosi, che si sono dissolti nel giro di un paio di settimane e, nel limbo del “troviamo una soluzione subito“, ho cambiato mentalità.

In un certo senso, non mi sono più fatta attraversare dalle difficoltà. Ho tenuto il timone dell’onda anomala e ho virato, non senza incontrare scogli e mulinelli, verso un approccio oserei dire…. instancabile. Posso dire che questo 2018 ha completato il percorso iniziato nel 2016: ora non mi adagio sui risultati e sui clienti, non do per scontato i contratti e, soprattutto, non smetto di costruire lavoro nemmeno quando sono stra piena di cose da fare e di persone da accontentare. I clienti di quest’anno mi hanno insegnato molto e li ringrazio tutti per la generosità e schiettezza con cui mi hanno aiutato a crescere. Ecco, quindi, il riassunto delle lezioni di vita del 2018.

Se è la tua strada, lo sarà a prescindere da ogni difficoltà

Per me è molto importante essere scelta. Ho imparato che, a volte, diventare la scelta di qualcuno significa accettare i tempi e le esperienze altrui prima di arrivare da te. Come in amore, se qualcosa è destinato a te, arriverà, prima o poi. Questo insegnamento si è palesato dopo un paio di mesi di curriculum inviati e colloqui. Fino alla chiamata inaspettata, che ha completamente modificato (e migliorato) le prospettive di reddito 2018.

Se una strada non è la tua strada, non lo sarà nemmeno se la prendi ad accettate

Contemporaneamente, mi sono incaponita rispetto ad un’azienda molto importante qui in Friuli. Ho inviato il mio curriculum per mesi e mesi, per ogni posizione aperta. Non ho mai fatto nemmeno un colloquio nonostante sulla carta avessi tutti i requisiti per molte opportunità professionali nell’ambito digital. Ho capito, poi, che il personale assunto era scelto sempre neolaureato. Io, con la mia partita IVA da 6 anni e la mia laurea da altrettanti, non posso proprio spacciarmi per neolaureata 🙂 Quindi, le energie investite lì ora le investirò nella mia formazione up level.

Consapevolezza dei touch point con me

Chiudendo momentaneamente la pagina Facebook, mi sono domandata come costruire lavoro senza questo social. Lavorando anche come social media manager, restare senza Facebook è stata una sfida. Mi ha costretto a riflettere e a guardarmi con occhio critico.

Ho capito, così, che ciò che mi porta più lavoro in assoluto sono i corsi di formazione e la soddisfazione dei miei studenti. Il rapporto con le scuole è uno dei contatti da privilegiare per le conseguenze positive che genera. Mi sono resa conto di perdere diverse opportunità nell’incontro diretto con le persone perché fatico molto ad essere una brava commerciale di me stessa “dal vivo“.

Cambiare fotografie al sito ed inserire l’e-commerce è stato cambiare me

Le immagini sono un veicolo importante di comunicazione. Adoravo le foto precedenti però, a livello professionale, sentivo non mi rappresentavano più al 100%. Appartenevano ad un momento storico della mia persona ormai sorpassato e che volevo terminare di sorpassare. L’inserimento dello shop in questo sito mi sta aiutando a propormi e a fissare i prezzi. Tradotto significa che avere un set di prodotti ben codificati e con una tariffa diventa un valido aiuto in fase di trattativa o di presentazione. Cambiare fa paura ma, a volte, è veramente l’unica alternativa per crescere e per progredire nel proprio progetto di vita. Rinunciare alla mia immagine di prima è stato un processo, che ho ultimato quando mi sono sentita pronta per essere altro. Senza rinnegare: integrando e sviluppando.

Diventare cliente … e non solo consulente

Le novità importanti della mia vita mi hanno portato a diventare cliente. Ho chiesto preventivi, ho incontrato professionisti, ho scelto e ho trovato il piano B. Questo mi ha portato a vedere con gli occhi di chi si deve affidare ad uno sconosciuto per la realizzazione di un progetto a cui tiene. Mettermi nei panni di chi sceglie mi sta aiutando ad essere più attenta con i miei clienti quando il fornitore sono io.

Sono in grado di gestire delle persone

Come anticipato nell’ultima newsletter, quest’anno ho accolto presso il mio studio due stagisti. Avevo bisogno di aiuto e, al tempo stesso, sono stata di aiuto. Quest’esperienza mi ha messo paura, all’inizio: non avevo mai gestito due persone da sola prima. Il lavoro da svolgere era tanto: urgenze, delicatezze, più regioni italiane, molti contenuti da validare e approvare. Ho saggiato con mano cosa significa essere leader ed essere capo e ho cercato di dare l’esempio. Credo di essere riuscita a trasmettere gli aspetti salienti del lavoro come partita IVA e, soprattutto, delle responsabilità connesse ad ogni singolo cliente. I ragazzi mi hanno regalato una ventata di leggerezza e gli sono grata per questo.

Incarichi più stabili = maggiore soddisfazione

Aver cambiato modello di business (da + consulenze – gestione a +gestione – consulenze) ha migliorato notevolmente la mia serenità come persona. Non dovendo dibattermi continuamente per avere un reddito minimo mese dopo mese, restando nel limbo dell’incertezza sul domani, mi sono potuta dedicare di più alla crescita dei progetti dei clienti importanti. Sento la nostalgia delle consulenze con le partite IVA e mi sto riproponendo anche in tal senso però l’equilibrio è cambiato e questo è un valore aggiunto per la professionista che mi sceglie: su di lei ( o su di lui) non grava più l’aspettativa della mia sopravvivenza economica.

L’efficacia del mio studio di comunicazione

Avere uno studio, un luogo dove poter ricevere clienti o potenziali clienti è stato fondamentale. Non mi sono ancora sistemata al 100% perché devo terminare di arredare le stanze al meglio però poter invitare qualcuno nel mio luogo ufficiale ha avuto un effetto benefico su di me e sulle relazioni con gli altri.

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Consigli per sviluppare un reddito da 30.000€ con partita IVA

Sviluppare un reddito da 30.000€ con partita IVA e regime di minimi è un obiettivo che mi sono data quest’anno. Ho cercato spesso informazioni in merito, soprattutto per come armonizzare le diverse esigenze, contenendo i rischi e le ansie. Ogni collega che si occupa di comunicazione ha i suoi segreti e le sue tecniche. In questo anno particolare, a tratti difficile, a momenti esaltante, ho cercato una risposta soddisfacente al quesito.

Sto arrivando alla conclusione che ho fatto bene a modificare il mio modello di business invertendo le proporzioni: 90% gestione della comunicazione, 10% consulenze. A livello di entrate, la differenza si è sentita in maniera molto forte. Impostando una vita solo sulle consulenze, l’obbligo tassativo è l’avere un flusso di clienti costante in grado di garantire ogni settimana, ogni mese, un reddito tale da poter vivere degnamente. Perché il “giochino” funzioni, ci vogliono anni.

E’ un impegno energeticamente importante quando non hai una rete consolidata di invianti stabili e il passaparola è tutto da sviluppare.  Mi sto muovendo verso questo nuovo reddito, che ho scelto di raggiungere perché, dopo 5 anni con la partita I.V.A., ho sentito l’esigenza di sfondare il mio muro interno andando verso una vita potenzialmente diversa. Navigo a vista sempre con l’ansia a fianco ma sento di essere sulla buona strada.

Più entrate stabili importanti, più entrate variabili

Non ho la bacchetta magica e con la matematica non ci sono mai “andata a nozze”. Ma se c’è una cosa che ho capito è che per vivere una vita sufficientemente dignitosa come partita I.V.A. c’è necessità di avere una base stabile a cui aggiungere “l’in più”, che sta sempre bene. Per base stabile non intendo un solo cliente ma almeno tre in grado di garantire una fatturazione interessante, su cui poggiare i perni della tua vita privata, professionale e promozionale. Perché dico 3? Per una questione di “materasso”. Se, per qualsiasi motivo, salta un contratto, la tua vita non salta. Continui a fatturare, in qualche modo riesci a superare la fase di passaggio fra la perdita e la nuova entrata. L’unica accortezza da tenere a mente è che le ore, in questo mondo, restano solo 24 e quelle operative una decina circa ogni giorno. Sovraccaricarti troppo pensando solo alle fatture rischia di danneggiarti se non puoi garantire qualità a tutti i tuoi clienti.

Cura le relazioni con chiunque

Chiunque può consigliare il tuo nome, ricordarsi di te, nominarti oppure consegnare il tuo biglietto da visita al contatto giusto nel momento giusto. Ci sono relazioni difficili da coltivare perché richiedono un mettersi in gioco, un superare limiti. Prendi tutto come una palestra per crescere, non demoralizzarti, cerca di riuscire a “stare” nella difficoltà respirando e dando valore a come verrai cambiata dall’esperienza. Tutto ti insegnerà qualcosa in più, che potrai utilizzare, in futuro, al meglio. O anche subito.

Dare sempre il massimo e migliorare questo “massimo” ogni giorno

Ho sempre sentito dire che non bisogna mai prendersi troppo a cuore i clienti… perché è solo lavoro. Il problema è che questo “solo lavoro” diventa la quotidianità, la routine e anche il tuo sostentamento. Io mi prendo a cuore ogni cliente con cui lavoro, da quello che incontro per la prima volta e per un periodo brevissimo a quello che seguo da anni. Il cuore e, soprattutto, il senso di responsabilità nei suoi confronti, mi spingono ogni giorno a domandarmi: “Ho fatto tutto quello che dovevo, potevo fare per lui/lei?“, “Cosa posso fare di più/meglio?“.

Il reddito è importante ma non è tutto

Ricordati di vivere, di gioire, di non privarti di ogni cosa perché ci sono gli F24 pesanti (sempre) da pagare.

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Cambiare

E’ un periodo strano. Uno di quelli che ti arano e ti preparano per un nuovo capitolo che, al pari del precedente, ti destrutturerà e ti porterà ancora avanti professionalmente. Non con la gioia illusoria del fanciullo che crede d’aver trovato il paradiso lavorativo, dove tutti gli/le vorranno bene e non ci saranno problemi. Molto probabilmente sarà l’ennesimo “bagno di sangue” professionale, in cui l’autostima sarà messa ancora a dura prova ma ogni prova servirà a rivivere eventuali inciampi passati con l’obiettivo di produrre soluzioni migliori, mature e superanti il blocco. Mi sento impaziente, a volte felice a volte soddisfatta. Spesso in attesa di risposte, conferme e, allo stesso tempo, desiderosa di immobilità ancora per qualche tempo, il giusto per capire con lungimiranza.

Non so se puoi capirmi in questo pout purrì di sensazioni, istinti, desideri ardenti, aspettative e necessità di cautela. Sto cercando, sto chiamando con l’anima in vocazione un’esperienza profonda di crescita professionale di valore. Perché sono ambiziosa e, allo stesso tempo, seria e consapevole: voglio ricoprire ruoli manageriali ma non sono ancora sufficientemente matura, competente e trasformata per ottenere quegli incarichi a cui miro, in quegli ambiti che mi ispirano.

Sono ferma e sono in movimento. Dentro. Da fuori non lo vedi a meno ché tu non abbia l’occhio abituato alle mie chiusure e ai loro significati. Sono stanca di come vanno le cose, soprattutto di alcune. Non tutte, ovvio. Ma alcune sì: non le trovo sostenibili e non so ancora se abbracciarle fino in fondo pur reputandole importanti. Mi chiedo cosa non sto imparando, se è l’atteggiamento errato, se dovrei avere più coraggio, se lascio varchi liberi, se è la mia faccia che permette la libertà di giocare con la mia sopravvivenza. Non lo so. Forse è semplicemente così, in alcuni ambiti è così.

Questa stanchezza, questa rabbia mi addenta la voglia di lavorare bene e mi demotiva. Mi annienta la creatività e mi fa pensare. Ma questi sono i momenti neri. Poi ci sono i momenti di respiro dove mi ricordo l’importanza del senso di responsabilità e allora porto avanti quel che devo portare avanti e cerco di non mancare, di essere attenta, scrupolosa, di ragionare bene, di non dimenticare, di vedere e di fare prima che mi venga detto di fare.

Negli ultimi due mesi ho sperimentato diverse amarezze, che mi hanno portato a farmi tante domande. Dopo un esaurimento nervoso, una forte colite e dei momenti di tristezza, mi sono messa in discussione. Voglio davvero la partita IVA? Cosa potrei fare se decidessi di chiuderla? Sono disposta a perdere la libertà completa che mi garantisce l’essere libera professionista a fronte di una garanzia di stipendio in un ufficio? Cos’è più importante: la libertà o il 10 del mese? Certo, è un controsenso proprio ora che ho aperto lo studio però, ripeto, è un periodo strano. Niente è scontato, niente è per sempre e niente è una risposta. Prendo in considerazione tutto. Per non avere rimpianti o rimorsi in seguito. Per non vivere con il dubbio di non aver tentato tutto per riuscire nella mia professione e per realizzarmi come professionista.

Guardo al presente con l’ansia di chi non ha certezze e, allo stesso tempo, la gioia nata dal comprendere che ho fatto dei passi avanti importanti. Non mi sono abbattuta oltre il comprensibile. Ho anche stampato i curriculum. Li ho inviati via mail, li ho portati di persona. Ho valutato proposte, scritto preventivi previo poi chiedermi se davvero avrei voluto abbracciare quel progetto o spendermi per quel cliente. Mi sono chiesta cosa volevo davvero e la risposta sta arrivando, permettendomi di guardare oltre il mio confine. Poi mi sono chiesta se stavo scegliendo una strada perché la mia famiglia l’aveva già abbracciata e mi sono chiesta se questa propensione era figlia di un annullamento prossimo futuro. Cosa voglio per davvero?

Questo confine è fatto dalla vita da partita IVA. Ovvero dal macinare settori su settori, clienti su clienti per avere un reddito mensile che niente e nessuno può garantirti con certezza. Fra i tanti settori a cui mi sono avvicinata, quale sento più vicino? Quale fa più per me? Mi piacerebbe specializzarmi in uno in particolare? E se sì, quale, perché? Mi sono trovata con un grande vuoto nella mente. Un vuoto senza appigli. Certo, alcuni mi interessano più di altri però, stante che per entrare a lavorare in un parco naturale devo aspettare i concorsi pubblici, stante che i progetti LIFE hanno già i loro referenti di comunicazione, cosa veramente mi appassiona?

Ho guardato davvero a fondo, dentro di me? Mi sono davvero ascoltata e sperimentata?

Ho scoperto che mi piacerebbe diventare una professionista ancora più competente e capace nel lavorare per obiettivi e nel produrre risultati numerici strettamente connessi con il R.O.I.. Mi son riconosciuta che lo sto già facendo e che sto già lavorando con le statistiche in testa e i dati di vendita accanto. Ma vorrei di più. Più competenze, più responsabilità. Più ruoli importanti.

C’è di più: vorrei entrare nel tritacarne di un brand molto strutturato ed organizzato, con attività di comunicazione e marketing avviate con creatività, budget e tanta tecnica. Dico “tritacarne” perché sarebbe un’esperienza destrutturante e formativa al massimo. Dovrei disimparare i ritmi da partita IVA e le frequenze da libera professionista imparando una routine e un agire per micro e macro progetti, con gli stress annessi e connessi. Perché mi piacerebbe? Mi piacerebbe per davvero? Sarei all’altezza oppure risulterei incapace (ma sorretta dall’erronea convinzione di saper fare)? Non ci ho mai pensato fino ad ora perché non mi sono mai sentita all’altezza e di meritare di essere presa in considerazione dai Top. MA sarà vero?

La verità è che sto ragionando su come svicolarmi da quelle situazioni che mi abbruttiscono, demineralizzano e demoralizzano. Situazioni scelte per necessità o per convinzione oppure capitate e che, però, non rendono la mia vita degna di essere vissuta… come la vorrei io. Sono stanca del negativo e limitante, vorrei andare avanti, oltre, una nuova fase, qualcosa di migliore. Sono stanca, soprattutto, di veder dipendere la mia felicità dal bonifico che arriva (o che non arriva). Dentro la mia testa c’è una penna rossa che tira giornalmente linee nette e grosse, sottolineate più volte, sui nomi delle situazioni che la mia pancia non vuole più.

Non è arroganza. E’ diritto alla vita. Se fossi psicologa mi chiederei: Che cosa significa per te non essere riconosciuta nel tuo valore? Cosa accadrebbe se ti rifiutassi di stare in certe situazioni? Sarebbe così intollerabile il panico del vuoto?

Non ho risposte certe. Ho solo la voglia dannata di appagamento professionale sotto tutti i punti di vista.

E di non sentirmi più povera. Pur lavorando.

Ho un’unica certezza: non mollo.

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Il quinto anno da partita IVA

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Giunta al quinto anno da partita IVA, tiro le somme del volume affari costruito. Sarebbe utile che anche tu lo facessi perché mettere nero su bianco l’andamento del fatturato ti aiuta a programmare meglio le tue scelte. Infatti, se i tuoi volumi affari permangono bassi senza grandi variazioni, potresti chiederti se:

  • hai fatto e stai facendo tutto il necessario per crescere
  • stai lavorando con mentalità imprenditoriale oppure no
  • riesci a sfruttare il potenziale della libera professione oppure la subisci senza averne un potere diretto.

Al quinto anno da partita IVA, di solito, ci si chiede se valga la pena tenerla aperta. Moltissimi liberi professionisti, arrivati a questo punto, chiudono bottega preferendo un lavoro da dipendente qualsiasi per non doversi sobbarcare gli oneri fiscali della libera professione. Infatti, spesso il passaggio non è solo dal quinto al sesto anno ma dal regime forfettario al tradizionale quindi con studi di settore e fiscalità importante con IVA in fattura.

Produrre reddito non solo fatture

Quando hai aperto la tua partita IVA hai considerato come far crescere il tuo reddito non solo dal punto di vista del fatturato? Mi spiego meglio. Emettere una fattura ogni tanto è una cosa. Costruire il tuo volume affari tale per cui, succeda quel che succeda, riesci ad affrontare ogni spesa imprevista è un altro pario di maniche. Avere la possibilità, all’occorrenza, di sostenere la tua famiglia con la tua partita IVA, è ancora un’altra esperienza e modo di lavorare. Aprendo la tua attività, ti sei collocata nella parola “lavoricchio” oppure nella parola “titolare d’impresa“? Perché, arrivati al 5° anno, questa iniziale impronta farà la differenza fra il tenere aperto o il chiudere.

Come l’ho impostata io

Per quanto riguarda me, in questi cinque anni ho avuto solo un anno difficile, il quarto. Quella difficoltà mi ha profondamente cambiato mentalità e mi ha fatto capire quanto stessi buttando all’aria l’opportunità da autonoma. Lavoravo con fatture ma avevo la testa da dipendente. In questo articolo datato, te ne parlo in maniera diffusa.

Ho impiegato quattro anni per pensarmi e propormi come titolare d’impresa con un progetto di business serio. Prima attendevo ingaggi dalle web agency oppure coglievo al volo occasioni capitate ma non costruite con cognizione di causa. Imparare a fare questo è stato significativo sia a livello di fatturato, sia a livello professionale. Ho ancora 3 anni davanti prima di cambiare regime fiscale. Sebbene a volte sia molto severa con me stessa dicendomi che avrei potuto già essere molti più avanti come professionista, sto nel mio percorso crescendo con i miei tempi.

A confronto con la fiscalità

I primi tre anni, per quanto impegnativi dal punto di vista fiscale, mi hanno garantito sempre un reddito lordo nei limiti dei massimali del mio forfettario. Essere riuscita a garantirmi lavoro, di anno in anno, per me è stato importante dal punto di vista dell’indipendenza e dell’autostima personale.

Il mio primo pensiero, però, è sempre stato l’F24. Riuscire a pagare l’INPS senza more e senza rate. Riuscire a saldare il bollo dell’auto e il carburante. Questi i miei primi pensieri. Piano piano, i miei orizzonti si sono allargati e ho capito che c’era molto di più da affrontare. E che, tutto sommato, lavorare per pagare le tasse è davvero frustrante e demotivante. Non ti godi nulla. Accantoni e saldi, accantoni e saldi. Non è ciò che voglio e per questo ho cambiato approccio.

Da ora in poi

Arrivata a questo punto, voglio uno scatto in più: lavorare al reddito di anno in anno. Il mio obiettivo è riuscire ad avere future fatture da emettere anche a gennaio degli anni a venire pur trovandomi ancora nell’anno presente. Questo significa non solo avere reddito ma anche avere già le tasse pagate, di anno in anno, senza dover erodere dal necessario per vivere una vita dignitosa.

Nel 2017 sono riuscita a realizzare questo obiettivo. Ho iniziato il 2018 con un contratto firmato e la certezza di un incasso mi sta “carburando” professionalmente meglio. Meno ansia, meno incertezze: affronto le opportunità con uno spirito più sereno perché ora, nella mia testa, è realtà la frase ustionante del 2016 “Io fatturo lo stesso, anche se salta questo cliente!“.

Voglio arrivare a settembre sapendo che a gennaio del prossimo anno avrò già incassi: questo mi permetterà una programmazione della mia vita, delle spese e degli investimenti più serena senza dover, ogni mese, ricominciare da zero. Per questo ho revisionato il mio modello di business: la sola formazione e le consulenze una tantum non mi garantiscono il reddito mensile che desidero. Ho, quindi, stravolto il mio sito dando primaria rilevanza alla gestione della comunicazione proprio perché voglio questo.

I limiti dei servizi orari su richiesta

Il grande limite del lavorare con le consulenze singole, infatti, è che per arrivare a un netto minimo di 1200,00€ con gli incontri, dovrei ricevere richieste da almeno venti freelance al mese, al prezzo orario di 60,00€ netti. Dodici mesi così è uno stress (per me, magari per te no!).

Venti persone che segui per un periodo brevissimo. Certo, sicuramente i pacchetti orari semplificano molto questi conti semplicistici ma non è scontato trovare persone disposte ad investire più di 500,00€ in consulenze individuali. Soprattutto quando ti guardi e non trovi una risposta seria e durevole a: perché dovrebbero scegliere proprio me? 

Volere guadagnare senza sentire di meritarlo

Inoltre… a volte la parte emotiva può giocare brutti tiri. Quando, per esempio, pur fatturando, ti senti e ti poni come un oggetto da “succhiare“. Una sorta di “usa e getta professionale“, al bisogno. Perché è così che ti consideri e ti rappresenti e questo influenza tutto, a 360°. Dentro e fuori, online e offline.

Con i serivizi spot, vedi l’avvio della scintilla, le belle speranze, le idee infuocate. Ma non sei partecipe attiva del cambiamento. Sei fondamentale, a volte, perché dalle tue parole la persona trae ispirazione o motivazione oppure ancora coraggio per muoversi verso il suo sogno. Poi ti fermi e ti chiedi: ma io ho davvero tutte le risposte perfettamente giuste per ognuna di queste persone? Davvero la mia opinione conta così tanto? 

Mediazione e semplificazione per non chiudere la partita IVA

Se tu volessi questo modello di business, per semplificare i tempi e il ritorno, potresti realizzare pacchetti esclusivi in modalità club e simili: fattibile ma impegnativo dal punto di vista promozionale. Spingere vuol dire usare sponsorizzate Facebook e attivare funnel (che vanno costruiti, testati e rodati). Una scelta è una conseguenza che si concretizza in azioni e ritorni.

Pensa a te e alla tua partita IVA come a un’impresa a tutti gli effetti e, quindi, anche se pesa, anche se costa, anche se ne faresti volentieri a meno, alla tua comunicazione devi badare. Ti ci devi confrontare.

Metti in preventivo le tue molte ore di lavoro e l’urgenza di pianificare il calendario attività in ottica di continuo e costante ricambio… senza dimenticare la fidelizzazione dell’acquisito con proposte ad hoc per stimolare il riacquisto. Questo fino a quando il nome non supera la promozione e il passaparola agisce, in parte, di conseguenza.

Ecco, il mio obiettivo è mediare fra i modelli di business trovando la quadratura sostenibile per la mia partita IVA. Una media fra costi, investimenti, ritorni ed impegno orario mio che deve produrre risultati nel breve e lungo periodo.

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Tutti i miei errori professionali nel 2017

Apro un nuovo anno scegliendo come parola chiave “Consolidamento” e come mantra guida “Merito di guadagnare“. Affinché ciò si realizzi, non posso esimermi dal tirare un bilancio onesto di ciò che ho fatto bene e ciò che ho sbagliato. Perché ogni errore è stato parte di un processo di crescita professionale, maturazione emotiva e sperimentazione sul campo. Sicuramente ognuno di questi errori ha inciso sul mio fatturato: pur riconoscendomi il lodevole traguardo del +30% rispetto al 2016 e due contratti firmati al termine del 2017 con incasso previsto nel 2018, avrei potuto raggiungere molto di più. Me ne sono resa conto ricontrollando la contabilità prima dell’invio alla commercialista. Me ne sono resa conto riflettendo sui clienti e sugli importi saldati nonché sulle date di effettivo pagamento. Ecco, quindi, il mio elenco degli errori e come mi riprometto di superarli o non affrontarli di nuovo.

Troppe attività di co-marketing con brand in modalità “vivacchio” e non “crescita”

Il 2017 di Wolf Eyes Inside è iniziato con tante attività di co-marketing e partnership. L’intento era diffondere il più possibile il brand, il link del mio sito e la riconoscibilità del mio logo. In parte questo è accaduto ma il più delle volte la pubblicità l’ho fatta da sola a beneficio degli altri. Non ho ricevuto quasi mai, in cambio, lo stesso rilancio e quasi mai il mio sito è stato presentato nei profili social come mi aspettavo (e speravo). Una mosca bianca speciale la collaborazione con il collega Gaetano Pastore, impeccabile, altruista e, ovviamente, competente.

Il mio errore è stato scegliere sulla base dell’apprezzamento e non sulla base della competenza, dei numeri, dell’accordo sulle attività concrete e dell’effettivo ritorno economico degli investimenti. Mi sono avvicinata a questo con l’entusiasmo di una bambina che spera negli altri. Non con la testa di una professionista che vede business. Se avessi commesso questo errore con un’azienda medio-grande, avrei fatto perdere molti soldi al cliente.

Ho imparato sulla mia pelle che non sono gli altri a fare un favore a me. Semmai è l’incontrario e, cambiando modo di vedere le cose, cambia anche il modo di pormi. Non ricevo una “grazia” perché qualcuno mi calcola. C’è sempre un reciproco vantaggio nel collaborare. Soprattutto, per entrambi i protagonisti dovrebbe esserci fatturato e crescita sennò non ha senso fare co-marketing.

Considerando questo tema come una costante nella mia vita, mi auguro che il 2018 sia l’anno definitivo per un superamento del mio atteggiamento infantile.

Troppe promozioni a prezzi stracciati

Oltre ad aver guadagnato poco sul momento, probabilmente ho dato l’impressione di valere poco. Chi ha sviluppato passaparola e mi ha presentato ad altri professionisti non è mai venuto da scontistica stracciata.

Tante persone hanno acquistato a più riprese servizi scontati e questo perché non ho messo regole d’accesso. Da chi ha preteso sconti, per il bisogno di guadagnare ho accordato prezzi di vantaggio e quando un’azienda ha dichiarato che non valevo la tariffa oraria chiesta sono stata disposta a dimezzare pur di non perdere il lavoro. La conseguenza? Guadagno dimezzato, rinnovo di mese in mese se e quando ci si ricordava, appuntamenti spesso annullati e varie altre mancanze di rispetto. Traduzione? Tempo perso e risultati impossibili da raggiungere.

Il mio errore più grande è stato non avere avere abbastanza stima della mia professionalità e competenze per entrare in trattativa anche disposta a perdere il cliente.

Mi sono parlata, mi sono rappresentata e mi sono presentata come incapace o in formazione e questo ha lasciato spazio per una insoddisfazione economica, che ha portato a una chiusura lavorativa. Da tutto ciò imparo che devo costruirmi più solidità contemporanee per non avere paura di dire di no o di perdere un cliente se non è disposto a pagare il prezzo pieno del mio servizio. Soprattutto sapendo che il mio lavoro porterà risultati economici.

Troppo tempo dedicato al recupero crediti

Concedendo dilazioni e, soprattutto, andando incontro alle persone con un atteggiamento sbagliato, nell’ultima parte dell’anno ho sprecato molto tempo nel recupero crediti. Tempo, fegato e lacrime, a volte. Nella seconda parte dell’anno non ho fatto valere il mio diritto ad essere pagata con la stessa forza interiore con la quale avevo iniziato l’anno. Nel 2018, avrò sempre con me il POS e dirò chiaramente sempre che il saldo andrà effettuato nei tempi stabiliti e anche in concomitanza con il servizio. Devo imparare a dire che voglio essere pagata subito senza apparire troppo bisognosa e ansiosa perché neanche questo va bene. Però mi metto come obiettivo una crescita in tal senso.

Investimenti emotivi eccessivi per ogni singola iniziativa andata buca

Nel 2017 ho organizzato una marea di eventi e mai nessuno dei miei amici è venuto, anche solo per fare numero, ad uno di questi. Mai. Molti sono andati buchi. A volte mi sono arrabbiata tantissimo e questa mancanza di supporto mi ha ferito molto. Tuttavia, il mio business non si basa e non si baserà mai sugli amici perché nessuno di loro è nel mio target e nessuno di loro ha un solo motivo reale per partecipare a qualcosa fatto da me… motivo economico diverso dall’amicizia.

Vivere questo è stato doloroso e mi ha portato a molta chiusura…. e chiusure. Perché ogni evento senza iscritti o senza partecipanti era come una conferma del mio essere incapace. Ogni volta che lanciavo un qualcosa e nessuno lo calcolava mi sentivo piena di errori e frustrata. Mi chiedevo: come posso propormi come consulente quando per me stessa non riesco a far venire nessuno a ciò che organizzo?

Mi metto come obiettivo 2018 la revisione delle aspettative emotive personali dividendole dalla sfera professionale. Per il resto, cercherò di essere meno giudicante nei miei confronti e più proattiva. Non indulgente ma pragmatica cercando di capire per tempo cosa non va ma…. soprattutto cosa posso fare per farla andare meglio. Per esempio chiedendomi se sto facendo tutto il necessario oppure se la pigrizia o l’immaturità stanno ledendo il mio risultato in modo subdolo.

Mancanza di programmazione settembre – dicembre 2017

Iniziai Wolf Eyes Inside ragionando su base agosto 2016 – agosto 2017 e non gennaio – dicembre 2017. Questo è stato un errore perché, arrivata alle vacanze, avevo speso tutte le idee e le energie mentali trovandomi in affanno con la creatività. Cosa potevo mai inventarmi ancora per guadagnare? Di corsi ne facevano tutti, di funnel è pieno Facebook, nel blog non avevo ispirazioni, il piano editoriale non riuscivo a seguirlo.

L’entrata di Amway nella mia vita mi ha distolto dagli obiettivi di Wolf Eyes Inside perché, per mettere qualche base anche in questo business, ho investito tempo e denaro con tante speranze. Ma il mio lavoro principale è e rimane quello con Wolf Eyes Inside. Quindi mi sono ritrovata a non avere budget per far crescere Wolf Eyes Inside e non avere sufficienti entrate in Amway per far fronte alla carenza. E’ stato necessario andare oltre l’entusiasmo, strutturare le connessioni fra i due business, i due ambiti. Capire le diversità di approccio e gli strumenti e definire la linea sottile fra l’uno e l’altro affinché il secondo non cannibalizzi il primo e il primo non oscuri il secondo. Diciamo che sto cercando armonia e penso di aver trovato delle soluzioni congrue.

Nel 2017 mi sono venuti in aiuto opportunità di docenze e ritrovare l’aula mi ha ridato molta fiducia in me stessa. E’ stato speciale perché insegnando mi sono resa conto di aver elaborato le esperienze business negative. Sono riuscita a dare molto ai miei studenti con un piglio e una sicurezza mai sperimentata prima. Ma è stato un errore impostare il mio business programmandolo in questo modo, rimanendo senza programmazione per 6 mesi.

Non si può mai agire alla giornata o sperare in un colpo di fortuna. Non in ambito imprenditoriale serio, almeno. Ed io pretendo, da me stessa, questa serietà. Per il 2018 ho 12 mesi programmati con programmazione conclusa il 31 dicembre 2017 e uno spazio intorno al 20% lasciato all’imprevisto professionale che scombussola.

Guadagnare a vista e non in prospettiva

Cosa accadrebbe se il mio compagno riscontrasse un aggravamento di alcuni problemi fisici e non potesse più lavorare nella mansione attuale? Cosa accadrebbe se i miei genitori subissero problematiche invalidanti? Come ce la farei se mi ritrovassi da sola a dover badare a tutto a livello economico? Questi sono i pensieri che nel 2017 non mi sono mai fatta perché ragionavo solo un passo piccolo dopo l’altro. Ebbene, il 2018 si apre come una cannonata: voglio un reddito che mi permetta di vivere soddisfatta e di essere risorsa per me stessa, la mia famiglia e un sicuro ponte di sicurezza anche per il mio compagno. Per questo, sul finire del 2017 mi sono impegnata nel firmare dei contratti che mi garantiscono entrate nel 2018 e per questo sono in attesa di ulteriori conferme che ulteriormente andranno a garantirmi una base ottima per impostare il mio lavoro come consulente per partite IVA.

Avere un busienss plan e non usarlo

Mi sono fatta il business plan per Wolf Eyes Inside. So dove voglio andare e ora so che mi sto dirigendo in questa direzione perché il mio nuovo ufficio mi porta a realizzare l’idea immaginaria. Però fino a novembre 2017 il mio lavorare per me stessa è stato solo un lavorare per i clienti senza portare acqua concreta al mio mulino in termini business. Quindi il mio proposito per il 2018 è non perdere la bussola dei miei sogni e non smettere di lavorare per realizzarli.

Non riuscire a dirmi mai “Brava!” e non riuscire mai a premiarmi

Ho raggiunto risultati di riguardo per alcuni clienti e per me stessa. Il fatto stesso che, nonostante tutta questa immaturità, sia riuscita ad avere il 30% di fatturato in più rispetto al 2016, la dice lunga sulle mie competenze. Tuttavia, mai una volta che sia riuscita a darmi una gratificazione, a riconoscermi valore o a farmi bastare, per più di 5 minuti, un traguardo. Penso sempre che avrei potuto fare di più e che sicuramente un’altra situazione, ancora più solida, sarebbe stata migliore. Mi perde il gusto del premio e del risultato.

Oggi, per esempio, ho inviato la prima newsletter del 2018 (se te la sei persa, puoi sempre iscriverti qui). E’ stato un successone insperato! Tassi di apertura straordinari e di rilettura della stessa davvero importanti. Tantissimi click sui link e persino risposte dirette. Cosa che non accadeva da qualche mese. Questa volta ci sono riuscita perché sono stata più abile nella head e nella newsletter di dicembre ho comunicato un processo di crescita. Penso che il lavoro di storytelling mixato alla promozione dei miei servizi o articoli mi porterà soddisfazioni ancora maggiori e oggi ho avuto la conferma che la gente non solo mi legge ma si ricorda anche di me e mi aspetta.

Questo non sarebbe successo se non avessi lavorato in un certo modo in tutti i 12 mesi del 2017. Quindi, come fioretto per l’anno nuovo, mi segno il riconoscermi di più le mie piccole e grandi soddisfazioni.

In conclusione….

Nonostante tutti questi errori personali e professionali, ho chiuso l’anno con un fatturato, con spese accettabili e con il necessario per aprire lo studio. Ho gestito bene le entrate e, anche se non mi sono mai concessa lussi, sfizi o extra, ho investito in modo oculato laddove so che serviva e che ora risulta importante. E sono ancora qui. Non ho chiuso la partita IVA (anche se ho avuto un momento di crisi). Non ho abbandonato Wolf Eyes Inside (anche se ad un certo punto mi è sembrato stupido e inutile). Ho pagato tutte le tasse e anche 1400,00€ di veterinario per la vita di Mercurio senza fargli mai mancare il base per il cibo e la profilassi anti zecche, filaria e varie.

Quindi… 2018 fatti sotto. Io sono pronta.