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Anello di Pusea da Cavazzo Carnico con i cani… e le processionarie

 

L’anello di Pusea da Cavazzo Carnico è il trekking più semplice mai fatto sino ad ora. Nessun pericolo, dislivello 500 semplice da affrontare, strada confortevole, sentiero circolare e ampio, acqua in abbondanza per i cani.

In questo periodo (marzo), alcuni tratti costeggiati da pini sono potenzialmente pericolosi per i cani perché è pieno di nidi di processionarie e questo è l’unico accorgimento che mi sento di segnalarvi. Sono circa 10 km nei quali salita e camminata quasi “collinare” si alternano agevolmente.

Noi, superato il ristorante Il Pescatore, abbiamo proseguito lungo la strada asfaltata, che diventa sassosa, piano piano (attenti a una buca al termine dell’asfalto). Parcheggiato nel primo spiazzo sulla sinistra lato fiume (cartello Cjanevate, Grotta dei Pagans), abbiamo percorso un centinaio di metri e abbiamo scavallato il fiume prendendo il ponte di legno, che collega le due sponde sulla sinistra, vero gli Stavoli Tualis.

La parte più “impegnativa”, se la vogliamo chiamare così, inizia ora: breve tratto roccioso in salita e poi sempre salita lungo il bosco per poi raggiungere un sali scendi molto semplice, che ruota intorno al fiume. Pusea è un paesetto incantato, quasi surreale, appare fuoriuscito dalle fiabe, con il suo vecchio mulino ad acqua, i ponti in legno, la vegetazione d’un verde intenso.

Per riprendere il sentiero, no abbiamo svoltato a destra (lato casa in pietra attualmente in vendita) e abbiamo percorso la strada asfaltata, che in breve ritorna ghiaiosa, che sale in salita subito sulla sinistra e abbiamo continuato a camminare mantenendo sempre il fiume alla nostra destra. All’unica biforcazione che incontrerete, se seguite il sentiero verso il fiume, arrivate comunque verso il parcheggio. Noi abbiamo preso questa strada perché, nel sentiero alto, che continuava a salire e circumnavigare il monte, c’erano tantissime processionarie e abbiamo udito rumore di animale selvatico non meglio identificato.

Le indicazioni CAI non sono particolarmente evidenti però è anche vero che basta semplicemente seguire il sentiero e si arriva, senza grossi problemi, alle spalle del ristorante Il Pescatore, con semplicità disarmante.

L’Anello di Pusea da Cavazzo Carnico è un trekking adatto a tutta la famiglia e utile al riposo della mente proprio “a causa” della sua più assoluta semplicità.

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L’alba a Brussa

L’alba a Brussa: giù dalle brande alle 4 di mattina. Due malamute, due amiche e due zaini ricolmi di caffè, cornetti al cioccolato e tisane detox. Il tutto in una Getz con 11 anni sulle spalle.

Questa, l’avventura con la seconda amica pazza, quella del mare e dei campi, che ha deciso di festeggiare l’inizio della mia nuova vita familiare portandomi a far mattina al mare. No, non mi sto per sposare. Sono felice come una sposa pur senza esserlo e, in un certo qual modo, questa follia l’ho vissuta come fosse il mio “addio al nubilato“, pur non essendo nulla di ciò. Sta cambiando tutto, per me. In fretta, in maniera inaspettata. Positiva.

Notte che diventa alba, onde e salsedine, malamute felici, liberi e colazione nel vento. Mancavano solo due cose: il silenzio e il block notes per scrivere. Sì, perché abbiamo intasato la battigia di chiacchiere e risate e, al posto della creatività scrittoria, il gioco con i nostri cagnoloni ha avuto la meglio. Brussa di notte è un mix fra paura e fascino. Silenzio, boschetti, un parcheggio la cui nomea al buio extra hot travalica i confini regionali [e che noi abbiamo trovato fortunatamente deserto].

La verità è che questo genere d’avventure piacciono molto al mio cane e mi fanno sentire viva, felice e profondamente in sintonia con la natura.

cimano tagliamento

Il tardo pomeriggio precedente, invece, con la nostra compagnia di lupe, abbiamo raggiunto e superato i nostri 10.000 passi giornalieri oltrepassando quota 14.000 sul Tagliamento, entrata Cimano, lato sinistro subito dopo il ponte. Mi piace da impazzire questo modo di fare sport all’aria aperta. Non so se voi considerate le uscite con i cani uno sport in senso lato ma vi garantisco che fare tutti i giorni un minimo di 7 km a piedi, su terreni più o meno poco agevoli, si fa sentire nelle gambe, a fine giornata.

Non conoscevo queste entrate raggiungibili da Majano seguendo direzione Forgaria. Sono assolutamente innamorata di questi luoghi pregni di selvaticità, silenzio, tappezzati di crocus viola e bianchi, sterpaglia e acqua indomita. Quando scopro questi lati sconosciuti della mia terra, mi nasce spontaneo il pensiero ultra campanilista: esiste una terra più bella? Ovviamente esiste ma, nell’estasi dell’incanto immacolato, non abbordato dai turisti, è presente solo l’amore semplice, banale, puro, per una terra dalle mille opportunità di benessere nella sua semplicità nascosta.

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Monte Cuarnan da San Giorgio con i cani e la neve

A vederli così, il Monte Cuarnan e la Chiesetta del Redentore, paiono facili da raggiungere. E’ solo illusione ottica. Il Club delle donne che scalano montagne con i lupi si è ricomposto e, dopo tre mesi di stop, eccoci alle prese con un allenamento di tutto rispetto: sentiero 715, bivio dal punto ristoro verso il 714 e virata a sinistra sul 716 per raggiungere la Chiesetta dalla cresta a destra [dove vedete le frecce] per poi ridiscendere verso sinistra mantenendo il 715 fino al parcheggio a San Giorgio di Montenars.

Criticità attive: niente allenamento montano per tre mesi, neve fresca, sole, cani, ciaspe in macchina, poca acqua dietro, zaini pesanti ugualmente. Momenti sovrappensiero inclusi con duplice risultato devastante per me. Ora, quello che state per leggere è il decalogo di tutte le cose che NON si dovrebbero fare in montagna, se volete tornare a casa con la pelle intatta, la salute ok e la gola non ustionata dal freddo.

Questione n°1: il cambio. Ogni bravo montanaro sa che si deve portare un cambio caldo nello zaino. Io ho dimenticato calzettoni e maglione a casa. Però mi son portata via l’osso Hov Hov per le due lupe cecoslovacche e il mio alaskan malamute. :-/ Non è la cosa peggiore che ho fatto.

Questione n°2: gestione della temperatura corporea. Ogni bravo montanaro sa che se sei molto sudato, tipo sudato con tre maglie a cipolla bagnate l’una sull’altra, è cosa pessima togliersi il giubbotto nel punto di ristoro nel bel mezzo del niente, in battuta di corrente, con la neve tutt’intorno. Non appena ho appoggiato il giaccone sulla panca, mi sono resa conto della cappellata ma il danno era fatto: schiena k.o. e 10 km davanti a me in salita, con la neve e lo zaino. Le coniugazioni delle “lodi a Dio friulane” sono state elencate tutte.

Questione n°3: scorte d’acqua idonee. Ogni bravo montanaro sa che bere la neve granulosa, cioè… mangiare la neve granulosa, non è il top. Non lo sapevo. Avevo una sete dannata, mi ero già tracannata 2 litri di te con la mia compagna e mezzo litro d’acqua. Cercando di salire la cresta destra, avevo caldo, panico e sete e ho pensato bene di “dissetarmi” con la neve. Ho capito a valle quanto sia stato stupido: gola infiammata come se mi avessero grattato con un trattore.

Il Monte Cuarnan da Gemona è un itinerario, che ogni friulano che si ritiene tale ha fatto almeno una volta nella vita. Si tratta delle basi, a sentir parlare gli escursionisti esperti. Della serie, il meno del meno. L’ABC. E, se consideriamo il 715 con durata CAI 1h e 10, che parte della piazzola di sosta subito dopo il bosco d’avvicinamento, concordo. Difficoltà zero, solo salita. Ma io ho deciso che Mercurio aveva ragione. Lui, infatti, annusando entrambe le piste, aveva optato per quella destra. E così ho proposto: perché non prendiamo il lato destro, che ha più neve e i cani si divertono di più? Noi, tutto sommato, ben contente di prendere il sentiero opposto ai due escursionisti antipatici, con i quali ci eravamo incrociate poc’anzi, abbiamo detto: perché no?

Unico dettaglio, che ben presto abbiamo individuato: la pista l’abbiamo aperta noi. Non c’erano impronte, né di ciaspole, né di sci, né di scarponi, né di zampe. Noi, ovviamente, cos’abbiamo pensato: figo! Non incontreremo nessuno con i cani e così ci si diverte di più! State già pensando che siamo incoscienti? Comunque abbiamo optato per l’assicurazione C.A.I. nel brevissimo futuro. Capirete perché ora.

ripidità

Bene, lasciato il bosco e il punto ristoro alle spalle, saliamo verso tornanti innevati, tra boscaglia e massi, qualche gradone appositamente strutturato per agevolare la salita. Con la neve fresca, fare i piccoli tornanti non è il massimo: spesso e volentieri mi sono aggrappata alle piante per non scivolare ma ero ancora in una situazione di relativa sicurezza perché al massimo, se anche fossi caduta, mi sarei ritrovata nella neve. Qualche discesa, qualche tratto defaticante e poi la salita verso la cresta e la cresta esposta, innevata, con giusto qualche cespuglio d’erba e vegetazione scarsa non ricoperta dalla neve.

Era da tanto che non sperimentavo il panico: in questo caso, mi è tornato. Stavo facendo molta fatica a salire considerata la pendenza in progressivo, rapido, aumento. Fatica per il colpo di freddo, per il peso dello zaino, per il mio peso, per la neve, per l’assenza di ciaspole, per la paura di cadere e per il cuore che pulsava in gola ogni tre passi. Mi sono dovuta fermare un miliardo di volte: contavo 30 passi e mi fermavo. A volte, arrivare a 15 era uno sforzo titanico di volontà. Quando ho visto arrivare il brutto tempo, ero nel bel mezzo della cresta. A destra e a sinistra solo il vuoto. Davanti a me almeno altri 900 metri da salire, le vertigini, i crampi ai piedi e alle gambe, la mia amica e i cani lontani.

monte cuarnan

Dentro di me una voce piagnucolava: non ce la farò mai. La parte più apocalittici già immaginava scenari di morte lungo i crepacci. La parte razionale imprecava contro la scelta scellerata. La parte professionale diceva: e chi glielo dice a quelli del lavoro che sono morta facendo un’escursione sulla neve con i cani? Quanto può essere stupido questo motivo per morire? Devo ancora portare a termine, vivere milioni di cose, devo inviare il bando, oddio mi riesumano dall’oltre tomba e mi uccidono di nuovo se sapessero che volo giù dal precipizio così! La parte figlia e compagna era ancora peggio: oddio se mia madre sapesse! Oddio se il mio compagno sapesse!cresta chiesetta

La parte determinata mi diceva: ricordi cos’hai letto nel libro La passione nel matrimonio? Auto calmarsi, trovare il passo, seguire cosa si ritiene importante. E così ho fatto. Non riuscivo a stare in piedi salendo la cresta. Troppo era il panico e la paura di sbilanciarmi causata dall’ansia stessa e dallo zaino. Così, probabilmente sembrando un pachiderma ridicolo, ho iniziato a scalare la vetta a quattro zampe, afferrando neve, arbusti, massi, tutto ciò che potevo per evitare di scivolare, cadere in basso. A volte in ginocchio a 4 zampe, a volte in piedi ma completamente spalmata verso il terremo.

Ero sola, in un certo senso, in quel momento. Sola con me stessa e la mia determinazione a non mollare, non morire, non ferirmi, non creare problemi per la mia amica e non scomodare il servizio alpino per imprudenza. Così, con un’ora in più sulla tabella di marcia, ho fatto 900 metri di salita in cresta fino alla Chiesetta. Seduta sulla panca bagnata, innevata e in pietra, ho cercato di placare il cuore. Non vi so dire la gioia che si prova, il senso di trionfo che ho sperimentato su me stessa: ce l’ho fatta.

lupi cuarnan

Ce l’ho fatta. Il Monte Chiampon mi mise alla prova sulla resistenza fisica. Il Monte Cuarnan sulla volontà individuale e sulla fiducia nelle mie possibilità. Mi piace la mia amica perché lei sa quanto sia importante per me riuscire a farcela con le mie forze. Non mi dimostra mai pena e non sbuffa mai per i miei tempi biblici, quando la paura e il panico si fanno più forti.

Mi lascia il tempo e lo spazio per trovare le mie risorse mentali per farcela. Non mi stressa con: muoviti! Non mi pressa con: ce la fai? Mi sostiene facendomi parlare di altro oppure, semplicemente, mi offre il silenzio, la concentrazione, la fatica di mettere un piedi avanti all’altro, piccoli passi verso il risultato. Niente è più istruttivo della montagna. Nulla.

Quale uomo è grado di fare questo senza rinunciare al proprio passo e alla propria, autonoma, esperienza, rimanendo presenza per la propria compagna eppure seguendo la propria autonomia senza far venir meno la fiducia nelle competenze e capacità della propria donna?rifugio cuarnan

Quest’escursione mi ha ricordato un capitolo del libro La passione nel matrimonio, dove si parla differenziazione e dell’esperienza montanare dell’autore e della moglie, anch’essa psicoterapeuta. La strada del rientro, comunque, è stata infinitamente più semplice, oserei dire banale senza neve, senza alcun pericolo e con una pendenza accettabile in discesa. Di tanto in tanto, per velocizzarmi, mi sono fatta scivolare sulla neve e sul prato, semplificando di molto i tornanti. Non abbiamo preso pioggia o brutto tempo e siamo state sufficientemente brave da raggiungere la macchina senza aver riportato alcun graffio. Qualche botta per qualche caduta ma niente di più.

Tanta neve in vetta: dai 50 ai 70 cm; pare semplice camminare senza ciaspe in un ambiente simile: vi garantisco che non lo è. Sul Cuarnan si può salire anche dalla malga e dai sentieri che portano al Chiampon. Invece di girare a sinistra verso il Chiampon, si prosegue a destra e pare essere abbastanza semplice come escursione. Non aspettatevi grosse indicazioni stradali: benché si tratti di luoghi turistici, oltre Montenars i cartelli scompaiono e vi dovete letteralmente arrangiare.

alaskan malamute cuarnan

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Ippovia da Basaldella e Biotopo del Lavia: il paradiso dei cani

 

Ecco un luogo da vivere con il proprio cane nordico: l‘ippovia da Basaldella, Tavagnacco con diramazioni nel Biotopo Prati del Lavia e circuito Bonavilla (SP60). Specifico [anche se non è necessario]: lasciando la strada principale [territorio dei “cani normali”].

Zona di caccia MA divieto di pascolo per le pecore in diverse zone sull’ippovia: peccato il divieto non sia rispettato dalla transumanza, in particolare fra Colloredo di Prato e Pasian di Prato. Selvaggina a disposizione dei nordici cacciatori: fagiani e lepri come se piovesse. Spazio utile per corse a perdifiato. Non vi posso dire i sentieri interni perché non ho punti di riferimento da comunicarvi: prati, campi, boscaglia, vegetazione sparsa.

Tratti di ippovia tra Basaldella e Tavagnacco

Da Campoformido verso Basaldella direzione tiro al volo, ex entrata in tangenziale est, ciclabile perimetrale la zona miliatare. Potete scegliere se parcheggiare subito dopo il cartello di fine Campoformido, sulla sx venendo da Basiliano oppure proseguire fino allo spiazzo frontale e laterale il cimitero di Basaldella.

In ambo i casi, i sentieri di campagna che partono sono abbondanti. La strada frontale al cimitero, essendo attaccata al centro abitato, è notevolmente più frequentata da auto, bici, trattori, motocross, cani, runner, bambini, anziani, nordic walker, cavalli. Le stradine interne, soprattutto addentrandosi verso i capanni di caccia e il tiro al volo, sono generalmente isolate e non frequentate. Quando diluvia o il tempo è terribilmente umido e brutto, il luogo è totalmente deserto quindi, se avete un cane tipo il mio, è il paradiso. Tanto se avete un cane tipo il mio non vi spaventa il fango, la pioggia, le giacche cerate e tutto il resto. Ci siete abituati.

Il percorso tradizionale, “ufficiale”, va da Basaldella a Carpeneto e, senza fare digressioni, seguendo la via principale, si possono percorrere 5 km. Carpeneto è zona rurale, agricola: se volete continuare a camminare o fare sport all’aria aperta e conoscete la zona, non vi mancheranno occasioni per proseguire il percorso.

ippovia basaldella cani

La zona dell’ippovia di Pagnacco e Tavagnacco non la conoscevo. Cioè, sapevo della sua esistenza ma non avevo mai trovato l’entrata. Perché sbagliavo direzione, ovviamente. Invece, una cara amica mi ha portato e ho capito d’aver avuto l’accesso a portata di mano… soprattutto quando lavoravo in zona Feletto Umberto.

Quindi, in sostanza: tangenziale direzione Tarvisio, uscita Pagnacco o Feletto Umberto. Se volete raggiungere Tavagnacco, proseguite oltre la rotonda, mantenendovi con la tangenziale sulla destra, suprate il distributore di benzina e proseguite per Tavagnacco. Entrate e proseguite oltre la chiesa fino a girare a sx alla rotonda. Pochi metri più avanti, le diramazioni dell’ippovia vengono segnalate sia a dx, sia a sx.

Abbiamo preso quella sulla dx, parcheggiando nel primo spiazzo disponibile sulla strada. Abbiamo percorso un breve tratto a piedi sulla carreggiata senza marciapiede e trafficata e ci siamo inoltrate nell’ippovia seguendo, per circa 300 metri, il sentiero ghiaioso. Poi, ovviamente, trovandoci il Cormor sulla sinistra senz’acqua, abbiamo deciso di scavallare e lasciare liberi i cani oltre il fiume. CHE PARADISO!!!

Bosco in salita, ruscelli confluenti nel Cormor secchi, pratoni collinari d’un verde smeraldo, ci hanno portate dritte dritte al confine con l’autostrada direzione Tarvisio.

I cartelli dicono divieto pastorizio ma… non ci metterei la mano sul fuoco. Tantissima selvaggina: Mercurio era assolutamente impazzito di gioia e, in preda al seguir piste, si è effettivamente preso diverse libertà spaziali ma… come potevo dargli torto? C’erano burroni o faglie ricoperte da boscaglia: un richiamo troppo succulento per uno che ama gli anfratti selvaggi. Se fossi più agile, lo seguirei, naso a terra, a cercar indizi di caprioli, forse cinghiali, sicuramente lepri, fagiani.

ippovia tavagnacco cani

Biotopo Prati del Lavia, Riserva di caccia di Basiliano (tra Blessano, San Marco, Mereto di Tomba)

Condivido queste informazioni CONTRO i miei interessi. Tra canari si dice che quando si trova un posto ignorato dal mondo, bisognerebbe tenerlo stra segreto sennò la gente ci va e si perde l’idillio. Il ché è assolutamente vero ma… è vero anche che in Friuli Venezia Giulia ci sono ancora troppi cani chiusi, relegati, nei cortili: se l’accesso a informazioni specifiche sul dove portare i cani in passeggiata, in sicurezza, riuscisse a scalfire la cultura del cane come strumento di guardia e basta, sarebbe solo positivo.

Biotopo Prati del Lavia – Accesso da Coloredo e da Pasian di Prato oltre l’accampamento degli zingari e la chiesa di Geova [lo so…. lo so….] . Percorso tradizionale lungo circa 5 km in circuito. Diramazioni nei campi a vostra discrezione. Riserva di caccia e divieto pastorizio: qui, in effetti, le pecore non le ho mai trovate [fino ad oggi]. Acqua sì ma non ogni giorno. Dovrebbe essere la Ledra, che passa però la scovate infilandovi nella boscaglia centrale: ad occhio nudo non la vedete. La scoprite esplorando il territorio con il vostro cane.

Riserva di caccia di Basiliano – Accesso dal cimitero di Blessano, seguendo la via di campagna principale e, successivamente, imboccando a piedi o in bici [o con pic up] , la diramazione sulla destra fino a raggiungere la strada parallela a quella dove avete parcheggiato vicino al cimitero. Sono circa 2 km, forse anche meno. Attraversate e da lì partono altri 7-8 km di campi in circuito. Sappiate che ci sono tante lepri e che le strade, che portano agli altri paesi, non sono così distanti: se il vostro cane si allontana parecchio, forse non è il luogo più adatto.

Portavo Mercurio a correre ma lo lasciavo libero con molta ansia proprio per la vicinanza alla strada e l’alta concentrazione di lepri. Se volete allenare il cane con la bicicletta.. anche qui non è il massimo: sassi appuntiti e piuttosto difficoltosi da vivere in corsa, tanto per l’umano quanto per il cane. Mercurio si è tagliato i polpastrelli qualche volta con i sassi affilati… fate voi. Se avete cane che vi sta vicino ed è indifferente alla selvaggina, allora andate tranquilli. Zero acqua: non ci sono canali di irrigazione. D’estate dovete portarvi dietro le scorte.

riserva di caccia basiliano

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E quindi ora sei adulto….

 

Amore mio, ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti a svoltare la boa dell’infanzia e dell’adolescenza ed eccoci qui, a tu per tu con l’età adulta. Sei giovane, sei bello. Ora sei anche un canone con il testone sulle spalle [nel 90%], capace di stare al guinzaglio e libero, di avvertire quando serve, di “schedare” chiunque si avvicini a me e farmi report preciso sull’affidabilità delle intenzioni. Non fai rissa inutilmente con i cani maschi, che accetti nel tuo branco, in passeggiata, persino con presenti femmine, se questi ti riconoscono leadership.

Hai imparato a fermarti all’Alt, quando sei libero e io sono a distanza. Hai imparato a rispettare il “Resta”, libero, quando mi avvicino per metterti il guinzaglio. Hai imparato tante cose. Non sei un cane da obbedienza cieca ma, dopo un anno senza alcuna lezione cinofila, posso dirti che non mi interessa più questa perfezione di comportamento. Mi importa la tua affidabilità come compagno di vita.

Accetti tutti, come presenza. Non ringhi seriamente mai a nessuna persona. Vocalizzi. E se esageri, sai perfettamente che sarai rimesso in riga subito. Perché sei abile nel pretendere da un dito il braccio. Sono più testona di te: ho imparato ad essere ferrea. Talvolta mi chiedo se non sia troppa, la rigidità che ti impongo in certi contesti, per poterti gestire o contenere nelle tue momentanee ribellioni. E’ anche vero che sei un malamute, non sei un cane qualunque. 

Non abbai mai, quando sei in cortile, a meno ché non ci sia un motivo serio per far sentire la tua voce. Se qualche sconosciuto cerca di superare la tua linea di demarcazione invisibile, se ha  buone intenzioni, guardi, monitori e taci; se le intenzioni non ti paiono buone, ti alzi, alzi il pelo e abbai, avverti, facendo sentire il tuo tono adulto, da cane che sà cosa vuole.

I malamute non saranno cani da guardia… ma tu, a modo tuo, un qual certo controllo sul branco lo metti in pratica. Nell’ultima esperienza di educazione, una siffatta frase avrebbe messo in allarme la mia ex educatrice: è lui il leader! Avrebbe detto.

Se così fosse, non mi lasceresti il passaggio davanti alle porte, sia quando sei al guinzaglio, sia quando sei libero…. a meno ché tu non abbia l’urgenza fotonica di fare pipì rapida. O di mettermi in discussione. E una volta al mese, una botta di disobbedienza te la concedo. Sappiamo che lo devi fare e sappiamo entrambi che si ritorna sempre punto e a capo. Non ti cedo il mio posto.

Se dico no è no. Se ti dico “dietro” rimane “dietro”. Se ti lascio libero, allora hai un confine a maglie larghe a tua disposizione. Niente ti sfugge. Sai quando puoi tentare la scalata gerarchica perché ho abbassato la guardia. Ma sai anche quando ho bisogno delle tue leccate sul muso per sentirmi coccolata. Tutti noi siamo costantemente sotto il tuo occhio vigile. Non ci perdi di vista nemmeno quando dormi.

Sai sempre tutto delle nostre emozioni, intenzioni. Hai imparato a stare da solo e nella tua tana, non piagnucoli più quando io sono in casa e tu sei nel tuo kennel oppure in cortile. Non hai bisogno di seguirmi ovunque, in casa. Sai che ci sono zone dove puoi entrare e zone dove non hai il permesso di stare e lo rispetti.

Non tutti possono toccarti, lavarti, manipolarti il corpo. Siamo in 4 a poterlo fare: il tuo branco.

Ora che sei un malamute adulto, la mia vita è cambiata di nuovo.

L’alza bandiera non è più alle 05:30. Reggi fino alle 08:30/09:00 e se l’ultima pipì la fai all’1 di notte, fino alle 10:00 nessuno ti schioda dalla tua copertina o dal divano perché, si sà, i malamute non dovrebbero stare sul divano… ma io te lo permetto; te lo sei guadagnato in tre anni di regole rigide. Non abusi mai di questa libertà. Sai che è una concessione e non lo pretendi come diritto.

Un errore che continuo a commettere consapevolmente è coccolarti tanto. Ma come si fa a non coccolarti? Come si fa a resistere alla tentazione di infilare le mani nel tuo pelo, nelle tue guanciottone e darti baci? Come dicono in Toscana: “Amen Gesù” se questo ti dà troppo l’idea di essere importante. Cielo! Sei importante!

merry coccole

In libertà, abbiamo trovato un accordo condiviso, tacito e costante, con delle abitudini sempre identiche, che ci fanno vivere la natura in alleanza.

Io non ti chiamo per niente.

Tu torni quando ti chiamo.

Spesso e volentieri basta il mio tono per farti capire se sono arrabbiata con te, se sono giocosa oppure se ti sto rimproverando. Sei capacissimo di tirarmi fuori la rabbia e allo stesso tempo sai come starmi accanto quando non ho bisogno di arrabbiarmi. Perché sai che c’è un motivo serio. Non è ansia, non è puntiglio.

Non ti mento mai. Se ti chiamo è perché ti proteggo da qualcosa o perché facciamo esercizi di richiamo e ti informo sulle diversità di situazioni affinché tu possa comprendere e adeguare il tuo comportamento al contesto.

Avrò sempre qualcosa per te, quando torni da me. Cibo, coccole, gioco. Non rimarrai mai a bocca asciutta. Sai che se ti metto il guinzaglio in mezzo ai campi è perché ti proteggo da un trattore, una moto da cross, un’auto. Sai che al tuo rientro, nel kennel in auto, ti aspetta il premio in cibo e sai che lo avrai sempre [tranne quando hai finito le mie scorte facendo tanto-tanto-tanto- il bravo in passeggiata].

Quando eri cucciolo, volevi costantemente uscire, andare. Non eri mai stanco e non eri mai stufo di esplorare. Ora la pigrizia ti prende, ogni tanto e, se la tua umana non ha voglia di fare 5 km di corsa ma solo 1 km fino al campo sportivo aperto, lasciandoti la libertà di correre nella boscaglia degli spalti mentre ascolta musica, tu non ti scomponi e ti va bene uguale. Non sono più io a dovermi adeguare a te. Sei tu che ti sei adeguato a me, ai miei ritmi.

Non so quanto profondamente ti fidi di me e quanto reputi bella la vita con me. A volte stai sulle tue, a volte sei più appiccicoso di una zecca. A volte non vuoi le coccole, altre ne chiedi in continuazione.

Sai che se hai bisogno alle 3 di notte io mi alzo e ti porto ovunque. Sai che ogni volta che posso ti porto in montagna. Sai che sei il primo a cui do il buon giorno e che la mia giornata non inizia senza i tuoi baci. Sai che quando vado a fare la spesa, qualcosa per te c’è sempre. Sai che ogni giorno usciamo in passeggiata, non facciamo lo stesso percorso. Sai anche che ti porto a cercar lepri [libero] e pecore [legato e a distanza] perché non temo più così tanto il tuo lato cacciatore.

Sei felice della tua vita con me? Ti senti amato? Ti do abbastanza per la tua natura di malamute? Mi vorresti più serena e calma, lo so. Ci sto lavorando e, piano piano, troverò l’equilibrio al 100%: devo smaltire i postumi del passato e sono già a buon punto.

Ora che sei un malamute adulto, inizio già a  pensare che vorrei tu fossi eterno.

Questo è quello che sono riuscita a fare con te da sola e con la mia famiglia. Ora vedremo cosa sarà in grado di fare insieme al mio nuovo compagno, grazie al suo bagaglio d’esperienze e a quello che la vita ci prospetterà.

noidue