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La nostra alleanza

alaskan malamute

 

Mi piace pensare, che questo blog non sarà solo un elenco di escursioni sul Friuli Venezia Giulia o dissertazioni, più o meno specialistiche, sul mondo degli alaskan malamute e dei cani in generale. Mi piace pensare al fil rouge, la storia alla base: la nostra. Un collante personale, discreto, separato dalle indicazioni turistiche o dog friendly. Eppur presente, come testimonianza nella quale rispecchiarsi o distaccarsi.

Camminavo al tramonto, in queste ultime sere, attraversando filari di vigne, meleti e boschi abbandonati fra il frumento e i canali di irrigazione. Pensavo a un anno fa. Alla sensazione “sconvolgente” di libertà, che abbiamo provato entrambi davanti agli sconfinati spazi verdi intersecati fra le provinciali e comunali di zona. Abituati com’eravamo all’unico parco metropolitano, trovarci, dall’oggi al domani, a camminare in luoghi senza tempo, senza tutte le problematiche tipiche delle aree verdi cittadine, ci ha cambiati nel profondo.

Lui, Merry, scoprendo la mai sperimentata possibilità di allontanarsi così tanto, pur rimanendo a vista, correndo libero nei prati, si è sentito “il padrone del mondo”, con un territorio sconfinato a disposizione. Dal canto mio, tutte le grane a cui stavo cercando di far fronte, mi avevano indebolito come leader perché avevo bisogno io per prima di essere “raccolta”: non riuscivo a tenere “le fila” delle regole. Io per prima non le volevo, in un certo senso. Respiravo libertà e, allo stesso tempo, agguati di ansia si accavallavano non appena muovevo un passo. Il Friuli mi ha aperto gli occhi su quante inutili paure avevo accumulato.

Merry aveva nove mesi. Non cucciolo, non adulto, a metà strada fra l’adolescente ribelle e il bambinone combina guai. Un periodo critico, da seguire con molta attenzione per non “perdere” il buon lavoro realizzato fino ad allora. Vi racconto questo perché nella vita di ognuno di noi si presentano tante sfide, momenti in cui non riesci a gestire le situazioni e ti sfuggono di mano, mandandoti a rotoli, confusa tra alti e bassi, che ti spingono a scegliere tutto e il contrario di tutto per poi mettere in pratica l’esatto opposto di ogni proclama.

Queste incongruenze, quando si ha un cane (e, forse, è lo stesso quando si hanno dei figli), si “pagano” con “scotti di leadership”. E, allo stesso tempo, sono proprio loro, i cani, ad aiutarci diventando specchi onesti al millimetro nel riflettere la nostra immagine lacunosa o bisognosa di aiuto. Merry, in questo, è stato perfetto: in poche settimane, aveva perso tutto il buono appreso dopo due cicli di educazione con due educatori differenti; era diventato insistente, tirava al guinzaglio, rigava le porte a furia di zampate, sbranava tutto ciò che trovava a tiro di notte dormendo in casa (scalini inclusi), di tanto in tanto mi ringhiava, si mordeva la coda, rifiutava il cibo e, libero, faceva orecchie da mercante ai miei richiami pur conoscendo alla perfezione tutti i comandi relativi. Tutto ciò è durato un mese: mi ha aperto gli occhi.

Dodici mesi fa, Merry era diventato una prigione, un despota dittatore. Io, sovrastata da tanti eventi esterni e separati da Merry, eventi che hanno cambiato per sempre la mia vita, non sapevo come farmi rispettare, come mettere dei limiti, come riportarlo “alla ragione”, non avevo più il suo rispetto, non mi sentivo amata, ero costantemente sottoposta a sfide e presa in giro, perdente sempre, in ogni caso. Allo stesso tempo, lo dovevo difendere dalle pressanti richieste continue di abbandono/vendita, che mi venivano ciclicamente messe davanti al naso come out out.

Non volevo darlo via.

L’avrei difeso da chiunque perché sapevo chi era Merry, che situazione stavamo lasciando e che grande potenziale positivo aveva in serbo. Sapevo, con la consapevolezza cieca e sorda di una madre, che lui stava vivendo un momento di transizione veramente duro: aveva perso tutto dodici mesi fa.

La sua famiglia umana, la sua compagna canina, i suoi amici, i suoi punti di riferimento. Aveva preso un treno sapendo – perché aveva capito – che stavamo dicendo addio. Viveva con la sua umana di riferimento, che era fuori di testa quanto lui e che stava “al di là del bene e del male” quanto lui. Viveva con la sua nuova famiglia, che aveva incontrato un paio di volte in precedenza e di cui sapeva solo essere il branco di riferimento della sua umana.

merry papàLa sua “crisi di comportamento” per me non era altro che una grande manifestazione di disagio. Disagio che sarebbe rientrato – ne ero certissima – non appena fossi riuscita a ritrovare equilibrio, serenità, confini e la capacità di dire di “no”. Non appena lui stesso si sarebbe ambientato, facendo nuove amicizie, costruendo la sua nuova tana.

Non è vero che gli animali non hanno sentimenti. I cani soffrono e lui stava soffrendo…. facendo lo spavaldo, il despota e il prepotente. Un adolescente umano urla alla madre parolacce e disprezzo per dirle che la odia perché l’ha portato via dal suo mondo senza dargli spiegazioni, mettendolo davanti al fatto compiuto. Un cane, che non è una persona, manifesta il suo stress mettendo in atto comportamenti distruttivi o aggressivi. La sua rabbia, il senso di spaesamento, la nostalgia per compagni di vita che non incontrerà mai più. Di tante persone che hanno conosciuto Merry, ben poche hanno saputo vedere questo aspetto senza mettergli sulla testa una tegola piena di giudizi indelebili.

Merry aveva un bisogno totale di accoglienza e amore….. dove per amore non intendo coccole e salamelecchi ma la capacità mia di essere leader. Quindi di ricevere confini, regole, limiti, sgridate e indicazioni su come comportarsi correttamente. Aveva bisogno di capire che cosa vuol dire superare il limite e vivere le conseguenze di questo tramite lontananza dal suo nuovo branco fino a quando non si sarebbe approcciato con più rispetto, calma, umiltà. Non gli potevo perdonare tutto o dargli mille giustificazioni, dovevo sentire anche io la rabbia per come mi trattava e dovevo imparare anche io “a ringhiare” per difendere il mio territorio, la mia persona, i miei oggetti. Lui aveva bisogno di rilassarsi sapendo di poter fare riferimento e di poter contare su di me, perché mi sarei presa cura di lui e delle sue esigenze senza metterlo in pericolo e senza chiedergli nulla di più di quanto non sarebbe stato capace di darmi e nulla di più di quanto io stessa non sarei stata disposta a fare per lui.

tarvisio

Questa foto è molto importante per me perché simboleggia l’inizio del cambiamento. Lo scorso inverno presi Merry e salii a Tarvisio. Lo portai sulla neve, prenotammo una camera in un hotel e passammo qualche giorno soli io e lui, lontanissimi da tutto e da tutti. C’eravamo solo io, lui, la neve, la foresta di Tarvisio e la voglia di stringere un’alleanza forte fra noi. Quelle notti, dove fuori il termometro era sotto lo zero, le passammo insieme: lui entrava e usciva dalla terrazza e si metteva sotto il letto, dalla mia parte, con la testa sui miei scarponi, dormendo sui miei vestiti, che gli avevo messo a terra. Di giorno, camminavamo verso gli alberi, alla ricerca di solitudine. Avevo bisogno di tornare a percepire il silenzio nelle orecchie. In un ambiente tranquillo, lui si è rilassato. 

Forse qualcuno di voi si riconoscerà in queste amare sensazioni; qualcun altro vedrà totale incompetenza. Forse avete sperimentato cosa vuol dire vergognarsi fino al midollo delle proprie reazioni e avrete anche pianto. E, forse, dopo tanto combattere, avrete ritrovato il sorriso e la soddisfazione di avere un cane super al vostro fianco, di nuovo in equilibrio, affidabile e rispettoso, fedele e in grado di amarvi. Ecco, mi piacerebbe, piano piano, raccontare come è stato possibile rimettere a posto i pezzi e migliorare, riscrivere in toto la storia del nostro stare insieme. Mi piacerebbe perché è una storia bella, che ho bisogno di raccontare e condividere. Nessuno di voi è obbligato ad ascoltarla per intero, a condividerla, a seguire le mie idee, orme o strategie però è una storia che esiste e che racconta di come sia possibile stringere un’alleanza buona con un animale sofisticato e complicato come un Alaskan Malamute.

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La caccia in FVG e le passeggiate con il cane

dog_trekking

 

Dal 1 settembre si è aperta la caccia in Friuli Venezia Giulia e, fino al 31 gennaio 2015, le passeggiate in campagna con i cani, che non svolgono il loro lavoro di supporto all’attività venatoria, potrebbero essere complicate. A dire il vero, questo è già un “periodo complicato” per le trebbiature e la massiccia presenza – giustamente – dei trattori e mietitrebbie nei campi. In questo articolo non esprimerò nessun giudizio in merito all’attività venatoria e la mia opinione (favorevole o contraria, che sia) non è rilevante. Desidero, invece, condividere con voi alcune informazioni utili per le vostre passeggiate con i cani in Friuli Venezia Giulia, nei mesi invernali.

In Friuli Venezia Giulia si contano quindici tipi diversi di caccia: dalla caccia agli ungulati con segugio all’uccellagione passando per l’appostamento fisso nei laghetti, l’arco, il falco, la caccia su fiume e chi più ne ha più ne metta. Ci sono quindici distretti di caccia che coprono, in buona sostanza, tutto il Friuli. Gli orari di caccia vanno da un’ora prima dell’alba fino alle 18:00 e il calendario di caccia è pubblicato sul sito della Regione. Tuttavia, durante la settimana (come oggi, per esempio) si possono incontrare e sentire da lontano spari, fischietti, abbaiar di cani e stormi di uccelli prendere il volo, lepri correre come impazzite, fagiani fare azioni stupide e sicuramente pericolose per la loro vita come prendere il volo al passaggio di Merry. I cacciatori possono entrare anche nei parchi cittadini ed è di questi giorni una raccolta firme sostenuta dall’OIPA in favore di una petizione rivolta al Sindaco di Udine per bloccare questo permesso. Cinque sono le riserve naturali con zone cinofile nelle quali i cacciatori sono riusciti ad addestrare i loro cani per la caccia ad animali specifici come il cinghiale. In queste aree cinofile, si possono addestrare i cuccioli e cani adulti all’aiuto dell’uomo durante la caccia. Tutto ciò, visto dal punto di vista cinofilo, è molto interessante. Vedere i cani lavorare, come accade per lo sheepdog o lo sleddog per esempio, ha sempre un aspetto affascinate legato alla sinergia uomo cane.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=EMgM6EfY6Y0]

In questi mesi, tornando alla nostra esperienza personale, usciamo sempre in dog trekking, cercando percorsi costeggianti la ferrovia e le zone entro le quali la caccia non è consentita (tipo nei pressi delle abitazioni). Merry ama seguire le piste del selvatico ma, non avendo modo di sapere dove sono o saranno posizionati i cacciatori e le loro eventuali trappole (si possono ancora utilizzare?), preferisco tutelarci, tenendolo legato a me, con una corda lunga ma, in sicurezza.

La mia preoccupazione non è il richiamo perché lui ce l’ha, torna anche quando insegue una lepre e non impiega mai più di 5 minuti (questi tempi così biblici li realizza solo in rarissime occasioni, nelle quali viene assuefatto da un odore selvatico e allora si concentra su quello. Di norma, in meno di trenta secondi, a seconda di quanto si è allontanato, è da me o si fa vedere – dipende da cosa gli chiedo…… A breve riprenderemo anche le nostre attività di obbedienza ma, questa è un’altra storia). Di solito, lui rimane sempre nei paraggi e a vista, infilandosi nei filari di frumento o saltando la soia per poi sbucare all’improvviso da un cespuglio improbabile dietro o davanti a me, con la lingua penzoloni e l’espressione: “Sono stato bravo, vero?”.

La mia preoccupazione reale è che, amando lui i rovi, i boschetti – fare il Vietcong, insomma – potrebbe essere scambiato per un altro animale, muovendosi tra le foglie e potrebbe attirare l’attenzione e gli spari di qualcuno. Indi per cui, dog trekking, dog trekking, dog trekking. Fino a gennaio. Fino alle pecore transumanti… e allora via alla pazza gioia 😀 No, scherzo! Figuriamoci se mollo il mio lupo in prossimità delle greggi 😀 Insomma, tra la caccia e la transumanza, ci aspettano mesi davvero “vivaci” 😀

Un altro “problema” sono i cani non addestrati all’obbedienza dei cacciatori quelli, cioè, che pur sentendo il loro poveretto umano che fischia e sbraita al vento, se ne vanno a zonzo e tutto fanno fuorché lavorare con lui e per lui. L’anno scorso abbiamo incontrato diverse volte piccole mute di cani da caccia che scorrazzavano, correvano e giocavano allegramente nei campi che collegano Variano, Coloredo di Prato e Bressa. Nel più totale disinteresse per i loro umani bestemmianti, che li richiamavano a gran voce e desideravano sinceramente riportarli sotto il loro controllo.

Diversi mesi fa – ve lo dico giusto per farvi sapere che esistono queste attività cinofile in Friuli Venezia Giulia – abbiamo seguito qualche lezione per addestrare il suo fiuto sulle piste di sangue. Il corso, purtroppo, si è spento nel tempo, senza concludersi e senza attestato di partecipazione. Merry, sin da subito, ha mostrato una fortissima attitudine per il lavoro sul selvatico, in particolare sulle piste fresche. Ciò nonostante, non ha avuto modo di mostrare il suo valore e sviluppare la sua bravura in questa attività (che, tra l’altro, ama). Mi sarebbe piaciuto provare ad addestrarlo in maniera più circostanziata, fermo restando che è un Alaskan Malamute e non un Setter…. però è anche vero che, nell’antichità, questi cani venivano usati per la caccia all’orso polare ed erano un supporto all’uomo, che viveva in ambienti tutt’altro che agiati quindi, volendo, stuzzicare e convogliare in un lavoro utile, divertente e positivo la sua memoria di razza non sarebbe stata un’idea così totalmente barbina: chissà se in futuro troveremo altre opportunità.

Lui, comunque, in seguito a questo corso, ha imparato alcune abilità di ricerca olfattiva, che mette in pratica le volte in cui può correre sciolto nei campi molto, molto distanti da qualsiasi centro abitato e strade provinciali/statali (è una fatica trovarli nel Medio Friuli ma, ci sono).

Se avete cani senza forte istinto predatorio, con un buon richiamo e senza voglie esplorative particolari, siete a cavallo: il Friuli Venezia Giulia è stracolmo di campi da percorrere.

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Vivere con un Alaskan Malamute

PARTECIPA AL SONDAGGIO “PROGETTO ALASKAN MALAMUTE”

Com’è vivere con un Alaskan Malamute? E’ davvero così complicato? Qualche giorno fa, nel profilo Instagram di questo blog è comparsa questa domanda.

Una ragazza sta pensando di condividere i suoi prossimi dieci anni (minimo) con un Alaskan Malamute femmina e voleva un parere, essendo il suo primo cane. I nostri scambi sono stati così fitti, intensi e, tutto sommato, utili, che mi sono chiesta se non fosse giunto il momento di arricchire le pagine con qualche testimonianza in più su questo mio compagno di vita eccezionale.

Non è la prima volta che scrivo pagine di diario incentrate sul cosa vuol dire vivere con un Alaskan Malamute: le altre, le ho tutte cancellate dal web (per quanto possibile). Vedete, non vi voglio scrivere nulla di scientifico, cinofilo o ideologico. Non mi sogno nemmeno di dire che ciò che sto vivendo sia o sarà uguale per tutti e non penso che la mia esperienza sia o possa essere da esempio a qualcuno.

E’ solo un’esperienza personale, che mi fa piacere condividere per il semplice fatto che passerei la mia vita a raccontare ogni singolo attimo dell’esistenza di Merry. Persino quando dormo, ho Merry nei sogni, tutte le notti… quindi, capite bene che razza di invasata io sia con il mio cane 😀 Leggete, se ne avete voglia e traete le vostre conclusioni in base alle vostre competenze, idee, esperienze e quant’altro.

Merry è il mio primo cane, il mio primo Alaskan Malamute.

Ho avuto solo gatti nella mia vita e, quando lui è arrivato, ha scelto di scegliermi nel peggiore momento possibile e, allo stesso tempo, nel migliore che potesse indovinare. Proviene da allevamento ma non voglio dire nulla al riguardo perché la storia correlata è una ferita ancora molto potente, dentro di me.

Quando Merry decise che gli avrei detto di sì, il Friuli Venezia Giulia distava poco meno di 1000 km da noi e l’anno che ci ha portato a fare le valigie, prendere Italo, fare scalo a Venezia, raggiungere la mia terra con Trenitalia è stato denso di follia alla stato puro.

instagram travelwithgiantdog

Merry ha cambiato il mio stile di vita: prima di lui ero molto sedentaria. Con lui e con il Friuli, cammino ogni giorno un minimo di 3km fino a toccare gli 8 quando le condizioni meteo e fisiche ce lo consentono.

[Aggiornamento 2016: riusciamo a tenere i 16 km di escursione senza problemi. ]

Lui è in grado di correre per ore, io muoio dopo i primi 500 metri 😀 Ma ci sto provando, giuro.

Mi piace fare canicross e, in futuro, vorrei sperimentare anche il nordic walking con lui e l’equivalente sulla neve, tramite sci di fondo imbragati.

Di tanto in tanto, quando l’universo è positivo, se così si può dire, andiamo in bicicletta insieme, con lui a lato (per ora perché l’antenna mi sta arrivando). Questa non è un’attività che facciamo spesso: lui ha un forte istinto predatorio e ci sono strade nelle quali la presenza di selvatico appetitoso è massiccia, anche lontano dai campi. Il rischio di ruzzolare nel fosso c’è…e me lo eviterei… Per questo dico: quando l’universo è positivo ovvero quando le strade sono esenti da auto, cani, bambini, lepri, fagiani. Così, per ovviare al problema, ho pensato bene di attivare la giunta comunale e l’associazione di calcio del mio paese (in via indiretta) per avere il permesso di accedere alla pista di atletica dello stadio comunale: permesso accordato, in orari di non disturbo degli allenamenti. Ora manca solo l’antenna e…. diciamo, la “tuta da super eroe” per proteggermi dalle – sicure – cadute, che mi aspettano nel mentre in cui impareremo ad andare in bicicletta con lui che mi traina.

Ma la cosa stra bella dell’avere un Alaskan Malamute vicino è che questo genere di pazzie le fai con gioia, come fossero le più normali del mondo perché ti scatta qualcosa dentro, qualcosa di estremamente pazzoide in testa, che ti porta a pensare le più assurde idee e a metterle in pratica, divertendoti nella natura, toccando con mano le corde più ancestrali dell’esistenza dell’uomo.

Ci sono momenti in cui lui ti trascina nel suo mondo e lì ti perdi, vai indietro nel tempo e sei semplicemente tu, i boschi e un quasi lupo in caccia. Un lupo che, volendo, sarebbe in grado anche di cacciare per te, se addestrato, penso… qualcuno che non ha bisogno del gps per riportarti alla macchina perché tanto lui il territorio lo conosce anche se non c’è mai stato prima ed è la prima volta che lo esplorate insieme. Lui mi ha sempre riportato a casa. Poco importa se questo significa guadare torrenti, esplorare fossi strapieni di rovi e nasconderti al mondo, sedendoti mimetizzata tra le foglie, a guardare i fagiani passare con il mio lupo sbragato a fianco, con la lingua penzoloni e il fiato corto, dopo una corsa a perdifiato tra i filari di soia e frumento. Poco importa se hai i vestiti fradici di pioggia, le scarpe infangate, i sassi dentro le scarpe e le unghie che non riescono mai a crescere perché, d’altronde, o hai le unghie belle oppure stai nella terra ad annusare sentieri e percorrere strade mai battute sino ad ora. E chi lo conosceva un Friuli così, prima di Merry? 

In linea generale, usciamo ogni giorno e, per quanto lui abbia a disposizione spazi verdi, almeno nella nostra abitazione, ha messo residenza sul mio piede. Lo farebbe anche con 3000 mq di giardino. In tutto questo, dove pare che sia lui a tenere le redini delle questioni, io sto cercando di capire – e mettere in pratica – la difficile arte del capobranco e, considerando i notevoli passi avanti che abbiamo fatto nell’ascolto, direi che sono sulla buona strada. A dirla tutta, la questione è molto semplice: si tratta di relazione, rapporto e rispetto. Ed è un continuo lavorio, ogni giorno, sui dettagli, sui momenti importanti, un dare e un avere, un cedere e perdere qualche battaglia e un avere la certezza che domani sarà realmente un altro giorno.

Un Alaskan Malamute sa perdonare e, se domani l’ENCI decidesse di cambiargli il nome, potrebbe chiamarlo semplicemente Libertà. Nella connotazione più profonda, matura, sensibile e ancestrale di questo termine, libertà è Alaskan Malamute. Vivere con un Alaskan Malamute è tutto questo e molto di più… che vi racconterò nel prossimo futuro!

alaskan malamute

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La Val D’Arzino con 6 cani

La Val d’Arzino è, forse, uno degli spettacoli più belli presenti in Friuli Venezia Giulia: il torrente, con le sue cascate, pozze d’acqua, vasche d’erosione e slarghi mozzafiato dal colore smeraldo e azzurro intenso, vivo, cristallino, il suo ritmo a tratti lento, a tratti impetuoso, è circondato da rigogliose faggete. Questo territorio si estende tra i comuni di Vito D’Asio, Forgaria del Friuli e Pinzano al Tagliamento ed è collocata nella provincia di Pordenone. Intorno, i monti Corno, Vito D’Asio e Prat accompagnano il fiume verso il tuffo nel Tagliamento.

Qualche tempo fa, io e Merry abbiamo accettato un invito: fare il bagno nell’Arzino con i cani. Eh già: questa volta il branco comprendeva sei cani! Non succedeva da tempo immemore una simile avventura con un numero così grande di quattro zampe scodinzolanti! Il meteo ci ha fatto intendere che… sì, il bagno lo avremmo fatto ma, non come avevamo immaginato. Nemmeno superata Ragogna, il diluvio totale, di quelli che non lasciano scampo, si è rovesciato sulle nostre teste. Pioggia, pioggia e… ancora pioggia. Al bivio per San Francesco, abbiamo sbagliato strada e siamo saliti, per poi ridiscendere fino al Castello Ceconi (Pielungo), ammirato dall’interno dell’auto (stracarica di cani e umani). Tornati sui nostri passi, raggiunto di nuovo l’incrocio, abbiamo svoltato a sinistra per San Francesco e da lì abbiamo proseguito per Pozzis.

Su Pozzis, in rete, troverete storie di streghe, sussurri, terrori e omicidi ed io, in effetti, ho avuto modo di “conoscere” il “famoso” Cocco, personaggio estrapolato da qualche romanzo di Stephen King ed impiantato in Friuli. La storia del suo omicidio e del moto raduno che ha organizzato sopra il corpo interrato della sua vittima è di dominio pubblico e, se cercate, troverete tutti i particolari della vicenda in numerosi articoli di giornale offerti da Google. Ebbene, non sapevo mi sarei trovata davanti questo personaggio e, solo in seguito sono venuta a conoscenza della sua storia, degli anni in galera. Con noi, per quanto suoni “strano” scriverlo, è stato ospitale, educato e molto disponibile nel fornirci riparo. Suona agghiacciante, lo ammetto 😀 Comunque, per raggiungere i sentieri lungo l’Arzino, che partono da Pozzis, bene o male bisogna arrivare alla chiesetta e, quindi, alla casa di costui.pozzis_arzino_malamute

Pozzis è un paesetto semi deserto, popolato da turisti e dal galeotto. Scendete, raggiungete la chiesetta, parcheggiate e poi tenete la destra…. fino al cimitero. 🙂 Vi garantisco che, superata l’idea di macabro, il paesaggio intorno è mozzafiato. In pieno stile Romantico, quasi estrapolato dalle pagine più intense dello Sturm Und Drang. Il fiume lo sentite anche a distanza perché il suo fruscio e gorgoglìo non lascia alcun dubbio. Noi, bardati con k-way, ombrelli e l’impermeabile del Cocco, abbiamo guadato il fiume e abbiamo imboccato il primo sentiero sulla destra, risalendo verso le cascate.

Inutile dire che, non appena abbiamo raggiunto l’Arzino, abbiamo sciolto tutti i cani e li abbiamo lasciati liberi di correre, annusare e nuotare: con un tale diluvio, eravamo totalmente certi di non incontrare nessuno. E’ stato meraviglioso vedere la sintonia del gruppo formarsi subito: c’erano 4 femmine e 2 maschi e tra i maschi c’è stato il massimo rispetto e collaborazione.

Il sentiero non presenta difficoltà di percorrenza: è sterrato ma in piano, per la maggior parte del tempo. Le salite sono facilmente percorribili anche con scarpe da ginnastica. Rare le indicazioni C.A.I. ben segnalate, di tanto in tanto si incontra qualche sbiadito ricordo di linee gialle e rosse e un “sei” ad indicare, forse, il numero del percorso. Rispetto altri sentieri, la segnaletica è limitata ma, è anche vero che, più che andar dritto, non devi fare. Per tornare all’auto, abbiamo ripercorso la strada dell’andata, lasciandoci aiutare dai cani, nell’unico bivio con discesa, che abbiamo incontrato. Lungo il sentiero, ad oggi, sono presenti 4 frane di sassi, che si possono oltrepassare senza problemi. Non vi è corrimano sul lato destro del sentiero, salendo ma, non ci sono strapiombi o pericoli di caduta laterale. Al massimo, bisogna stare attenti alle storte, se si mettono male i piedi su alcuni sassi.

arzino_valle

Le cascate sono meravigliose: staresti tutto il giorno ad ammirare i colori dell’acqua (e a rimpiangere una buona macchina fotografica per immortalarli come si deve in fotografie d’alta qualità). Spero di poter tornare su questi sentieri nel vicinissimo autunno: i colori accesi di ottobre daranno, sicuramente, un risalto pazzesco al cristallino e vitreo azzurro dell’Arzino.

La Val D’Arzino, comunque, è ricca di attrattive. Basti pensare alle Grotte verdi di Pradis, le terme e fonti solforose di Anduins, l’ossario di Pinzano al Tagliamento, la Riserva Naturale del Lago del Cornino e i mille mila sentieri C.A.I., che partono ovunque e portano a luoghi meravigliosi, di cui non so nemmeno immaginare percorsi, atmosfere e paesaggi ma che, di certo, saranno e sono strepitosi. Tutti questi luoghi sono visitabili e vivibili con i cani ed è per questo che mi piacciono tanto.

val d'arzino con 6 cani

 

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Dal Forte di Ospedaletto al Lago di Cavazzo

Complice una rimpatriata fra amiche, incuranti della pioggia battente e continua, insieme a un gruppo di avventurieri ben assortiti e di tutte le età, abbiamo organizzato una micro gita al Forte di Ospedaletto (Gemona) e al Lago di Cavazzo. La giornata era propizia: il meteo dava nubifragi altalenanti e a Ferragosto mancava ancora qualche giro di orologio. Questo voleva dire che:

1) non avremmo trovato nessuno lungo il sentiero,

2) i cani avrebbero potuto correre liberi in montagna.

Di cani, alla fine, ce n’era solo uno: il mio. 🙂 Il branco era ben nutrito. C’erano persino due piccole principesse, che si sono innamorate istantaneamente del lupo-orsetto e, come prevedibile, hanno deciso che lui sarebbe stato loro per tutta la durata della gita. Merry non è mai stato a contatto diretto con bambini under-10 anni e, la sua gioia nell’incontrare di nuovo persone verso cui prova il più sincero affetto è stata tanta che, resosi conto di chi sarebbe stato presente, ha mostrato tutta la sua esuberante gioia di lupetto felice e rinvigorito dalla cura. Come? Beh 🙂 Alzandosi “in piedi” e leccando il viso a tutti, scodinzolando e saltellando. Preciso 😀 : questo “trattamento” lo riserva solo a chi è veramente felice di incontrare. In genere è molto compìto. Quando, però, incontra le persone, che ha associato alle gite divertenti… bè, lì è tutto un altro discorso 😀 e lo capisco. <3 Non fosse per un certo contegno, pure io salterei a fare le feste a tutti 😀

Al Forte di Ospedaletto ci si può arrivare agevolmente sia da Gemona, sia da Venzone, trovandosi a metà strada fra ambo le località. L’accesso al sentiero, che conduce verso lo sterrato in salita –  facilmente percorribile a piedi in una 20ina di minuti – non è molto segnalato ma, dalla piazza (riconoscibile dalla rotonda), si imbocca la strada con san pietrini che scorre, abbastanza stretta, tra le case, si supera un ponte della ferrovia, girando subito a sinistra e poi si può parcheggiare. Il sentiero parte a pochi passi di distanza. Se non ricordo male, dovrebbero esserci anche delle panche da pic nic, per le giornate di sole.

Avuto l’ok dai genitori delle bimbe, ho sciolto Merry lasciandolo libero di divertirsi annusando, correndo, scalando ed esplorando i rovi, cunicoli e piste della montagna. Lui, pur allontanandosi ad esplorare il territorio, ci ha sempre “tenuto d’occhio” e, richiamato per evitare alcuni camion lungo il sentiero, ci ha ascoltato con una buona rapidità nella risposta e nel presentarsi a noi, facendosi mettere il guinzaglio senza problemi.

Vi confesso che provo ancora ansia nello scioglierlo ma, abbinando il lavoro al guinzaglio, alla linea, all’ubbidienza e alla fiducia in libertà, sto ottenendo risultati positivi, senza mai dimenticare il senso di responsabilità e la scelta dei luoghi più adatti alle corse libero. In questo caso, potevo lasciarlo perché, visto il meteo, non c’era effettivamente nessuno in giro (escluso i camion che lavoravano nella gestione degli alberi lungo il sentiero). Lui non è “cattivo” è solo un cane di taglia grande dall’aspetto lupino, che ama il selvatico di campagna e che, vista la mole poderosa, può spaventare le persone solo con lo sguardo. Per il resto, è un cagnone con la testa sulle spalle.

ospedaletto_forte_alaskan_malamute

Salendo, siamo giunti al Forte di Ospedaletto, una costruzione militare, accessibile gratuitamente per umani e cani, caratterizzata dalle postazioni per le mitragliatrici, luoghi di vita quotidiana dei soldati e spazi per le munizioni. Vi è anche una sezione informativa/museale al suo interno, anche questa gratuitamente accessibile. Giunti in cima, il temporale ci è venuto a trovare portentoso. Pioggia battente, a dirotto, ci ha spinto a trovare rifugio all’interno dei corridoi interrati eppure illuminati dalla luce del giorno, che filtrava dalle feritoie in pietra, a bordo suolo. Storie di vipere, di orsi, di viaggi: il lupo pattugliava la zona senza allontanarsi mai troppo, pur con l’entusiasmo e l’irruenza di chi si sta divertendo un mondo ad esplorare sotterranei, buio, pozze d’acqua e cumuli di macerie abbandonate.

Esiste qualcosa di più bello di un Alaskan Malamute che, sotto un acquazzone furibondo, lascia il sentiero per tuffarsi in un campo di erba alta e fare il “pesce salterino“, correndo, saltando a tuffo nei cespugli, per poi fiondarsi di nuovo vicino al branco e davanti, a segnalare la strada verso le auto? Per me no.

Purtroppo, il temporale ci ha costretti a una ritirata strategica verso luoghi caldi, dove cambiarci i vestiti bagnati (i k-way non coprono tutto e in pochi avevano le cerate dietro… io, per l’emozione, mi ero dimenticata a casa tutto: torce, giacca, ombrello, k-way… avevo tutto il necessario per “tenere” Merry in ogni possibile situazione… ma per me, non avevo nulla).

Tornati a Tolmezzo, ci siamo fermati a pranzo nel Ristorante Carnia, in centro: ve lo consiglio!! Non solo hanno un menù spettacolare, non solo producono la pizza con la pasta integrale, non solo hanno un parcheggio interno…. la proprietaria e i camerieri amano i cani così tanto che, dopo varie “insistenze”, mi hanno portato il controfiletto arrosto (gratis) per il mio Malamute. Avete capito bene! Controfiletto arrosto per il mio cane e…. cane dentro la stanza ristorante, insieme a me!

Merry, dal canto suo, stanco morto delle corse mattutine, si è spalmato a terra, svegliandosi solo al profumo di pizza e arrosto. Come non capirlo? Durante tutto il pranzo, con mia grande soddisfazione, è stato tranquillo, non invadente, ha ubbidito al “terra” senza discutere, abbaiare o mugulare e non ha mai dato segni di stress. Un cane normale, insomma; per chi ci guardava da fuori, un cane educato. Per me, invece, un cane che ha fatto tantissimi progressi e che, finalmente, posso portare ovunque, indipendentemente dalla quantità di gente, cani, stimoli, complicazioni.

Divorato il tiramisù fatto in casa, ci siamo diretti verso il Lago di Cavazzo. L’allegra brigata, dimezzata dal temporale, non era mai stata al Lago dei Tre Comuni. Abbiamo beccato un raduno di parapendio, una sorta di sagra misto a gara. Non paghi, abbiamo anche incontrato un branco di otto lupi cecoslovacchi, un rottweiler, qualche pastore australiano, barboncini, meticci vari di tutte le taglie. Sono stata molto felice nel notare la serenità con cui Merry si è approcciato, a distanza, alla stragrande maggioranza di loro, innervosendosi un poco solo con il Rott maschio ma, senza dare in escandescenza. Anche l’altro è stato esemplare, devo dire.

Sono felice di aver incontrato così tanti cani al Lago di Cavazzo perché mi era giunta voce ci fosse una sorta di ordinanza comunale contro i cani, per impedire loro l’accesso. Ora, non so se questo sia vero e il limite non rispettato oppure se sia solo frutto di un passaparola “mal riuscito”. Sta di fatto che, al Lago di Cavazzo si incontrano miriade di cani, tutti al guinzaglio (a parte i più piccoli) e i proprietari sono educati.

La giornata è finita fin troppo presto. E’ stato bello ascoltare le storie di caccia, vedere i video “di lavoro” della nostra compagnia insieme al suo Drahathaar. Spero di poter passare ancora del tempo insieme a queste splendide persone, a cui voglio un gran bene e che, come sempre, ringrazio con gioia.lago_cavazzo_cani4