Pubblicato il

LinkedIn: novità, argomenti, aziende e… Hi-Tech!

LinkedIn

Quante novità si scoprono frequentando il mondo LinkedIn! Dopo aver scaricato l’app nel mio smartphone, ho iniziato a seguire con più facilità aggiornamenti, persone, pagine ed offerte di lavoro.

Ho trovato moltissimi spunti per articoli o scambi nel mondo reale con professionisti di fiducia però vorrei aiutarti nel costruire i tuoi contenuti oppure il tuo lavoro condividendo quanto ho scoperto.

LinkedIn per mobile è davvero un’opportunità di aggiornamento in tempo reale, diversa rispetto a Twitter nell’approfondimento e nello stile di comunicazione. Diversa nel senso che i professionisti, cercando di ritagliarsi una voce di rilievo nel panorama social, condividono con particolare attenzione e cura al dettaglio scampoli di competenze.

Molti utilizzano i video, con o senza sottotitoli. Gli articoli e i link pubblicati hanno spessore e gli argomenti vengono trattati con una competenza tecnica molto superiore rispetto a quello che puoi trovare su Facebook.

Quindi… cercando di riassumere il mare magnum di stimoli digitali ricevuti in questa settimana, ho preparato un piccolo video per raccontarti tre cose che mi sono piaciute molto nell’ultimo periodo: lo trovi nella mia pagina Facebook!

Instagram e i test sulla messaggistica istantanea

Instagram sta testando la funzionalità dei messaggi Direct della piattaforma anche su una versione web, quindi utilizzabile da desktop. Lo ha scoperto l’ingegnere software Jane Manchun Wong, che spesso anticipa le mosse del social network preferito dai giovani. Fonte: WebNews

Funzionalità cloud e wireless in crescita nell’automotive

Il mondo dell’automotive si sta spostando sempre di più verso il cloud e l’intelligenza artificiale. Praticamente, se già ora abbiamo il nostro ufficio in cabina, in futuro avremo a disposizione ancora più strumenti hi-tech per gestire parcheggi, carburante, ricarica delle batterie e funzionalità wireless dei veicoli con scambio di dati in modalità sicura. Volkswagen, in questo, è apripista insieme a Microsoft.

Il blog aziendale di BMW Group

BMW Group è stato premiato con il Corporate Art Award. Ma la cosa davvero interessante non è il premio di per sé: è il blog aziendale. Si chiama SpecialMente BMW ed è diviso in 5 categorie: Cultura, Dialogo Interculturale, Inclusione Sociale, Sicurezza Stradale, Sostenibilità. Ve lo porto come esempio di apertura mentale ed orizzonti di comunicazione: non solo auto. Persone, valori, emozioni, evoluzione!

Cercami in LinkedIn!

Se ti fa piacere, scarica la trascrizione del video che ho pubblicato nella mia pagina Facebook dove ti parlo di queste novità per esteso! Ti aspetto!

Download PDF: “Le news da LinkedIn

Se vuoi lavorare con me alla tua strategia di contenuto, scrivimi a venturinicomunicazione@gmail. com oppure chiamami al 3472332842.

Pubblicato il

Content Funnel: perché ti serve la strategia di contenuto

content funnel

Il content funnel è il percorso di contenuti che costruisci per accompagnare il tuo potenziale visitatore sconosciuto il più vicino possibile a te. La strategia del contenuto è quell’insieme di decisioni programmate che prevedono la realizzazione di materiale o esperienze e la loro divulgazione secondo scadenze prestabilite in luoghi scelti con grande attenzione.

Il senso di questo grande lavoro produttivo è il raggiungimento di obiettivi numerici traducibili in contatti, preventivi, primo acquisto, mantenimento della relazione, nuovi acquisti e sponsorizzazione di altri mediante racconto verbale o digitale entusiasta oppure mediante il “prima-e-dopo” vissuto in prima persona.

Si tratta di metodi sofisticati per costruire esperienze, interesse, interazioni e clienti partendo da due presupposti: tutti hanno bisogno di storie in cui rispecchiarsi e tutti cercano informazioni (o test) prima di acquistare.

Perché i testi sono così fondamentali

No, non farti ingannare dalle storie su Instagram o dai mini video su Facebook… o meglio, non farti distrarre dalla durata e dal pensiero che oggi funziona solo il contenuto istantaneo, che impegna poco, dura poco e lascia (forse) una sensazione. Si tratta sempre di contenuto, non di tempo.

Il testo è ancora centrale nell’attuale panorama di marketing e comunicazione. L’esperienza diretta in linea con i 5 sensi ma anche i contenuti grafici, video o 3D. I testi sono il primo elemento digitale che viene intercettato da un utente in Google e sono la primissima cosa che balza agli occhi nella comunicazione cartacea. Si cercano guide, ebook, istruzioni, racconti, approfondimenti.

Le immagini, le animazioni, i video sono sempre accompagnati da testi che indicizzano il contenuto nei motori di ricerca dei social e globali. La scelta definitiva dipende molto da come il valore aggiunto di un’offerta viene presentato e percepito: i raffronti fra benefici spesso vengono realizzati sulla base di un semplice ragionamento: A mi offre questo, B mi offre quello ma scelgo C perché in più mi dà quest’altro.

Ma il “contenuto” che cos’è?

Il contenuto è l’insieme dei tuoi temi e sotto temi, declinato e trasmesso mediante strumenti diversi. Il tutto unito sia ad obiettivi misurabili sia alla volontà di farsi “mezzo” utile, rispondente ad un bisogno preciso del pubblico destinatario delle tue iniziative.

Se prendiamo il mondo dell’automotive, per esempio, possiamo identificare il tema dell’ecobonus e declinarlo in formati diversi come un ebook informativo, una campagna mail con ulteriori approfondimenti, un webinar dedicato, un’esperienza diretta in salone e, infine, un preventivo ed una contrattazione.

Lungo questo viaggio, l’azienda è stata utile all’utente e ha contribuito alla propria promozione “mettendo in mano” (o nella casella mail o nel Kindle) un qualcosa di divulgabile anche alle persone nella cerchia dei conoscenti della persona principale che ne ha fatto richiesta. L’elemento commerciale nasce dopo il percorso di contenuti ma è facilitato perché il venditore si troverà davanti persone realmente interessate alla sua proposta e non generici interessati o semplici curiosi. E’ la legge dei grandi numeri e, per fortuna, il web in questo aiuta molto!

Un contenuto può anche essere un campioncino inviato via posta! Io, per esempio, ho visto un post sponsorizzato in Facebook, ho compilato il format di richiesta via Facebook e ho ricevuto a casa il mio campioncino di Sì, Armani.

Oppure: dopo aver acquistato qualche prodotto da FoodSpring, ho ricevuto, sempre via posta, altri contenuti di tipo testo in formato brochure relativamente il mantenersi in forma. All’interno, un nuovo codice promozionale per l’acquisto di nuovi set prodotto. Tutto questo è funnel.

Dove inizia la conversione

La conversione, nel mondo web, è la trasformazione dell’ignoranza in conoscenza, dell’indifferenza in desiderio, della curiosità in scelta e del visitatore anonimo in cliente fidelizzato e sponsorizzante.

La conversione è costituita da un insieme di piccole conversioni che, avvicinate l’una all’altra, costruiscono la fattura e il bonifico in entrata. Si tratta di un viaggio ricco di inside e pericoli perché ogni disattenzione, svista o casualità non dipendente da noi può influenzare il risultato del percorso.

Ipotizziamo, per assurdo, che siamo riusciti ad intercettare un nuovo cliente intenzionato ad acquistare nel nostro e-commerce. Però non abbiamo attivato il protocollo HTTPS e il server, per qualche motivo, ha un guasto. La persona ha urgente bisogno di acquistare il prodotto o servizio ma non riesce perché tutto è in blocco. Cosa fa? Acquista dal concorrente.

Oppure: sul web tutto è magnifico e perfetto. Raggiunge lo store e trova una persona disattenta, scocciata oppure l’indirizzo effettivo non è l’indirizzo a cui rimanda il navigatore e nel sito web l’informazione su “Come raggiungerci” non è presente o non è chiaro dove si trovi. Cosa fa? Se ha un recapito telefonico, forse chiama e chiede info. Se non lo ha, desiste.

La strategia di contenuto deve tenere presente anche di questi aspetti pratici per ottimizzare al meglio la resa di ogni singolo passaggio nel content funnel. La posta in gioco è veramente troppo alta e, soprattutto, gli utenti web danno seconde possibilità con parsimonia.

Non dare mai scontato nulla, quando progetti i tuoi contenuti! Soprattutto perché, magari, i tuoi concorrenti colmano il tuo gap prima che tu te ne accorga!

Pubblicato il

Da Wolf Eyes Inside a …. Carolina Venturini

E’ tempo di cambiamento. Soffia un vento molto forte in me, che scuote tutti gli ambiti. Questo sito, così tanto rimaneggiato nel corso degli anni, affronta un ulteriore passaggio riportando nella “tana” un pezzo di cuore: Wolf Eyes Inside.

Proteggere Wolf Eyes Inside fino al suo momento

Il mio progetto Wolf Eyes Inside è, al momento, un sogno, un rifugio, un desiderio, non un busienss plan da realizzare. Potrà esserlo in futuro? Forse. Ma non in questa età e non in questo momento.

La mia vita familiare ha scompaginato molto le carte in tavola. Scelgo di mettermi in formazione perché il mio progetto ha bisogno di tante competenze, fondi e maturità per essere realizzato. In questo momento, diventare Moglie e una professionista di livello, riconosciuta come tale e certificata come tale, ha la priorità.

Wolf eyes Inside mi ha salvato la vita, il reddito e la mia anima e mi ha dato la possibilità di creare qualcosa di mio. Per continuare a crescere, però, c’è bisogno di accantonare una fase “infantile – iniziatica” verso una più radicata e consapevole. Senza me stessa, non vado da nessuna parte.

Trasformazione del Logo

Sento la necessità di centrarmi senza perdermi, di evolvere senza cancellare. Per questo ho modificato il mio logo nella sostanza e nella forma. Mantengo il lupo perché è il simbolo della mia vita, l’animale totem, l’elemento connettore con “Donne che corrono coi lupi” e con lo spirito guida di Wolf Eyes Inside, con Mercurio e con la mia crescita personale. Persino con il mio ideale di comunicazione adattiva e multi sfaccettata, in pieno stile lupino.

Elimino il nome “Wolf Eyes Inside” e valorizzo di più il mio nome e cognome. Lo posizione sotto l’egida del lupo, elemento simbolico pregno di significati profondi, che mi radicano nel femminile selvaggio e nel mio percorso professionale. Tuttavia, ciò che lascio emergere sono io. Il mio nome, la mia identità, la mia persona è il mio brand ma è anche quel qualcuno (o qualcosa) che preme per uscire dal guscio e presentarsi al mondo con tutta la forza dell’esperienza, delle cicatrici, dei muscoli fatti scalando montagne da libera professionista e lezioni apprese imparando da maestri e da errori.

I valori del mio brand

La connessione profonda con la natura, la narrazione autentica, emotiva, empatica, diretta e soggettiva raccontano la mia persona. Credo nella crescita personale, nella forza del femminile, nel contatto con gli animali come risorsa per un vivere autentico, che sorpassa la connessione denaro = benessere.

Impegnarsi a fondo, dedicare tempo e anima ai progetti, continuare a proseguire nonostante la stanchezza, sapersi fermare e rilassare sono elementi lupini che accolgo e propongo e che ritengo fondamentali per una vita sana, professionale e personale.

Nel mio logo il lupo sta balzando, correndo, va verso una direzione, un obiettivo ed è fortemente connesso con il territorio, le sensazioni, l’insieme in cui si muove. Ha la bocca aperta, non è in tensione, respira l’universo ed è felice di vivere, giocare, andare, sperimentarsi, confrontarsi, incontrare, conoscere, rincorrere, trovare, lasciare, amare. Questo è il mio ritratto ed è questo a cui aspiro.

Modifiche delle diciture online

No, per ora il dominio del mio sito resta WolfEyesInside.com. Facebook, invece, ha una nuova denominazione: @CarolinaVenturiniComunicazioneDigitale.

Ho chiuso il profilo Twitter, Instagram resta il contenitore della mia vita con Mercurio e LinkedIn lo spazio per parlare con i colleghi.

Pubblicato il

Responsabile della comunicazione: di cosa si occupa?

responsabile della comunicazione

Il lavoro del/della responsabile della comunicazione è un compito molto delicato, ampio e multi sfaccettato. Ricoprirlo è assumere una posizione manageriale, decisionale e pratica sviluppando in autonomia o in team un progetto di comunicazione. La portata del progetto influenzerà la dinamicità e la complessità dell’incarico.

Dall’inizio alla fine di un piano di comunicazione

Il responsabile della comunicazione è la persona che si occupa di delineare il piano di comunicazione dal macro al micro definendo obiettivi, budget, tempi, strumenti, contenuti, formati, stili e canali di promozione.

Se lavora in autonomia, sarà la persona che, di mese in mese, si preoccuperà di tener fede alla tabella di marcia producendo i contenuti, mantenendo le relazioni con i fornitori e la stampa nonché sensibilizzando la Direzione o il cliente verso l’operato mediatico.

Se collabora con l’Area Marketing, suo compito sarà coordinarsi con il Responsabile Marketing relativamente obiettivi economici e strategici finalizzati al raggiungimento di una crescita di fatturato anche grazie alla comunicazione.

Collaboratori, colleghi, fornitori: relazioni delicate da curare

Lo dice la parola stessa: responsabile significa responsabilità. Nel mondo della comunicazione, le responsabilità in gioco sono davvero molte. Prima fra tutte le relazioni con le persone che lavorano insieme o per il responsabile della comunicazione.

Delegare, monitorare, ascoltare, consigliare, dare l’esempio, redarguire, richiedere, sollecitare, fare il punto della situazione, trovare soluzioni intermedie: questo è il lavoro più intenso e complicato perché ogni persona ha motivazioni, sensibilità ed interessi diversi non necessariamente contingenti al progetto e agli intenti del manager o della direzione.

Monitorare l’andamento del progetto di comunicazione implica l’antipatico compito di dover dire che qualcosa è da rifare (e, magari, rifare ancora e ancora) oppure sollecitare la realizzazione di qualcosa in tempi ultra rapidi.

I risultati della comunicazione

Il responsabile della comunicazione è anche la persona che, oltre a monitorare l’andamento dei flussi di utenti, produce il report complessivo o parziale sulle attività svolte con conseguenti risultati statistici su cui basare il successo del proprio operato.

I risultati della comunicazione possono essere di diversa entità (statistici ed empirici):

  • miglioramento della presentazione della brand identity
  • visualizzazioni ed interazioni in crescita nei social e nel sito
  • incremento degli iscritti alla newsletter oppure dei tassi di apertura e coinvolgimento
  • incremento delle vendite grazie alle campagne di comunicazione
  • diffusione a mezzo stampa ampia
  • richieste dirette di partecipazione a programmi tv o simili
  • creazione dell’associazione perenne di un logo ad un messaggio nella memoria dell’utente

Responsabile della comunicazione o addetto alla comunicazione?

La differenza è sostanziale e profonda e si fonda tutta sulla parola responsabilità. L’addetto alla comunicazione è responsabile solo del suo operato pratico relativamente i testi pubblicati online e i tempi di consegna. Il responsabile della comunicazione è responsabile di tutto il processo comunicativo.

Per quanto gli incarichi possano essere simili o sovrapponibili, il rispondere delle scelte anche economiche di un piano di comunicazione segna una linea di confine netta fra una professione e l’altra o fra un ruolo e l’altro.

Ciò che conta non è se ti senti responsabile della comunicazione o addetto alla comunicazione. Conta se rispondi tu di ogni scelta, se la tua è l’ultima voce che conta prima della pubblicazione, se ogni elemento testuale e non deve passare sotto al tuo occhio prima di andare online o nello shop. Se sai utilizzare tutti gli strumenti e sai capire cosa non funziona, perché e come sbloccare la situazione.

Conta, infine, l’avere il coraggio di difendere idee o proporre idee nel modo corretto confrontandoti con il rifiuto, l’incomprensione, il fastidio o la rabbia di terze parti mantenendo fede al progetto e ai tuoi valori umani professionali. Motivando o dando l’esempio, restando a disposizione senza perdere in leadership.

Pubblicato il

Matajur: trekking semplice con i cani

Sul Monte Matajur non ci ero mai stata prima. Dopo anni di buona volontà procrastinata, qualche settimana fa ho preso la palla al balzo e il mio alaskan malamute e siamo saliti. Con noi, amici fidati di sempre, Sonas il malamute e il suo proprietario. E’ stato meraviglioso!

Come arrivare al monte Matajur da Cividale

L’appuntamento era nel parcheggio di fronte la nuova banca di Cividale, quell’enorme edificio vetrato e con sagoma irregolare subito dopo la stazione dei treni, a fianco della Coop. Da lì, abbiamo proseguito in direzione Savogna verso il Rifugio Pelizzo. 

La strada è comoda anche quando inizia la salita con circa una decina di tornanti. I primi sono i più ripidi e, in seguito, la strada, pur salendo, rimane morbida e larga. Il guard rail è presente per quasi tutto il tratto tranne negli ultimi chilometri. Al termine dei tornanti, il Rifugio Pelizzo accoglie con un parcheggio comodo, delle panche in legno a disposizione e una struttura che, sicuramente, a regime operativo è in grado di soddisfare ogni esigenza del turista montanaro. Noi lo abbiamo trovato chiuso però è stato ugualmente utile con i suoi servizi all’esterno.

Dal rifugio alla Chiesetta in cima al Matajur vengono calcolati 35 minuti a piedi e, visto che l’orario da noi prescelto andava verso il tramonto, abbiamo preferito questa soluzione. Ci sono tantissimi percorsi per accedere al Matajur.

Silenzio, nebbia, cani e vastità

Mercurio, il mio alaskan malamute, durante l’ascesa al Monte Matajur

La salita al monte Matajur dal Rifugio Pelizzo è veramente semplice e agevole. L’unico aspetto di riguardo da considerare è la nebbia (o bruma): quando si alza, coprendo tutto, può farti perdere l’orientamento. Questa montagna viene considerata “facile da scalare” e, oggettivamente, lo è però la nebbia ha portato più e più volte problemi ad escursionisti anche esperti quindi occhio alle previsioni meteo.

Mercurio e Sonas erano FELICI nel puro significato del termine. Felici di stare insieme e di vivere la montagna nell’assoluta tranquillità dell’assenza di persone. Siamo saliti fino alla Chiesetta senza incontrare anima viva. Lungo il percorso, il tracciato è ben visibile e vi sono più sentieri che portano alla cima, tutti riconoscibili ad occhio nudo.

Raggiunta la cima, abbiamo fatto appena in tempo a scattare qualche foto che, da dietro alla chiesetta è comparsa un’altra ragazza con la sua meravigliosa femmina di pastore svizzero bianco. Non parlava italiano, ci siamo capiti in inglese e i cani hanno interagito fra di loro godendosi gli spazi, la poca neve e l’amicizia.

Tempo un quarto d’ora e, dal basso vediamo comparire altri escursionisti: il tramonto sul Matajur è ultra gettonato per le fotografie spettacolari ed è
oggettivamente straordinario.

Sonas, alaskan malamute amico di Mercurio
Io e Mercurio, insieme sul Matajur