Verso un nuovo incarico facendo tesoro del passato.

Prima di incontrare un’opportunità di valore, mi sono imbattuta in colloqui “affascinanti” sul momento e deludenti a carte scoperte.  Tramite LinkedIn e relazioni professionali occasionali, mi sono arrivate proposte come “venditore”. Per non lasciare nulla di intentato, ho accettato tutti i colloqui: le modalità con le quali veniva gestita la comunicazione con il cliente finale e l’ipotetico flusso di lavoro con i “superiori” mi trasmettevano sempre la sensazione di manipolazione finalizzata al proprio tornaconto.


Nella mia pancia “sentivo” che avrei dovuto iniziare a vedere chiunque solo come un’opportunità di profitto e questo mi ripugnava. Di colloquio in colloquio, ho scoperto realtà che attuavano una modifica dei prezzi (in rialzo) giornaliera e immotivata, non pubblica ma a discrezione (tanto per i dipendenti quanto per il cliente finale) lasciando un margine di ricarico senza controllo. Questo, tradotto, significa avere il via libera per truffare i clienti.


Mi sono imbattuta in piramidi aziendali con controllo maniacale della persona basato sulla sfiducia e sul basico assioma che ci sarebbe stata malafede.


Ho ascoltato monologhi fiume di auto-lodi che mi avrebbero dovuto impressionare perché univano principi di PNL con tecniche di convincimento, che più che motivare mi davano la sensazione di solitudine.
Anche gli elementi corretti che potevano essere condivisi venivano presentati con straffottente sguardo dall’alto in basso.

E ho detto no a tutti, allontanandomi o rifiutando di firmare contratti o di acquistare prodotti per iniziare un lavoro. Un’azienda ha persino usato i dati di un’esercitazione privata in sede di colloquio selettivo per sviluppare ulteriori vendite senza mio consenso andando a creare fastidio a miei rapporti personali.

In tutto, mi sono stati chiesti 750,00€, 3000,00€ e (a partire da) 9000,00€ per acquisto materiali che mi avrebbero dovuto portare ad iniziare un lavoro “dalle grandi prospettive economiche”. Tutto questo parlare “meraviglioso”, “fantastico”, “straordinario” cozzava profondamente con il mio concetto di lavoro, etica e professionalità. Avevo ancora molti veli negli occhi, un bisogno economico drammatico e fiducia “alla buona” come comportamento infantile basico.

La mancanza di etica e la fame di guadagno delle persone che mi hanno proposto questi lavori di vendita diretta (aspirapolveri, software, contratti vari, prodotti vari) è stata la motivazione principale per cui mi sono ben guardata dall’accettare…. anche se, sul momento, nella fase di “Meraviglia non chiara” mi sono entusiasmata, ho sperato.

L’aggancio emozionale, che li ha portati all’obiettivo di farsi ascoltare è stato il bisogno economico a livello ideale e la speranza di una vita migliore. Ma una vita migliore non può essere realizzata usando gli altri. Mentendo agli altri. Ingannando il cliente sul prezzo vero per giocare sul ricarico. Scegliendo le persone (collaboratori) sulla base della loro situazione economica più tragica o difficile sapendo di poter fare leva su questa fame di denaro per piegarle al proprio volere.

Non c’è niente di professionale in ciò.
C’è solo sciacallagine.
Direzione fallimento per forza.

Perché i presupposti umani (cruciali nel lavoro) sono sballati.

Perché le persone aprono gli occhi, ti vedono e

provano repulsione per te sentendosi traditi, usati, manipolati, oggetto, ingannati e miseri.

Questi incontri mi hanno sospinto lontano perché mancava il rispetto basico per le persone, viste solo come transazione bancaria a molti zeri.

A volte, ho persino litigato con mia madre perché, di primo acchito, non “vedevo” la “fregatura”. Ma quando, poi, mi sono seduta con la calcolatrice in mano, ho capito che avevo bisogno di credere fosse l’opportunità giusta perché avevo bisogno di entrate per pagarmi le esigenze basiche di sopravvivenza senza pesare sulla mia famiglia.

Ecco, non voglio questo per me: non voglio sfruttare le persone per motivi commerciali.

Voglio essere un valore aggiunto e voglio portare agli altri qualcosa che migliori la vita con onestà, senza promettere mirabilie e menzogne, senza “brutte sorprese” all’orizzonte mascherate da grandi certezze fittizie di gloria.

Lavorare con le persone non è mai scontato o facile e il rischio di sbagliare è sempre presente perché ognuno è diverso.

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