La positività delle batoste professionali

Sembra la classica frase da manuale di self-help però è vero: esiste una positività delle batoste professionali. Ti porto la mia esperienza come base su cui riflettere. Fino all’anno scorso il mio concetto di partita IVA era lavorare su commissione: il lavoro mi arrivava da agenzia web, scuola. Avevo un incarico fisso e non ero felice. Non potevo svolgere le attività per le quali inizialmente ero stata chiamata a causa di molte, insormontabili, complicazioni interne. Mi sentivo deprivata, arrabbiata, negata, con le mani legate e in una posizione di immobilità e, allo stesso tempo, non avevo sufficiente coraggio per mettere un punto, rimboccarmi le maniche e cercare altro. Mi ero adagiata sulla tranquillità economica da simil dipendente pur avendo una partita IVA sulle spalle. L’estate 2016 cambiò tutto. La comunicazione venne seguita solo dagli interni ed io mi ritrovai il 15 di agosto con tanti soldi da avere e nessuna certezza di recuperarli. Solo a settembre riuscii ad avere una parte di quanto mi aspettavo. Per me fu davvero un dramma in quel momento ma poi, mese dopo mese, riflessione dopo riflessione, compresi alcune realtà importanti.

  • Sentendomi bloccata su tutti i fronti, non lavoravo bene: perché stare?

Sono una persona creativa, emozionale ed istintiva. Contesti con tante rigidità mi espellono come fossi il pus di un bruscolo. Se, da un lato, questo l’ho vissuto sentendomi sbagliata a confronto con questa realtà, dall’altro lato mi sono scrollata. Perché stare in un contesto asettico quando posso scegliere di costruirmi la mia situazione lavorativa ideale includendo libertà, passione, creatività, fantasia, immaginazione, opportunità, relazioni non inamidate? Il lato positivo è questo: se ci si vuole imporre di essere un rettangolo quando si è un cerchio, niente andrà per il verso migliore.

Mantenermi in quella situazione negativa era un confermare continuamente la sensazione di essere incapace. Era come un cercare di essere professionista incastrata nella scatola di una bambina.

Il tutto gravato dalla percezione costante di regressione nelle competenze perché troppo veniva sepolto, non usato. Eppure la comodità economica mi portava ad accettare una situazione velenosa. L’essere rimasta senza certezze economiche è stata la risposta dell’universo al mio invocare una possibilità dal profondo del cuore. Nella mia mente era un martello fisso: “Voglio una possibilità!” oppure: “Se solo mi dessero una possibilità!” Ebbene, la mia occasione me la sono creata. Senza di loro ma anche grazie a loro.

  • La cura del cliente parte dal rispetto. E il rispetto va oltre le regole della cortesia.

Se c’è una cosa che ho imparato dalla crisi di agosto è che cortesia e rispetto sono due elementi diversi. Le formule di commiato, i titoli altisonanti non significano rispetto reale e percepito. Sono strumenti che mettono ognuno al posto suo. In questo ci può essere anche la più sibillina delle offese corredata, però, da uno stile verbale impeccabile al limite della razionalità inattaccabile. Perché agiscono gli impliciti, i sottintesi e la possibilità reale di replica in un contesto nel quel non è consentito lo scambio alla apri di opinioni. Il rispetto del cliente e dal cliente al consulente è un altro discorso. Il prendersi cura del cliente e il tutelare la relazione con il consulente passano dalla presenza, dalla libertà di poter esprimere pensieri, dalla capacità di accogliere conflitti, dalla necessità dei confini. Dalla comunicazione interpersonale agevolata dalla semplicità cercata per farsi capire ed essere capiti.

  • Dopo l’uno c’è il due. Dopo il due, l’infinito potenziale

Se, prima, avevo una routine fissa tra lezioni e attività da copy dipendente, dopo agosto 2016 tutto è cambiato. Confrontandomi con il potenziale del piano editoriale e del piano operativo strategico su base annua, ho arato la mia mentalità. Ogni mese è un mese buono per fatturare di più. Ogni mese è un mese perfetto per nuove idee, collaborazioni e progetti. Ogni giorno è il giorno giusto per rendere reale il tuo ideale di lavoro dei sogni. Con o senza budget. Io il budget non lo avevo ma ho il mio lavoro dei sogni. Che mi fa viaggiare, conoscere persone stimolanti e diverse e mi sottopone a training duro come nessuno stage è mai stato in grado di fare. Perché lo voglio, lo cerco e ci credo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...