Cosa significa sostenersi a vicenda cioè fare rete. (E guadagnare tutti)

Uniamoci, aiutiamoci, insieme ce la possiamo fare. Questo è ciò che si ascolta quando si parla di “fare rete”. Cosa implica, nel concreto, questa moda (?) al reciproco sostegno (non per forza economico)? Significa esserci.  Significa che se un tuo amico o collega organizza spesso qualcosa, nel limite del possibile, almeno una volta, tu ci vai per sostenerlo con la presenza. Senza dare per scontato che non abbia bisogno di te. Mettendo, per una volta, quella relazione nel mondo delle priorità rispetto alle altre relazioni prioritarie. Perché non è vero che hai sempre un impegno.

Soprattutto, ci vai perché sai che lui/lei lo ha fatto per te e sai che continuerà a farlo. Perché ti apprezza e crede nella tua attività. Oppure sa che anche tu hai bisogno. Tutti abbiamo bisogno di reti buone. E tu dai valore e sai riconoscere l’importanza di quella volta in cui il tuo amico (o collega) si è fermato davanti alla tua attività con la consapevolezza di ciò che stava facendo (cioè aiutarti a far vedere all’esterno che qualcuno viene da te e che non hai il parcheggio o l’ufficio vuoto)?

Riconosci importanza al professionista collega, amico, parente, che ti porta venti persone in più nel tuo locale, ti paga puntuale? Sai capire il significato del far girare il tuo nome nel suo sito, nei suoi social senza chiederti un euro per la visibilità, sostenendo da solo la promozione su Facebook? Sai dare valore al tuo nome inserito nella sua newsletter? Capisci, riconosci, ti si accende in testa il pensiero che se non ricambierai mai, lui/lei smetteranno e perderai qualcuno che stava investendo in te? Sì, sono scelte. Scelte che valgono e che significano.

Sai capire che ti sta sostenendo diffondendo i tuoi volantini, brochure, coupon ai suoi stessi clienti? Sai che, anche se questi clienti non utilizzano il tuo voucher sono persone in più che conoscono la tua attività e che, magari, un giorno, potrebbero approdare a te? Sai che questo ti viene regalato sulla fiducia, la stima e l’amicizia e ha un valore anche se non paghi? Dai valore all’acquisto del tuo collega nella tua attività anche se i soldi farebbe bene a tenerseli?

Sostenersi a vicenda parte dal valore della reciprocità e dalla capacità di riconoscere quelle azioni in tuo favore, che valgono e verso le quali potresti ricambiare. Perché è un tuo vantaggio e interesse coltivare le relazioni anche così.

Condividere informazioni, riconoscere valore alle attività di comunicazione come:

  • citazioni gratuite sui siti individuali (ci sono persone che pagano fior di quattrini per un link attivo. Lo sai?),
  • link attivi regalati (ci sono persone che pagano fior di quattrini per un link attivo. Lo sai?),
  • condivisioni sui social,
  • invito riservato ai propri contatti relativi la partecipazione agli aventi di qualcuno,
  • apprezzamento della presenza agli aventi e consapevolezza dell’importanza di “ricambiare”
  • valore ai nuovi clienti portati alla tua attività dal partner/amico/collega/conoscente (che non ti ha chiesto una percentuale per ogni nuovo cliente ma ti ha sostenuto gratis perché apprezza)

Tutto questo non è obbligatorio ma è utile. Ognuno è libero di fare ciò che vuole e, quindi, anche di non sostenere. Ma costruire una rete fra persone parte dal riconoscere valore alla reciprocità.

Se manca la reciprocità, non c’è rete,

non c’è amicizia, non c’è sviluppo.

Non è necessario stipulare un contratto di network fra partner. Questo tipo di attività sono utilizzate dai blogger, che vogliono far crescere il proprio blog avviando uno scambio link, citazioni, condivisioni, reciproche interviste, inviti, call to action mettendo in condivisione community, risorse, strumenti, competenze. Persino convegni, seminari, corsi, ebook. Ed è la base della base del networking, della crescita, delle potenzialità imprenditoriali.

Tutto questo è la normalità almeno dal 2000 ma, ovviamente, nessuno ha scoperto l’acqua calda: così si dovrebbe fare e così si hanno risultati per tutti. Se tutti remano con le stesse attenzioni.

 Ora le domande utili che ti puoi fare sono:

  • quanto do per scontato e per “dovuto” questo patrimonio?
  • quanto so ricambiare il favore?
  • quanto valore do e quanto ritengo importante questo tipo di attività “alla pari” nelle intenzioni?
  • quanto sono disposto a dare dopo aver ricevuto
  • quanto sono consapevole che anche io posso dare (oltre a ricevere)?
  • quanto riesco ad apprezzare ciò che ricevo?

E ancora:

  • ti sei mai chiesto cosa significa, davvero, fare rete?
  • ti sei mai chiesto cosa significa, davvero, sostenere un amico che inizia un’attività?
  • ti sei mai chiesto cosa significa, davvero, sostenere un conoscente che stimi nello sviluppo della sua attività?
  • hai mai provato a riflettere sul tuo ritorno in quest’attività di sostegno?
  • ti sei mai arrabbiato perché non hai ricevuto sostegno oppure non ti sei sentito sufficientemente apprezzato nel sostegno che hai dato?
  • quanto sei consapevole dell’impatto economico di queste scelte e di come questo approccio influenzi lavoro, sviluppo, guadagni, crescita?

Chiamala banalità. Ma, per quel che mi riguarda, tutti questi elementi influenzano moltissimo lo sviluppo imprenditoriale di chiunque.

In Friuli Venezia Giulia (o, per lo meno, nel Medio Friuli) ci sono alcuni elementi, che ostacolano il fare rete reale e sono:

  • l’idea diffusa che se ti aiuto, tu mi rubi lavoro. E quindi non ti aiuto perché così guadagno io
  • la convinzione che se sei “foresto” (forestiero), sei un pericolo e sei inaffidabile, “non sei dei nostri”
  • la convinzione che se non appartieni a un gruppo, non puoi essere considerato affidabile (perché è il gruppo che ti definisce)
  • se non sei 100% puro friulano, comunque non ci si può fidare di te
  • la percezione diffusa che esistono solo i punti di riferimento conosciuti, storici, da tradizione e che, affidandosi a quelli, “si può star tranquilli”
  • lo sviluppo di molte relazioni “amicali” interessate e l’utilizzo della frase “finché mi servi, ti tengo”
  • la resistenza e la diffidenza nei confronti di qualsiasi cosa diversa dallo status quo
  • l’idea diffusa che “morte tua, vita mia”
  • la domanda: perché spendere? Vale? Meglio star a casa
  • la convinzione che la vita sia solo duro lavoro basico, sofferenza, debiti, miseria
  • la convinzione che bisogna soffrire
  • il rimarcare costante: “faccio da solo” e, in questo fare da solo, non è incluso il: “ti aiuto”
  • il dare per scontato che anche tu farai da solo e non hai (o avrai) bisogno di aiuto
  • il chiudere qualsiasi discorso con “se non ti va bene come la penso io, tornate a casa tua”
  • l’attaccamento al trauma mai superato della guerra, del terremoto, della povertà totale come realtà attualmente ancora presente, monito, rischio, pericolo
  • la gioia, l’abbondanza, il divertimento, l’inutile che fa comunque bene non sono opzioni ancora comprese nei bisogni primari delle persone

Questo posiziona il Friuli Venezia Giulia nell’ambito delle terre vergini “in cassaforte”, da “conquistare” solo se in possesso di buon motivo “paladino”. Prima di parlare di social media marketing (apertura, scambio, rete, dialogo) bisognerebbe parlare di fiducia oltre la diffidenza, di coraggio oltre il farsi bastare il poco che si ha. Allo stesso tempo, il successo è garantito solo a chi avrà perseveranza e capacità di entrare negli spiragli aperti di questa cultura di confine, adagiata nella realtà abitudinaria, attaccata al mito virile della resistenza psicologica al dolore e alla devastazione. Non credo si tratti di approccio con umiltà perché in tutto questo non c’è nulla di umile. Anzi: in molti ambiti, umiltà apre le porte alla prevaricazione.

Come si può fare rete in una terra dove prima bisognerebbe fare proselitismo spinto sulla positività, che porta all’apertura, che porta alla consapevolezza, che porta alla reciprocità, che porta al business?

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