Eccessi di fiducia: come le scelte economiche ti impiccano nella povertà

Una consulente dovrebbe dare sempre l’immagine di una vincente, ricca e ricercata. Chi ti sceglie, altrimenti, se sei squattrinata, senza lavoro e con il bisogno costante di incassare?

Il primo pensiero, in tal senso, è che non vali, che non sei capace, che sei rifiutata. La sopravvivenza non è direttamente proporzionale al valore professionale di una persona.

La sopravvivenza e la vita agiata dipendono solo da scelte: se si ha avuto la fortuna di avere basi solide di educazione economica, allora tutelare i propri diritti è naturale. Se, come nel mio caso, questa fortuna non è entrata nella mia crescita, allora l’esperienza passa di errore in errore e di difficoltà in difficoltà. Utili, eh? L’ingenuità, a furia di scorticate, si stempera. Ma che fatica!

Ecco perché condivido con Te qualche dritta: magari a te andrà meglio e dovrai soffrire meno rispetto a quanto sta capitando ed è capitato a me.

  • Il mio prezzo lo decido io

Fino ad oggi, tranne in rarissimi casi, il mio prezzo è stato deciso arbitrariamente da terzi ed io non ho mai avuto voce in capitolo al riguardo. O mi andava bene oppure avanti il prossimo, la fila è lunga. Quindi, siccome il lavoro è importante, il più delle volte mi sono fatta andare bene non solo la tariffa ma anche i cambi in corsa, il tenere in scacco i mesi per poche manciate di ore o di attività, decise, anche in questo caso, con una relativa “libertà”, senza mio intervento diretto nella trattativa con il cliente. Certo, c’era la domanda: ti va bene? Ma si sapeva perfettamente che l’unica risposta ammessa doveva essere: certo che mi va bene! L’alternativa era: la fila è lunga.

Cosa mi ha portato l’aver accettato questi compromessi pur di lavorare? Povertà economica. Perché? Perché pur di lavorare, ho accettato di sobbarcarmi rischi d’impresa tali per cui ne sono uscita strangolata. Sono riuscita, però, a saldare ogni anno la parcella della commercialista e dello Stato, a pagare il mangime per Mercurio, la spesa e il mio carburante. Tutto il resto, piano piano, è stato escluso dalla mia vita. In primis, il sogno di avere una casa mia (in affitto) prima dei 30 anni. In secondo luogo, tutto ciò che è femminile e donna.

  • Saldo a 120 giorni: mai più

Pur di lavorare, ho accettato alcuni incarichi con la promessa verbale di un saldo a 30 giorni e una comunicazione “accidentale” della diversa ottemperanza solo a ritardo già palesato e a contratto presentato il primo giorno del lavoro, un attimo prima di iniziare. Come potersi impuntare, in quel momento, scegliendo di non firmare quando c’era la speranza di un guadagno, seppure con tempi lunghissimi?

Quindi, ricapitolando: ho lavorato in anticipo, ho anticipato i costi di carburante e materiale, ho garantito presenza e sono stata liquidata mesi dopo. Per quanto la tariffa oraria fosse verbalmente interessante, a conti fatti ci ho rimesso, in considerazione dei mesi senza guadagno.

Cosa mi ha portato il lavorare perché avevo bisogno di lavorare, andando “sulla fiducia”? Povertà. Come prima.

Ho imparato che l’unico pagamento accettato è in anticipo o in concomitanza con il servizio. Mentre io boccheggiavo, tutti gli altri erano in ferie.

Ho imparato che l’unica con cui me la posso prendere se, nonostante il mancato saldo puntuale, continuo ad erogare il servizio per senso di responsabilità, quella sono io.

Ho imparato che il senso di responsabilità deve essere garantito prima nei miei confronti e poi nei confronti del cliente. Perché il cliente va in vacanza. Io, in certi casi, non ho avuto nemmeno il necessario per garantirmi un pranzo.

Val niente piangere, poi, sulla fiducia versata.

  • Clausola di rescissione: presente sempre

L’ultima difficoltà affrontata mi ha portato ad ascoltare in via del tutto accidentale e confidenziale alcune parole illuminanti: “Io sono tranquilla. Se rescinde in anticipo, mi salda i mesi mancanti“. Ebbene, io quest’accortezza non l’ho mai nemmeno sognata, nella mia vita da libera professionista. Non so nemmeno cosa voglia dire il concetto: “tanto io fatturo lo stesso“, proprio per gli errori che ho commesso e che ti ho descritto in questo post. Non me lo ha detto il primo commercialista, non me lo ha fatto presente nemmeno la seconda. La mia è una famiglia di operai, non di liberi professionisti. Di ingenui, non di scaltri. Io sono così. Nessuno dei colleghi con cui mi sono trovata a parlare di contratti mi ha mai detto: “Ehy ma tu inserisci la clausola rescissoria con il saldo dei mesi mancanti? No?!?! Fallo subito perché ti conviene e ti tuteli!” Mai fatto.

Fatelo: vi garantisco vi aiuterà nei periodi che vanno dall’avere tanto lavoro al non avere neanche un cliente.

Perché negarlo, infondo? La vita della libera professione non è facile e non è scontato avere entrate tutti i mesi. Soprattutto quando sei piccola, ingenua, in buona fede, non uno squalo e non abbastanza istruita in merito a tutti i trucchi e trucchetti che puoi mettere in atto o che possono mettere in atto per gestire le finanze. Risultato? A me sono saltate le vacanze e tutti i progetti. Gli altri si sono fatti vari pacchetti vacanza e vari altri vizi.

Ebbene, condivido con Te questo e, sinceramente, non mi importa se ti fai l’idea di me di una perdente. Perché, in questo caso, lo sono stata. Ho perso guadagni, autostima, tutele, opportunità. Ho perso sogni che potevano essere realizzati con le giuste entrate, in tempi rapidi. MA sono ancora qui.

E sono ancora decisa a migliorarmi come persona e come libera professionista. Partendo dai fallimenti e dagli errori. Soprattutto, da tutte le lacrime che ho versato prima di vedermi riconosciuto il diritto al saldo della mia ultima fattura. Dalle lacrime versate perché non avevo sufficiente liquidità per garantire le cure necessarie a Mercurio, in un periodo di salute negativa. E, credetemi, di lacrime amare ne ho versate tante così come tanta è stata l’energia spesa per trasformare una rabbia furente in energia creativa, andando oltre il dolore e la sfiducia.

Come posso presentarmi a te con un’immagine vincente quando sono tutto fuorché questo? Se ho vinto in qualcosa, ho vinto solo nella strenua volontà di non arrendermi e di crescere ancora. A te la scelta. Quando deciderai di affidarti a me saprai che avrai di fronte una persona che non ha mai avuto il lavoro scontato e il guadagno garantito.

Posso capirti e posso ascoltarti. Posso portarti il mio esempio nel non abbandonare i tuoi sogni e nel combattere, giornalmente, per rialzarti e riguadagnare la stima di te anche se, per vari motivi, per periodi più o meno lunghi, hai sentito di averla persa.

Ti abbraccio. Ce la faremo, insieme.

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