Una nuova concezione del lavoro: il cane in azienda e la vita oltre gli schemi

Andare a lavorare con il cane oppure avere il permesso di tenerlo in ufficio: che sogno! Per me, è una realtà in molte delle mie giornate lavorative. Ho strutturato la mia vita professionale facendo in modo che Mercurio abbia un ruolo e uno spazio nella mia routine. Ho un progetto imprenditoriale, che lo include e ho messo in preventivo l’acquisto o l’affitto di uno spazio ad hoc nel quale concretizzare il mio sogno garantendo libero accesso agli alaskan amalmute e ai cani. 

I Paesi Nordici europei sono, in questo, capofila di una rivoluzione culturale interessante. Includono il benessere del lavoratore. Sia come monte ore lavorative sia come esperienza a tutto tondo. Un passo avanti oltre i diritti fondamentali quali il salario, i contributi, la malattia e la gravidanza, le tutele di vario genere. Qualcosa che ha molto a che fare con l’ecologia e con l’esperienza.

I benefici del cane in azienda

Non tutte le tipologie di lavoro consentono la presenza del proprio cane: un chirurgo non si porterà mai il suo amato Rott in sala operatoria. Forse, però, gli farebbe piacere averlo con sé in altri contesti professionali, nei quali la salute dei suoi pazienti non è messa a rischio dal contatto con agenti patogeni eventuali. Magari, averlo accanto durante la presentazione del suo libro, uno speech in conferenza, qualche colloquio, potrebbe fargli piacere. Altre professioni, essendo più liquide, ben si prestano all’inclusione del cane, previo educazione di entrambi, ovvio.

I benefici della presenza del cane in ambito lavorativo sono ormai noti:

  • migliora le relazioni,
  • facilita la gestione degli impegni,
  • spinge le persone ad uscire dalle mura dell’ufficio e ad incontrare il mondo,
  • porta a camminare, respirare, giocare, divertirsi, stemperare lo stress e le tensioni,
  • consente contatti altrimenti inarrivabili o impensabili
  • fa nascere dei “sì” attraverso l’invito “portiamo i cani al parco?”

Il cane è un aiuto naturale al benessere personale e, se ben addestrato, è un alleato strepitoso: pensiamo alle professioni di soccorso in ambiente naturale, alla guardia di luoghi o contesti importanti, alla collaborazione nell’assistenza.

Penso al mio compagno, per esempio, che lavora nel settore auto: quanto gli farebbe bene poter avere Mercurio “a portata di mano” in pausa pranzo o nelle pause caffè. Una carezza, una passeggiata, qualche tiro con la pallina e lo stress scenderebbe immediatamente, aiutandolo a vedere il mondo oltre le preoccupazioni e le tensioni. Addirittura, forse, aiuterebbe a creare squadra, portando il gioco condiviso fra i suoi colleghi e il suo team. Il tutto senza ledere di un millimetro la sua produttività lavorativa in negativo e senza creare alcun danno all’azienda o ai clienti. Anzi. Mercurio sarebbe un sostenitore della produttività serena e un alleato per il mantenimento delle relazioni con energia calma assertiva. Dico Mercurio ma potrebbe essere qualsiasi altro cane.

In molto Paesi, gli uffici consentono il suo accesso insieme ai dipendenti e non lo considerano un limite bensì un’opportunità. E’ sufficiente creare una zona adeguata, delle regole di accesso, l’educazione generale. Nei prossimi mesi, al riguardo, ci sarà una sorpresa per voi, che volete il piacere del vostro cane al lavoro.

Perché lavoro deve fare rima con malessere, ansia, angoscia, stress?

Mi si palesa l’opportunità di sviluppare “fino in fondo” una nuova concezione del lavoro superando l’obsoleto concetto, che tutta la propria giornata debba essere devoluta al produrre. C’è un mondo oltre e non si rende di più tumulandosi nelle quattro mura di un brand. L’esperienza più straordinaria è che questo oltre va ad arricchire la resa concreta in ambito professionale. E il cane, in questo oltre, è incluso.

Lo spazio e il tempo per la crescita, la formazione, le esperienze particolari, le amicizie e ciò che può rendere migliore e più soddisfatta una persona sono importanti:

  • sostengono il miglioramento individuale
  • facilitano la creazione di reti, relazioni, partnership, ispirazioni, progetti, idee,
  • diffondono l’accesso ad informazioni e bandi di cui nemmeno si aveva sentore perché non si raggiungevano le persone o i luoghi giusti.

Il vero patrimonio sono le persone e i buoni rapporti, che si instaurano.

Rimanendo chiusi in un ufficio tutto il giorno, ad insultarsi a vicenda con i colleghi che si disprezzano, tornando a casa con mal di testa apocalittici, mal di stomaco, nausea e voglia di fuggire lontano, insonnia o iperattività, tristezza in tutti i modi possibili e immaginabili, quanto si può essere felici di agire in nome e per conto dell’azienda?

Possiamo escludere qualche realtà diversa ma, la vita in azienda è spesso, per tantissime persone, un concatenarsi di giorni deliranti o urlanti, aggressivi, ansiosi, pesanti e anti-autostima. Si perde, talvolta, persino la fiducia negli altri perché è un continuo sgambetto, parlar male, ritardare o modificare per mettere in cattiva luce oppure per mostrarsi migliori scavalcando qualcuno.

Tornati a casa, non si ha più voglia di nulla.

A volte nemmeno delle persone che ci amano e che si prendono cura di noi. Nemmeno del proprio cane. La relazione di dipendenza con il lavoro rende incapaci di mettere un limite orario alle telefonate, alle e-mail, ai messaggi. Tutto viene giustificato con: “E’ per lavoro. Non posso dire di no. Non ho scelta“. La scelta c’è sempre.

Si può davvero aspirare a creare un modo nuovo di lavorare e il resto del mondo si sta già muovendo in tal senso.

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