Essere libera professionista, trovare (e mantenere nel tempo) commesse interessanti è una sfida.

Tanto economica, quanto professionale, quanto personale. Si tratta di qualità della vita, competenze e relazioni. Per molte di noi, l’impresa più grande non è comparire in Google Maps. E’ riuscire a sviluppare un comportamento, una mentalità da imprenditrice nonostante l’educazione al “volare basso” e al “contratto stabile”. Aprire la partita I.V.A. per poter accedere al lavoro è quanto accade a moltissime fra noi.

Forse anche tu, benché attratta dagli aspetti positivi della libertà, ti saresti trovata meglio nella “botte di ferro” dei contratti nazionali! Di certo fai del tuo meglio, pur con eventuali limiti, per mantenere attivo e proficuo il tuo unico o momentaneo strumento di lavoro più importante: il regime dei minimi. Mi rivolgo a Te perché, per trovare piacere nel lavorare da libera professionista, da lavoratrice autonoma, è importante impostare alcune basi.

Non mi propongo tanto figurati se sceglieranno mai una come me

Tanto vale appendere la partita I.V.A. al chiodo e sedersi al centro per l’impiego più vicino aspettando una chiamata. Potrebbero volerci anni o, forse, potresti scavare la tua fossa nella sedia del loro corridoio, aspettando. La questione non è mai: “Non mi sceglieranno”. Di solito è sempre: “Perché non voglio tentare?”.

Nel mondo dell’imprenditorialità autonoma, personale e professionale sono legati a filo conduttore insieme. Se guadagni, sopravvivi e sostieni. Se non guadagni, raschi il terreno della povertà assoluta o delle difficoltà economiche. Il lavoro è necessario per garantirti una vita senza essere sulle spalle di qualcuno (l’azienda, la famiglia, il compagno). Oltre a tutto ciò, quali sono le motivazioni vere, che ti tengono ancorata al terreno? Cosa vuoi veramente?

La partita I.V.A. è la risposta istintiva, viscerale? Se la risposta è no, perfetto. Metti in moto le tue risorse per raggiungere quell’altro tipo di lavoro, che ti rispecchia di più.

Se ti accontenti di un solo preventivo accettato

Se tutto il tuo tempo (anche libero) lo investi su un cliente, stai lavorando da dipendente e non da autonoma. Senza i benefits del lavoro dipendente. Ci sono clienti-vampiro. Quelli a cui permetti di non rispettare i limiti della reperibilità, insegnando loro che possono chiamarti anche dopo le 21:00, di sabato, di domenica. Perché il lavoro viene prima di tutto. Quelli a cui concedi “una volta in più in azienda” praticamente tutte le settimane perché “il cliente va seguito”. Previo poi ritrovarti senza il tempo per seguire gli altri tuoi contatti, stringere relazioni, curare la tua rete di agganci, sostenere la tua formazione continua. Quelli che “la mia volontaria lo farà al posto tuo”, quelli che “con i soldi che risparmio con te potrò dare un gettone di presenza a qualcun altro”.

Tutto ciò è solo mancanza di serietà e professionalità. Da parte tua, che accetti. Da parte del cliente, che insulta.

Ti pagano abbastanza per rinunciare a tutto ciò? Nel contratto (sempre ammesso che tu ne abbia uno) è prevista l’esclusività? Se è prevista, perché lavori con la partita I.V.A. e non vieni assunta? Ci guadagni da questa situazione? Sì, pensa al tuo benessere e al tuo guadagno: il cliente non lo farà per te. Soprattutto quando deciderà di venir meno alla parola data lasciando te in balia degli eventi.

Quante volte ti è capitato di avere ritardi nei pagamenti e, al tempo stesso, conti da saldare? Se non è questo che vuoi, cerca sempre di differenziare e di non donarti in esclusiva, con la partita I.V.A., a nessuno.

Diventare uno zerbino prima ancora di aver iniziato una collaborazione

Leggi: tranciare la tariffa e, tolti gli oneri fiscali, non guadagnare abbastanza per vivere.

Perché, se TU non hai fondi (siamo sicuri?) per sostenere la TUA libera scelta di iniziare un percorso di comunicazione, marketing, consulenza, fundraising (un tuo bisogno, non mio), IO devo rimetterci economicamente “venendoti incontro”, sgravando te della responsabilità di rivedere le tue scelte economiche (sprechi e regalie inclusi) per realizzare un sogno? Se vuoi, puoi. E’ una regola, che smuove il mondo. Nel privato, nel professionale.

Perché, se TU non sei sicuro di voler iniziare una collaborazione con me (o con qualsiasi altro), IO dovrei dimezzare la mia tariffa per convincerti quando la logica vorrebbe una scelta consapevole e responsabile, non un “contentino” “tanto per provare e vediamo come va”?

Se il tempo è denaro, il tempo è sogni

I tuoi. Che potrebbero renderti molto ma non realizzi perché non hai il tempo per pensarci. Sei felice? Sì, per realizzare un progetto servono entrate e, per avere entrate, bisogna lavorare. Per lavorare a un sogno, si può partire dalla consapevolezza:

  • chi siamo
  • cosa vogliamo
  • perché lo vogliamo
  • cosa abbiamo per realizzarlo
  • come incrementarlo per arrivare là
  • quali passi intermedi, concatenati, mi potranno portare alla meta… seppur scaglionati nel tempo

Un dipendente ha certezze, che una partita I.V.A. non ha.

Ma una partita I.V.A. ha opportunità potenziali di guadagno, che un dipendente full time non avrà mai.

Se vuoi guadagnare tanto come libera professionista, entra nell’ottica che hai bisogno di strutturati, di diversificare le tue entrate, di pianificare la tua giornata e settimana.

Inizia costruendo una tabella dei tuoi obiettivi personali e professionali (riga orizzontale) e suddividili in fasce temporali (1 mese, 3 mesi, 6 mesi, 12 mesi, 24 mesi, 5 anni, 10 anni). Sto ancora finendo di costruire la mia tabella ma, essermi messa a tavolino, a riflettere, mi ha dato una carica e una spinta fortissima. Mi ha reso felice.

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