Diventare social media manager dopo lo stalking

carolinaSi parla di femminicidio, di violenza di genere in casa e sul lavoro. Tante sono le storie, le denunce, le taciute e le voci. Drammatiche, parziali, di riscatto, vissute, opportuniste, essenziali, crude, celate, oneste. Oggi vi racconterò una storia di liberazione e di come si diventa social media manager dopo aver vissuto 13 anni di stalking, più o meno intenso e furbo. Forse non finirà mai. Ho imparato a non subire, a non sentirmi invasa e, soprattutto, a mantenere saldo il timone sulla mia vita gestendo i ricordi, le emozioni, le invasioni. Vi metto a disposizione le mie strategie, che ho imparato per tutelarmi e sviluppare una mia propria zona “sicura” e individualità oltre la violenza. Perché non ho più paura e perché vorrei dare coraggio a chi subisce la malattia  mentale altrui, vedendo volare via anni e opportunità, talvolta per sempre.

In questo mio percorso non ero sola: mi ha aiutato un centro antiviolenza della mia provincia e il mio primo blog su Splinder. Una persona mi ha dedicato tanti anni della sua vita cercando di “salvarmi”, con il suo amore, dal “mostro”, che mi portavo dentro. Non poteva. Dovevo farlo io. Poi, è arrivato Mercurio e lui, con tutte le peculiarità tipiche dell’alaskan malamute, ha completato l’opera. Con lui a fianco, mi sento ancora più sicura.

Il periodo in questione, comunque, si riferisce ai primi anni dell’università – un mondo totalmente diverso da quello attuale, con una sensibilità all’aspetto umano non ancora così sviluppata come lo è oggi; questo, lo stalking e i sette anni precedenti, con l’epilogo finale, è il motivo per il quale non ho preso la laurea triennale in linea con i tempi ufficiali ma ho impiegato il doppio.

Credetemi, mi costa caro ripercorrere questa parte della mia vita ma, sono questi anni centrali, che mi hanno portato a diventare social media manager, maturando alcune consapevolezze importantissime, che hanno cambiato la mia vita e professione:

  • La violenza non sono io come persona a 360°. Se la violenza non è me, posso scegliere chi essere.
  • La paura non sono io come persona. Se la paura non sono io, posso scegliere di vivere.
  • Il panico non sono io. Se il panico non sono io, posso respirare e scegliere come reagire.
  • La laurea in lingue e letterature straniere non mi rappresenta. Scelgo di cambiare città, università e facoltà iniziando a studiare ciò che ho sempre voluto, Lettere, perché sono responsabile dei miei talenti non messi a frutto e delle mie passioni non vissute.
  • Ho il diritto di essere online, se lo desidero, e nessuno può togliermi la libertà di esprimermi, nemmeno con i classici mezzi di controllo, paura, contatto manipolatorio e sfidante. Se ciò avviene, posso tutelarmi. Se dovessi perdere la vita per questo, allora che ogni giorno sia un giorno vissuto con significato e senza rimpianto.
  • Ho a disposizione i mezzi, anche sui social, per tutelarmi e proteggere la mia privacy.
  • Non posso tacere o fare un lavoro diverso dallo scrivere perché amo comunicare e amo narrare. Perché non lo dovrei sviluppare?

Ciò che penso in merito alle porzioni di libertà, che una donna riesce a garantirsi nel corso della sua esistenza da adulta, l’ho scritto in precedenza. Conoscendo da vicino lo stalking e quanti passaggi mentali bisogna fare prima di sentirsi libere di avere una presenza online, con tanto di contatti a disposizione di chiunque e relazioni “alla mercé” delle più disparate interpretazioni sane e insane, vi posso ricordare che:

  • In ogni social network potete bannare/bloccare contatti non desiderati. Il mio stalker, negli anni, si è creato più di una decina di account diversi in Facebook con altrettante e-mail diverse. In alcuni casi, ha utilizzato il suo nome e cognome reali, in altri casi nick name. Questo è il motivo per il quale, nel mio profilo personale, l’amicizia mi può essere richiesta solo da persone che conosco o da amici di persone che conosco. Ho 120 amici in tutto, suddivisi in liste (Famiglia, Lavoro, Conoscenti, Con Restrizioni, Amici Speciali) e ognuno di loro vede ciò che permetto loro di vedere, in base alle impostazioni di privacy, che stabilisco per ogni singolo post. Raramente scrivo dove sto andando, dove mi trovo nello specifico: non uso MAI la geolocalizzazione e ho smesso di pubblicare anche i percorsi di Runtastic perché ho ritenuto più opportuno non dare coordinate specifiche sulle mie abitudini di movimento. Questo anche indipendentemente dal problema stalking.

Il fatto che qualcuno abbia da ridire sulle mie scelte, non mi tange. Ricordatevelo: Facebook (e qualsiasi altro luogo virtuale) è un vostro spazio. Voi stabilite le regole. Indipendentemente dai malumori, pressioni o ritrosie di chi si trova a dover accettare la vostra volontà. Voi avete una volontà che può essere rispettata e avete gli strumenti per farvi rispettare: dovete semplicemente scegliere di dare valore al vostro volere. In questo periodo sono molto “generosa” con la privacy, perché desidero far conoscere lo sviluppo del mio progetto. Si tratta di scelte: voi potete sempre scegliere cosa scrivere, a chi mostrare, per quanto tempo. Potete scegliere a chi dare l’amicizia, a chi negarla, chi inserire nella black list, chi accogliere a braccia aperte. No, non sono banalità. Si chiama libertà. Non dimenticatelo.

 

  • In ogni blog/sito esiste la moderazione dei commenti. Come per i social, potete bloccare e non pubblicare commenti sgraditi. Non siete obbligate a mettere online eventuale spam o altri contenuti negativi o violenti nei vostri confronti. Potete gestire la rabbia e potete reagire con l’indifferenza. L’indifferenza è la competenza più difficile da apprendere quando si parla di stalking però va imparata perché ogni reazione, anche la più piccola, anche la più insignificante è, in realtà, un nutrimento del meccanismo stesso e un prolungamento dello stesso.

 

  • Molti numeri di telefono, sia fissi sia cellulari, sono disponibili in rete e potete capire chi vi chiama da numeri che non conoscete. Se non trovate informazioni, potete inviare un sms. Se il vostro istinto vi dice: “Pericolo”, ascoltatelo. Non rispondo MAI alle chiamate anonime. I numeri fissi li controllo SEMPRE in Google e idem i cellulari (il più delle volte sono truffe). Potete chiedere alla vostra compagnia telefonica di escludere le chiamate anonime. Potete impostare, nel vostro smartphone, la blck list con i numeri che non vi raggiungeranno mai. Diverso è il discorso del telefono fisso: ancora oggi, di tanto in tanto, ricevo squilli sul numero di casa oppure telefonate senza alcuna risposta quando dico: “Pronto?”. L’unica cosa da fare è chiudere. Sia io, sia i miei genitori, abbiamo imparato a convivere con queste occasioni e a gestirle, emotivamente. Ho cambiato diversi numeri di telefono, in questi anni. Poi, il mio lavoro online mi ha portato comunque a rendere disponibile pubblicamente le mie “coordinate”. E’ una scelta consapevole: non posso rinunciare al mio lavoro per paura. Chi sta ancora sviluppando, una tantum, stalking, ha imparato a trovare gli escamotage temporali per non incorrere in ulteriori denunce: un contatto ogni tanto e nessun carabiniere accetterà mai di considerare stalking una situazione del genere, soprattutto a distanza. Poco importa se io, invece, conosco la realtà dei 13 anni precedente e di ciò che accadde prima.

Scrivo questo post perché dire che so di essere “monitorata” è già una tutela: ho più di 2000 visualizzazioni del blog al mese e un numero importante di contatti fra Facebook e Instagram. Ci sono tante persone in più che sanno, ora, della mia storia.

Lo stalking vive nel silenzio, nella vergogna, nella paura e nell’indifferenza altrui, nei ritardi dei provvedimenti.

Sto per mettere in piedi un nuovo progetto online e mi tutelo ribadendo la mia posizione, chiedendo sostegno alla comunità. Se una donna tace, chi le fa del male ha potere. Se una donna parla, trova, in tanti casi, una comunità di persone pronte a sostenerla e, sicuramente, altre donne con esperienze simili con le quali sviluppare sorellanza, relazione e protezione vicendevole. Tanto dai demoni quanto dalle paure quanto dalle azioni.

Abbiate il coraggio di reclamare la vostra vita e il vostro diritto a sviluppare i vostri sogni.

Non esistono giustificazioni per la rinuncia a voi stesse.

Avete gli strumenti, avete l’uso della parola. Avete la forza.

Coraggio, amiche! Coraggio!

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