Viaggiare da sola con il mio alaskan malamute

Viaggiare da sola con il mio malamute mi piace. Ci sono momenti in cui l’imperativo partire si fa più forte e devo – a tutti i costi – prendere lo zaino e andare. Ritorno rigenerata. E’ un salva-mente.

Mercurio è sempre molto tranquillo in auto: questa volta si è chiesto dove stessimo andando considerato che il branco al completo rimaneva a casa. E’ bastato pronunciare il nome della sua amica malamute perché comprendesse immediatamente la rotta e si acquietasse nel suo kennel, dormendo per gran parte del viaggio senza scomporsi.

Non posso fare il nome della località, che abbiamo raggiunto il mese scorso. Si tratta di una “fuga in incognito” in un ambiente fiabesco, di quelli che se non li vedi, non ci credi. Come andare in Scozia pur rimanendo in Italia. Il bosco delle fate, degli arcieri, dei massi all’inglese con il muschio e gli arbusti, la pietra scintillante al sole e la rugiada tra gli steli.

E’ stata una rimpatriata nordica, ovviamente: Mercurio ha giocato per ore togliendosi sfizi che, nell’ultimo periodo, complici i tanti problemi e stress correlati, non ha potuto viversi a pieno. Oltre il bosco, una rocca medioevale, con i suoi palazzi ornati a festa e le vedute degne di Lady Oak.

Il giorno seguente, dopo tantissimo tempo lontana dalla montagna, ci siamo goduti un lungo trekking, che ci ha portato a percorrere un anello all’interno di una faggeta per poi raggiungere quasi la vetta battuta da un forte vento. Tutt’intorno, una grande valanga ormai assestata ci ha consentito l’agevole passaggio lungo la via del ritorno, imitando, in pochi tratti, stambecchi e marmotte. Cavalli al pascolo e mucche in brevi tratti. Nel bosco, il terreno scivoloso ma semplice ci ha consentito di abbassare lo stress. Mercurio, dopo tanti giorni solo al guinzaglio, ha potuto correre, giocare, seguir tracce e godersi la vita malamute in libertà. Chissà quante tracce di veri lupi ha annusato nella terra, oltre gli ungulati tradizionali!

Chiacchierando con la persona al mio fianco, ci è tornata in mente la foto di una donna in posa su una roccia piena di muschio, che girava qualche tempo fa su Facebook. La donna, nuda, aveva accanto un bellissimo lupo. L’ambiente boschivo ricordava tanto la location di quella fotografia e così, per gioco, ridimensionando la situazione a qualcosa di accettabile per noi, abbiamo scattato molte foto selvatiche con i nostri lupi. Come non farlo? Tra cascate nella roccia, pietre che ricordavano i Troll, arbusti da Gandalff, tutto evocava natura, libertà e femminino. I nostri cani, sdraiati vicino ai tronchi oppure felici nelle bozze di fango, sono stati modelli provetti e compagni di follie eccezionali.

La notte, lasciati i cuccioli nel loro paradiso dei giochi, mi sono lasciata condurre nel magico mondo della movida estiva: locali, persone, incontri, ruota panoramica, notte, drink, foto, chiacchiere fino a tardi, risate e racconti di vita. Una serata da “ragazza” e non da “mamma malamute” o da “professionista”. Una notte in cui essere, semplicemente, giovane. Dove non mi era richiesta la serietà e dove la spensieratezza sarebbe stata molto ben accetta. Avrei potuto vivere davvero molte esperienze, persino adolescenziali, se avessi voluto. Nonostante l’effetto dei cocktail, però, la mia parte razionale non si è mai del tutto spenta e così mi sono divertita al 60% delle mie potenzialità. Non sono abituata a vivere la “vita da giovane” e da “non mamma malamute”. Ma è stato bello lo stesso.

canyon

Nonostante l’aver dormito qualcosa di più di quattro ore, il branco si è rimesso in modo alla volta del gran canyon d’Italia. Breve viaggio su fuoristrada piccolo con due cani grandi e tre persone incuneati all’interno, zaini e bagagli in stile traversata del deserto del Sahara ed eccoci arrivati presso la discesa del costone del canyon. Io, essendo consapevole del mio lato “oddio-ora-cado-oddio-ora-mi-uccido”, ho deciso che potevo anche sporcarmi i pantaloni (tanto la lavatrice serve a questo): discesa seduta e in un lampo ero nel fiume.

Chi mi conosce sa che non so nuotare e chi mi conosce molto bene sa che la settimana prima mi sono fatta un “bagno” nel Tagliamento con Merry attaccato e cellulare affogato nel marsupio mentre la corrente ci stava portando via tutti, appassionatamente. Quindi, quando mi sono accorta d’aver accettato di fare torrentismo in canyon mi sono – nuovamente – chiesta perché non avessi letto in maniera più approfondita la scheda del trekking e non avessi tergiversato. Però, ormai, eravamo lì e, in qualche modo, avrei evitato guai.

Mercurio non mi ha aiutato: tracce selvatiche in ogni dove. Entra in modalità 4×4 e mi sorprende iniziando a risalire la china di queste pareti ultra ripide e scivolose correndo oltre la boscaglia. I primi 2 km sono stati così: lui completamente sordo ai richiami, era completamente assorbito dal territorio. Credo non gli piacesse il fiume e credo abbia fatto in modo e maniera di impormi di uscire di lì il prima possibile. L’ha fatto a modo suo. In effetti, vedendolo così disubbidiente per scelta libera, l’ho rimesso in dog trekking e abbiamo seguito il sentiero negli arbusti per risalire verso la ciclabile poco più avanti.

Il punto è: come posso dire che il mio cane stava sbagliando quando, prendendo la ciclabile, cambiando strada, ci siamo evitati di trovarci dentro al canyon durante un acquazzone? Certo, abbiamo camminato qualcosa come oltre 10 km sotto al sole intorno all’ora di pranzo però noi non abbiamo avuto bisogno di cerate, ombrelli o ripari mentre il gruppo nel fiume ha sperimentato la pioggia e il dover procedere guadando l’acqua fino all’uscita. Io, sul momento, mi sono arrabbiata tanto con Mercurio perché era diventato quasi totalmente sordo ad ogni mio richiamo e continuamente scavallava la parete per andare oltre, sulla ciclabile. A posteriori vi dico: mi stava comunicando. Sulla ciclabile, ripreso lo sterrato, è stato a dir poco perfetto nel traino. Nessuna traccia lo interessava. Tirava con convinzione per andare verso l’auto.

Ritornati al punto base, si è messo a riposare. Purtroppo il viaggio di ritorno è stato un macello: quasi 6 ore di autostrada a causa di code ed incidenti. Ci siamo fermati in autogrill varie volte e Merry ha rifiutato persino da bere. L’ho fatto camminare per sgranchirsi le gambe ma è stato un viaggio pesante per entrambi.

La nostra prossima esperienza “me&you” sarà ad Agosto: se tutto andrà bene, le Dolomiti ci aspettano e, questa volta, non ci sarà nessun malamute in attesa. Saremo solo io e lui. E la montagna. ❤

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