Cosa succede dopo un morso?

 primo piano alaskan malamuteCosa succede dopo un morso? Beh, carissimi amici, non mi sarei mai immaginata un simil putiferio dopo la zuffa fra Mercurio e un altro cane.

A quasi due mesi dall’accaduto, ancora la “storia” non è finita ed io sto iniziando ad accusare il colpo a livello psicologico. Dopo più di un mese dal fatto, siamo stati ricontattati dalla proprietaria dell’altro cane e ci è stato detto che una delle due lievi escoriazioni si era cicatrizzata con pus interno. La signora non ha portato subito il cane dal veterinario, ha aspettato e ora sarebbe pronto per essere operato. “Con l’occasione”, ha prenotato tutti gli esami per il suo cane… esami che, a quanto dice, non aveva mai fatto/non faceva da diverso tempo. Sarà vero? Sarà falso? Non lo so. Non ho visto la cartella clinica, non mi ha mai mostrato il libretto del suo cane, non ho mai visto i referti medici o altra documentazione. Mi devo affidare alla parola.

Ci ha chiesto i danni e il rimborso delle spese veterinarie, dei medicinali, dell’operazione, del collare elisabettiano (non ancora acquistato) e, considerando quanto avevamo già pagato all’epoca e quanti altri soldi le abbiamo dato sulla fiducia nel giro di 4h dalla richiesta verbale, senza chiederle mai la visione delle ricevute di cui parlava, di fronte a questa ennesima richiesta di denaro e di attribuzione di responsabilità, ho deciso di far intervenire l’assicurazione. Speravo in una gestione”amichevole” della questione soprattutto in considerazione del buon rapporto dei due anni precedenti. Prima o poi, comunque, un punto deve essere messo a questa richiesta di denaro, per quanto io sia la prima a sostenere l’errore di Mercurio come tale e a non scappare davanti alla mia responsabilità in quanto proprietaria.

Il mio cane è assicurato, per fortuna. Abbiamo ricevuto una lettera dall’avvocato della signora con diversi errori nel testo (prima fra tutte: Mercurio è un alaskan malamute, non un husky) e alcune omissioni importanti (non si citano gli importi ricevuti e il saldo precedente della clinica veterinaria); la nostra assicurazione ci ha messo in contatto con il loro avvocato di fiducia e abbiamo fornito tutto il materiale utile a sostegno seppur ben consapevoli dell’errore del nostro cane.

Lo stato di stress e ansia che tutto ciò mi causa è davvero forte. Vorrei viverla più serenamente ma non ci riesco. Di tanto in tanto, la rabbia per l’accaduto e il rammarico mi prende insieme allo sconforto per il tanto fatto in questi anni, cercando di educare il mio alaskan malamute al rispetto e alla tolleranza.

Ora: la questione non è solo capire se e quanto questo risarcimento danni sia reale e quanto non sia un cercar di ottenere il massimo da una situazione spiacevole. Questo incidente, accorso in mia assenza e in completa disobbedienza di ogni mia indicazione riguardo la gestione di Mercurio senza di me, mi sta condizionando la vita in modo pesante. Su una scala da 0 a 5 nell’attacco di panico, in molte occasioni mi trovo a un livello 3 o 4 con l’ansia, il cuore in gola, i muscoli contratti e il respiro che mi manca anche se intorno non c’è oggettivamente nessun pericolo. Soprattutto è venuta meno la fiducia mia nei confronti del mio cane e l’esperienza in qualsiasi luogo che non sia casa mia (interna) con lui. Per me questo è un motivo stress.

Dire che ho paura di tutto è un’eufemismo.

Dire che vedo ovunque un potenziale pericolo è dire poco.

Dire che ho perso il piacere di uscire serena con il mio cane è un dato di fatto.

A volte mi sento come un militare che ispeziona la strada prima di attraversare. Caso vuole che, nonostante l’attenzione, stia incontrando davvero dei “pericoli” veri in questo periodo, evitati solo perché, guardando in maniera paranoica il pelo del mio malamute, ho capito quando si trattava di maschio libero in giro o di selvaggina in circolo (ed era sempre tutto vero).

Un simil labrador sta scappando di frequente dal suo proprietario, lo abbiamo trovato nei campi: Merry al guinzaglio, lui libero. Fortuna ha voluto che un grosso albero caduto ha tagliato la strada e il fogliame ha impedito uno scambio di sguardi diretti così noi abbiamo potuto cambiar direzione senza essere visti dall’altro cane, che era intento ad annusare.

Chi è realmente il mio cane, mi chiedo?

Quello che racconta la signora tramite l’avvocato o quello che conosco io? La lettera dell’avvocato enfatizza, drammatizza, accentua ogni aspetto “tragico” del racconto e, non essendo stata presente, non posso dire quanto tutto ciò sia una montatura per ottenere di più e quanto sia stato, invece, una descrizione puntuale, fedele e precisa. Così fosse, al guinzaglio avrei un mutaforme: con me un canone tranquillo, equilibrato, saggio, giocherellone, sereno. Con lei una belva assetata di sangue e sorda a qualsiasi richiamo. Dov’è la verità?

Cosa posso fare per ristabilire quel legame sereno che c’era prima dell’incidente? Paradossalmente, dall’accaduto, Mercurio si è legato ancora di più a me e, al momento, l’unico richiamo che ascolta è il mio. Se, prima, iniziava ad obbedire anche ad altri, ad oggi, se libero, qualsiasi voce che non sia la mia viene ignorata al 100% e nel 100% delle situazioni.

Lui risponde a me ed è la mia ombra. Se mi siedo, lui si sdraia con il muso attaccato al mio piede o mi accarezza con i polpastrelli e il pelo. Se mi alzo, lui si siede davanti alla porta per uscire insieme. Abbiamo ripreso a giocare insieme e a fare esercizi di educazione al guinzaglio quali l’attenzione, il resta, il prendi, il lascia. Ma, mi rendo conto, sono tutti palliativi che lavorano sulla sua parte “cane”.

A volte penso di essere completamente inadatta per avere un malamute e di non essere riuscita in niente con lui;  so che sono momenti di tristezza perché mi basta guardare nei suoi occhi per capire quanto senta le mie emozioni e il mio tenerlo a distanza.

La parte “alaskan malamute” di Mercurio è tutta un’altra faccenda rispetto al lato “cane” ed io non ho ancora capito come allearmi al 100% con lei. Ci parlo quando corriamo imbragati ma in libertà è tutta un’altra storia. Vi prego, ditemi come fate voi a parlare con quella “vocina del Grande Nord”, che in parte è una giustificazione e in parte è una realtà.

Mi chiedo se sia il caso di sterilizzarlo: a volte sono sul punto di deciderlo, mi auto giustifico con il discorso della dominanza, poi lo guardo e penso: “Ma lui è un malamute!“. Poi penso ai proprietari di cani, forse addirittura più difficili, tipo il Pastore del Caucaso, il Maremmano, il Dogo, il Rhodesian e mi chiedo se sia il caso di lamentarmi o se, invece, non dovrei apprezzare “la semplicità” del mio malamute a confronto.

Mi chiedo se, in libertà, non lo dovrei portare con la museruola: guardo di nuovo Mercurio e mi dico: “Perché?”. Lui è un cane equilibrato. Mi chiedo se non lo stia demonizzando troppo mossa, ancora una volta, dalla rabbia, dalla delusione, dall’ansia. Rispetto alla museruola, rifletto sull’opportunità che lui stesso venga aggredito da altri cani (o dal piccoletto stesso, qualora si incontrassero di nuovo nei campi); avendo la bocca imbrigliata, dovrebbe semplicemente subire: una cosa del genere andrebbe ancora di più a rovinare il rapporto e la sua fiducia e, soprattutto, gli farebbe del male. Lo so che ha morso superficialmente un cane di taglia medio-piccola però…. per me lui è sempre il mio cane e non posso non preoccuparmi per lui. Non lo vedo come un demonio, non lo vedo come vorrebbero farlo passare. Saranno gli occhi dell’amore, saranno gli occhi della mamma.

Una mia amica, l’altro giorno, mi ha detto: “Ti rendi conto che l’hai chiamato 5 volte e 5 volte è venuto e 2 gli hai messo il guinzaglio anche se non serviva solo perché tu eri ansiosa?“. Questo è, amici miei. Questo è.

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