Infondo è solo una zuffa fra cani

malamutes

Gli incidenti succedono anche se sei nel letto a dormire, la domenica mattina alle 07:00. Succedono anche se hai buone intenzioni, se vuoi fare un favore a qualcuno, se vuoi dimostrarti utile, se sei sicuro di te stesso, se sei insicuro dei tuoi mezzi, se vuoi prenderti una boccata d’aria. Succedono se sei esperto, se sei adulto, se hai responsabilità e incarichi. Succedono a chiunque, anche a me. Succedono anche se non vuoi, se non è giusto, se non lo meriti, se fai di tutto per evitarli, se ti sei impegnata tanto per prevenirli. Succedono se ti fidi o ti affidi. Succedono se non ti fidi e rimani immobile, se non ti fidi ma provi. Dice un detto: “Chi fa, sbaglia“.

Sono ancora molto scossa dagli eventi e, allo stesso tempo, inizio a vedere gli ultimi fatti da una prospettiva più calma. Ne parlo perché credo sia un’esperienza da mettere a patrimonio comune per quanto riguarda pratiche, iter burocratici, obblighi, pene e tempistiche.

Cosa aspettarsi se il tuo cane, riconosciuto da chiunque come buono, morde, per stress eccessivo ed errori nella gestione, un altro cane?

Domenica, mentre ero nel letto, cercando di riprendermi dall’assenza di sonno della pesante settimana lavorativa passata, Mercurio è stato portato fuori casa, ad espletare le sue necessità, da mani esperte, mature. Purtroppo, nonostante le mie ripetute raccomandazioni sul non portarlo in una certa via del mio paese (via in cui sia io, sia lui, siamo stati morsi, in passato, da cani scappati dai cortili e dai portoni lasciati incustoditi), Mercurio è stato portato proprio lì.

Conoscendo il mio cane e conoscendo le canoniche reazioni che aveva quando provavo io stessa a farlo passare in quella via per cercare di fargli superare il panico, l’ansia e lo stress, posso immaginare quanto il suo livello di adrenalina sia salito ai massimi livelli nonostante fosse legato alla bicicletta e stesse tirando.

Questa via porta a un’entrata nei campi.

Per arrivarci, bisogna passare attraverso un’altra via, che ha una ciurma di cani piccoli sempre liberi di andare sulla carreggiata e vagare, andare incontro alle persone o ai cani. Le proprietà da cui provengono non hanno portoni o recinzioni e i proprietari non si curano del fatto che i loro cani vaghino sulla carreggiata e vadano incontro a persone, auto, altri animali e altri cani. Perché tanto sono piccoli, che male possono fare?

Mercurio, dopo aver passato la prima “via ansiogena”, ha attraversato quest’altra via; i cani sono fuoriusciti dai cortili iniziando a inseguirlo, abbaiando. La strada, in tutto, dalla mia casa a quell’ingresso nei campi non è più lunga di un km. Mercurio, prima di sfogare tutta quell’agitazione, avrebbe avuto bisogno di minimo 5 km di tiro a gran velocità. Invece, il moschettone viene aperto e lui, con quell’adrenalina, viene lasciato libero nei campi.

Un’auto rossa passa a gran velocità sullo sterrato.

Mercurio, da mesi, ha associato il passaggio dell’auto rossa alla presenza del Rottweiler maschio, libero, che corre dietro. Il pic up attraversa questi campi quasi ogni giorno ed io, per precauzione, non porto MAI Merry in quei campi, alle 07:00 di mattina perché so che il rischio di incontrare questo doppio pericolo grande è alto. Anche in questo caso, da mesi, informo sulla presenza di questo pic up e dell’abitudine di far correre il Rottweiler dietro, libero.

Non era quel pic up. Grazie al cielo.

Merry, libero, decide di inseguirla e, al richiamo, mentre torna verso il “punto base”, vede l’altro maschio, di taglia medio piccola, arrivare da dietro una curva alberata. Questo cane, che incontriamo da due anni, lo sfida frontale tutte le volte. Merry, di solito, alza il pelo e dà avvertimenti verbali.

Quando è con me, Merry non apre la bocca contro di lui. Sono sempre riuscita a prenderlo prima, a portarlo via, a distrarlo oppure a legarlo. Mi ha ascoltato anche quando ci siamo incontrati “faccia faccia”, in stradina stretta, con altri cani. Mi ha ascoltato qualche giorno prima quando si sono incrociati per ben due volte, liberi entrambi, sempre in quei campi, e Mercurio ha risposto al mio “Vieni!” e ha accettato di seguirmi, tagliando i campi, verso altra direzione. Non vi so dire come sia andata poi, domenica, come si siano svolte le loro comunicazioni: Mercurio lo ha messo a terra e morso alla base delle orecchie.

Per dividerli, le due persone presenti, gli hanno aperto la bocca e Mercurio, pur in quella situazione concitata, non ha toccato le loro mani. Il graffietto è l’inevitabile conseguenza del mettere le mani in bocca a un malamute, che sta dando una lezione sonora a un cane maschio, che lo ha sfidato da sempre e che non ha mai accettato la sua superiorità, il tutto dopo aver passato due vie con trenta cani abbaianti, alcuni dei quali persino scappati per inseguirlo e aver visto un’auto che, nella sua testa, aveva dietro l’altro grande “rivale” nel “suo” territorio: il Rottweiler.

Mi è stato riferito che, calmato, Mercurio si è subito reso conto di aver fatto qualcosa di sbagliato e il suo atteggiamento è diventato immediatamente dimesso. Tutto era evitabile, ovviamente: mi si poteva ascoltare su tutta la linea. Ho sempre detto: non in quella via, non lasciatelo libero se non ci sono io, non portatelo in traino in paese perché è pericoloso, non nei campi in quell’orario. Tutto è stato bypassato. Eppure, una situazione del genere poteva (e può)  capitare benissimo anche a me – a chiunque può capitare, in qualsiasi momento, dalle aree cani in poi. Ora riesco a dirlo: nei giorni passati, il mio pensiero era su posizioni nettamente opposte.

Di azioni da intraprendere per calmare Merry dopo le due vie stressanti ce ne potevano essere molte. Si poteva calmare il cane, una volta arrivati nei campi, facendolo camminare al guinzaglio, dandogli da bere oppure continuare a farlo correre in bicicletta per scaricare l’adrenalina con la fatica: infondo a disposizione c’erano 10 km di nulla, perché smettere dopo nemmeno un km ricco di stress? Se la preoccupazione era tanto elevata, se c’era stanchezza fisica, ci si sarebbe potuti sedere da qualche parte a respirare, abbassare i battiti, far scendere l’adrenalina, riprendere la passeggiata con meno agitazione, aiutare il cane a rilassarsi, facendolo sdraiare all’ombra.

A posteriori è facile dire che cosa non doveva esser fatto e come ci si sarebbe dovuti comportare.

Io stessa, invece di rimanere a dormire, mi sarei dovuta alzare e portar fuori il mio cane senza far affidamento su altri oppure accompagnando. Avrei potuto chiamare anche a costo di sembrare troppo sfiduciante, ansiosa, controllante, pressante. Avrei potuto dire: “No, non ho bisogno di aiuto. Non ho bisogno che altri gestiscano il mio cane al posto mio. Dormo nel pomeriggio.”. Gli avrei sono infiniti. Ma è vero anche che, a volte, poter delegare delle incombenze è un toccasana così come il potersi fidare di chi accetta un compito per conto tuo è importante. Bisogna saper scegliere a chi delegare ma io, in quel momento, ho affidato Mercurio in mani che, ancora oggi, considero sicure nonostante l’accaduto, le scelte contro il mio volere e le conseguenze.

Non abbiamo dato lo stesso peso e la stessa lettura alla situazione con l’unica differenza che io conosco il mio cane profondamente e le altre persone lo vivono negli spazi che concedo loro. Non è una novità per nessuno che ho una sorta di “cortina di ferro” intorno a Merry. Ciò nonostante, questa volta non sono riuscita a proteggerlo a sufficienza dallo stress e dall’errore.

merry akita

Quando ho saputo dell’accaduto, il panico si è impossessato di me. Tutte le paure più disparate si sono impossessate della mia razionalità; la rabbia per non essere stata ascoltata, per le decisioni prese arbitrariamente contro tutte le mie indicazioni, la consapevolezza che avrei pagato in prima persona per errori che non avevo commesso io direttamente ma per i quali sarei stata comunque ritenuta responsabile in quanto proprietaria del cane, mi portò ad essere molto agitata e dura con chiunque. Sapevo, inoltre, che Mercurio avrebbe pagato per il suo errore e che a nessuno sarebbe importato sapere perché il mio cane aveva sbagliato.

Lo sapevo, lo capivo e, per quanto non ero nella posizione di giustificarlo, sapevo che ciò era accaduto solo e soltanto perché non si erano dosati gli stress, che poteva sostenere e non si era tenuto in debito conto il suo istinto predatorio. Oggi vi posso dire che, anche se in modi diversi, anche io ho commesso fiumane di errori di valutazione con il mio alaskan malamute e ho imparato a conoscerlo partendo da questi sbagli. A oggi vi dico che questo incidente, questa zuffa, sarà utile dal punto di vista di gestione, rapporto e conoscenza dell’animale e delle sue reazioni. Qualche giorno fa, ero incapace di formulare un pensiero del genere.

Dal veterinario, le spese per le cure dell’altro cane sono state saldate immediatamente da chi aveva in gestione Mercurio ma, altrettanto immediatamente è partita la segnalazione della clinica alla ASL pertinente. Denuncia con il mio nome e con il nome del mio cane. Indipendentemente da tutto. Indipendentemente dal fatto che l’altro cane ha due escoriazioni leggere, non profonde, non ha squarci. Che probabilmente ha avuto un ruolo anche lui nella zuffa anche se, ovviamente, la narrazione riportata è tutta a tutela dell’aggredito. La proprietaria dell’altro cane, mentre medicavano il suo, mi ha detto: “Sono due anni che vorrei trovare un modo per parlare con te e con le altre persone che portano in giro il tuo cane per ringraziarvi perché tutte le volte che ci incrociamo cambi strada, legate il tuo cane.” Ciò nonostante, quando la veterinaria le ha detto che la segnalazione poteva anche essere riferita a cane non conosciuto, ha deciso di fare ugualmente il mio nome, “Tanto al cane non fanno niente“. Non è vero che al cane non fanno niente. L’ho scoperto a mie spese ed è per questo che scrivo questo post. Per il dopo-morso-di-altro-cane.

Sono stata contattata dal veterinario della ASL di competenza, il quale mi ha detto che il mio cane avrebbe dovuto stare agli “arresti domiciliari” per 10 giorni. L’alternativa indicatami era il canile. Potete immaginarvi cosa ho provato sentendo tutto ciò: Mercurio non è andato in canile quando il mio ex si voleva liberare di lui figuriamoci se ora l’avrei lasciato passare 10 giorni abbandonato in un box, lontano da casa: se lo avessi accettato, avrei perso la fiducia di Mercurio, rovinato il rapporto, distrutto l’equilibrio del mio cane.

A sentir queste ipotesi, senza diplomazia alcuna, dissi chiaro e tondo che il mio cane sarebbe rimasto con me e lo avrei comunque fatto uscire, sotto mia tutela e controllo. Un alaskan malamute non può stare isolato in box per 10 giorni senza fare movimento: QUESTO è maltrattamento. Allucinante. Mi chiedo come sia possibile imporre una reclusione di 10 giorni a un cane di qualsiasi taglia, anche se ha sbagliato, quando la legge regionale del Friuli Venezia Giulia delinea specifiche attività per la cura dei cani in case senza giardino. Queste cure includono le uscite. A furia di insistere sulla questione, sono riuscita a strappare un: “Valuterò la situazione, dai. Non si preoccupi.”. Infatti: questo dovevano fare. Valutare la situazione, capire la dinamica dell’incidente, non bollare Mercurio per un qualcosa che non è e non sarà mai. Non mettere sullo stesso piano Mercurio con cani da comportamenti nevrotici, psicotici, aggressivi verso umani e animali. Lui non ha niente a che fare con tutto ciò. La mia seconda chiamata al veterinario è stata l’apoteosi dell’ansia e della disperazione: la sola idea che mi togliessero Mercurio mi aveva totalmente azzerato i neuroni. Dovevo difendere il mio cane. Anche se aveva sbagliato, pur non trovandogli scusanti di alcun tipo. Dovevo fare in modo che rimanesse al mio fianco.

Il giorno seguente, mi è stato spiegato dallo stesso veterinario, una persona pratica e molto acuta, che il periodo dei 10 giorni è una prassi di protezione contro la rabbia. Il mio cane è vaccinato anche per questa malattia. Se questa informazione mi fosse stata detta prima, mi sarei risparmiata molte lacrime, molto panico e diverse litigate epiche (Io, che di base sono una persona tranquilla e ragionevole, mostro i denti quando si tratta di Merry).

Come non bastasse lo stress che già stavo vivendo, poche ore più tardi sono stata informata della modifica delle leggi regionali in materia di problematiche fra cani e della multa per reato di omissione di custodia, che avrebbe avuto un importo dai 400 euro circa agli oltre 1200,00€, addebito non coperto dall’assicurazione responsabilità civile, che ho rinnovato per me e Mercurio. Anche in questo caso, alla legge non importa se il proprietario non era fisicamente presente durante il fatto.

L’alternativa è che il proprietario ha dato in gestione il cane a persona inesperta/non adatta/non competente ed è ritenuto responsabile di questo. Nemmeno questo era il caso perché chi gestiva Merry non era sprovvisto di formazione ed esperienza diretta, sia con i cani, sia con i malamute.

Dopo quest’ultima informazione, la mia capacità di essere diplomatica, ragionevole, gentile si è totalmente dissolta.

Questo anche perché, come tanti di voi sanno, sto lavorando a un progetto personale e professionale, che include a tutti gli effetti il mio cane e che ha come obiettivo quello di sviluppare il brand con tutta una serie di caratteristiche, che fanno perno sull’affidabilità mia quanto quella del mio cane.

Mercurio è un alaskan malamute maschio, con un carattere saggio ma estremamente duro nel momento della punizione per un torto reiterato. Per duro intendo dire che Merry ha la capacità di imporsi su altri malamute e cani, stendendoli a terra, ringhiando se necessario. Non è mai andato oltre. Lui è alpha di base ed è un alpha equilibrato. Merry ha fatto esattamente questo con il piccoletto anche se lo ha fatto alla velocità della luce, scegliendo di non obbedire al richiamo della persona che lo aveva in custodia e scegliendo di andare sul piccolo piuttosto che farsi mettere il guinzaglio. Per lui, l’ultimo cane incontrato e sfidante è stato la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo.

I malamute, quando decidono di dare dei limiti, confini e di abbassare gerarchicamente qualcuno che sfida troppo, non conoscono il “metodo gentile”. E’ una specifica di razza. Danno tanti avvertimenti, “spiegano” il “concetto” anche un milione di volte. Alla 1001, però, ci vanno giù duro.

Così ha fatto Mercurio: era stressato, con l’adrenalina a mille, libero con una persona che non riconosce ancora del tutto come leader, la quale ha messo spesso in dubbio la mia rigidità nella gestione del cane lasciandogli ampie spanne di libertà in mia assenza; ha incontrato il suo sfidante biennale decidendo di essere forte a sufficienza, carico all’inverosimile e libero per “chiudere la partita”, fisicamente, con lui.

Tante persone si sono sentite o si sentono “sicure” di conoscere meglio di me cosa passa per la testa del mio cane e più di una volta sono stata accusata di essere troppo ansiosa, troppo paranoica, di umanizzarlo troppo e di addossargli “pensieri” umani pur essendo un cane. Non so dirvi cosa sia vero in tutto ciò. Posso dirvi che il mio mantra giornaliero, con Mercurio, è: energie gestite, adrenalina bassa, esercizio fisico costante e regole. Facendo così, fino a questo minuto di oggi, il mio cane, con me, non ha mai dato segni di squilibrio o aggressività patologica.

Bollivo al pensiero di dover pagare una multa salatissima per un’azione che nemmeno avevo commesso in prima persona e che era avvenuta mentre dormivo. Rifiutavo la sola idea che Mercurio venisse inserito nella lista nera dei cani morsicatori, che si fosse creato un pregresso che non doveva nemmeno esserci, contro il quale ho lavorato costantemente in questi anni. Non ritenevo giusto dover vivere qualcosa di così sbagliato dopo le più di cento ore di educazione seguite tra Roma e Udine, con tre diversi educatori. E tutto questo, per cosa?

Per dimostrarmi che IO non ero in grado di portarlo in una certa via mentre altri sì. Per la soddisfazione di dirmi: TU non sei in grado, con me IL TUO CANE lo fa.

La frustrazione mista all’essere stata scavalcata mi dilaniava la capacità di parlare “bene” con le persone.

Ho atteso il veterinario della ASL come se stessi attendendo il boia. Mercurio era nel suo box quando è arrivato. Siamo andati subito da lui: dormiva, è rimasto in silenzio, non ha abbaiato contro lo sconosciuto, non ha avuto alcun segno di stress. Ovvio: il mio cane è un cane tranquillo, non spaventato dagli estranei, non infastidito se qualcuno si sofferma nel raggio del suo box e non reagisce con aggressività o stress rimarcando il territorio o avvisando dell’intruso. Non è un cane da guardia, non è un cane timoroso delle persone. Il veterinario mi ha chiesto di entrare nel box, di farlo muovere e Merry è venuto da me con calma, rispetto, si è stiracchiato, si è preso le coccole, anche alla base della coda, non si è girato con la bocca aperta.

Il veterinario mi ha detto che è un cane equilibrato, buono, che ha un buon rapporto con me e che si vede abbiamo un rapporto stretto perché non sente la necessità di mettermi le zampe sopra alle spalle o di prevaricarmi. Si è avvicinato con il fare di un cane che sa che ci sono, mi vede sempre e non è “una novità” il fatto che gli do attenzioni.

Gli ho mostrato, in seguito, le regolari vaccinazioni, l’antirabbica, i risultati delle analisi di controllo sulle patologie portate dalle zecche (tutte negative). Alla fine della visita, mi è stato detto che il mio cane è a posto, che è stato uno spiacevole incidente, che non dovrò pagare multe se, alla visita di controllo fra 9 giorni, il cane verrà trovato ugualmente tranquillo, senza particolari segnali di aggressività e senza specifici sintomi, che potrebbero presagire la rabbia. Dovrò pagare l’intervento alla ASL. Non sarà inserito in liste di cani “pericolosi” o morsicatori. Inutile dire che un episodio del genere non dovrà mai più ripresentarsi.

giochi malamute

Perché ho voluto parlare di questo mio fallimento pubblicamente condividendo quest’esperienza negativa con voi? Nei miei corsi di social media marketing parlo sempre ai miei studenti dell’importanza del metterci la faccia. Non sono infallibile e non sono immune dall’errore. Parlare di momenti critici mette sempre ansia: che cosa penseranno le persone di  me? Come e quanto negativamente influirà questo episodio sull’opinione degli altri? Come saranno modificati gli equilibri?

Per qualcuno di voi, questo episodio non sarà altro che una banale, normalissima, zuffa fra cani maschi. Non avete tutti i torti, d’altronde. Avete ragione anche se state pensando che “la sto facendo troppo lunga”. Pensando al mio progetto professionale (di nuovo in stand by), sarebbe infinitamente più tragico se costruissi un brand basato sul tacere “una macchia”, se dicessi che il mio cane non ha mai sbagliato, se mi presentassi come quella che “fa tutto giusto con il proprio malamute”. Non è così e non voglio presentarmi così.

Sono una proprietaria di malamute che vive intensamente il suo rapporto con il suo cane e, in questo, gli errori sono all’ordine del giorno. Chiunque abbia un alaskan malamute, prima o poi, una problematica del genere la affronta. Me lo dite anche voi, con le parole chiave con le quali entrate nel mio blog cercando informazioni sul morso.

Parto dal presupposto che non ho nulla di cui vergognarmi: sto investendo tutta me stessa nel rapporto con il mio cane e, se in questo, ci sono della cadute, le considero opportunità per me, per noi, per crescere. Qualcuno sarà contento dell’accaduto e troverà lo spunto per dire che non sono adatta per un malamute, che non sono capace di gestirlo. Ognuno è libero di dire e pensare ciò che meglio ritiene. Io dico solo questo: qualsiasi azione – giusta o sbagliata – di Mercurio è mia responsabilità e, quindi, sono responsabile dell’accaduto anche se non ero io, in quel momento, a gestire il mio cane.

Se il mio cane ha sbagliato, reagendo con troppa veemenza, con troppo durezza, non riuscendo a sostenere lo stress della situazione oppure facendo il gradasso di proposito con l’altro cane, disobbedendo con coscienza al richiamo del suo conduttore oppure ancora se si è “avventato” sull’altro cane con troppa irruenza pensando al gioco e trovandosi di fronte a una reazione difensiva, ha scatenato la zuffa, questo è errore mio.

Mercurio è il mio cane e, nel bene o nel male, rispondo io per lui. Dovremmo lavorare ancora molto. La cosa non mi spaventa perché vuol dire passare ancora tanto tempo insieme, a conoscerci, crescere e parlare. Si poteva arrivare alla stessa consapevolezza per vie meno angosciose, sicuramente. Nessuno di noi sceglie del tutto quando la vita bussa alla porta e come si presenta la sfida al cambiamento.

In questi giorni, mi è stato detto che sono troppo legata al mio cane e che do più importanza al mio cane rispetto alle persone, che il mio cane fra qualche anno morirà e rimarranno comunque le persone.

Mercurio è il mio cane.

Qualsiasi altra parola al riguardo è superflua.

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