Nella natura, solo io e te, senza tempo.

alaskan malamute

Qualche tempo fa, mi presi un pomeriggio di libertà e ti portai sul Tagliamento, in zona Varmo. Avevamo bisogno di stare insieme, allentare la tensione, goderci il sole e la nostra compagnia, in semplicità. Mi mancava quel vagare intimo nella natura, seguendo solo la “voce dentro”, io e te, uniti da un’alchimia, che non so spiegare. Come sempre accade, la vita, con te, è un’avventura selvatica e la parola “calma”, ancora per molti anni, non farà parte del nostro vocabolario al 100%.

Preparai lo zaino con un telo da mare, un libro, l’acqua, convinta che, subito dopo pranzo, neanche tu avresti avuto particolari voglie di movimento, con un caldo quasi estivo e un sole alto nel cielo. Scelsi il Tagliamento per l’ombra e perché il “mio” fiume è un posto sicuro, dove mi sento protetta.

Parcheggiai nella piazzola sotto il ponte e, come sempre, aprii il portellone per lasciarti correre in giro. Ci accorgemmo subito, che qualcosa era passato di lì. L’odore forte, animale, era percepibile anche per me, umana dal naso “lento” rispetto al tuo radar malamute. I sassi spostati, le impronte nella terra più fresca, gli escrementi inequivocabili: un gregge di almeno trecento capi, più asini e cani, era passato esattamente dove stavamo camminando noi in quel momento, non più tardi di qualche ora prima. Tutto era fresco e gli stessi escrementi non si erano ancora seccati al sole completamente. Le mosche vagavano.

Tempo zero, ti legai al guinzaglione di 10 metri: fui abile nel riconoscere i messaggi del territorio prima di te, prima che il tuo naso ti indicasse la traccia giusta da seguire fino al gregge reale. Però, ora che ti avevo legato, considerando la curiosità avventuriera che mi contraddistingue, decisi che… ok, non ti avrei lasciato avventarti contro le pecore ma, ti avrei accompagnato a seguire il loro percorso, cercando di capire, in sicurezza, la loro esatta posizione e quanta, eventuale, libertà avrei potuto concederti nelle ore seguenti. Mi fu chiaro immediatamente che, per quel giorno, la tua libertà massima consisteva nell’annusare il letto del fiume divelto dagli zoccoli, dall’urina e dagli escrementi disseminati ovunque, dalla boscaglia alla sabbiolina, interno ed esterno alle acque del Tagliamento. Arrivai fino a dove avevo esplorato in precedenza con due mie amiche selvatiche: oltre non mi azzardai. L’aria mi rimandava un fortissimo odore di gregge, molto più intenso, mano a mano che percorrevo tratti di fiume. L’istinto suonò l’allarme, pur senza vedere nulla di particolare davanti a me. Però gli diedi ascolto e ti riportai indietro, dalla parte opposta.

Proseguimmo oltre il ponte. Sempre legato, sempre in caccia. Seguimmo i campi arati e ci ritrovammo nuovamente sulla strada di campagna ghiaiosa, ciclabile e fantastica per bike jioring. Distese di campi a sinistra. Noi, rialzati di tre metri rispetto al livello degli appezzamenti, avevamo una visuale a 360° per km di ciò che si muoveva. Nessun gregge, nessuna lepre, nessun capriolo visibile ad occhio nudo. Faceva caldo e tu avevi sete: ti liberai sapendo ti saresti fiondato nel rigagnolo di collegamento al fiume. Iniziasti ad annusare e a marcare e, naso a terra, non ti accorgesti dell’arrivo, in lontananza, di un anziano con il bastone e un animale rachitico, ciondolante, libero, alle spalle. Da lontano, interpretai la camminata come quella di un cane anziano o ammalato e, conoscendo la tua energia straripante, ti richiamai e ti ripresi per non farti andare “a bomba” sul povero cane. Non era un cane. Era un agnellino, che aveva perso il gregge. L’anziano lo aveva recuperato e lo stava incitando a seguirlo per portarlo alla sua casa.

E’ stato fantastico notare la reazione del piccolino quando si rese conto del pericolo: tu, Mercurio. Si rifugiò nell’erba, facendo marcia indietro. Tu, quando realizzasti che non era un cane ma la tua preda più preferita in assoluto, abbassasti la coda a lupo e ti trasformasti in un lupo assolutamente  certo di voler uccidere e mangiare l’agnellino.

Fortuna volle che ti avevo già al guinzaglio e che, quel giorno, indossavi la pettorina con il manico sul dorso quindi ti tenni stretto a me. Sentivo il tuo cuore nel mio braccio. Tremavi d’eccitazione. L’anziano mi indicò una strada, che s’inoltrava nella fitta boscaglia di fiume, per raggiungere di nuovo l’acqua in verticale, lasciando il passaggio a loro. Dopo diverse centinaia di metri – o forse eran meno ma, viste la difficoltà di passaggio, mi parevano di più – ti lasciai: andasti a fare il bagno e a bere in una pozza smeraldo; risalisti come un 4×4 la pendice verticale e riprendesti il tuo ruolo ranger davanti a me.

Trovammo un rigagnolo d’acqua, con melma e confini labili. Tu, amico straordinario, sentendo il mio panico al’idea di dover saltare la sponda del rigagnolo, più larga del mio passo, mi venisti in aiuto: entrasti nell’acqua, ti sdraiasti vicino al tronco sul quale avrei dovuto passare per scavallare e, così facendo, aspettasti i miei tempi mostrandomi che l’acqua non era poi così fonda e il terreno non sprofondava del tutto.

Ti amo per questo: eri in caccia e hai fermato tutto per aiutarmi, darmi tempo e tornare “cane”. Tornando sulla strada sterrata principale, abbiamo incontrato un personaggio in stile horror, con pala in spalla e macchina con il cofano aperto. Mi chiese se eri un “Husky mammut” e, considerando il tuo pelo dritto, tagliai corto in un lampo. Poi, finalmente, un posticino tranquillo, dove sederci a riposare al sole, divenne la nostra tana per una mezz’oretta.

Il tempo di rientrare giunse in una baleno.

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