#bastatacere: la mobilitazione web delle mamme

#bastatacere mobilitazione

Il tema della maternità mi riguarda da vicino: mi sto chiedendo se è un’esperienza che voglio vivere in futuro. Mi sono imbattuta in una mobilitazione web importante: #bastatacere, la voce delle mamme, che hanno vissuto esperienze traumatiche in sala parto. A livello di comunicazione, storytelling e R.O.I. rimango colpita dal successo dell’iniziativa portata avanti dalle associazioni Human Rights in Childbirth in Italia, La Goccia Magica, Nanay, Alma Mater.

L’11 marzo 2016 è stata depositata una proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” da parte dell’On. Adriano Zaccagnini.

La proposta propone il rispetto dei fondamentali diritti umani della madre e delle persone che nascono perché garantire i diritti significa anche garantire sicurezza e salute. Si tratta di una proposta che mette la madre e il bambino al centro.

Nessuna legge sulla nascita deve prescindere dal rispetto dei diritti fondamentali e costituzionali delle persone assistite e gli utenti hanno il diritto di partecipare attivamente all’assistenza sanitaria a loro fornita e alle politiche sulla salute.

La proposta di legge introduce il reato di violenza ostetrica in seguito alla recente dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS 2014) su “La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”. Tale dichiarazione evidenzia quali siano i trattamenti che le donne subiscono durante l’assistenza al parto e in particolare:

• l’abuso fisico diretto
• la profonda umiliazione e l’abuso verbale
• procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la ste- rilizzazione)
• la mancanza di riservatezza
• la carenza di un consenso realmente informato
• il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore
• gravi violazioni della privacy
• il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere
• la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna
• la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare
• inoltre, adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli, donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi

Testo completo disponibile: www.facebook.com/bastatacere

Rimango colpita dall’adesione spontanea, anonima, alla narrazione continua del proprio vissuto privato, doloroso e, spesso, crudele. Attivare una community su un tema delicato come la nascita e il cesareo, registrando un invio costante di documenti, testimonianze e resoconti puntuali del vissuto tanto dal lato “mamma” quanto dal lato “ostetrica” è un risultato eccezionale, in divenire, con molte potenzialità.

Non ho idea dell’obiettivo finale del progetto, oltre l’approvazione della proposta di legge; mi chiedo cosa plasmerà questo enorme materiale narrativo, esperienziale, raccolto. La mia opinione personale è che questo moto vulcanico di coraggio, questo spezzare cortine di silenzio, questo esporre in pubblico l’essenza dell’abuso, porterà cambiamenti nella società, nell’opinione, nell’agire. Dalla campagna #bastatacere è nato l’Osservatorio sulla violenza ostetrica in Italia e già questo è una rivoluzione copernicana a livello sociale. Ecco alcuni dati pubblicati nel sito ufficiale dell’Osservatorio:

In 15 giorni la campagna #bastatacere ha avuto 21.621 like, ha coinvolto più di 700.000 utenti al giorno e ha avuto oltre 70.000 interazioni quotidiane. Ha raccolto oltre 1.136 testimonianze in formato foto-cartello e moltissime altre in formato testuale.

Non si possono ignorare questi numeri.

Modificando, riducendo, curando, evitando la violenza in sala operatoria, si avrà un società molto più sana dal punto di vista psicologico perché ci saranno sicuramente meno mamme alle prese con il disturbo post traumatico da stress e/o la depressione post parto.

Ci saranno meno bambini feriti nel legame. Non sono una psicologa, è chiaro. Ma come si può pensare che la nascita e i primi momenti con la mamma non siano importanti per una creatura? Come si può ritenere superfluo il momento del parto nella creazione del legame, dei sentimenti, delle emozioni? Una mamma sfinita ma nel vissuto dell’amore e dell’accoglienza sarà sicuramente disponibile verso il bambino in maniera diversa da una ferita, arrabbiata, umiliata e con il corpo deturpato.

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5 Comments

  1. per quanto riguarda me posso solo parlarti della mia recente esperienza diretta, condivisa anche da tutte (14) le ragazze del mio corso di accompagnamento alla nascita. Lombardia, 2015, provincia di Monza Brianza.
    l’atteggiamento, la cultura, lo svolgimento e i tempi sembrano essere cambiati.
    anche solo il corso appunto ha anche cambiato nome dal semplice “preparto” proprio per rendere ancora più chiaro il nuovo orientamento, non alla semplice “istruzione” delle donne ma proprio la costruzione di un rapporto e di un cammino verso il grande evento.
    esistono anche nuove realta’ private mirate proprio alla creazione di una figura professionale scelta autonomamente dalla donna, per l’assistenza al parto.
    Le sale parto sono completamente diverse da quello che erano. sono camere singole, con luce soffusa, ambiente più familiare, piu accogliente, e le due ore dopo il parto sono dedicate (a meno che non ci sia una urgenza ospedaliera) nella stessa stanza al tempo mamma-bambino e accompagnatore (che puoò essere il padre o chiunque altro).
    la terapia del dolore viene spiegata precedentemente e nuovamnete al momento dell’eventuale applicazione e non è facoltà del solo medico decidere ma anche della donna.
    il taglio cesareo è una pratica considerata in ultima analisi, e dopo ampia spiegazione di diritti doveri e conseguenze. (specialmente)
    insomma la direzione oggi è verso la “naturalità” della cosa, l’accoglienza del dolore, la comprensione e la grande presenza della madre come protagonista.

    nel mio caso il parto è stato difficile e complicato ed ho avuto bisogno di notevole assistenza medica (anche per errore medico, onestamente), se fossi stata per esempio a casa non so se sarei/saremmo ancora qui.
    ho trovato grande competenza e umanità nella figura delle ostetriche, meno semmai nel reparto maternità dove si sovrappongono più specializzazioni (ostetriche, puericultrici, os, medici)

    insomma, incoraggiante tutta la premessa di accoglienza, un po’ meno nella pratica quando si esce dalle statistiche (e il mio parto è stato ben fuori statistica, avrei quindi avuto bisogno di un intervento medico ben più importante)
    La mia paura è che si stia passando (forse troppo lentamente) da un estremo – troppi cesarei, troppa decisione medica all’altro – troppo poco intervento qualificato, poca terapia mirata.

    anche nel “post”, nelle misurazioni e assistenza ai neonati, ci si basa oggi troppo su statistiche e tabelle, spaventando le puerpere con dati che non corrispondono, a volte, con la realtà di un essere che tutto è fuorchè un meccanismo uguale a mille altri.

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  2. Cara Elisabetta,
    grazie per la tua testimonianza, che è molto preziosa e utile.
    Ho ascoltato un’altra storia di un parto travagliato, doloroso e gestito in maniera capestre. La donna ha la mia età ed era il suo primo bimbo. Senza informarla le è stato praticato lo scollamento dell’utero e le pratiche conseguenti. Non so immaginarmi un dolore tale. Penso sia una cosa positiva far emergere tutte queste storie perché sì, è vero che le donne hanno sempre partorito… ma è anche vero che si può evolvere e si deve evolvere.
    Ci sono gli strumenti, ci sono gli studi, le sensibilità, le competenze: bisogna andare avanti.
    Sentendo tutti questi racconti, mi manca il coraggio per cimentarmi in una simile avventura. Poi, sicuramente, rimane l’amore per la propria creatura e famiglia però, passare in mezzo a cotanta esperienza, è una scelta che ti cambia.
    Un grande abbraccio.

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  3. Sono completamente d’accordo, ci sono ora conoscenze e strumenti per aiutare la donna a partorire e praticare qualunque tipo di operazione credo sia condannabile fino a espressamente vietato a meno che non sia un caso di emergenza. lo trovo anche deontologicamente riprovevole e sono sicura che anche tanti medici sarebbero scandalizzati di fronte a una scelta del genere.
    anche io ho subito lo scollamento come tecnica per accelerare il travaglio ma debitamente informata e devo dire la verità, non ho sentito praticamente nulla, era più l’idea, il nome e la paura. nel MIO caso.
    quello che vorrei sottolineare insieme a tante voci è che non siamo solo materia di statistica ma persone con esperienze, storie, realtà diverse e queste non possono essere ridotte a numeri.
    su 15 donne del mio corso non ci sono stati parti uguali. e non ci saranno neanche quando la stessa donna partorirà altri figli.
    quindi se gli studi servono è per acquisire informazioni non per appiattire tutto..
    grazie per avermi dato la possibilità di parlarne.

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