Il posto gerarchico del malamute: crisi rientrata

educazione alaskan malamute

Una settimana di lavoro e la confusione mista a scalata gerarchica del mio Merry è rientrata. Il mio alaskan malamute ha ritrovato il suo posto nella gerarchia familiare, posto che aveva tentato di lasciare complice mio periodo di lavoro molto intenso fuori casa (quindi mia gestione più “blanda”), troppi permessi ricevuti, novità di convivenza.

Com’era prevedibile, lo “scontro” fra volontà (mia e sua) lo ha lasciato con tanto sonno. Non voglio, non gli permetto di alzare la cresta e non tollero, da parte sua, comportamenti irrispettosi verso me o i membri della mia famiglia o chiunque altro abbia buone intenzioni nei nostri confronti. La confusione generata dai confini liquidi fra chi-fa-che-cosa, chi-è-sopra-a-chi, no-io-domino-il-mondo-perché-sono-Mercurio, costituisce fattore di stress e di stanchezza. Probabilmente lui si è sentito in dovere di coprire un posto vacante – il mio – assumendo temporaneamente comportamenti di sfida e di tendenza alla leadership perché io ero impegnata in altro.

Mi sono accorta che qualcosa non stava andando “per il verso giusto” vedendo il suo comportamento libero in natura: si prendeva spazi troppo larghi e si allontanava, indifferente a me, per troppe centinaia di metri. Il “vieni” era saltuariamente opzionale. Al guinzaglio aveva ricominciato a tirare. Tutto questo non c’entra minimamente con l’arrivo del mio compagno nel nostro nucleo familiare ma riguarda esclusivamente me e Mercurio e il nostro rapporto.

Non escludo Merry abbia voluto farmela pagare per i miei viaggi in Toscana senza di lui (anche se per poco tempo) e per il mio essere assente causa docenze a Udine (non posso portarlo in aula mentre insegno, purtroppo ed è giusto io abbia i miei spazi senza di lui).

Mi sento abbastanza libera di parlare di tutto questo perché chi ha un malamute e ci sta seriamente in relazione sa perfettamente che è all’ordine del giorno: scalate gerarchiche, sfide, attese del tuo momento di debolezza per rimettere in discussione tutto sono il normale tran tran di un proprietario di malamute … soprattutto se l’animale in questione ha un carattere deciso, non molto incline alla … chiamiamola… sottomissione.

Il mio malamute è un maschio con approccio da leader, giovane, con gli ormoni a palla, furbo, capace di osservare, annotare, far finta di niente e, quando sono nel mio momento di disattenzione o debolezza, sfruttare l’occasione per “scavalcarmi”. E’ la normalità.

Un malamute non acquisisce una gerarchia “per sempre” ma la mantiene fino a quando tu sei in grado di mantenerla e di fargli capire il suo posto. In questo periodo ero spesso fuori casa e ho demandato molto alla mia famiglia: inutile dire che ogni singolo componente ha la sua personale idea di vizio specifico per Mercurio, il quale gode di privilegi che nemmeno il principe di Persia aveva a suo tempo.

Nessuno vuole mai mettergli limiti seri. Non sono valsi i corsi di addestramento e non sono valse le mie specifiche richieste in merito. Mercurio comanda, famiglia obbedisce. Che nessuno mi venga a dire alcunché al riguardo perché ogni singolo malamute che conosco ha il suo staff personale per il soddisfacimento di ogni richiesta espressa, immaginata o ancora in via di sviluppo, nel minor tempo possibile. Tappeto rosso incluso e guanti d’ermellino per spazzolare il pelo indossati. Non raccontiamoci storie: i malamute adorano essere viziati e, nella maggior parte dei casi, trovano sempre persone felici di esaudire ogni vizio. Mercurio è in una famiglia così: prima viene lui e le sue esigenze poi, se rimane, il resto. 😀

Mi sono rassegnata a gestire il mio cane con un mix di volontà, facendo leva sul fatto che quando ci sono io e quando il cane è con me, allora si seguono le cose che decido io. Banalità: lui mangia dopo di me, se sono in casa la sera o se non torno tardi per lavoro. Quando non ci sono… mangia in qualsiasi momento qualcuno apra il frigorifero.

Ogni educatore cinofilo vi dirà che è sbagliato, che si crea confusione nella testa dell’animale e che una situazione del genere fa solo danni.  Hanno TUTTI ragione. Trovatemi una casa di malamute, senza membri educatori cinofili, che non viva queste complicazioni sulla routine e sulla gestione del cane. Se, poi, ci sono persone anziane “in mezzo”, il vizio è potenziato come se il malamute fosse un nipotino. Mercurio, tra l’altro, oltre ad essere furbo, è intelligente: sa modulare il suo comportamento in base a chi si relazione con lui.

Con me sa che non ha molti margini di manipolazione e che non ha molto spazio per discutere, tergiversare, negoziare. Non mi manipola più nemmeno con i suoi latrati e ululati per attirare l’attenzione e spingere le persone a pensare che sono “cattiva” quindi imporre a me di smettere di chiedere, banalmente, un “seduto”. I malamute sono anche questo e nessuno ve lo dice: lo scoprite strada facendo. Sanno benissimo leggere le vostre emozioni e sanno quando vi impressionate, quando temete il giudizio degli altri e quando questo può andare a loro vantaggio.

Con i miei genitori, Mercurio è abilissimo nel renderli servi (nel senso letterale del termine: “Voglio che mi cambi l’acqua ora alla ciotola – subito Mercurio, ecco“, “Voglio la mela gialla invece della rossa – subito Mercurio, ecco“, “voglio il biscotto tondo al posto di quello quadrato – subito Mercurio, ecco“), in particolare mio papà, il quale scatta ad ogni ordine del cane, persino senza clicker.

Con mia nonna, invece, Mercurio non ha nemmeno bisogno di chiedere perché sa che avrà il suo cibo extra per il semplice fatto che si palesa davanti alla sua porta, scacciando la gatta (“povero cucciolo, vorrai mica morisse di fame, stellina.”). Non dovrà dare la zampa, mettersi a terra, fare seduto, cercare o altre noie simili. Il suo spuntino è già sul tavolo e quando lui vuole, avvisa la nonna che è ora di tagliare il suo tocco con una musata sul braccio. E lei taglia. E glielo dà in abbondanza.

Con il mio compagno ha vita meno facile, ma ha pur sempre molti margini di discussione (“lascialo tirare, è un malamute” “ma anche no“, risposta mia). Io mi faccio impietosire molto di meno e passo per la “cattiva” della situazione: so che questo è necessario.

Se permettessi al mio cane di muovermi a suo piacimento, decidendo ogni singolo aspetto, tempo, bisogno della vita, sarebbe un macello. E lui è assolutamente capace di governare i tempi del branco secondo la sua volontà.

Credetemi: se gli lasciassi spago, sarebbe capace di dirmi anche quante volte mi è concesso fare pipì. In quest’ultima settimana ha provato ad avere comportamenti di sfida anche con me, un mezzo ringhio, saltarmi addosso. Inevitabile il mio reagire istantaneo e metterlo a terra subito, senza tanti complimenti, tenendolo giù fino a quando la sua voglia di discutere non si è placata. Penso sia passato un anno buono dall’ultima volta che ho dovuto ricordargli con fermezza che non si può permettere certi comportamenti con me. Nei giorni seguenti sembrava d’avere al guinzaglio l’arcangelo Gabriele.

Questo metodo mi è stato insegnato da due educatrici diverse, una a Roma e una in FVG e lo vedo confermato anche dalla mia amica con i lupi cecoslovacchi. La prima volta che lo feci fu quando lui aveva due mesi e mezzo e aveva la simpatica abitudine di mordermi le gambe: la prima educatrice mi insegnò a stenderlo a terra dalla collottola e questo eliminò il comportamento per diverso tempo, fino a quando non fu necessario un nuovo percorso di educazione per rafforzare la mia leadership.

In questa settimana, ho lavorato molto sulla condotta al guinzaglio, sul non tirare, sul rinforzo positivo a fronte di comportamento rilassato oppure risposta positiva a richiesta, sto lavorando sull’attenzione su di me anche in presenza di distrazioni cercando e chiedendo lo sguardo di Mercurio al posto dell’utilizzo del guinzaglio come canale di comunicazione.

Anche il mio compagno ha seguito lo stesso metodo e, anzi, è stato lui per primo a mostrarmi come fare. Abbiamo due background di educazione molto diversi pur avendo entrambi avuto a che fare con i malamute.

Io ho conosciuto sia il metodo gentile, sia il tradizionale, sia il duro, applicando su Mercurio quello che mi pareva più idoneo, tralasciando le richieste più esagerate dell’ultimo percorso. Il mio lui, invece, ha sperimentato il gentile e l’obbedienza classica “da pastore tedesco” trovando più risposte e una permanenza più durevole dei comportamenti positivi, della fiducia e della rispondenza della sua specifica malamute attraverso l’uso del gioco come canale per l’educazione. Dal canto mio, non ho mai sperimentato il gioco con queste finalità e non ho mai immaginato il divertimento come canale per risolvere questioni di leadership. Sin da cucciolo, io e Merry abbiamo giocato poco insieme e, probabilmente, abbiamo giocato anche male nei significati. Io ho sempre lavorato con il collare (classico, semistrozzo, strozzo e gentile) e lui con la pettorina K-9 o con la pettorina ad H per la sua malamute. Io ho lavorato con le borse, lui con il riporto. La nostra sfida è mettere insieme il buono dei tanti metodi conosciuti per costruire una routine di comportamento e strategia positiva con Mercurio.

Quello che amo è che siamo sulla stessa lunghezza d’onda rispetto agli obiettivi che vogliamo mantenere con il mio malamute: essere liberi di andare ovunque con lui, non aver problemi di distruzione, abbaio costante, ululato continuo in caso di assenza, sia in casa, sia in hotel, poter effettuare passeggiate senza avere le braccia staccate dal suo tiro, comportamento pacato e calmo in presenza di bambini, anziani, altri cani, persone.

Mercurio è un canone bravo e rispettoso nell’80% dei casi. Di tanto in tanto ha giornate o brevi periodo in cui “regredisce” o rimette in discussione ma basta poco per rimetterlo a posto. E’ un cane molto equilibrato e le derive, che di tanto in tanto ha, sono normalità e non sono patologiche o sinonimo di chissà quale devianza, allarme rosso o altro. Aiutano a tener sempre desta l’attenzione sulla leadership e, soprattutto, sulla qualità della relazione. Che è la cosa più importante.

baci malamute

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