Monte Cuarnan da San Giorgio- Sentiero 715, 714, 716 con i cani e la neve

chiesetta redentore monte cuarnan

A vederli così, il Monte Cuarnan e la Chiesetta del Redentore, paiono facili da raggiungere. E’ solo illusione ottica. Il Club delle donne che scalano montagne con i lupi si è ricomposto e, dopo tre mesi di stop, eccoci alle prese con un allenamento di tutto rispetto: sentiero 715, bivio dal punto ristoro verso il 714 e virata a sinistra sul 716 per raggiungere la Chiesetta dalla cresta a destra [dove vedete le frecce] per poi ridiscendere verso sinistra mantenendo il 715 fino al parcheggio a San Giorgio di Montenars.

Criticità attive: niente allenamento montano per tre mesi, neve fresca, sole, cani, ciaspe in macchina, poca acqua dietro, zaini pesanti ugualmente. Momenti sovrappensiero inclusi con duplice risultato devastante per me. Ora, quello che state per leggere è il decalogo di tutte le cose che NON si dovrebbero fare in montagna, se volete tornare a casa con la pelle intatta, la salute ok e la gola non ustionata dal freddo.

Questione n°1: il cambio. Ogni bravo montanaro sa che si deve portare un cambio caldo nello zaino. Io ho dimenticato calzettoni e maglione a casa. Però mi son portata via l’osso Hov Hov per le due lupe cecoslovacche e il mio alaskan malamute. :-/ Non è la cosa peggiore che ho fatto.

Questione n°2: gestione della temperatura corporea. Ogni bravo montanaro sa che se sei molto sudato, tipo sudato con tre maglie a cipolla bagnate l’una sull’altra, è cosa pessima togliersi il giubbotto nel punto di ristoro nel bel mezzo del niente, in battuta di corrente, con la neve tutt’intorno. Non appena ho appoggiato il giaccone sulla panca, mi sono resa conto della cappellata ma il danno era fatto: schiena k.o. e 10 km davanti a me in salita, con la neve e lo zaino. Le coniugazioni delle “lodi a Dio friulane” sono state elencate tutte.

Questione n°3: scorte d’acqua idonee. Ogni bravo montanaro sa che bere la neve granulosa, cioè… mangiare la neve granulosa, non è il top. Non lo sapevo. Avevo una sete dannata, mi ero già tracannata 2 litri di te con la mia compagna e mezzo litro d’acqua. Cercando di salire la cresta destra, avevo caldo, panico e sete e ho pensato bene di “dissetarmi” con la neve. Ho capito a valle quanto sia stato stupido: gola infiammata come se mi avessero grattato con un trattore.

Il Monte Cuarnan da Gemona è un itinerario, che ogni friulano che si ritiene tale ha fatto almeno una volta nella vita. Si tratta delle basi, a sentir parlare gli escursionisti esperti. Della serie, il meno del meno. L’ABC. E, se consideriamo il 715 con durata CAI 1h e 10, che parte della piazzola di sosta subito dopo il bosco d’avvicinamento, concordo. Difficoltà zero, solo salita. Ma io ho deciso che Mercurio aveva ragione. Lui, infatti, annusando entrambe le piste, aveva optato per quella destra. E così ho proposto: perché non prendiamo il lato destro, che ha più neve e i cani si divertono di più? Noi, tutto sommato, ben contente di prendere il sentiero opposto ai due escursionisti antipatici, con i quali ci eravamo incrociate poc’anzi, abbiamo detto: perché no?

Unico dettaglio, che ben presto abbiamo individuato: la pista l’abbiamo aperta noi. Non c’erano impronte, né di ciaspole, né di sci, né di scarponi, né di zampe. Noi, ovviamente, cos’abbiamo pensato: figo! Non incontreremo nessuno con i cani e così ci si diverte di più! State già pensando che siamo incoscienti? Comunque abbiamo optato per l’assicurazione C.A.I. nel brevissimo futuro. Capirete perché ora.

ripidità

Bene, lasciato il bosco e il punto ristoro alle spalle, saliamo verso tornanti innevati, tra boscaglia e massi, qualche gradone appositamente strutturato per agevolare la salita. Con la neve fresca, fare i piccoli tornanti non è il massimo: spesso e volentieri mi sono aggrappata alle piante per non scivolare ma ero ancora in una situazione di relativa sicurezza perché al massimo, se anche fossi caduta, mi sarei ritrovata nella neve. Qualche discesa, qualche tratto defaticante e poi la salita verso la cresta e la cresta esposta, innevata, con giusto qualche cespuglio d’erba e vegetazione scarsa non ricoperta dalla neve.

Era da tanto che non sperimentavo il panico: in questo caso, mi è tornato. Stavo facendo molta fatica a salire considerata la pendenza in progressivo, rapido, aumento. Fatica per il colpo di freddo, per il peso dello zaino, per il mio peso, per la neve, per l’assenza di ciaspole, per la paura di cadere e per il cuore che pulsava in gola ogni tre passi. Mi sono dovuta fermare un miliardo di volte: contavo 30 passi e mi fermavo. A volte, arrivare a 15 era uno sforzo titanico di volontà. Quando ho visto arrivare il brutto tempo, ero nel bel mezzo della cresta. A destra e a sinistra solo il vuoto. Davanti a me almeno altri 900 metri da salire, le vertigini, i crampi ai piedi e alle gambe, la mia amica e i cani lontani.

monte cuarnan

Dentro di me una voce piagnucolava: non ce la farò mai. La parte più apocalittici già immaginava scenari di morte lungo i crepacci. La parte razionale imprecava contro la scelta scellerata. La parte professionale diceva: e chi glielo dice a quelli del lavoro che sono morta facendo un’escursione sulla neve con i cani? Quanto può essere stupido questo motivo per morire? Devo ancora portare a termine, vivere milioni di cose, devo inviare il bando, oddio mi riesumano dall’oltre tomba e mi uccidono di nuovo se sapessero che volo giù dal precipizio così! La parte figlia e compagna era ancora peggio: oddio se mia madre sapesse! Oddio se il mio compagno sapesse!cresta chiesetta

La parte determinata mi diceva: ricordi cos’hai letto nel libro La passione nel matrimonio? Auto calmarsi, trovare il passo, seguire cosa si ritiene importante. E così ho fatto. Non riuscivo a stare in piedi salendo la cresta. Troppo era il panico e la paura di sbilanciarmi causata dall’ansia stessa e dallo zaino. Così, probabilmente sembrando un pachiderma ridicolo, ho iniziato a scalare la vetta a quattro zampe, afferrando neve, arbusti, massi, tutto ciò che potevo per evitare di scivolare, cadere in basso. A volte in ginocchio a 4 zampe, a volte in piedi ma completamente spalmata verso il terremo.

Ero sola, in un certo senso, in quel momento. Sola con me stessa e la mia determinazione a non mollare, non morire, non ferirmi, non creare problemi per la mia amica e non scomodare il servizio alpino per imprudenza. Così, con un’ora in più sulla tabella di marcia, ho fatto 900 metri di salita in cresta fino alla Chiesetta. Seduta sulla panca bagnata, innevata e in pietra, ho cercato di placare il cuore. Non vi so dire la gioia che si prova, il senso di trionfo che ho sperimentato su me stessa: ce l’ho fatta.

lupi cuarnan

Ce l’ho fatta. Il Monte Chiampon mi mise alla prova sulla resistenza fisica. Il Monte Cuarnan sulla volontà individuale e sulla fiducia nelle mie possibilità. Mi piace la mia amica perché lei sa quanto sia importante per me riuscire a farcela con le mie forze. Non mi dimostra mai pena e non sbuffa mai per i miei tempi biblici, quando la paura e il panico si fanno più forti.

Mi lascia il tempo e lo spazio per trovare le mie risorse mentali per farcela. Non mi stressa con: muoviti! Non mi pressa con: ce la fai? Mi sostiene facendomi parlare di altro oppure, semplicemente, mi offre il silenzio, la concentrazione, la fatica di mettere un piedi avanti all’altro, piccoli passi verso il risultato. Niente è più istruttivo della montagna. Nulla.

Quale uomo è grado di fare questo senza rinunciare al proprio passo e alla propria, autonoma, esperienza, rimanendo presenza per la propria compagna eppure seguendo la propria autonomia senza far venir meno la fiducia nelle competenze e capacità della propria donna?rifugio cuarnan

Quest’escursione mi ha ricordato un capitolo del libro La passione nel matrimonio, dove si parla differenziazione e dell’esperienza montanare dell’autore e della moglie, anch’essa psicoterapeuta. La strada del rientro, comunque, è stata infinitamente più semplice, oserei dire banale senza neve, senza alcun pericolo e con una pendenza accettabile in discesa. Di tanto in tanto, per velocizzarmi, mi sono fatta scivolare sulla neve e sul prato, semplificando di molto i tornanti. Non abbiamo preso pioggia o brutto tempo e siamo state sufficientemente brave da raggiungere la macchina senza aver riportato alcun graffio. Qualche botta per qualche caduta ma niente di più.

Tanta neve in vetta: dai 50 ai 70 cm; pare semplice camminare senza ciaspe in un ambiente simile: vi garantisco che non lo è. Sul Cuarnan si può salire anche dalla malga e dai sentieri che portano al Chiampon. Invece di girare a sinistra verso il Chiampon, si prosegue a destra e pare essere abbastanza semplice come escursione. Non aspettatevi grosse indicazioni stradali: benché si tratti di luoghi turistici, oltre Montenars i cartelli scompaiono e vi dovete letteralmente arrangiare.

alaskan malamute cuarnan

Annunci

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...