Ci rimuginavo da qualche tempo: allargare le nostre occasioni di montagna con nuovi gruppi. E’ nata così l’adesione al trekking “Al cospetto del Montasio” organizzato dall’associazione friulana Friul Trek. Il programma prevedeva una passeggiata non impegnativa attraverso la Val Saisera, una delle valli delle Alpi Giulie.

Arrivando a Valbruna dalla statale, che parte da Udine, si prosegue sulla destra seguendo le indicazioni per Val Saisera e relativi cinque parcheggi. Noi abbiamo proseguito fino all’ultimo, poco distante dal letto del torrente Saisera, in questo momento senz’acqua, le cui turbolenze confluiscono nel fiume Fella, che si percorre seguendo la statale in andata e al ritorno. La Val Saisera è raggiungibile anche dall’autostrada con uscita Valbruna, quella prima di Tarvisio, per capirci.

MERRYALPINO

Dal parcheggio, abbiamo iniziato la salita seguendo il sentiero CAI 611 fino al Rifugio Grego per un totale di 6,5 km con dislivello di 470 metri, arrivando a toccare 1389 s.l.m. in un paio d’ore circa, con soste. Il gruppo era abbastanza omogeneo per esperienza in montagna ma, diversificato per età.

In quest’esperienza di trekking ho messo l’imbrago a Mercurio e ho aggiunto anche il lavoro con le borse: peso limitato, ovviamente, perché non è abituato a traino e trasporto. Vi posso dire che era felice e ha fatto un lavoro splendido tanto da meritarsi il soprannome di “Skylift” per la sua capacità motrice da 4×4 turbo malamute. Ha portato l’acqua per me e per lui, il pranzo e la dotazione di soccorso formato mini per un totale di 3,5 kg netti. Nulla per un malamute.

Il percorso nel bosco è rigenerante: silenzioso, dipinto dai colori autunnali, magico nei suoi sentieri di foglie cadute e pietre appuntite; quasi elfico. Se il torrente avesse avuto acqua, la magia del gorgoglio sarebbe stata completa.

Molti gli animali selvatici presenti, dai volatili agli ungulati: ho trovato tracce sia sotto forma di escrementi, sia impronte, marcature dei tronchi e nidi.

Questo è un altro motivo per il quale, in andata, Merry è rimasto imbragato. L’entusiasmo e gli odori erano talmente tanti che, se lo avessi liberato subito, sarebbe partito per la tangente senza più ritorno mosso dall’istinto selvatico a mille; quando la spinta di energia trasbordante entusiasmo si è placata e il sentiero si è fatto più largo, con orizzonte molto più accessibile, ho sganciato il moschettone e gli ho lasciato fare le sue corse dal raggio più ristretto.

Tornato imbragato, ha fiutato una pista e ben presto ho capito si trattava di un cane, non di selvatico. Immaginavo fosse una femmina, dall’energia intensa, che investiva nel tirarmi rapidamente lungo l’ascesa.

Era un labrador maschio, che abbiamo incontrato sciolto, in un tratto molto frequentato e pieno di turisti.

Ora: Mercurio è stato libero nelle zone in cui questo era consentito con un grado di sicurezza collettiva accettabile e l’ho legato quando ciò era necessario.

Nei sentieri dove c’è grande afflusso di persone ritengo sia d’obbligo tenere il cane legato, sia esso piccolo, medio o grande.

Il labrador e Merry si sono incontrati frontali su tornante stretto a U in salita. Il labrador scendeva libero. Merry saliva in traino imbragato. Si sono trovati faccia a faccia e, ovviamente, l’altro è partito su Merry il quale ha reagito e, essendo imbragato, ha tirato fuori il suo poderoso ringhio.

Il labrador ha pensato bene di montare Merry, il quale ha nuovamente reagito. Ero nel panico; il proprietario del labrador ha impiegato diverso tempo per arrivare dal suo cane, cercare di prenderlo per il collare a strozzo, che l’animale si è sfilato senza problemi per tornare contro Merry. Alla fine, comunque, riescono a togliermi il labrador da Merry e io riesco a placare Merry.

Tremavo e piangevo [sentendomi una perfetta stupida per questo però, ad oggi, non riesco ancora a reagire con solidità quando Merry mi viene toccato]; ho rimpianto il non avere con me il gancio libera linea: devo comprarlo assolutamente perché così, in caso d’emergenza, lascio Mercurio libero di difendersi. Non si sono fatti nulla, per fortuna.

Se non altro, il turista che accompagnava il proprietario del labrador mi ha chiesto scusa e si è assicurato che stessi bene. Stavo bene, ero solo tremante e agitatissima. Merry mi ha guardato con la sua solita faccia da schiaffi quasi a dirmi: “Mamy non è successo niente. Gli ho solo detto che io sono malamute e lui è solo labrador e non esiste che mi metta le zampe sulla schiena. [senza dimenticare che avevo la responsabilità di proteggere il tuo panino con la bresaola, che in cima condividerai con me, ovviamente]

MERRY

Terminato il sentiero 611, superato il Rifugio Grego poco distante da Sella Sompdogna, abbiamo imboccato il 609, che porta ai primi resti della Grande Guerra. Considerando che questo è stato l’anno del centenario, sottolineo ancora una volta la grande affluenza di turisti italiani ed europei. Lungo uno degli ultimi tornanti del 609 si trovano alcune

lapidi dell’ex cimitero di guerra, che ospitò le salme dei soldati italiani caduti tra l’estate del 1915 e del 1917.

Fonte: Itineraridiguerra.it

Sella Sompdogna, 1400 m.s.l.m. , si può raggiungere dalla strada che percorre la Val Dogna lasciando l’auto nel parcheggio dell’omonima casera. Da qui, il sentiero ampio si inerpica lungo il bosco e il 609 si manifesta in tutta la sua importanza storica con bunker e resti militari della Prima Guerra Mondiale.

Intorno al 1915, la Val Dogna rappresentava un punto importante per le retrovie del fronte italiano: per questo motivo, fu attrezzata per la difesa attraverso la costruzione di percorsi ed edifici militari, oggi ormai visibili solo in resti di pietra.

Raggiunta quota 1800, il paesaggio inizia a cambiare, lasciando il sottobosco alle spalle, aprendosi a un panorama mozzafiato.

Il Montasio si staglia contro il cielo in tutta la sua meraviglia.

montasio

I sentieri che portano alle creste sono attualmente chiusi per cedimenti, frane e la pericolosità di certi tratti li rende inagibili: nonostante ciò, alcuni – non del nostro gruppo – si sono avventurati, a loro rischio e pericolo, sulle dorsali verso Jof di Miezegnot, i due Pizzi e il Monte Piper. Noi ci siamo fermati al Bivacco “Battaglione Gemona” per un buon vin brulé, il pranzo e la siesta però dal 609 si può agganciare il 607, che porta a 2300 metri e che presenta importanti tratti di difficoltà grazie alla presenza di ghiaioni verso la cresta, che vanno percorsi orizzontalmente su sentiero pericoloso.

Abbiamo impiegato 4 ore per salire, dal parcheggio al bivacco Gemona e 4 per ridiscendere, mantenendo un passo abbastanza costante e tranquillo. La cosa molto interessante di questo trekking al cospetto del Montasio è che durante la pausa la nostra guida ci ha fornito informazioni utili per leggere la cartografia in montagna, l’uso della bussola e l’attrezzatura base da avere nello zaino durante le escursioni.

Occhio e croce abbiamo fatto quasi 20 km di passeggiata, dalle 08:30 circa alle 05:20, con un’ora di pausa pranzo. Queste sono le giornate che adoro: non sento nemmeno la fatica della salita costante, anche se più dolce di quella affrontata sul Chiampon.

Abbiamo percorso 900 metri di dislivello in andata e 900 al ritorno.

Oggi relax, sia per me, sia per Merry.

E’ stato fantastico.

ilredelmondo

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