Dico: “Assalto” al Monte Chiampon perché lo spirito che ci ha guidato era proprio questo: temerario, fatalista, coraggioso e – almeno da parte mia – quasi sovversivo. Lo abbiamo scelto così, di slancio, mosse dalla voglia di avventura e solitudine. Infondo: chi mai vorrà fare un’escursione come questa, di giovedì mattina? Bene: era pieno di turisti austriaci.

Abbiamo contato quasi una decina di persone e, cosa assolutamente pazzesca, anche anziani over 70, che ci hanno battuto in agilità e rapidità con una non-calanche da far venire i nervi. La fortuna ha voluto, però, che nessuno di questi fosse cane-fobico e nemmeno cane-munito [ben più importante]. Quindi i nostri lupi hanno potuto scorrazzare liberamente senza incontrare alcun tipo di animale selvatico [a parte i rapaci e qualche marmotta].

sentiero cai 713

Basta uno sguardo dal basso al sentiero, che sale verso la vetta più alta delle Prealpi, 1709 metri, per capire la difficoltà seria oltre la boscaglia. Ripidità, dislivello 775, che prendi in poco più di 5 km in salita, esposizione al sole e massi, tanti, tantissimi massi: il sentiero diventa scalata di massi, gradoni.

montechiampon

Si parte da Gemona e si sale in auto fino a strada Foredor, dove trovate un ampio parcheggio e cartine del territorio e imboccate i tornanti su sterrato a piedi, che portano a Malga Cuarnan e da lì si imbocca il sentiero verso Chiampon. In questo periodo dell’anno la malga è chiusa ed è chiusa anche l’acqua dell’abbeveratoio: se vi portate dietro cani, sappiate che NON ci sono rigagnoli d’acqua e che avrete bisogno di almeno due litri di acqua, uno a testa, per salire.

Non si vede subito ma ci sono: passaggi molto esposti oppure letteralmente esposti, dove l’unico appiglio è il cordone in ferro a cui aggrapparsi per scavallare le rocce e ritornare sul sentiero.

parte difficile

Il sentiero 713 CAI è veramente impegnativo sia dal punto di vista tecnico, sia sotto l’aspetto fisico: servono gambe, fiato, capacità di respirare e buon cuore allenato. Se non si è allenati fisicamente, meglio prenderla con calma: le indicazioni dicono un’ora e trenta alla vetta. Noi ci abbiamo impiegato il doppio perché io non vado in montagna da moltissimo tempo e non faccio cose di questo genere da secoli quindi ho perso slancio nelle gambe e il respiro mi è mancato più volte. Fortunatamente avevo una compagna di avventura comprensiva, che non si è mai lamentata dei miei ritmi da pachiderma.

Se non si è esperti, è proprio meglio lasciar perdere. Non sono esperta: mi sono lasciata invogliare dalla mia folle amica, la quale condivide con me l’adrenalina delle avventure montane in piena sfida con i propri limiti psicologici.

In questo caso, il mio limite sfidato di petto è stato il panico e le vertigini, la paura di cadere e la convinzione di non farcela.

Lei, la mia amica, ha più esperienza di me, fa un lavoro di pubblica sicurezza, che le permette una qual certa conoscenza di alcune tecniche importanti per affrontare “il pericolo” ed è, fondamentalmente, una gran donna con un coraggio da leoni e un’abilità zen invidiabile.lupi e percorso cai 713

Escludiamo la salita al Monte Chiampon con bambini perché presenta tratti tecnici, che mal si adattano all’imprevedibilità dell’infanzia e alle maldestre mosse di un bimbo. Se facciamo la conta di quante targhe di commemorazione di escursionisti e alpinisti pullulano lungo il sentiero, la voglia di “scherzare” con questo percorso passa ben presto, masso dopo masso.

Il Monte Chiampon è stata un’esperienza meravigliosa per me e Merry: ho riflettuto tanto, cercando di trovare il mio ritmo. Mi sono resa conto di quanto sia più facile affrontare la montagna con 35 kg in meno rispetto a 11 mesi fa. Ho ripensato a Giumello, al panico che mi prese facendo un passaggio nella neve esposto a sinistra con il cane imbragato. Io e Merry abbiamo fatto molta strada sia noi come individui, sia noi come coppia cane-conduttore. In quest’avventura, Merry è stato sempre sciolto.lupi sul chiampon

Penso che lo avrei lasciato sciolto anche se avessi incontrato altri cani: fare il 713 con il cane legato è improponibile in certi passaggi. In salita può aiutare. In discesa è un suicidio anche avendo un cane ultra ubbidiente nel comando “Dietro”. Basta un niente, credetemi, e scivolare è presto fatto. Massi e sassi, dislivello in discesa, ripidità sono tutti elementi, che non vanno minimamente sottovalutati.

Nel tratto più esposto in assoluto, ho avuto molta paura e la mia amica è stata bravissima nell’accompagnarmi oltre il pericolo parlandomi come credo parli alle persone, che aiuta nel suo quotidiano per lavoro. Lei è stata preziosa, in quel tratto, sia in andata, sia al ritorno e, nonostante in quel momento abbia maledetto quel passaggio su roccia diagonale, senza grandi appigli per i piedi [almeno dal mio punto di vista], ora lo ringrazio e lo ricordo con il sorriso perché mi ha fatto capire che, con i propri tempi, le paure si possono superare. Amo la montagna per questo: è una palestra gratuita, severa ma generosa, che fortifica il fisico e lo spirito.

merrychiampon

Camminando al ritorno, ci siamo fermate a riflettere su quante cose pensiamo di non poter fare perché così, di primo acchito, ci paiono enormi, insormontabili e invece, passo dopo passo, riusciamo a portarle a termine. A questo giro sono stata particolarmente piaga nella parte finale della scalata: lo ammetto. Però ammetto anche che, una parte di me sorrideva alla sfida e non vedeva l’ora di raccontarla qui e con le fotografie su Facebook: volevo farcela e volevo scrivere questo ricordo fra le cose che sono riuscita a fare in questo anno di cambiamento. Ne avevo bisogno per la mia autostima.

chiampon

Stesa dalla fatica [cosa abbastanza vergognosa per me] dicevo spesso: “Ok, mi fermo qui.” oppure: “Non ce la faccio” e la mia guida mi ha sempre lasciato esternare le mie cavolate ben sapendo – e lo sapevamo entrambe – che mi avrebbe portato in cima, sulla vetta, a scrivere il mio nome sul libro ricordo della montagna anche a costo di aspettare e di fare una sosta al minuto. Poi, come accade per il lavoro, mi sono data degli obiettivi e dei “salva-mente” come per esempio: arriviamo e mi siedo, arriviamo e mangio, arriviamo e c’è il panorama. Oppure arriviamo e andiamo sul Tagliamento. Arriviamo e ci sono le macchine. Arriviamo e mi siedo.

malamute cane lupo cecoslovacco

Sarà sciocco ma, questi pensieri mi hanno portato in cima quando le mie gambe dicevano che non ce l’avrei fatta e il mio spirito dava ragione a loro. La mia volontà e l’aiuto della mia amica “lupa” sono stati fondamentali. Se penso alla ruzzolata sul Canin, che feci nella mia seconda esperienza in montagna, non posso non notare quanta strada abbia fatto, un passo dopo l’altro.

monte chiampon alaskan malamute

3 thoughts on “Assalto al Monte Chiampon con i cani”

  1. A volte ho come l’impressione che se mi fermo poi non sarò più capace di ricominciare. E’ sciocco. In realtà, Merry e la montagna sono la mia personale terapia per la fiducia.
    Mi insegnano tanto con la loro saggezza intrinseca.
    In certi tratti, per esempio, sono rimasta indietro e Merry non è venuto a cercarmi quasi per spingermi ad andare da lui, a salire, a superare le paure. Io facevo resistenza, volevo fermarmi e tornare indietro mentre i cani e la mia amica erano più avanti e Merry mi diceva: dai, ce la fai.
    Dove ero di più in difficoltà, lui mi era accanto.
    Dove c’erano resistenze psicologiche, lui mi lasciava il tempo per affrontarle.

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