val venzonassa

Questa settimana il Club delle Donne che corrono coi lupi in montagna ha cambiato programma: partenza pomeridiana da Venzone, cena in malga Cordin, trekking notturno sotto le stelle. Percorso molto semplice dal punto di vista dell’itinerario, ha richiesto un discreto impegno dal punto di vista delle gambe e del fiato perché la salita è costante, a tratti impegnativa – anche se meno rispetto alla precedente escursione. 16 km complessivi, andata e ritorno, di fatica sana, disintossicante e rilassante.

Si può partire sia da Venzone, fuori le mura, superando i caseggiati in direzione Malga Cordin, sia dall’imboccatura della galleria, al termine della strada asfaltata per salire. Noi abbiamo parcheggiato in prossimità del cartello informativo, e abbiamo lasciato liberi i cani da subito: era pomeriggio inoltrato, non c’era anima viva intorno. Eravamo ragionevolmente certe di non trovare nessuno lungo il percorso. Infatti, escluso un motociclista e tre ciclisti fermi in malga, per tutto il percorso il bosco ha ascoltato solo il nostro chiacchiericcio affannato.

Due cose importanti da dire: seguite la strada principale e non lasciatela mai. Costeggiate i tornanti senza inoltrarvi nei sentieri in discesa verso le radure: arriverete in malga diretti. Noi abbiamo impiegato due ore e un quarto per salire e ci siamo fermate almeno una decina di volte a riprender fiato.

La seconda cosa importante è che lungo il percorso non ci sono – almeno in questo periodo – rigagnoli d’acqua o fonti per far abbeverare naturalmente i cani. Dovete portarvi dietro le scorte per voi e per loro. Ho calcolato che, fra me e il mio malamute, vanno via tre litri di acqua ad escursione. Portatevi dietro integratori di sali minerali perchè la salita è impegnativa e potrebbe essere utile avere a disposizione qualcosa in caso di crampi o disidratazione forte.

Con la mia amica c’è un rito, che seguiamo pedissequamente ogni volta che iniziamo un’escursione in montagna. Facciamo due tornanti, ci fermiamo, ci guardiamo e ci diciamo: Ok, vale la solita regola. Non siamo obbligate ad arrivare fino in fondo. Possiamo fermarci e tornare indietro quando vogliamo.

Poi riprendiamo a camminare a passo da lupo e, falcata dopo falcata, arriviamo a metà percorso quindi ci fermiamo di nuovo e ci guardiamo ancora, stabilendo che, d’ora in avanti, il nostro passo tornerà ai fondamentali della montagna: passi piccoli, costanti e non lunghi.

Ho sempre sognato di vedere le stelle potendo accedere a uno scorcio di cielo infinito, senza luci disturbanti della città, da una prospettiva elevata di montagna. E, tra i tanti sogni che ritenevo irrealizzabili, c’è anche il trekking notturno, nel bosco, con i lupi. Vedere il tramonto da Malga Cordin è stata una delle emozioni più forti vissute in montagna nell’ultimo periodo. Tutt’intorno, monti e vallate, persino il Tagliamento in lontananza. E poi le stelle, sempre più numerose, accese, definite. Le loro geometrie dipingevano il cielo d’un blu denso, quasi marino, intriso dei profumi della notte. La vegetazione quasi respirava e i fiori potenziavano la loro presenza olfattiva.

I nostri cani, sempre sciolti, hanno corso nel bosco di faggi e si sono allontanati solo una volta, seguendo una qualche forma di traccia non meglio definita da noi umane. Ma non ci siamo preoccupate: non c’era nessuno in zona. Solo noi, gli animali selvatici, i nostri cani, il buio, le torce e la follia di questa impresa realizzata con gioia. Spente le torce, ancorate alla staccionata di alcuni tornanti, abbiamo respirato la notte guardando le stelle come due bambine piene di meraviglia. Ci siamo sentite piene di vita e libere e capaci di realizzare questa cosa così grande per noi.

Infondo, due donne sole, con i cani certamente, ma sempre sole, in montagna, è una cosa anche pericolosa, se volete. So che l’orso gira, ma non so se passa in zona Venzone, in questo periodo. So che ci sono i lupi veri nella mia regione e tanti tipi di animali selvatici potenzialmente problematici come le volpi o le vipere. Ma non avevamo paura. Non ci guidava l’arroganza. Solo la voglia di scoprire, l’avventura, la fiducia nell’universo e la convinzione che saremmo state oculate e in grado di tornare sane e salve a casa, senza danni a noi o ai cani o a chiunque altro.

Gli ultimi km mi hanno portato in dono tanti pensieri: volevo solo questo, anni fa. Poter stare con il mio cane, in montagna, nella mia terra. Volevo dormire in quota, connettermi alla natura, ricaricare le forze, sentirmi capace di portare avanti imprese come le salite con dislivello 1320. Ora lo faccio.

Con 30 kg in meno. Con una vita totalmente diversa. Con una consapevolezza maggiore.

Sono felice.

E Merry è con me. Fedele, leale, premuroso, coraggioso. Non mi ha mai tradito in questa escursione notturna. Lo amo. Anche se è un cane.

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