La stagione dei trekking con i cani è ufficialmente partita: questa settimana, il Club delle Donne che corrono coi lupi in montagna, ovvero io e la mia amica clc-dipendente, abbiamo sperimentato l’Anello del Lago Bordaglia da Pierabech seguendo il percorso indicato nel libro I Sentieri dell’Acqua, della collana Sentieri  E Natura. Il percorso prevede il passaggio sulla Creta di Bordaglia, la vista meravigliosa del Monte Volaia, Monte Cimon, Creta Forata, Monte Navagiust, Monte Navastolt e Monte Fleons.

Autostrada fino all’uscita Tolmezzo-Carnia, si prosegue per Villa Santina, Ovaro, Rigolato, Forni Avoltri e, superato il fiume Degano, subito all’uscita di Forni, si piega a destra verso Pierabech e si raggiunge lo stabilimento della Goccia di Carnia. Il parcheggio lo trovate prendendo la strada, che scende verso il rio.

L’Anello del Lago Bordaglia da Pierabech inizia con il fiume alla vostra destra. Il sentiero proposto da SEN parte dalla cava di marmo, che si trova esattamente di fronte a voi; seguite la strada asfaltata, in salita, fino a quando non ci cascate letteralmente dentro. Da lì, partono i tornanti, che vi porteranno dai 1049 metri ai 2005 di altitudine. Il dislivello è importante però, con un minimo di allenamento si può fare senza problemi.

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Noi, reduci dai quasi 16 km della settimana prima, abbiamo preso un ritmo più lento, sia perché eravamo stanche, sia perché la salita è piuttosto impegnativa a livello di fiato e il caldo non aiuta. Cioè, per farvela breve, in certi tratti, oltre a parlare di gossip, smalti e rossetti, abbiamo elencato i santi e i martiri in paradiso… soprattutto quando il sentiero si faceva asfaltato in battuta di sole. Ecco, lì, per fortuna, non c’era nessuno ad ascoltare i nostri improperi. Nessuno a parte i cani.

Merry si è vissuto il trekking sempre sciolto. Abbiamo legato i cani solo in prossimità delle casere abbandonate: in questo periodo non abbiamo trovato animali al pascolo e, quindi, i cani sono tornati sciolti in zero-due, non appena ci siamo sincerate non ci fossero pericoli di sorta. La prima casera che si incontra è Casera Sissanis  – sopra e sotto – e lungo i tornanti troverete la segnaletica CAI con i tempi di percorrenza per il suo raggiungimento.

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Costeggiando il Navagiust salite in Sella Sissanis fino al Passo Giramondo, proseguite per Casera Bordaglia di sopra, scendendo al Lago Bordaglia con piccolo sentiero nel prato. Ricordatevi una cosa importante: qui la segnaletica CAI è inesistente.

Se volete tornare al vostro parcheggio, dovete girare la casera fino alle stalle e prendere il sentiero che scende verso il bosco. Quello è quello corretto, che si allunga e allarga fino a Casera Bordaglia di sotto, con annessa chiesetta e, infine, si amplia ancora nei tornanti che vi condurranno fino al ponte per attraversare il rio Bordaglia, l’ultima salita e il parcheggio… che a quel punto osannerete come aveste visto il Messia. Noi abbiamo sbagliato strada tre volte e la mia amica ha avuto l’intuizione guardandosi intorno.

A Casera Bordaglia di sopra abbiamo trovato una giumenta, un asino e un mulo, senza custodia. Se portate i cani sciolti, ricordatevi di avere sempre l’intelligenza di richiamarli prima di avvicinarvi troppo a questi luoghi: il rischio di bestiame libero e incontrollato è sempre presente. Per il resto, il percorso è stupendo per i cani e c’è acqua in abbondanza lungo tutti i 13 km.

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Il trekking inizia seguendo il percorso CAI 140 , che si abbandona nel giro di pochi minuti verso il 142, in salita fino alle malghe abbandonate. Il percorso riprende il 141 e, attraversando il ghiaione di pietre rosse per raggiungere il culmine del Passo Giramondo, si trovano segnaletiche sui massi, dipinte in rosso, con l’indicazione del sentiero 403.

Dalla prima pozza d’acqua al Lago di Bordaglia bisogna stare molto attenti perché la segnaletica CAI scarseggia: sui massi si trovano le indicazioni dei sentieri, ma non i numeri. Alcuni percorsi tagliano i prati ed è facilissimo scavallare in Austria, come abbiamo fatto noi, sbagliando strada. Noi ce ne siamo accorte in tempo, prima di circumnavigare tutte le Alpi Carniche per ritornare al punto di partenza dopo svariati quintali di km in più.

Questa escursione viene catalogata come escursione per escurionisti esperti ed è assolutamente veritiera come cosa: le strade sono agevoli per il 70 per cento del percorso, ma alcuni tratti sono impegnativi.

Pensate, per esempio, alla salita: arrivare in sella Sissanis vuol dire passare l’ultimo percorso di un km abbondante salendo gradoni di massi e terreno, puntando verso il cielo. Noi l’abbiamo fatto alle 12:00; quando sono giunta in sella, mi sono dovuta sedere. Mi girava la testa dallo sforzo, dal caldo e dalla perdita di sali minerali a fiumi.

La parte più impegnativa, però, vi aspetta dopo la prima pozza: il ghiaione di pietre rosse richiede intelligenza, oculatezza, saggezza e un minimo d’esperienza. Il percorso segue il costone della montagna, tutto tappezzato di pietre, a volte sdrucciolevoli, con lo strapiombo alla vostra destra lasciando la pozza alle spalle. Sempre alla destra, avrete la vista sul Lago di Bordaglia, che raggiungerete solo dopo aver svoltato verso destra e iniziata la lunga discesa, piuttosto comoda, tutto sommato, attraversando in discesa altre parti del monte con ghiaioni e massi, piccole frane.

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Il trekking lungo l’anello del Lago Bordaglia è stato importante per me: chi mi segue da tempo sa che l’anno scorso, sul Canin, di questi tempi, sono caduta proprio camminando con Merry imbragato su un percorso simile. L’unica differenza è che l’anno scorso c’era la neve, ora c’erano i ghiaioni. Questa caduta me la sono portata dietro psicologicamente per tutto l’anno. Ogni volta che mi sono trovata a scendere o percorrere sentieri scoperti, sia a destra che a sinistra, ho sperimentato ansia, talvolta panico. Lo sa il mio Merry, che si è sorbito parte della mia angoscia. A Gennaio, sull’Alpe Giumello, per esempio, ho sclerato non poco durante il trekking sulla neve con passaggio su tracciato a bordo panorama, diciamo così. Sei mesi dopo, ho iniziato a trovare equilibrio e fiducia in me. 

Questa volta, la mia paura di cadere non mi ha paralizzato e non mi ha nemmeno portato a commettere errori a causa di vertigini. La vista, ogni tnto, mi dava problemi perchè fissando l’attenzione solo sui miei piedi, vedevo tutta la ghiaia fondersi. Credo questo dipenda dal caldo, dalla tensione e, soprattutto, dall’essere in battuta di sole alle 12:30-13:00 di luglio.

Detto ciò: appuntamento alla prossima settimana con il nuovo trekking del Club delle donne che corrono coi lupi in montagna 😀

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