Una delle cose che ho fatto troppo poco nell’anno e mezzo passato con Merry in Fvg è stato prendere il mio cane e fare un’escursione con lui, solo io e lui, alla scoperta di un nuovo territorio insieme. Complice un viaggio di lavoro in Toscana, io e Merry ci siamo dedicati una giornata all’esplorazione del Mugello, territorio collinare, boschivo, verdeggiante raggiungibile dall’uscita Barberino dell’Autostrada in direzione Firenze. Tra un appuntamento di lavoro e l’altro (nei quali Merry mi ha seguito sempre), abbiamo esplorato il Lago di Bilancino, la strada panoramica, il Borgo dei Frati, un assaggio di Borgo San Lorenzo e le stradine di campagna, che collegavano i diversi centri.

Cogliendo al volo l’opportunità di vivere qualcosa di speciale con il mio malamute, mi sono detta: perché non realizzare un sogno? [La giusta risposta sarebbe stata: perché hai un malamute, non un golden].

Ho prenotato una passeggiata a cavallo e Merry è venuto con me, libero….. per i primi venti metri. Poi, diciamo, la sua natura giocherellona e lupina ha deciso che il puledrino nel recinto poteva essere uno splendido aperitivo e che la mandria di cavalli al pascolo sarebbe stata una stupenda occasione di corsa. Ha quindi deciso di puntare ai fianchi posteriori del puledro e di correre intorno ai cavalli adulti, facendoli scappare tutti, creando, da solo, il panico tra cani sciolti del ranch e cavalli allo stato brado.

Io, dall’alto del cavallo che montavo, l’ho richiamato con la consapevolezza che, davanti a tutto questo ben di Dio, non si sarebbe fermato neanche morto. Speravo soltanto non azzannasse il puledro: l’idea di ripagare un cavallo non mi faceva impazzire. Tutto sommato, in un tempo mediamente ragionevole, Merry mi è tornato vicino e, grazie all’intervento di una delle ragazze del ranch, ho dovuto lasciarlo indietro, in uno dei box liberi.

La verità è che era bellissimo. Merry correva felice anche se tutto il mondo gli stava mandando strali e imprecazioni. Sentivo la sua “goduria” e sapevo che voleva giocare e che si sarebbe fermato se i cavalli si sarebbero fermati. Finché c’era corsa libera, in spazi così ampi, lui avrebbe continuato a correre allegro e perfettamente in sintonia con la sua natura di cacciatore.

Ho dovuto aggiornare la lista degli animali che considera prede: non solo lepri, fagiani, pecore e capre. Anche puledri. Mi è andata bene: non è successo niente, i cavalli si sono calmati e il puledro non è stato toccato da Merry.

Mentirei se dicessi che ero arrabbiata con Merry: come avrei potuto? La scellerata ero stata io. Io avevo sperato di poter passare indenne in mezzo all’agglomerato di cavalli. Merry conosce questi animali: era la prima volta, però, che rimaneva libero vicino ad adulti e, prima dell’inizio della passeggiata, tutto era filato liscio, sia con i cani del ranch (anche maschi adulti sciolti), sia con gli equini adulti.

Sapevo del rischio anche se speravo di non doverlo correre: ho voluto provare ugualmente, consapevole che mi stavo assumendo la responsabilità di questa esperienza. La cosa più difficile è stata mascherare il divertimento, ovviamente. Riuscite ad immaginare la bellezza di un malamute, che cambia postura e diventa lupino, allungandosi con la coda bassa e le orecchie in caccia, che corre e corre, accerchia i cavalli e continua a correre godendosi gli ampi spazi, il prato, il sole e tutta la situazione? Chiamatemi matta e vi darò ragione.

Tutta la mia anima rimpiangeva l’avere una forma umana: avrei voluto essere malamute, correre con lui, dargli man forte e godermela insieme a lui. Era così libero e perfettamente dentro la sua natura! Nessuna sovrastruttura semplicemente il coraggio di essere ciò che era. Si stava divertendo come un matto…. mentre io invocavo i santi e i martiri affinché non succedesse nulla di grave o brutto.

Terminata la passeggiata a cavallo, ho ripreso il mio cane e ci siamo diretti verso un lago artificiale in zona: l’ho sciolto ancora, non intravedendo pericoli fino all’orizzonte. Lui nuotava, fiutava, correva ed era bellissimo. Questo è stato un esercizio importante per me, che sono molto ansiosa di base: l’ho sciolto in territorio nuovo, mai esplorato e lui ha sempre risposto al mio contatto, senza mai partire per la tangente. Anche con i cavalli, tutto sommato, ha impiegato solo 5 minuti per ritornare da me, sedersi a lato del mio cavallo e aspettare il guinzaglio.

Vi potrà sembrare folle tutto questo: per noi aveva un senso profondo, di cambiamento. Non avevo musica, non conoscevo il luogo, non c’era nessuno con me e avevo il cellulare quasi scarico, scorte di acqua insufficienti per due, difficoltà nell’orientarmi alla ricerca di centri commerciali/ristoranti/bar. Ma non volevo “chiedere aiuto”. Volevo godermela, sperimentare, osare, rischiare e stare bene da sola con il mio cane, senza dover contare su nessuno oltre a me e Merry per divertirmi. Volevo sentire, dentro di me, quella forza che nasce dalla consapevolezza di sapermela cavare da sola, di non aver bisogno di nessuno per divertirmi, di non dipendere da chicchessia per esplorare, fare trekking, mangiare un boccone fuori, realizzare sogni, sperimentare attività all’aria aperta che mi piacciono.

Siamo stati bene! Sia a cavallo, sia a piedi, soprattutto quando si è trattato di esplorare i sentiri nascosti verso il Lago di Bilancino.

Abbiamo preso discese sperticate e complicate. Avevo (come sempre) le scarpe non adatte e, se fossi caduta, nessuno mi avrebbe ritrovato. Ma mi ci sono infilata nelle sterpaglie con Merry sciolto, in caccia, perché volevo seguire quel bisogno prepotente dentro di me che si può chiamare “avventura”. Voglia di superare i miei limiti, le mie paure, le mie ansie, il mio essere una pera cotta che inciampa in ogni dove, si storce le caviglie ad ogni buca e radice. Merry era con me, beveva dal lago, si tuffava, nuotava: solo lì non l’ho seguito. Per il resto, mi sono affidata a lui nella ricerca dei percorsi (anche non segnalati). Insomma: una giornata da incosciente, se vogliamo dirla tutta. Oppure, se preferite, una giornata di vita, con emozioni vere. 

Non mi sono sentita sola e ho provato un piacere indicibile nel potermi organizzare il mio tempo, il nostro tempo, secondo le mie e nostre necessità. Senza dover rendere conto, senza dovermi limitare. Semplicemente andando dove mi portava l’istinto.

Appollaiata su una catasta di tronchi abbandonati in un bosco sconosciuto, che non saprei ritrovare, ho sentito che ero con me stessa. Che c’ero e che non ero sola. Ero anche un’altra cosa.

Libera.

In grado di respirare profondamente.

Senza l’ansia dell’orologio.

Sentendomi nella mia natura più vera.

Insieme al mio malamute.

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