Verso la Versilia, ricordando Sunny

[Stasera scrive Merry] Mamy, dopo la morte della sua amica, si è isolata e ha pianto molto. Poi, dopo giorni di chiusura e lunghe camminate nei campi, dove solo io ero ammesso al suo fianco, ha preparato un borsone, ha caricato il mio kennel in auto e mi ha dato l’Hop.

Le ho chiesto se stavamo andando a Roma, dal primo papà. Mi ha detto di no, che avremmo preso un’altra strada.

Ha armeggiato con quella cosa bianca, che tiene sempre in mano e una voce ha coperto il silenzio.

Prima di andar via
c’è qualcosa che
voglio dirti adesso
E mi ascolterai
anche se per te
oramai è lo stesso.

Mamy guidava veloce, superando Venezia in un baleno, quasi con l’ansia di arrivare a Bologna, lasciandosi alle spalle Padova il più presto possibile. Era a Padova quando la notizia l’ha raggiunta. Voleva scappare.

La guardavo dallo specchietto, mezzo sonnecchiando, mezzo soppesando le tonalità di ormoni nell’aria e vedevo passare mille ricordi nei suoi occhi.

Ricordi dell’ultimo viaggio con il mio primo papà, il viaggio di ritorno, quello d’addio. Io non c’ero, c’era solo la mia sorellina Sunny, che era in calore.

Non ci crederai, forse riderai,
ti sembrerò un po’ fuori tempo
Ma la verità
è che non ho avuto mai
niente di più bello
di te, di te confesso.

Quando la mamma è tornata da me, dopo quel viaggio, abbiamo fatto km di passeggiate, senza sosta. Uno dietro l’altro, i km coprivano i pensieri. Tolleravo le sue spine perchè sapevo che stava soffrendo e sapevo che aveva bisogno di me. Annusavo la tensione e la stanchezza di quell’ultima traversata in autostrada.

Io ti volevo vivere, ma ti sapevo uccidere
Io ti volevo stringere, ma non ti sapevo prendere
Io ti volevo complice, ma ti sapevo escludere
Io ti volevo fragile e ti lasciavo piangere
Io ti volevo cogliere ma non ti lasciavo crescere
Io ti volevo vincere e ti ho saputo perdere
Ma ti volevo, ti volevo, ti volevo

Mamy, obbligata, aveva portato Sunny nella sua nuova vita; le aveva detto addio e Sunny era scappata per rincorrerla, per impedirle di andare via, per fermare quell’auto, che la stava riaccompagnando a prendere il treno per risalire, nel giro di 24 ore, a Udine.

Non l’avrebbe mai più rivista, non avremmo mai potuto giocare ancora insieme.

Ora stavamo andando ad aiutare qualcuno che aveva bisogno di noi per rivedere il suo amato caneConosco mamy e so che questo, unito ai ricordi, l’ha trascinata in un mare di nostalgia ghiacciata dalla certezza che lei non avrebbe potuto mai rivedere la mia piccola sorellina.

Mamy aveva bisogno di Sunny soprattutto per addormentarsi di notte: senza Sunny vicino, al suo fianco, lei boccheggiava nell’insonnia. Sunny si metteva sempre al suo fianco e lasciava che mamy si addormentasse con la sua mano su di lei.

Mamy aveva bisogno del contatto fisico con Sunny e, anche se il pelo della mia sorellina aveva un odore molto forte di cane, mamy era dipendente da quell’odore. Lo annusava e sentiva di respirare amore. Con me era diverso: io, pischello, non avevo voglia di tante smancerie femminili. Ma Sunny, oh Sunny, coccolava la mamma e le dava quella certezza giornaliera di cui lei aveva un bisogno totale. Sunny le diceva, ogni giorno, che l’amava e che aveva bisogno del contatto fisico con lei. Voleva le coccole, aveva bisogno di starle sopra, di riempirla di leccate il viso, avevo bisogno di dormire sui suoi piedi.

Erano molto unite: lei l’ha portata a casa e mi ha insegnato a non essere possessivo con gli spazi, i giochi, le coccole. Mi ha insegnato a giocare senza fare male alla piccolina di due mesi e mezzo. Ci ha insegnato a stare da soli in casa, a tollerare la sua assenza mentre passava l’aspirapolvere. Ha cercato di far passare a Sunny tante paure, sbagliando modo il più delle volte, ma sempre con amore.

Il primo papà diceva che la mamma voleva bene più a me che a Sunny, ma io so che non era così. Eravamo amati entrambi e mamma si è sempre fisicamente messa davanti a noi quando si trattava di difenderci, proteggerci, tutelarci anche a rischio suo. Lei era quella che ci dava le medicine, che puliva le nostre pipì quando dovevamo ancora imparare a non farla in casa. Lei ci dava la ciotola di cibo e ci cambiava l’acqua, lavava le nostre coperte e ci comprava nuovi cuscinoni dove dormire. Lei ci portava gli ossi del macellaio per pulirci i denti oppure il pesce fresco semplicemente perché ci amava.

Poi sei andata via
e stavolta sai
sono io che ho pianto
E ora non ho più
quel potere che
che ti inchiodava accanto.

Perdere Sunny è stato come perdere una zampa. La cerco in ogni Golden che incontro; vorrei credere che, in futuro, avrò di nuovo una famiglia stabile, per sempre, con un nuovo papà capace di amare tanto me, la mamma e il mio branco. Ho una paura enorme di affezionarmi a un nuovo papà: non voglio che mi abbandoni, non voglio dargli il cuore e poi dovermi abituare di nuovo all’assenza, non voglio credere di aver trovato un punto di riferimento maschile e poi scoprire che, invece, ho solo mamy.

Mamy è tutto per me, sia chiaro. Ma io non basto a lei e lei non basta a me. Io non le posso dare quello che le darebbe un possibile capobranco umano e lei non può darmi quello che un capobranco maschile sarebbe in grado di dare a me. Io e mamy siamo una squadra, ci bastiamo, ma sappiamo entrambi che, prima o poi, dovremmo correre il rischio di affezionarci a qualcuno e di sperare che questo qualcuno rimanga nella nostra vita, senza abbandonarci.

Non ci crederai, forse riderai
ma se ti salvi sono contento
Libera da me
e ora sono io
schiavo di un ricordo
di te, di te confesso

Poi sono arrivati gli Appennini e i ricordi di Roma ci hanno lasciato. Ora c’era spazio solo per il presente. Non abbiamo più nulla che ci leghi a Roma: era tempo di lasciar andare, dopo aver elaborato tutte le perdite, i rimorsi, le nostalgie, le tensioni e l’amore.

La mamma mi ha detto: “Ok, Merry. In qualche modo ce la faremo, va bene?“. Aveva paura di quel tratto di strada. Non l’aveva mai fatta da sola e si ricordava quanto fosse pericolosa. Era stanca, stava guidando da molte ore, quasi senza soste.

Poi, come sempre fa, affrontando un metro dopo l’altro, un camion dopo l’altro, una curva in salita dopo una curva in discesa, sapendo di non essere da sola perché c’ero io con lei, c’erano le sue amiche e c’era qualcuno di speciale, che la stava aspettando, che voleva i suoi messaggi geo localizzati, che voleva arrivassimo sani e salvi al parcheggio, è approdata in Toscana con il cuore in gola e l’impazienza di una quindicenne.

Marco Masini, smettendo di cantare “Io ti volevo” ha aspettato che Mamy fermasse l’auto, aprisse la portiera e si rifugiasse in un abbraccio forte, vigoroso e pieno di aspettative, per intonare i nuovi versi.

Ci aspettava lui, l’umano che ho incontrato alla stazione qualche settimana fa.

Mi hanno detto che avremmo vissuto insieme un dog trekking speciale e un incontro importante con una malamute bellissima. Ho scodinzolato felice.

Per me, per mamy e per l’umano.

Non è niente d’importante
solo che mi sono innamorato di te

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