Come gli ho insegnato a stare da solo

noiLo stress da separazione è uno dei problemi più comuni, che si affrontano con un cane. Che provenga da canile o da allevamento, il nostro amico deve imparare a vivere bene la momentanea solitudine.

Io e Merry siamo visceralmente legati l’uno all’altra. Se posso, me lo porto dietro anche al lavoro. Se non posso, mi sento come amputata. Sin dall’inizio, il nostro stare insieme è stato giornaliero: sono libera professionista nel mondo del web e ho la straordinaria fortuna di poter lavorare da casa. Ciò significa che Merry dorme sul mio piede per tutte le ore di lavoro diurno e notturno, standomi il più appiccicato possibile (se no non è contento). Questa nostra simbiosi, l’attaccamento prioritario ed escludente che abbiamo avuto sin dall’inizio, ha fatto sì che nascessero non pochi problemi codificati nell’ansia da separazione, che gli prendeva quando rimaneva da solo (quelle rare volte in cui).

Nell’ordine delle cose distrutte abbiamo: una quantità non contabile di carta igienicascarpe rosicchiate, smembrate, distrutte, i fili della parabola troncati due volte [a Roma], uno stipite di volta a muro rosicchiato come fosse una carota [a Roma, in partnership con la sorella, Sunny, la Golden], tre scalini in legno rosicchiati, una tenda bucata.

Credo ci siano stati anche altri danni, ma non me li ricordo. Questi, comunque, sono i più “vistosi”. Merry non si è mai accanito sulla sua coda, ma a volte si mordicchiava le zampe: simboli di stress in ambo i casi. Quando ciò è accaduto, viveva realmente un periodo di stress [io con lui]. Ecco quindi i passaggi graduali, che ci hanno portato a rimodulare la sua capacità di stare da solo.

Piccoli periodi, grandi elogi, piccoli premi

 A Roma, il secondo educatore ci ha spinti  a un lavoro graduale. La nostra casa era per la maggior parte open space, ma quelle poche stanze che c’erano, erano l’ideale per iniziare ad abituarlo a stare solo. Con la scusa mentale del passare lo straccio o l’aspirapolvere, lo chiudevo in una stanza, facevo i miei lavori, aspettavo che si asciugasse e poi lo facevo rientrare. Se abbaiava o piangeva, alternavo l’ignorarlo con lo sgridarlo. Se si metteva a riposare, quando aprivo, lo premiavo. Lo lasciavo solo per andare a fare la spesa e quando tornavo gli portavo sempre qualche cosa da sgranocchiare, che gli davo se la casa era rimasta tale e quale e non c’erano stati danni di nessun tipo. Era un cucciolo e queste soluzioni stavano portando risultati apprezzabili anche se, di tanto in tanto, qualche sfida frontale la faceva con l’assoluta consapevolezza di ciò che metteva in atto. Lo stipite rosicchiato, per esempio, è stata una ripicca bella e buona legata al fatto che io e il mio ex compagno eravamo andati a mangiare la pizza lasciando lui e la Golden a casa. Allora, insieme, i due mostriciattoli, ce l’hanno fatta pagare così. Non vi dico le bestemmie.

Dei due, quella che pativa di più la solitudine era la Golden. Lei entrava in panico non appena chiudevi la porta per andare a buttare l’immondizia fuori dal portone. Se per caso uscivo solo con Mercurio e lei rimaneva a casa da sola, apriti cielo: la disperazione fatta cane. Ogni giorno uscivo con loro singolarmente e insieme perché volevo, pretendevo, fossero in grado di essere autonomi anche senza la stampella dell’altro e anche se erano cuccioli. Tutto ciò mi ha sempre colpito molto perché lei, a differenza di Mercurio, è stata 70 giorni con la madre e le zie (Merry solo 30 gg) e quindi avrebbe dovuto essere molto più robusta caratterialmente. Era, invece, molto paurosa e testarda. Detestava uscire in strada, faticava a fare i suoi bisogni quando eravamo a zonzo per Roma perché temeva tutto, dalle superfici ai rumori alle persone. A volte l’avrei strozzata, lo dico in tutta sincerità. 😀 So che Sunny ha vissuto i suoi alti e bassi e che, con il tempo, è diventata un’adulta equilibrata, che ha dato il suo aiuto a cani instabili.

Sunny ci ha rosicchiato una quantità significativa di libri, che si andava volontariamente a scegliere non appena avevo concluso la prima rampa di scale, smettendo il pianto disperato del cane ENPA. Quando rientravo, beccavo subito “la colpevole”, che non era mai troppo distante dal disastro. Merry, di solito, si piazzava sul balcone a ringhiera e mi guardava uscire e rientrare, senza abbaiare. All’epoca, tirare su due cuccioli con una vita incasinata è stato veramente difficile e non credo di essere riuscita, all’inizio, a combinarne una giusta. 😛

Una casa tutta per te

L’arrivo in Friuli ha coinciso, per Mercurio, alle nuove abitudini. Vivo in una casa in corte senza portone, con cortile di proprietà della famiglia accanto, forte presenza di auto e cane maschio come vicino (per quanto anziano e piccolo). La terrazza è stata colonizzata dalle mie due gatte, che hanno fatto subito capire a Mercurio che quello era il loro territorio esclusivo e lui non era il benvenuto [Leggete: Sei l’ultimo arrivato. Se ti avvicini ti caviamo gli occhi in due].

Per motivi di sicurezza, quindi, per consentirgli di stare fuori, di prendersi il sole, il fresco o il vento (che ama tanto), Merry ha dovuto imparare a stare legato sul marciapiede interno, anche con la porta chiusa. Ha dovuto imparare a stare legato nell’orto, con corda lunga 10 metri perché non c’è alcuna possibilità di mettere, al momento, porte o portoni in grado di garantirgli libertà di movimento. Dall’orto, tra l’altro, si accede al pollaio gremito di succose galline, raggiungibili con un solo salto. Tutto ciò ha voluto dire, per Merry, dover imparare ad accettare un compromesso: puoi stare fuori di casa, ma devi stare legato. Puoi fare le buche nell’orto e metterti a dormire dentro, ma non ti posso lasciare libero di seguire i gatti sulla statale o conoscere i cani che passano per strada mentre passano corriere, camion, motorini, biciclette, bambini e anziani. Io ho imparato a stare senza di lui per qualche ora.

Nel mentre, abbiamo recintato 17 mq di cortiletto, costruendogli una casetta di legno con un tetto alto per ripararlo da pioggia e vento, nel quale gli ho messo la cuccia, il cuscinone, l’ovetto e una serie di coperte. Abbiamo tolto alcune piante per consentirgli di guardare l’esterno e guardare gli ingressi di casa senza problemi. Lui può stare libero. Lo spazio non è tanto ma, in confronto alle gabbie del canile o ai kennel di tanti allevamenti, è una reggia. Ha il suo albero per l’ombra, la sua ciotola di acqua sempre cambiata.

All’inizio abbaiava tanto. Chiamava l’attenzione, raspava, protestava, ringhiava. Un giorno, ho contato un abbaio ogni 10 secondi ed è andato avanti così per due ore. Mi sono imposta di non uscire fino a quando non avesse smesso e così ho fatto. Poi, dai dieci secondi siamo passati ai 30 secondi. Dai 30 secondi ai dieci minuti. Dai dieci minuti all’abbaio per segnalare che si è svegliato e deve fare pipì.

Una volta, esasperata, gli ho detto un vigoroso “Basta!” lanciandogli l’acqua della ciotola, che gli stavo portando: si rifugiò nella cuccia e smise, finalmente, di abbaiare di continuo. Poi, dopo quello sfogo, attuai una nuova strategia. Lo lasciavo nel suo kennel e, quando si calmava, andavo da lui con qualche ghiottoneria da mangiare, un giochino, il pallone da calcio bucato e lo premiavo o con il cibo oppure con il gioco insieme.

La notte era il momento più critico: doveva smettere di abbaiare fino a tardi e doveva lasciare tutti in pace a dormire. A volte l’ho sgridato molto duramente dalla terrazza e so che tutto ciò ha contribuito a rimetterlo “in riga”. I miei “Basta!” si sono sentiti per molto tempo e non ho avuto paura di litigare con i miei genitori per la durezza con la quale lo sgridavo, senza farmi impietosire dai suoi giochi manipolativi, che avevo imparato a conoscere e riconoscere, prevenire. Ma non c’erano solo sgridate. C’era anche il mio uscire, quando non abbaiava, alle 00:00, all’01:00, andare da lui, entrare nel kennel, fargli le coccole, grattargli la pancia, poi andare via e ritornare, magari con la bottiglia dell’acqua fresca o un piccolo wurstelino. Giusto per fargli capire che andavo, ma tornavo.

Ho passato diverse notti sul divano, in salotto, con Merry. Avevo bisogno di lui e lui di me. Non vi so dire perché, era una cosa d’istinto. C’erano notti (come questa) nelle quali lui e io dovevamo star vicini, dormire insieme. La notte successiva, invece, riprendeva a dormire fuori per sua stessa richiesta, senza problemi. Ho imparato ad ascoltare i suoi bisogni e ho capito che quando avevo bisogno io di lui, della sua presenza per addormentarmi, lui era disponibile ad esserci esattamente come avevo desiderio e necessità. Il dormire insieme ci ha legato tanto e ha creato le basi per il nuovo branco. Dormire in un luogo diverso dalla sua cuccia e dalla mia camera, ha lasciato spazio per un dialogo diverso fra noi.

Per prevenire l’abbaio e l’ululato all’alba, per molti, moltissimi mesi, ho puntato la sveglia alle 04:30/05:00; lo andavo a prendere quando ancora stava dormendo e non aveva iniziato ad abbaiare, lo portavo in casa e passavo le ulteriori due ore di sonno prima della nostra passeggiata a dormire sul divano, con lui accanto, ma sotto e la mia mano dietro alle sue orecchie, che gli faceva i grattini per accompagnarlo nel sonno.

L’ho fatto per settimane, mesi e solo ultimamente sono arrivata al risultato di poterlo lasciare nel suo kennel dalle 23:00 alle 08:00 di mattina senza un solo abbaio, lamento oppure ululato. Ci sono state mattine in cui andavo lì e lui mi guardava con gli occhi del tipo: “Non voglio alzarmi” e io lo sapevo, ma sapevo anche che se non lo avessi portato dentro lui mi avrebbe richiamato [e non potevo farlo abbaiare alle 05:00], così lo convincevo ad alzarsi e poi passavo del tempo a farlo addormentare sul tappeto, coccolandolo.

L’aver imparato a dormire da solo fuori, nel suo spazio, ha risolto il problema del mordere i gradini, cercare le mie scarpe e farle a brandelli. Ora non lo fa più. Ed è anche in grado di stare da solo in una stanza senza di me oppure di rimanere in una stanza a dormire anche se io mi sposto in un’altra. Sembrano banalità… ma per noi sono conquiste sudate con 365 giorni di lavoro full time.

Un tardo pomeriggio, per esempio, mia mamma ha avuto un malore in casa. Ero da sola, c’era Merry con noi e il 118 l’ha portata in ospedale in un baleno. Mio papà era fuori casa e non potevo aspettare, dovevo seguire l’ambulanza e andare con mia madre. Merry ha passato quattro ore da solo, una parte in kennel, una parte in casa, dopo il rientro di mio padre e la sua successiva partenza verso il pronto soccorso. Non ha fatto nessun danno e, pur avendo capito nei dettagli cosa stava succedendo, è rimasto al suo posto senza diventare un problema per nessuno. Tornati tutti a casa, oltre al sollievo per la situazione risolta, lo abbiamo coccolato e lo abbiamo premiato per la sua capacità di stare tranquillo.

Posso lasciare qualsiasi tipo di scarpe, qualsiasi cosa nel cestino dei rifiuti, qualsiasi oggetto sul tavolo, che lui non lo prende, non lo smembra. A volte, il premio più grande per lui è poter passare la notte in camera con me. I miei genitori sono contrari nel 98% delle volte, ma piano piano sto ammorbidendo anche loro. E’ un bene, comunque, che stiamo distanti, in alcuni momenti della nostra giornata; entrambi abbiamo bisogno della nostra intimità e di poter ritrovare l’indipendenza e lo spazio che, altrimenti, verrebbe meno.

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