La conquista del richiamo

ricchiamo alaskan malamute

ricchiamo alaskan malamuteChi ha un Alaskan Malamute, può capire: arrivare alla conquista del richiamo assodato è strada lunga, peregrina e sussultoria. Non è impossibile, anzi. Gli Alaskan Malamute tornano al richiamo ed è un piacere vederli correre verso il loro punto di riferimento. Solo che sono testoni, hanno un loro pensiero e se li chiami per niente, sono capacissimi di snobbarti.

Se proprio-proprio sei Super Leader, allora tornano anche quando non hai un motivo valido (e non hai nulla da dargli in cambio): lo fanno per te. Sono per la sostanza, il succo, ciò che conta. Sempre. Andando avanti con l’impegno, ben più di qualche momento d’esaltazione in stile stadio te la regalano.

Chi non ha (mai avuto) un Malamute, ma vorrebbe averne uno oppure lo accoglierà a breve, dovrebbe mettersi il cuore in pace, munirsi di prelibatezze, palline, corde, giochetti e, soprattutto, la consapevolezza che ci si può riuscire. 😀 Anzi, vi dirò di più. L’unica cosa di cui ci si dovrebbe munire è la voglia di stare con il proprio cane, la gioia. Ci si riesce a far entrare in testa a questi zucconi che è bello tornare, oltre che vagare, esplorare, annusare, rincorrere, predare e, in alcuni casi, uccidere. Con il tempo, ma ci si riesce 😀 Basta avere registrato il mantra nell’Ipod con: “Stai calmo, stai calmo, stai calmo“. E, ovviamente, l’aggeggio salva-la-vita-al-cuore portatile. 🙂 sto scherzando, ovviamente. Ma è per prepararvi perché una fuga per la vittoria, il vostro malamute, prima o poi ve la farà e allora avrete bisogno di… ironia, sorrisi e filosofia.

Il Malamute non è un Border Collie. Scrivetevelo nel Calendar di Google e fatevi suonare la sveglia, ogni giorno alle 07:00; rileggetela cinque volte PRIMA di allentare il moschettone e fargli fare una corsa (la prima delle tre, quattro, giornaliere). [Ok, già che ci siete, mettetevi la ripetizione del tweet ad ogni uscita per i prossimi sei anni]. Avrete bisogno di rileggerlo spesso per riuscire ad accettare, se il Malamute è il primo cane e primo nordico e se siete iper ansiosi, di non avere un cane pastore conduttore a fianco. [Mettete anche le cuffie con Radio Maria a palla al vostro rosario tascabile… perché i santi e i martiri che “tirerete giù”….. occasionalmente…. potrebbero far impallidire anche le statue in ceramica bianca].richiamo_mally

Diciamo anche un’altra cosa: il mio Merry ha un richiamo eccellente per un Malamute, che diventa lievemente al cardiopalma con lepre satanica in corsa a perdifiato oppure rapace al comando di guerra dal cielo oppure gregge di pecore succulente (cioè: in tal casa sta guinzagliato, imbragato e tenuto con due mani + due di uomo ;-P ). Merry è quello che riporta indietro i cani con richiamo difficoltoso oppure in via di miglioramento, quello in grado di stimolare l’ubbidienza piuttosto che il vagabondaggio, trasmette la fiducia e mostra la via. Più di una volta, nelle nostre uscite con amici canini, Merry ha risposto al richiamo prima e più in fretta ed è stato in grado di “recuperare” e “comunicare” ai suoi amici, che era ora di tornare dal proprio proprietario.

Devo essere onesta: Merry è sempre tornato e non si è mai allontanato per tempi lunghi, superiori ai 5-7 minuti (ma vi garantisco che questi cinque giri di orologio diventano ore quando non vedete più il vostro cane). Nonostante ciò, fatico molto ancora a godermelo in ambiente naturale perché …. appunto… non è un Golden, che ti sta a fianco e trotterella davanti senza particolari richieste se non un bastoncino o un sasso. Merry, comunque, risponde al comando “Vieni” e mi raggiunge anche quando incontriamo altri cani sul nostro cammino ed è in grado di non andargli incontro, ma tornare da me ben sapendo che verrà messo al guinzaglio. Viene anche se sono arrabbiata con lui. Torna se sono in piedi, se gli volto le spalle e mi accovaccio, se mi accovaccio frontale a lui, se cammino cambiando direzione rispetto alla sua.

Perché torna da me? Perché sono importante per lui (ok, concedetemi questa speranza 😛) , perché ho cibo (oh, ecco, iniziamo a dire le cose come stanno), giochi (appunto). Perché mi rispetta…………….. Ok 😀 Perché ho cibo 😀 ;-P No, non voglio cantare vittoria: so già che domani mi farà prendere un accidente facendo l’anarchico (cosa che succede puntuale ogni volta che penso: ok, il richiamo è a posto!).

Merry torna anche quando sa che si sta per beccare una sgridata cosmica. Lo so che in rete c’è scritto che bisogna sempre lodare il cane quando risponde al richiamo anche se con i suoi tempi (il ché, dal mio punto di vista, potrebbe anche voler dire ore) …. ma io non riesco a farlo sempre.

Se Merry viene con rapidità, lo premio. Se sta seguendo una lepre e decide di invertire la rotta o mollare la preda per venire da me, lo premio. Se mi prende in giro, si burla deliberatamente di me, mi ignora deliberatamente con atteggiamento prepotente, mettendosi quasi in pericolo per sfida, pur controllando al millimetro la situazione a 360° oppure facendo cose che sa di non dover fare, non lo premio. Lo sgrido. Chiudo i rubinetti delle coccole e del contatto con lui, gli tolgo la possibilità di stare con me e con la mia famiglia per alcune ore, zero giochi preferiti fino a quando il suo atteggiamento di sfida non muta in consapevolezza (perché loro capiscono, sanno tutto e sanno fare ragionamenti logici!).

Poi, a voler essere sincera, non so stare senza di lui per ore. Mi sento subito in colpa. Nel senso: stare senza di lui mezz’ora mi pesa, soprattutto quando “abbiamo litigato”. [Lo so: sto usando un linguaggio persona-persona, ma è solo per farvi capire ciò di cui parlo e perché….. lui è un membro della famiglia]. Perché poi – chiamatemi matta e vi darò ragione – alla fine della fiera riesco sempre a trovare una motivazione logica al suo comportamento. Quando decido di rientrare “in contatto” con lui, lo cerco, lui mi dimostra rispetto e finisce che passiamo mezz’ora a leccarci vicendevolmente la faccia, a farci i grattini e a strusciarci l’un l’altro.

Lui è un Malamute e, come tutti i primitivi, ha bisogno di confini. Non è cattiveria, è che se non glieli dài, dal dito si prende la mano e dalla mano la tua testa. Sono fatti così: ogni lasciata (di libertà) è persa (quindi meglio non perdere). La fiducia in me, nel fatto che non lo sto abbandonando, che è amato, la costruisco ogni giorno, anche dopo la sgridata, andando da lui, stando con lui, facendo cose belle insieme, giocando.

vieni_malamute

In questi due anni, ho sperimentato sia il metodo tradizionale sia il metodo gentile e, alla fine, ciò che funziona con il mio cane è un mix tra i due a seconda delle situazioni. Quello che mi garantisce più risultati è il rinforzo positivo applicato alla prevenzione delle situazioni, al metterlo nella condizione di non sbagliare. Gli piace lavorare divertendosi, rimanendo in relazione con me. Detesta le ripetizioni identiche. Si annoia in campo. In libertà, per esempio, se mi accorgo che sta per cacciare e posso fermarlo, lo lego o lo distraggo prima che parta in quarta. Se sento il rapace chiamare battaglia e lo vedo drizzare le orecchie, magari cambio strada oppure lo lego di nuovo. Non sempre funziona, ma molte volte questo ci ha permesso di vivere la passeggiata in modo piacevole piuttosto che sgolarmi chiamando: “Merry, vieni!”.

Come costruire un “richiamo perfetto”?

La mattina dopo il suo arrivo [aveva due mesi e mezzo] lo portai in un parco pubblico a Roma e lo mollai, inizia a camminare e lui prese a seguirmi. Ero determinata ad iniziare subito l’educazione e il richiamo mi sembrava la cosa più fondamentale da affrontare insieme…. Sarà sbagliato, ma nella testa ho sempre avuto la predilezione per i giri liberi piuttosto che al guinzaglio…. [questione di carattere, per me]. Mano a mano che cresceva, ha iniziato ad ampliare sempre di più il suo raggio d’esplorazione a stella; nel primo ciclo di educazione abbiamo lavorato con la lunghina e con l’attitudine al seguire; ho usato tantissimo i premietti. Poi, piano piano, ho smesso di usarli chiedendogli di “accontentarsi” di me, del “Bravo!”, della carezza.

Ora, dopo aver reintrodotto i premi in cibo, alternando le volte in cui riceve biscotti alle volte in cui non riceve nulla,  ho capito che c’è solo una cosa capace di “tenerlo vicino” e riportarlo rapidissimamente da me: la pallina che pigola. Nemmeno lo scoiattolino  floscio sventolato all’aria gli interessa così tanto. Il dummy con lana di pecora è un premio che gli lascio per l’ultimo ritorno e che gli consento di tenere in bocca e portare fin dentro alla macchina, come suo trofeo “di guerra”. Poi, al mio “Lascia”, lui lascia sempre, qualsiasi cosa. E allora lo premio con molta generosità in cibo. Mi porto dietro, in questo periodo, sempre la pallina, la treccia, il dummy e, quando ho spazio, anche la gallina parlante di plastica. Lo scopo è alternare cibo e gioco e associare la mia persona al divertimento e allo stare insieme, al rapporto. Merry, infatti, gironzola molto più facilmente se allento la relazione con lui. Si allontana se si annoia, rimane appiccicato se giochiamo al riporto o a calcio insieme, se ci divertiamo. Allora, in quei casi, anche la voce del falco o poiana viene ignorata totalmente così come qualsiasi altro genere di selvatico intorno.

Quando scrivo “giochiamo a calcio” intendo proprio questo: non con il pallone grande perché lo buca subito, lo scuote e lo sotterra :D. Con la pallina grossa da tennis. Tiro la pallina nella sua direzione, lui la prende in bocca e me la ritira verso il mio piede. Gliela ritiro e lui me la ritira. Non c’è niente di particolarmente “addestrante”: è solo gioco, stare insieme.

Ultima cosa legata al richiamo: il tono della voce. Più è gioioso e giocherellone, tranquillizzante e capace di trasmettere fiducia insieme alla postura del corpo, più sarà facile che ritorno da noi.

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