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La radio passa Geronimo, Boom Clap e Un giorno di sole; la mia piccola Getz mangia i km a velocità improbabili. Corriamo verso la terza tappa dei Working Days di Pesaro, evento organizzato dal S.E.R.A.M., Club della razza Alaskan Malamute. Siamo emozionati.

Il 13 e 14 settembre, Pesaro si è popolata di Alaskan Malamute di tutte le età, linee di sangue, colori del mantello e lunghezza del pelo. Insieme ad Aika e ai suoi umani, abbiamo raggiunto Baia Flaminia, salendo poi verso il Monte San Bartolo, per iniziare il dog trekking: ho contato più di venti malamute e un numero imprecisato di proprietari (bambini, ragazzini, giovani, adulti, anziani). E’ stato particolare conoscere persone con cui ho parlato, di tanto in tanto, solo via Facebook. Guardarli negli occhi, sorriderci, superare l’imbarazzo, fare branco piano piano. Temevo il giudizio di queste persone e temevo di non essere in grado di gestire Merry con così tanti cani adulti e maschi intorno.

Ho conosciuto persone mitologiche, come l’allevatore più importante di Alaskan Malamute in Italia, che mi ha stretto la mano, mi ha sorriso ed è stato come se mi avesse detto: “Non ti preoccupare, sei dei nostri, divertiti, fai foto e ricordati di taggarci 🙂“; sono rimasta colpita dal suo buon umore, energia, gioia, vigoroso entusiasmo e capacità di far muovere un centinaio di persone mantenendo sempre un clima sereno per tutti i suoi ospiti, collaboratori e cani.

Ho deciso di partecipare a questo evento per due motivi: garantire a Merry l’opportunità di passare del tempo con i suoi simili, a fare “cose da malamute” e a parlare la lingua malamute. Secondariamente, desideravo iniziare un nuovo capitolo legato al mondo dei cani nordici. Per me era importante chiudere alcune spiacevoli incomprensioni legate all’anno passato, affrontando direttamente eventuali persone correlate  a quel periodo (se si fossero presentate) e, se fosse stato necessario e importante, prendere del tempo per appianare diverbi e costruire relazioni migliori, se le condizioni lo avessero permesso. Comunque, nessuna delle ansie che mi appesantivano si  è realizzata nel concreto e, quando ho capito di essere benvenuta come tutti gli altri, mi sono rilassata e mi sono goduta le giornate.

Ho sempre sentito parlare dei raduni malamute come di qualcosa di molto impegnativo e stressante e, sotto certi aspetti, questo è vero. Un raduno è un evento a cui partecipano tantissimi Alaskan, che non si conoscono e che possono entrare in competizione per territorio, gerarchia, possesso di femmine. A Pesaro, per esempio, c’era anche una cucciolona nel pieno del suo primo calore e questo, forse, ha influito in certe liti fra i cani.

Si sono sentiti molti ringhi e più di una volta i proprietari hanno dovuto intervenire “con la forza” per evitare zuffe. Quando dico “con la forza” intendo proprio dire che i cani sono stati tenuti tramite l’imbrago, il guinzaglio e la linea onde evitare si tuffassero sul collo dell’avversario. Ho visto per la prima volta un malamute sfoderare zanne e gengive contro Merry e ho visto Merry ringhiare a destra e a manca quando qualche maschio si avvicinava alla “sua” Aika [Lui non è possessivo con tutte le femmine. Solo con quelle che ritiene “sue”: Stella (l’akita inu) e Aika (la malamute)].

Il primo giorno è stato un proliferar di sfide continue fra i maschi e di alcune intolleranze fra femmine. Ma chi ha un malamute queste cose le sa, le mette in preventivo e non si scompone più di tanto perché sa che sono fatti così questi cani (Cit.: “I malamute sono rospi, lo sappiamo“). E’ impossibile farli andare d’accordo? No. Infatti, il grande branco, dopo due giorni insieme, aveva iniziato ad amalgamarsi: le discordie e dispute sono diminuite. Sono convinta che, se fossimo rimasti una settimana insieme, a fare cose “da malamute” da mattina e sera (compreso qualche momento di libertà mediata, guidata e riflettuta sul tipo di soggetti da sciogliere insieme senza guinzaglio in luoghi con grandi spianate verdi, dove correre e cacciare senza preoccuparsi troppo), allo scoccare del settimo giorno si sarebbero contate ben più di qualche nuova amicizia. Questi sono cani da branco, sanno stabilire le gerarchie in maniera molto dura ma, sanno anche fare i compagnoni e divertirsi insieme. Credo che sull’armonia diffusa influisca il tempo passato insieme, il fare cose in comune, l’addormentarsi insieme, il mangiare insieme, il riconoscere gli odori gli uni degli altri e lo stabilire distanze e vicinanze, gerarchie, limiti e confini sia fra i bipedi, sia fra i meta lupi. [Detto ciò: non avete idea di quanto mi piacerebbe fare uno stage all’interno di un allevamento serio di malamute, per imparare tutto ciò che c’è da sapere sulle loro regole di comunicazione, struttura, pacificazione e azione.]

Il trekking è stato spaziale, avventuroso, mozzafiato, bellissimo: non vi so dire quale sentiero C.A.I. abbiamo seguito. Perdonatemi l’assenza di foto: ero impegnata nel gestire Merry, nell’evitare che mi facesse ruzzolare lungo discese ripide e scivolose. Lui, entusiasta della passeggiata di branco, tirava forte per andare avanti all’infinito. Nemmeno le cannonate lo avrebbero fermato. Neppure la stanchezza gli moderava il passo. Era esaltato, agitato dall’emozione ma felice di essere insieme ai suoi compagni malamute.

Annusava, giocava, tirava, ringhiava ai pretendenti di Aika e a chiunque giocasse troppo pesante con lei o le mancasse di rispetto in qualche modo, mi guardava, mi ascoltava, mi ubbidiva, a volte faceva l’adolescente bullo altre il cucciolo tenerone. Alla fine, abbiamo trovato un accordo e lui ha pazientemente sopportato la sua umana in preda alla paura di cadere, percorrendo discese tendenti al verticale su terreno complicato.relax-malamute_day_pesaro

Dalle discese alle salite con la fune, il passo  è stato breve. Guardando a posteriori, vi dico che mi sono divertita un mondo e lo rifarei anche ora. Chi ha ideato questi passaggi è stato geniale perché ha permesso ai cani di divertirsi sul serio e di trainare in salita sentendosi appagati ed esaltati da questo lavoro. Sul momento, comunque, la mia parte paurosa ha detto: “Neanche morta salire con la fune”. E invece poi l’ho fatto perché volevo divertirmi con Merry.

Lungo il percorso, gli organizzatori hanno attrezzato un’area ristoro per malamute e umani, vicino a un branco di cavalli. Sono rimasta stupita della quantità di acqua e vivande presenti per dissetare cani e proprietari, facendoli sentire benvenuti, accolti, ospiti stra graditi nella “casa” naturale del Club. Ho apprezzato tutto, in particolare gli ettolitri di acqua, che hanno dissetato più e più volte tutti gli animali. Questo genere di accortezze sono importanti e, allo stesso tempo, abbastanza rare da trovare. La grigliata è stata un’idea perfetta per contribuire all’atmosfera conviviale, serena e divertente, che si era creata insieme ai cani.

Il secondo giorno, invece, il triathlon l’ha fatta da padrone. Noi non abbiamo partecipato: la tensione del giorno precedente mi ha lasciata sotto sopra. Dopo un Oki e qualche ora di “basso profilo” sono tornata “a posto”. Merry ha corso trainando il monopattino fuori gara e ci siamo divertiti “alla buona”.

Aspettavo con curiosità la lezione sull’educazione ma, invece, si è trattato di una piccola gara di obbedienza base (seduto, terra e percorso minuscolo). Speravo di fare una lezione vera e propria di obbedienza e indifferenza insieme a tutti gli altri malamute in campo. Sarebbe un’aggiunta interessante al programma di ambo le giornate, per migliorare il clima fra i cani, portandoli a un maggiore rispetto gli uni degli altri. Questa, però, è solo una considerazione personale, soggettiva e opinabile, ovviamente.

Le premiazioni dei vincitori delle tre gare (corsa, traino, educazioni) hanno avuto luogo a poca distanza dal mare: tutti i partecipanti hanno avuto una qualche forma di riconoscimento o premio per l’impegno. Mi è piaciuto questo modo di trattare ospiti e clienti.

Infine, non ho resistito: sono andata alla ricerca della maglietta “Non sono un husky. Sono un Malamute” …… e sono tornata a casa con un super felpone decorato con il faccione malamute e lo stemma del club.

Abbiamo superato una prova importante, tornando a casa con più fiducia in noi.

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3 thoughts on ““Mare e Monti”: Malamute Day a Pesaro”

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