alaskan malamute

 

Mi piace pensare, che questo blog non sarà solo un elenco di escursioni sul Friuli Venezia Giulia o dissertazioni, più o meno specialistiche, sul mondo degli alaskan malamute e dei cani in generale. Mi piace pensare al fil rouge, la storia alla base: la nostra. Un collante personale, discreto, separato dalle indicazioni turistiche o dog friendly. Eppur presente, come testimonianza nella quale rispecchiarsi o distaccarsi.

Camminavo al tramonto, in queste ultime sere, attraversando filari di vigne, meleti e boschi abbandonati fra il frumento e i canali di irrigazione. Pensavo a un anno fa. Alla sensazione “sconvolgente” di libertà, che abbiamo provato entrambi davanti agli sconfinati spazi verdi intersecati fra le provinciali e comunali di zona. Abituati com’eravamo all’unico parco metropolitano, trovarci, dall’oggi al domani, a camminare in luoghi senza tempo, senza tutte le problematiche tipiche delle aree verdi cittadine, ci ha cambiati nel profondo.

Lui, Merry, scoprendo la mai sperimentata possibilità di allontanarsi così tanto, pur rimanendo a vista, correndo libero nei prati, si è sentito “il padrone del mondo”, con un territorio sconfinato a disposizione. Dal canto mio, tutte le grane a cui stavo cercando di far fronte, mi avevano indebolito come leader perché avevo bisogno io per prima di essere “raccolta”: non riuscivo a tenere “le fila” delle regole. Io per prima non le volevo, in un certo senso. Respiravo libertà e, allo stesso tempo, agguati di ansia si accavallavano non appena muovevo un passo. Il Friuli mi ha aperto gli occhi su quante inutili paure avevo accumulato.

Merry aveva nove mesi. Non cucciolo, non adulto, a metà strada fra l’adolescente ribelle e il bambinone combina guai. Un periodo critico, da seguire con molta attenzione per non “perdere” il buon lavoro realizzato fino ad allora. Vi racconto questo perché nella vita di ognuno di noi si presentano tante sfide, momenti in cui non riesci a gestire le situazioni e ti sfuggono di mano, mandandoti a rotoli, confusa tra alti e bassi, che ti spingono a scegliere tutto e il contrario di tutto per poi mettere in pratica l’esatto opposto di ogni proclama.

Queste incongruenze, quando si ha un cane (e, forse, è lo stesso quando si hanno dei figli), si “pagano” con “scotti di leadership”. E, allo stesso tempo, sono proprio loro, i cani, ad aiutarci diventando specchi onesti al millimetro nel riflettere la nostra immagine lacunosa o bisognosa di aiuto. Merry, in questo, è stato perfetto: in poche settimane, aveva perso tutto il buono appreso dopo due cicli di educazione con due educatori differenti; era diventato insistente, tirava al guinzaglio, rigava le porte a furia di zampate, sbranava tutto ciò che trovava a tiro di notte dormendo in casa (scalini inclusi), di tanto in tanto mi ringhiava, si mordeva la coda, rifiutava il cibo e, libero, faceva orecchie da mercante ai miei richiami pur conoscendo alla perfezione tutti i comandi relativi. Tutto ciò è durato un mese: mi ha aperto gli occhi.

Dodici mesi fa, Merry era diventato una prigione, un despota dittatore. Io, sovrastata da tanti eventi esterni e separati da Merry, eventi che hanno cambiato per sempre la mia vita, non sapevo come farmi rispettare, come mettere dei limiti, come riportarlo “alla ragione”, non avevo più il suo rispetto, non mi sentivo amata, ero costantemente sottoposta a sfide e presa in giro, perdente sempre, in ogni caso. Allo stesso tempo, lo dovevo difendere dalle pressanti richieste continue di abbandono/vendita, che mi venivano ciclicamente messe davanti al naso come out out.

Non volevo darlo via.

L’avrei difeso da chiunque perché sapevo chi era Merry, che situazione stavamo lasciando e che grande potenziale positivo aveva in serbo. Sapevo, con la consapevolezza cieca e sorda di una madre, che lui stava vivendo un momento di transizione veramente duro: aveva perso tutto dodici mesi fa.

La sua famiglia umana, la sua compagna canina, i suoi amici, i suoi punti di riferimento. Aveva preso un treno sapendo – perché aveva capito – che stavamo dicendo addio. Viveva con la sua umana di riferimento, che era fuori di testa quanto lui e che stava “al di là del bene e del male” quanto lui. Viveva con la sua nuova famiglia, che aveva incontrato un paio di volte in precedenza e di cui sapeva solo essere il branco di riferimento della sua umana.

merry papàLa sua “crisi di comportamento” per me non era altro che una grande manifestazione di disagio. Disagio che sarebbe rientrato – ne ero certissima – non appena fossi riuscita a ritrovare equilibrio, serenità, confini e la capacità di dire di “no”. Non appena lui stesso si sarebbe ambientato, facendo nuove amicizie, costruendo la sua nuova tana.

Non è vero che gli animali non hanno sentimenti. I cani soffrono e lui stava soffrendo…. facendo lo spavaldo, il despota e il prepotente. Un adolescente umano urla alla madre parolacce e disprezzo per dirle che la odia perché l’ha portato via dal suo mondo senza dargli spiegazioni, mettendolo davanti al fatto compiuto. Un cane, che non è una persona, manifesta il suo stress mettendo in atto comportamenti distruttivi o aggressivi. La sua rabbia, il senso di spaesamento, la nostalgia per compagni di vita che non incontrerà mai più. Di tante persone che hanno conosciuto Merry, ben poche hanno saputo vedere questo aspetto senza mettergli sulla testa una tegola piena di giudizi indelebili.

Merry aveva un bisogno totale di accoglienza e amore….. dove per amore non intendo coccole e salamelecchi ma la capacità mia di essere leader. Quindi di ricevere confini, regole, limiti, sgridate e indicazioni su come comportarsi correttamente. Aveva bisogno di capire che cosa vuol dire superare il limite e vivere le conseguenze di questo tramite lontananza dal suo nuovo branco fino a quando non si sarebbe approcciato con più rispetto, calma, umiltà. Non gli potevo perdonare tutto o dargli mille giustificazioni, dovevo sentire anche io la rabbia per come mi trattava e dovevo imparare anche io “a ringhiare” per difendere il mio territorio, la mia persona, i miei oggetti. Lui aveva bisogno di rilassarsi sapendo di poter fare riferimento e di poter contare su di me, perché mi sarei presa cura di lui e delle sue esigenze senza metterlo in pericolo e senza chiedergli nulla di più di quanto non sarebbe stato capace di darmi e nulla di più di quanto io stessa non sarei stata disposta a fare per lui.

tarvisio

Questa foto è molto importante per me perché simboleggia l’inizio del cambiamento. Lo scorso inverno presi Merry e salii a Tarvisio. Lo portai sulla neve, prenotammo una camera in un hotel e passammo qualche giorno soli io e lui, lontanissimi da tutto e da tutti. C’eravamo solo io, lui, la neve, la foresta di Tarvisio e la voglia di stringere un’alleanza forte fra noi. Quelle notti, dove fuori il termometro era sotto lo zero, le passammo insieme: lui entrava e usciva dalla terrazza e si metteva sotto il letto, dalla mia parte, con la testa sui miei scarponi, dormendo sui miei vestiti, che gli avevo messo a terra. Di giorno, camminavamo verso gli alberi, alla ricerca di solitudine. Avevo bisogno di tornare a percepire il silenzio nelle orecchie. In un ambiente tranquillo, lui si è rilassato. 

Forse qualcuno di voi si riconoscerà in queste amare sensazioni; qualcun altro vedrà totale incompetenza. Forse avete sperimentato cosa vuol dire vergognarsi fino al midollo delle proprie reazioni e avrete anche pianto. E, forse, dopo tanto combattere, avrete ritrovato il sorriso e la soddisfazione di avere un cane super al vostro fianco, di nuovo in equilibrio, affidabile e rispettoso, fedele e in grado di amarvi. Ecco, mi piacerebbe, piano piano, raccontare come è stato possibile rimettere a posto i pezzi e migliorare, riscrivere in toto la storia del nostro stare insieme. Mi piacerebbe perché è una storia bella, che ho bisogno di raccontare e condividere. Nessuno di voi è obbligato ad ascoltarla per intero, a condividerla, a seguire le mie idee, orme o strategie però è una storia che esiste e che racconta di come sia possibile stringere un’alleanza buona con un animale sofisticato e complicato come un Alaskan Malamute.

One thought on “La nostra alleanza”

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