dog_trekking

 

Dal 1 settembre si è aperta la caccia in Friuli Venezia Giulia e, fino al 31 gennaio 2015, le passeggiate in campagna con i cani, che non svolgono il loro lavoro di supporto all’attività venatoria, potrebbero essere complicate. A dire il vero, questo è già un “periodo complicato” per le trebbiature e la massiccia presenza – giustamente – dei trattori e mietitrebbie nei campi. In questo articolo non esprimerò nessun giudizio in merito all’attività venatoria e la mia opinione (favorevole o contraria, che sia) non è rilevante. Desidero, invece, condividere con voi alcune informazioni utili per le vostre passeggiate con i cani in Friuli Venezia Giulia, nei mesi invernali.

In Friuli Venezia Giulia si contano quindici tipi diversi di caccia: dalla caccia agli ungulati con segugio all’uccellagione passando per l’appostamento fisso nei laghetti, l’arco, il falco, la caccia su fiume e chi più ne ha più ne metta. Ci sono quindici distretti di caccia che coprono, in buona sostanza, tutto il Friuli. Gli orari di caccia vanno da un’ora prima dell’alba fino alle 18:00 e il calendario di caccia è pubblicato sul sito della Regione. Tuttavia, durante la settimana (come oggi, per esempio) si possono incontrare e sentire da lontano spari, fischietti, abbaiar di cani e stormi di uccelli prendere il volo, lepri correre come impazzite, fagiani fare azioni stupide e sicuramente pericolose per la loro vita come prendere il volo al passaggio di Merry. I cacciatori possono entrare anche nei parchi cittadini ed è di questi giorni una raccolta firme sostenuta dall’OIPA in favore di una petizione rivolta al Sindaco di Udine per bloccare questo permesso. Cinque sono le riserve naturali con zone cinofile nelle quali i cacciatori sono riusciti ad addestrare i loro cani per la caccia ad animali specifici come il cinghiale. In queste aree cinofile, si possono addestrare i cuccioli e cani adulti all’aiuto dell’uomo durante la caccia. Tutto ciò, visto dal punto di vista cinofilo, è molto interessante. Vedere i cani lavorare, come accade per lo sheepdog o lo sleddog per esempio, ha sempre un aspetto affascinate legato alla sinergia uomo cane.

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In questi mesi, tornando alla nostra esperienza personale, usciamo sempre in dog trekking, cercando percorsi costeggianti la ferrovia e le zone entro le quali la caccia non è consentita (tipo nei pressi delle abitazioni). Merry ama seguire le piste del selvatico ma, non avendo modo di sapere dove sono o saranno posizionati i cacciatori e le loro eventuali trappole (si possono ancora utilizzare?), preferisco tutelarci, tenendolo legato a me, con una corda lunga ma, in sicurezza.

La mia preoccupazione non è il richiamo perché lui ce l’ha, torna anche quando insegue una lepre e non impiega mai più di 5 minuti (questi tempi così biblici li realizza solo in rarissime occasioni, nelle quali viene assuefatto da un odore selvatico e allora si concentra su quello. Di norma, in meno di trenta secondi, a seconda di quanto si è allontanato, è da me o si fa vedere – dipende da cosa gli chiedo…… A breve riprenderemo anche le nostre attività di obbedienza ma, questa è un’altra storia). Di solito, lui rimane sempre nei paraggi e a vista, infilandosi nei filari di frumento o saltando la soia per poi sbucare all’improvviso da un cespuglio improbabile dietro o davanti a me, con la lingua penzoloni e l’espressione: “Sono stato bravo, vero?”.

La mia preoccupazione reale è che, amando lui i rovi, i boschetti – fare il Vietcong, insomma – potrebbe essere scambiato per un altro animale, muovendosi tra le foglie e potrebbe attirare l’attenzione e gli spari di qualcuno. Indi per cui, dog trekking, dog trekking, dog trekking. Fino a gennaio. Fino alle pecore transumanti… e allora via alla pazza gioia 😀 No, scherzo! Figuriamoci se mollo il mio lupo in prossimità delle greggi 😀 Insomma, tra la caccia e la transumanza, ci aspettano mesi davvero “vivaci” 😀

Un altro “problema” sono i cani non addestrati all’obbedienza dei cacciatori quelli, cioè, che pur sentendo il loro poveretto umano che fischia e sbraita al vento, se ne vanno a zonzo e tutto fanno fuorché lavorare con lui e per lui. L’anno scorso abbiamo incontrato diverse volte piccole mute di cani da caccia che scorrazzavano, correvano e giocavano allegramente nei campi che collegano Variano, Coloredo di Prato e Bressa. Nel più totale disinteresse per i loro umani bestemmianti, che li richiamavano a gran voce e desideravano sinceramente riportarli sotto il loro controllo.

Diversi mesi fa – ve lo dico giusto per farvi sapere che esistono queste attività cinofile in Friuli Venezia Giulia – abbiamo seguito qualche lezione per addestrare il suo fiuto sulle piste di sangue. Il corso, purtroppo, si è spento nel tempo, senza concludersi e senza attestato di partecipazione. Merry, sin da subito, ha mostrato una fortissima attitudine per il lavoro sul selvatico, in particolare sulle piste fresche. Ciò nonostante, non ha avuto modo di mostrare il suo valore e sviluppare la sua bravura in questa attività (che, tra l’altro, ama). Mi sarebbe piaciuto provare ad addestrarlo in maniera più circostanziata, fermo restando che è un Alaskan Malamute e non un Setter…. però è anche vero che, nell’antichità, questi cani venivano usati per la caccia all’orso polare ed erano un supporto all’uomo, che viveva in ambienti tutt’altro che agiati quindi, volendo, stuzzicare e convogliare in un lavoro utile, divertente e positivo la sua memoria di razza non sarebbe stata un’idea così totalmente barbina: chissà se in futuro troveremo altre opportunità.

Lui, comunque, in seguito a questo corso, ha imparato alcune abilità di ricerca olfattiva, che mette in pratica le volte in cui può correre sciolto nei campi molto, molto distanti da qualsiasi centro abitato e strade provinciali/statali (è una fatica trovarli nel Medio Friuli ma, ci sono).

Se avete cani senza forte istinto predatorio, con un buon richiamo e senza voglie esplorative particolari, siete a cavallo: il Friuli Venezia Giulia è stracolmo di campi da percorrere.