Venzone: L’ecoturismo nelle vallate dell’orso

ecoturismo_orso_venzone_lifeIeri sera, ho lasciato il mio lupo a casa e sono andata a Venzone, alla conferenza “L’ecoturismo nelle vallate dell’orso“, ultimo evento di un progetto europeo per informare e sensibilizzare le popolazioni dell’arco alpino sull’esistenza e coabitazione con questo carnivoro.

Nei miei sogni, tra le tante fantasie, c’è anche la speranza, un giorno, di poter acquistare del terreno e una qualche forma abitativa in luoghi molto naturali: non so nulla, però, di montagna e questo genere di conferenze mi interessano moltissimo. Avrei dovuto andare anche a un trekking esplorativo a tema frutti di bosco però, come sempre, il lavoro social viene prima degli hobby.

Quindi, l’orso. Che cosa sapete di lui? Ne avete mai avvisato (o incontrato da vicino) uno? Ne avete paura oppure siete favorevoli alla sua gestione responsabile anche in funzione di flussi turistici mirati? Andando di frequente in montagna, mi sono spesso posta il problema della gestione di un eventuale incontro ravvicinato con questo carnivoro… soprattutto in presenza del mio lupo. Una sola volta, ho incontrato le sue orme: ero in Abruzzo, a Pescasseroli. E Merry non c’era. In quell’occasione, incontrai anche le tracce del passaggio di un paio di lupi. All’epoca, non sapevo nulla sulle tracce lasciate dagli animali selvatici. Non ho avuto una particolare paura, solo la sensazione (pur senza vedere, intorno a me, alcun carnivoro) di essere tenuta d’occhio.

L’orso è un plantigrado, vale a dire che la sua locomozione si articola appoggiando tutta la pianta del piede (simile all’umano) sul terreno. Un maschio adulto può arrivare a pesare fino a 300 kg, una femmina la metà, circa. Sono animali capaci di scatti di corsa che arrivano ai 45km/h (il mio lupo arriva fino ai 40 km/h….. io se arrivo a 3 km/h è buono il pane). Gli orsi delle nostre zone, in generale, hanno imparato, dopo decenni di persecuzione, a tenersi lontani dagli uomini; alcuni, tuttavia, sono più confidenti o temerari e si avvicinano molto alle abitazioni umane. In Friuli, di recente è stato catturato un orso dall’Università di Udine e, sulle nostre montagne, circolano diversi esemplari insieme ai lupi, alle linci, agli sciacalli e alla lontra.

Le Alpi e Prealpi sono attraversate da orsi viaggiatori, che seguono percorsi vari, dal Trentino Alto Adige alla Slovenia, passando per il Veneto, il Friuli e l’Austria. Il loro passaggio può essere individuato da tracce calde (passaggio recente) o fredde (passaggio non recente). Le orme sono, di base, la cosa più semplice da decifrare. Guardando bene la natura circostante, si possono scorgere segnali del suo transito: fecipietre divelte, tronchi rigati o smembrati alla ricerca di insetti. Le rigature del tronco sono diverse da quelle lasciate dagli ungulati perché sono realizzate con gli artigli e non con le corna. Se siamo fortunati, possiamo trovare il pelo  fulvo arricciato (che è diverso dal longilineo del cavallo). I più fortunati, hanno incontrato in Carnia anche le tane degli orsi oppure i formicai con un bel bucone in centro, chiaro segnale del passaggio del plantigrado.

I ricercatori stanno monitorando la comunità degli orsi in Friuli, Trentino, Veneto, Austria e Slovenia risalendo al patrimonio genetico dell’animale, per esempio, dai bulbi piliferi riusciti a raccogliere mediante le trappole “incaglia pelo” (filo spinato legato a una 50ina di cm dal terreno, se non ricordo male, sotto al quale l’animale passa e, passandoci, qualche ciuffo di criniera rimane incagliato nel filo, che verrà poi raccolto ed esaminato). In Friuli, il monitoraggio dell’orso è stato reso possibile anche grazie all’impiego dei cani nordici Laika, intrepidi e temerari nell’avvisare i conduttori e nel sostenere le attività di ricerca con la loro capacità deterrente e di segnalazione.

Le comunità montane si accorgono del passaggio dell’orso perché, spesso e volentieri, fanno la conta dei danni, qualora non dotate di nessun sistema di protezione/allarme/disincentivazione dell’animale nel proseguire la sua battuta di caccia (sia essa per il miele, la frutta o le pecore). L’Unione Europea ha stanziato fondi per munire gli agricoltori, allevatori e pastori alpini di sistemi elettrici di protezione: i risultati, tuttavia, sono per metà positivi (nessun danno se la rete di protezione viene manutenuta e la batteria alimentata da corrente o energia solare) e per metà negativi (tanti danni se non c’è manutenzione, se la rete di protezione è stata posata male, se non viene caricata la batteria, se si lascia crescere l’erba intorno ai picchetti). Al momento, purtroppo, i fondi sono terminati e non è possibile, fino a nuovo ordine, dotare i richiedenti di questi sistemi di protezione.

In Abruzzo, a differenza del Friuli, i pascoli sono monitorati da squadre di cani pastori Abruzzesi, spesso chiamati Maremmani, dotati di collare anti lupo e orecchie tagliate (non sempre, non tutti lo fanno). Qui, invece, ci sono ancora animali lasciati liberi di pascolare senza guida umana e senza cani da guardia: lasciati allo stato brado, sono facilissime prede per chiunque decida di farsi “uno spuntino al sapor di ovino”.

La domanda dell’incontro era molto semplice e complessa allo stesso tempo: è possibile far coesistere sistemi di ecoturismo sostenibile nel rispetto dell’ambiente e delle biodiversità con la presenza di questo (e degli altri) carnivoro (i)? Le altre regioni e gli altri stati lo fanno. Le comunità guadagnano dalla presenza dell’orso attraverso l’attivazione di tour, la costruzione di casette speciali per il bear watching (soprattutto dove la comunità dei plantigradi è più elevata e, quindi, gli avvistamenti sono più facili e numerosi).

In Friuli Venezia Giulia, tutto ciò è ancora da valutare, soppesare, programmare e realizzare. Qualcosa si sta muovendo ma, siamo ben lontani dai risultati del Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise. Ciò che è positivo è che, ad ascoltare la conferenza “L’ecoturismo nelle vallate dell’orso“, la sala consigliare di Venzone era piena di gente. C’è interesse da parte della comunità, c’è la voglia di ascoltare, di capire e di valutare.

Questo è già un buon punto di partenza per il futuro.

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