Dog trekking: da Sella Nevea al Montasio

merry_hoshi
Vivere un’esperienza di dog trekking con il mio Alaskan Malamue, Merry, partendo da Artegna, raggiungendo in auto Sella Nevea per poi trottare sul Montasio fino al Lago di Cave, non era nei miei piani.

Fino a poche settimane fa non pensavo nemmeno sarei stata in grado di scalare tornati di montagna da sola, in auto. E invece.  Invece nella mia vita è entrato – da un pochino, ok – il più bell’alaskan malamute sulla faccia della terra (cuore di mamma, perdonate!) e quindi: via! Basta paure! Si parte.

Dovete sapere che vivere con un alaskan malamute vuol dire cambiare stile di vita di brutto: camminate, dog trekking, corse a piedi, in bici, in auto, in slitta, marce ed esplorazioni del selvatico, ricerche olfattive tra i rovi insomma tutto ciò che un cane cacciatore potenziato da un dna amante del lavoro pesante e dello sforzo fisico amplificato da quella profonda vena lupina vuole vivere!  [Non sindachiamo sul mio peso: il mio malamute è un goloso e, per addestrarlo, servono rinforzi positivi. La divisione di un cornetto, per esempio, è un rinforzo molto positivo ;-). Poi, capite, lui è bravo, quindi va festeggiato: ogni tanto, qualche pit stop nei luoghi strategici va fatto! Sennò poi mi va in crisi d’amore 😉 ]

Insomma: era una bella giornata. Bellissima. Di quelle con il sole in fronte, rare auto sulla tangenziale, la grazia dei semafori verdi uno dietro l’altro e il parcheggio da “Ti piace vincere facile?“. Ecco, il nostro dog trekking alla volta di Sella Nevea, Montasio e Lago di Cave è iniziato così, con una grandiosa botta di c***… ops! Fortuna! 😉 e una scena da Romeo e Giulietta da filmare [se solo avessi avuto la capacità di attivare il telefono invece di ridere!].

Ebbene, il mio galante Peloso Gigante è innamorato perso della stupenda Akita Inu, Stella, nostra compagna di trek. Sceso dall’auto, lei è balzata sul davanzale della finestra al secondo piano e ha cominciato a guaire: “Amore mio, salvami! Portami nel bosco, andiamo a giocare nei torrenti! Muoviti! Raggiungimi!” e lui, da sotto: ” Arrivo, arrivo! Mi libero dell’umana e, mio Amore Via Latteo, ti porto sul cucuzzolo della montagna a cacciare stambecchi per te”. Un proliferar di cuori che non vi dico: neanche a San Valentino! Riusciti a caricare le belve nella stessa auto, abbiamo lasciato Artegna in una nuvola rosa [No! Non hanno fatto le puzzette! Erano solo i loro effluvi d’amore!].

sella nevea montagne

Non sono mai salita a Sella Nevea: un paesaggio mozzafiato, da cartolina! Le montagne si accentuavano lungo il percorso, il fiume Fella si snodava seguendo la ciclabile ricavata (e a tratti abbandonata) dalla vecchia linea ferroviaria: il verde acceso dei boschi e prati scintillava, gorgheggiava, attraversato da brevi cascate e rigagnoli, laghetti improvvisati e sentieri C.A.I. in ogni dove.

Pochi km prima di arrivare a Sella Nevea, siamo scesi vicino a una grandissima cascata con lago e abbiamo risalito un sentiero breve e ghiaioso, con lieve pendenza. All’apice, siamo giunti alle spalle della cascata, facendoci il bagno con gli spruzzi dell’acqua gelida. I nostri cani erano stra eccitati dai mille odori e rumori: se li avessimo sciolti, sarebbero partiti per esplorazione chissà quanto lunghe! A Sella Nevea abbiamo incontrato la neve: le piste da sci chiuse erano la nostra meta!Dog trekking Sella Nevea

I cani e la neve sono uno spettacolo assoluto: c’è qualcosa, dentro la neve, che li riempie di vita e di voglia di giocare, saltare, rincorrersi, annusare, scavare, e fare cerchi concentrici come la danza della gioia dei lupi selvatici, ampi e perfetti, continui nel tracciato. Amo vedere Merry e Stella giocare: lei ha meno di 5 mesi e il mio, invece, ha quasi 1 anno e mezzo.

Sono due forze della natura: vivaci, dispettosi, energetici, instancabili. Gli basta 5 minuti in “Terra” per riprendersi e ricominciare a farsi gli agguati. Merry è anche il “maestro” di Stella perché la aiuta ad esplorare i luoghi nuovi, le mostra come intrufolarsi fra i rovi, come riconoscere i sentieri per tornare a noi, dove NON andare perché è pericoloso oppure come spingersi oltre i propri limiti per scoprire qualche centimetro in più di erbe aromatiche. Lei, di contro, trasmette la serenità nell’approccio del gioco tranquillo anche se gioioso. Hanno stabilito le gerarchie senza scontri, lui è delicato con lei e anche paziente quando mostra il suo lato più cucciolo e rompi scatole. Merry si fa scalare e capottare senza problemi anche se, quando ce n’è bisogno, la rimette a posto – anche duramente, ma senza farle male – in special modo per quanto riguarda l’uso della bocca e il rispetto degli spazi.

Lasciata Sella Nevea ci siamo spostati verso il Montasio, con l’incognita del sentiero aperto alle auto. Fortuna: aperto! Parcheggio rapido, bisacce con il cibo caricate su Mercurio, cintura allacciata ed eccoci su una strada ricoperta di neve, con gli scarponi che affondavano per intero mentre a lato, gli accumuli erano alti anche più di 60 cm, in alcuni tratti più ombreggiati.

Intorno a noi, il bosco nel pieno del mutamento: fiori di montagna, crocus e piante a me sconosciute raccontavano l’arrivo della primavera. Spiazzi innevati e tracce di ungolati parlavano ancora di inverno. Guardate! Una volpe ci è appena passata davanti al naso! E laggiù! Laggiù: aguzzate l’occhio! Le vedete? Sono tante! Marmotte! E piccoli marmottini!

Ai piedi del Montasio, una fittissima rete di cunicoli e tane scavate come nemmeno nella prima Guerra Mondiale si faceva. Altro che trincee! La valle è la metropoli delle marmotte, la New York delle marmotte! Scommetto che passa pure la metro!

Non vi dico Merry! Strafatto di odori, con tante tane da esplorare quante non ne ha mai nemmeno pensate, con animali selvatici di tutti i tipi nascosti e presenti: era l’apoteosi del traino in corsa. Era troppo bello vederlo felice! C’erano milioni di stimoli olfattivi, un’esperienza enorme per lui, abituato alla passeggiata nei campi e agli esercizi al centro cinofilo!

Non era più un Alaskan Malamute: era entrato nella versione “lupo”. Il Malamute ha due versioni: quella cane e quella lupo. In quel momento lui era solo lupo. Non era ancora nella “versione caccia” perché era troppo preso dall’accumulare informazioni sul territorio però sono certa che, se avessi allentato il guinzaglio e avessi avuto la malaugurata idea di cliccare il moschettone e scioglierlo… l’avrei perso. Avrei dovuto piantare la tenda, prendere un rosario in mano e aspettare tutto il suo tempo, sperando che l’immersione nel mondo Wild non diventasse così preponderante come lo fu per Buck ne “Il richiamo della foresta“. Non l’ho sciolto: voglio Merry con me… per sempre [no, non ditemi che un giorno morirà: lui non lo farà. Lui non è uno di quei cani che muore. Lui è Merry. Ha troppo da vivere per limitarsi a 10-13 anni di esperienze! Non credete?]

alaskan malamute

Questa è stata la mia prima volta sul Montasio: come si può descrivere questo monte? Lo chiamano, da queste parti, Sua Maestà. Non è come l’altrettanto mitologico Kaiser: è qualcosa di imponente, che ti si para davanti e non ti lascia respirare. Uniforme anche se segmentato nelle vette, è massiccio e portentoso. Dalla valle partono sentieri C.A.I. in grado anche di raggiungere quote significative e rifugi o bivacchi che, a sentire gli appassionati, sono entrati nel mito del luogo. Qualcosa di straordinario.

Montasio_dog_trekking

 Pic nic sotto gli abeti, in una landa punteggiata da crocus: che cosa si può volere di più dalla vita? Nulla, davvero. Il nostro dog trekking è continuato ancora, nel pomeriggio ma…. credo di avervi sufficientemente rintronato con le chiacchiere. Alla prossima!

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