esrvizi partita iva

Giunta al quinto anno da partita IVA, tiro le somme del volume affari costruito. Sarebbe utile che anche tu lo facessi perché mettere nero su bianco l’andamento del fatturato ti aiuta a programmare meglio le tue scelte. Infatti, se i tuoi volumi affari permangono bassi senza grandi variazioni, potresti chiederti se:

  • hai fatto e stai facendo tutto il necessario per crescere
  • stai lavorando con mentalità imprenditoriale oppure no
  • riesci a sfruttare il potenziale della libera professione oppure la subisci senza averne un potere diretto.

Al quinto anno da partita IVA, di solito, ci si chiede se valga la pena tenerla aperta. Moltissimi liberi professionisti, arrivati a questo punto, chiudono bottega preferendo un lavoro da dipendente qualsiasi per non doversi sobbarcare gli oneri fiscali della libera professione. Infatti, spesso il passaggio non è solo dal quinto al sesto anno ma dal regime forfettario al tradizionale quindi con studi di settore e fiscalità importante con IVA in fattura.

Produrre reddito non solo fatture

Quando hai aperto la tua partita IVA hai considerato come far crescere il tuo reddito non solo dal punto di vista del fatturato? Mi spiego meglio. Emettere una fattura ogni tanto è una cosa. Costruire il tuo volume affari tale per cui, succeda quel che succeda, riesci ad affrontare ogni spesa imprevista è un altro pario di maniche. Avere la possibilità, all’occorrenza, di sostenere la tua famiglia con la tua partita IVA, è ancora un’altra esperienza e modo di lavorare. Aprendo la tua attività, ti sei collocata nella parola “lavoricchio” oppure nella parola “titolare d’impresa“? Perché, arrivati al 5° anno, questa iniziale impronta farà la differenza fra il tenere aperto o il chiudere.

Come l’ho impostata io

Per quanto riguarda me, in questi cinque anni ho avuto solo un anno difficile, il quarto. Quella difficoltà mi ha profondamente cambiato mentalità e mi ha fatto capire quanto stessi buttando all’aria l’opportunità da autonoma. Lavoravo con fatture ma avevo la testa da dipendente. In questo articolo datato, te ne parlo in maniera diffusa.

Ho impiegato quattro anni per pensarmi e propormi come titolare d’impresa con un progetto di business serio. Prima attendevo ingaggi dalle web agency oppure coglievo al volo occasioni capitate ma non costruite con cognizione di causa. Imparare a fare questo è stato significativo sia a livello di fatturato, sia a livello professionale. Ho ancora 3 anni davanti prima di cambiare regime fiscale. Sebbene a volte sia molto severa con me stessa dicendomi che avrei potuto già essere molti più avanti come professionista, sto nel mio percorso crescendo con i miei tempi.

A confronto con la fiscalità

I primi tre anni, per quanto impegnativi dal punto di vista fiscale, mi hanno garantito sempre un reddito lordo nei limiti dei massimali del mio forfettario. Essere riuscita a garantirmi lavoro, di anno in anno, per me è stato importante dal punto di vista dell’indipendenza e dell’autostima personale.

Il mio primo pensiero, però, è sempre stato l’F24. Riuscire a pagare l’INPS senza more e senza rate. Riuscire a saldare il bollo dell’auto e il carburante. Questi i miei primi pensieri. Piano piano, i miei orizzonti si sono allargati e ho capito che c’era molto di più da affrontare. E che, tutto sommato, lavorare per pagare le tasse è davvero frustrante e demotivante. Non ti godi nulla. Accantoni e saldi, accantoni e saldi. Non è ciò che voglio e per questo ho cambiato approccio.

Da ora in poi

Arrivata a questo punto, voglio uno scatto in più: lavorare al reddito di anno in anno. Il mio obiettivo è riuscire ad avere future fatture da emettere anche a gennaio degli anni a venire pur trovandomi ancora nell’anno presente. Questo significa non solo avere reddito ma anche avere già le tasse pagate, di anno in anno, senza dover erodere dal necessario per vivere una vita dignitosa.

Nel 2017 sono riuscita a realizzare questo obiettivo. Ho iniziato il 2018 con un contratto firmato e la certezza di un incasso mi sta “carburando” professionalmente meglio. Meno ansia, meno incertezze: affronto le opportunità con uno spirito più sereno perché ora, nella mia testa, è realtà la frase ustionante del 2016 “Io fatturo lo stesso, anche se salta questo cliente!“.

Voglio arrivare a settembre sapendo che a gennaio del prossimo anno avrò già incassi: questo mi permetterà una programmazione della mia vita, delle spese e degli investimenti più serena senza dover, ogni mese, ricominciare da zero. Per questo ho revisionato il mio modello di business: la sola formazione e le consulenze una tantum non mi garantiscono il reddito mensile che desidero. Ho, quindi, stravolto il mio sito dando primaria rilevanza alla gestione della comunicazione proprio perché voglio questo.

I limiti dei servizi orari su richiesta

Il grande limite del lavorare con le consulenze singole, infatti, è che per arrivare a un netto minimo di 1200,00€ con gli incontri, dovrei ricevere richieste da almeno venti freelance al mese, al prezzo orario di 60,00€ netti. Dodici mesi così è uno stress (per me, magari per te no!).

Venti persone che segui per un periodo brevissimo. Certo, sicuramente i pacchetti orari semplificano molto questi conti semplicistici ma non è scontato trovare persone disposte ad investire più di 500,00€ in consulenze individuali. Soprattutto quando ti guardi e non trovi una risposta seria e durevole a: perché dovrebbero scegliere proprio me? 

Volere guadagnare senza sentire di meritarlo

Inoltre… a volte la parte emotiva può giocare brutti tiri. Quando, per esempio, pur fatturando, ti senti e ti poni come un oggetto da “succhiare“. Una sorta di “usa e getta professionale“, al bisogno. Perché è così che ti consideri e ti rappresenti e questo influenza tutto, a 360°. Dentro e fuori, online e offline.

Con i serivizi spot, vedi l’avvio della scintilla, le belle speranze, le idee infuocate. Ma non sei partecipe attiva del cambiamento. Sei fondamentale, a volte, perché dalle tue parole la persona trae ispirazione o motivazione oppure ancora coraggio per muoversi verso il suo sogno. Poi ti fermi e ti chiedi: ma io ho davvero tutte le risposte perfettamente giuste per ognuna di queste persone? Davvero la mia opinione conta così tanto? 

Mediazione e semplificazione per non chiudere la partita IVA

Se tu volessi questo modello di business, per semplificare i tempi e il ritorno, potresti realizzare pacchetti esclusivi in modalità club e simili: fattibile ma impegnativo dal punto di vista promozionale. Spingere vuol dire usare sponsorizzate Facebook e attivare funnel (che vanno costruiti, testati e rodati). Una scelta è una conseguenza che si concretizza in azioni e ritorni.

Pensa a te e alla tua partita IVA come a un’impresa a tutti gli effetti e, quindi, anche se pesa, anche se costa, anche se ne faresti volentieri a meno, alla tua comunicazione devi badare. Ti ci devi confrontare.

Metti in preventivo le tue molte ore di lavoro e l’urgenza di pianificare il calendario attività in ottica di continuo e costante ricambio… senza dimenticare la fidelizzazione dell’acquisito con proposte ad hoc per stimolare il riacquisto. Questo fino a quando il nome non supera la promozione e il passaparola agisce, in parte, di conseguenza.

Ecco, il mio obiettivo è mediare fra i modelli di business trovando la quadratura sostenibile per la mia partita IVA. Una media fra costi, investimenti, ritorni ed impegno orario mio che deve produrre risultati nel breve e lungo periodo.

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