consulenza Carolina Venturini

Mercurio non è sparito. Abbiamo affrontato un periodo di grandi difficoltà di salute e di vita. E’ stato aggredito da un pittbull, abbiamo avuto altre spiacevoli esperienze durante le passeggiate e abbiamo scoperto un tumore benigno alla mascella. Abbiamo anche dato un nome e un cognome alla sua patologia intestinale, comprendendo la sua natura cronica e non risolvibile. Ha compiuto 5 anni con i postumi dell’anestesia totale. Stiamo affrontando un mese di antibiotici. Le scampagnate in montagna sono un ricordo, per adesso.

Cattiva gestione dei cani in ambiente pubblico

Nel mio paese il concetto di senso civico da parte dei proprietari dei cani è molto discutibile. In questo momento stiamo venerando la dea bendata affinché ci tutela da tre grandi problemi: un rottweiler, un border collie e un pastore tedesco. Il pittbull, come dicevo, ha già assaggiato Mercurio uscendo di corsa dal suo condominio e dal suo appartamento al primo piano per correre a piantare i denti sotto l’occhio del mio cane, che camminava al mio fianco al guinzaglio. Dalle mie parti vige l’autogestione dei cani: che vadano in strada, che si sentano padroni della strada a nessuno importa. Situazioni di assembramento cani di proprietà lungo le vie sono la quotidianità tollerata e considerata normale. Noi cerchiamo di evitare strade, orari ma ormai è diventato un terno al lotto. I cani vengono lasciati liberi anche nelle zone pubbliche come parcheggi della stazione dei treni o della banca. Pare che l’unica che lo vive come un problema sia io. Quindi mi sto organizzando portando lontano Mercurio in tutti i sensi.

Un cane equilibrato, traumatizzato e malato

Mercurio è un cane equilibrato, che ha subito tali e tante aggressioni in questo paese, che ora inizia a risentirne. Io con lui. L’uscire insieme in spensieratezza è un ricordo. La normalità è guardarsi intorno guardinghi, ascoltare i rumori e cercare di captare il pericolo in anticipo cercando di vedere le vie di fuga e tutela prima che questo sopraggiunga. Pare paranoia ma… non lo è. E’ solo la conseguenza di un vivere a contatto con alcuni individui superficiali ed indifferenti, che agiscono con arroganza infischiandosene degli altri.

Mercurio ne soffre. Soprattutto perché queste aggressioni nascono da situazioni dove, in teoria, avrebbe dovuto sentirsi al sicuro. Invece i cani aprono i portoni, escono e attaccano. Nelle vie del paese. Qualcuno l’ho denunciato. Qualcuno lo evito limitando la mia libertà non passando mai e poi mai in certe zone.

Ho sentito molti esperti cinofili e, in questo momento, la mia politica è isolarci il più possibile durante le passeggiate. Fermo restando che siamo in periodo di caccia quindi il rischio di finire impallinati o incontrare i cani dei cacciatori è molto elevato ovunque, nei giorni preposti.

Mi pare una grande follia, la caccia. Una grande, assurda, follia, che limita la libertà e la sicurezza e allo stesso tempo viene tutelata e protetta solo per il denaro che produce. Follia pura.

Mercurio: per amore, solo per amore

La salute di Mercurio è sempre stata un dramma: dalla giardia in poi, il mio cane non è mai stato sano al 100% per più di qualche mese di fila. Per sano al 100% intendo senza i suoi costanti episodi di diarrea, vomito, dimagrimento, inappetenza e via dicendo. Soprattutto, la sua salute si è deteriorata con il vivere il costante stress enorme della vita qui.

Se tutto va bene, ci prepareremo ad un trasloco a breve e questo gli permetterà di vivere i suoi ultimi anni di vita in un contesto più sereno per lui. Ovviamente sempre con me perché, nonostante lui “pesi” economicamente come 4 mutui messi insieme, rimane ed è per sempre la mia vita.

Quando attendevo le biopsie, ho perso 10 anni di vita dal dolore del vederlo così accartocciato in se stesso. Lui, un cane che camminava anche 10 km al giorno, faceva 500 metri e chiedeva la macchina per tornare a casa. Lui, un cane dal temperamento allegro e vivace, non aveva voglia nemmeno di giocare con i suoi amici. Non aveva voglia di mangiare. Ho sentito il mio cane piangere al risveglio dell’anestesia e non sapevo come consolarlo. Era spaventato, era come un bambino che aveva bisogno della mamma. Ho fatto una marea di km per portarlo in clinica e riportarlo a casa perché ho cambiato regione. E lui voleva me, solo me. Si è fatto fare di tutto solo perché ero con lui e lo tenevo. Nessun bisogno di sedazione o museruola perché c’ero io. L’anestesia totale sì per le biopsie e l’eliminazione del tumore.

Sanno solo i campi quanto ho pianto per lui. I campi e la mia auto.

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