Un giorno, all’improvviso, la mia seconda attività entrò dirompente nella mia vita professionale. Come la revisione di questo sito web ha integrato le mie competenze, lei ha aperto la mia prospettiva. Un giorno, all’improvviso, la montagna sparì e il mio cane si ammalò. Tutto ciò che fondava l’idea iniziale di Wolf Eyes Inside è franato davanti a me. Non il sogno, non il progetto. La domanda, però, è: il mio lavoro è lo strumento adatto per realizzare questo sogno?

I risultati economici del 2017 sono stati migliori del 2016. In crescita e con incremento significativo. Costruiti, mese dopo mese, senza prospettiva e senza garanzie. Ciò che ha funzionato di più in assoluto è stato il passaparola delle clienti soddisfatte o dei partner, che mi hanno presentato a qualcuno. Il mio sito è stato corollario o aiuto in fase di trattativa, talvolta foriero di vendita diretta di percorsi formativi o consulenza spot. Facebook, invece, un canale che non mi ha soddisfatto al 100%.

La mia scelta iniziale di offrire consulenza con pacchetti ore mi ha portato a un dover cercare, di mese in mese, il numero minimo di persone disposte ad investire in comunicazione. Lo sapevo, lo avevo messo in conto. Vi garantisco che è molto faticoso dal punto di vista emotivo: ogni mese inizia con l’incognita. Non ho ancora la forza mediatica per lanciare un percorso di formazione da 1000,00€ e averlo sold out in 15 minuti. Non so nemmeno se voglio la mia vita professionale sviluppata in questo modo perché non vedo libertà in questo modello.

Sono arrivati, nel tempo, incarichi aziendali e docenze e questo mi ha permesso di avere un reddito più corposo in alcuni mesi. In altri, dovendo sottostare ai pagamenti a 90 o 180 giorni, è stato duro. Quando aprii questo sito, la scelta di “lavorare ad ore” mi era parsa la migliore per ricostruirmi una rete dopo un periodo di difficoltà causa fatture arretrate pagate con tantissime tribolazioni. Dopo 12 mesi, questo modello di business mi ha mostrato tutti i suoi limiti nonostante il saldo positivo complessivo di tutte le fatture incassate.

O meglio, ho capito che non fa per me. La libera professione è stata una scelta obbligata per non restare disoccupata. Il lavorare ad ore è stata una necessità per guadagnare. Ora mi trovo in una inusuale situazione in cui posso scegliere senza l’urgenza.

Vedere che ho compiuto scelte “tappa buchi” mi porta a chiedermi: volevo tutto questo? Se non avessi aperto la partita IVA per ottenere incarichi da aziende che non mi volevano assumere, che lavoro mi sarebbe piaciuto fare? Questa consapevolezza nasce perché l’urgenza di avere un’entrata si è ammorbidita molto rispetto a quando iniziai. Posso guardare al mio business con meno ansia e con più spirito critico.

La cosa mi lascia molto stupita: nel 2016 stesi la mia strategia. La misi giù con la testa di una persona nel bisogno profondo. Pensandomi, guardandomi, immaginandomi sempre e solo come una persona in bisogno, fallita. Non con gli occhi in crescita perché non avevo speranza. Avevo solo rabbia, urgenza, disperazione e senso di impotenza perché non riuscivo ad essere pagata per il lavoro svolto. Ora no, non più. Gli occhi mi sono cambiati. Non mi vedo più come una perdente ma come una persona capace: cambia tutto.

Una consulente di comunicazione dovrebbe avere, per se stessa, una strategia molto chiara e definita, d’impatto. L’avevo ma questo fine anno mi porta a mettermi in discussione ancora. Mi trovo senza una strategia per il 2018 perché non mi riconosco più nella persona che ero nel 2016. Non riesco a farmi andare bene quel vestito che allora mi ha risollevato professionalmente. Forse da qui dovrei partire. Da questo vedermi, sentirmi diversa. Da questo volere qualcosa di diverso.

Sono cresciuta, certo. Con la certezza costante del tempo in scadenza. Ho portato a casa crescita per tutti i clienti, una nomination e un premio per uno dei più importanti e la conferma dei business in positivo delle partite IVA più intraprendenti. Per me stessa, invece, ho avuto spesso la sensazione di non aver costruito nulla oltre le fatture. Tanto per gli altri ma non per me. Del tanto per gli altri, in questo “mondo”, a me non rimane altro che la soddisfazione di aver fatto bene il mio lavoro. Qui si innescano le opportunità della seconda attività: aiuto gli altri a crescere ma qualcosa rimane anche a me. Ed è bello sapere che non sono un oggetto e non mi pongo come oggetto “da bisogno”. Così come è bello sapere che non sfrutto e non vengo sfruttata.

Nella mia realtà ordinaria, affronto ancora le attese dei pagamenti a rilento o in ritardo e questo mette in croce tantissimi miei bisogni. Mi confronto con incarichi di breve durata, conferme che arrivano però riguardano sempre porzioni temporali limitate. Ho investito in alcuni casi. Ho ricevuto conferme però sempre con visioni a breve termine. Così breve che non è possibile pensare a un mutuo o al mio matrimonio.

Sono cambiate le mie priorità e prospettive. Ho tante domande dentro di me. In particolare, sto mettendo in discussione Facebook. Mi serve davvero stare in questo social con Wolf Eyes Inside? Se, come dico nella Home Page , il mio obiettivo (emerso dopo le consulenze estive), è un contratto a lungo termine con un parco o un’azienda nell’ambito dell’ambiente, Facebook cosa mi può dare? O meglio: cosa voglio ottenere da lui?

A me piacerebbe tanto parlare di più della seconda attività: essendo un’azienda fortemente connessa con l’ambiente e la natura, trovo molto coerente la sua presenza nella mia proposta. Tuttavia, so che c’è una mancanza di identità univoca. Tante ispirazioni, contenuti di vario genere ed opportunità per tutti i gusti. Sento la necessità di un’ordine e pulizia e includo anche l’ipotesi di eliminare del tutto la pagina ufficiale: i miei canali di crescita sono oggettivamente altri. Esserci solo perché tutti ci stanno mi pare un motivo stupido per rimanerci.

Quindi…. un giorno, all’improvviso, uno tzunami ha colpito Wolf Eyes Inside. Rimane in piedi ma non ho finito di modificarlo. Infondo … chi vince non molla ma fa aggiustamenti.

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